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Cos'è una cantina? Un cuore buio pulsante, dove le uve raggiungono il punto di maturazione, per rinascere a nuova vita, in gran segreto. Un posto dove il vino riposa in silenzio, e fa il suo corso, a volte per anni (le cose belle e buone hanno bisogno di tempo) curato amorevolmente, accudito, lontano da occhi indiscreti.
Come se fosse dentro una pancia, quella della terra.
Sono storie note, quelle dei vini, che si legano all'animo di uomini che hanno attraversato il nostro tempo. Questo il caso di Marsala, che lega il nome al territorio intero,un vino liquoroso di lenta maturazione, che da qui salpava sulle flotte delle grandi famiglie inglese e poi dei Leoni di Sicilia: i Florio.
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Sì, perché gli inglesi, dalla lunga tradizione di vini addizionati di alcol, dai sapori intensi, quasi struggenti, dove riemergono le note di vitigni, sperimentano il Marsala.
Qui l'antica impronta sopravvive, il Perpetum, si trasforma in Marsala, raggiunge allure, potenza, sapienza, un sapore che resta nella mente, la cantina che fu di Vincenzo Florio, dal pavimento in tufo, trasfonde il sapore del mare alle botti secolari.
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Attraversare la Cantina è camminare dentro un pezzo di Sicilia. Ma anche frugare nei ricordi delle nostre famiglie, chi non custodisce in casa una bottiglia di Marsala? Chi non l'ha vista nei salotti, assaggiata, nominata? Il Marsala ha un odore e un sapore che si lega alla nostra memoria comune di isolani.

Personalmente, ho respirato il profumo del mosto, riscoperto il piacere di passo attutito, ascoltato le spiegazioni attente di Maria Elena, ho concluso il giro con una carezza al palato, una degustazione di due Marsala indimenticabili: il Baglio Florio e il Donna Franca, accompagnati da due cioccolati, creati dall'antica dolceria Bonajuto di Modica.

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Uno, il Maris, è una pralina salata, che racconta di mare e di accostamenti arditi, con ingredienti inaspettati, l'alga Nori e la bottarga di Tonno.
Ecco come definirei questa visita, al fresco di una cantina: un balzo fra antico, moderno, una pasteggiata sospesa fra la tradizione un pizzico di quella coraggiosa sperimentazione che ha caratterizzato i Florio.
D'obbligo, per concludere, una tappa allo store, per un giro di bottiglie, libri, gadget ricordo di una visita memorabile.

 

Credo siano trascorsi dieci anni. Magari di più. Ho scritto questa guida, 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita, per caso, su commissione. Significa che qualcuno ti chiede di mettere insieme un progetto, per una collana già avviata. Credo che la lista delle 101 cose da fare almeno una volta nella vita sia un format americano, ma forse mi sbaglio.


 

Ora voi avete aperto questo link e io, effettivamente non so chi siete, voi potete leggere qualcosina, sulla mia persona, sulla quarta di copertina dei miei libri, ma io no. Non so se siete snob, avete la puzza sotto il naso, se siete sprovveduti, se fate giri camminando baldanzosi sulle balate scivolose della Vucciria coi tacchi, oppure avete le infradito e vi scantate (impaurite) dei batteri che vi potete prendere, dei cani randagi, della verdura marcia e della munnizza ornamentale (quella non manca mai).


 

Controesodo” è il nome del nuovo progetto del mecenate Antonio Presti, ma è anche l’equazione etica di una contemporaneità che si rifugia nell’omologazione del pensiero globale; un movimento sociale che deve trovare nelle nuove generazioni la restituzione della Bellezza dei luoghi; l’unione di intelligenze che sfuggono alla forza centrifuga dell’esodo e che ritrovano il futuro nel valore universale di essere comunità.


 

Una piccola premessa, se cercate una scusa per visitarla, sappiate che, per la prima volta, Naro rientra nelle Vie dei Tesori, segnatevi i tre eventi (il 13, il 20 e il 29 settembre) saranno i weekend in cui Naro si trasforma in un grande museo all’aperto e mette mostra la propria storia e la propria bellezza con un itinerario ad hoc.


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