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Scoprire Naro, il suo barocco, la sua vitalità (anche con Le vie dei tesori)

Una piccola premessa, se cercate una scusa per visitarla, sappiate che, per la prima volta, Naro rientra nelle Vie dei Tesori, segnatevi i tre eventi (il 13, il 20 e il 29 settembre) saranno i weekend in cui Naro si trasforma in un grande museo all’aperto e mette mostra la propria storia e la propria bellezza con un itinerario ad hoc.

Naro la trovo così, gialla di tufo, avvolgente di luce che si riflette sulla pietra, il clima mite di inizio settembre, nell'aria riecheggiano le note di chitarra e mandolino, che riempiono di grazia piazza Garibaldi, dove si affaccia la sede del Municipio con la biblioteca Feliciana.

A suonare sono il signor Michele,  alla chitarra, dal barbiere Lillo Di Rosa, che si esibisce al mandolino, fra una barba e l'altra, come un novello barbiere di Siviglia.

 

Una lunga scalinata che attraversa il paese e arriva fino al Vecchio Duomo, mette in comunicazione un barocco da scrutare fra le pieghe del tufo, meno esposto e luminescente di quello di città come Modica o Noto.

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Naro la trovate a una manciata di chilometri da Agrigento. Si sale fra filari di viti e uliveti, fino ad affacciarsi su questo promontorio che domina spazi dal nome evocativo: Val Paradiso.

Qui, come una commistione di possibilità, si sovrappongono stili artistici (dal chiaromontano al medievale), storie e leggende. Sapete, ad esempio, che a Naro ci fu un'importante università, per oltre un secolo?

In realtà un collegio, nell'attuale Chiesa Madre, si legge dal sito del Comune "dove si teneva un corso di studi completo per avviare la gioventù, proveniente anche da altre città, ai corsi universitari degli insegnamenti di teologia, grammatica, retorica e filosofia, con una folta schiera di letterati, tanto da essere paragonata per importanza all'Università di Catania, unica allora in Sicilia.

Uno degli alunni più illustri fu Bonaventura Attardi, famoso autore del libro Monachesimo in Sicilia".

La vallata è un luogo dove nascono meraviglie e prospera la natura. Naro, non a caso, inventa la festa del mandorlo in fiore, nasce qui nel 1934 e si muta in festa della primavera, per celebrare il ritorno di luce in cui il verde e i colori esplodono accesi.

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Naro si riprende i suoi fasti e le antiche vestigia, costruite in epoca barocca, diventano un itinerario che attraversa il centro storico, ed è costituito da sei chiese di interesse storico e architettonico: chiesa del SS. Salvatore, chiesa di San Niccolò di Bari, chiesa Madre e l’ex collegio dei Gesuiti, chiesa di Sant’Agostino, chiesa e all’ex convento di San Francesco e chiesa di San Calogero, il Santo nero patrono della città, amato anche dagli agrigentini.

Merita una visita, il Castello chiaromontano, per l'architettura e la mostra permanente"Vento di donne", raccolta di abiti (per lo più femminili) e accessori di fine Ottocento e inizio Novecento.

 

 

 

 

 


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