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L’essenza dei gioielli di Tania. Quando il covid rafforza lo spirito e fa nascere fiori

Quello che colpisce sin da subito quando guardi i suoi gioielli è la leggiadria e quel fine contrasto tra metallo battuto e pietre preziose.

Tania Demma in arte Tabyarock è un’artista, anzi l’artista  delle pietre che si vestono di metallo in modo ‘congeniale’ e

che ultimamente ha introdotto collezioni con elementi floreali, cascate di fiori come violette, peonie, rose, gigli e margherite semplici o in formato bouquet che si poggiano su strutture aeree e quasi invisibili per incorniciare, abbellire e vestire in modo molto raffinato lobi di orecchie, decolletes e soprattutto longilinee dita perché il suo must da sempre sono gli anelli. In questo  caso l’elemento che sembra predominare è quello circolare, che talvolta resta tale insieme alla struttura del gioiello, o viene accostato ad altre forme geometriche e squadrate i cui risultati sono sempre gli stessi, leggerezza e carattere forte e deciso.

foto Tania 1

Tania, mi racconti brevemente, l’essenza dei tuoi gioielli ed il loro rapporto con i materiali utilizzati?

“In realtà spesso sono le pietre a suggerirmi un disegno, un'idea, un viaggio da inseguire. 

Quarzi, labradorite, lapislazzuli, ogni pietra parla e racconta di essa, di una nuova vita che sta per prendere corpo attraverso un taglio di metallo, una piega, una saldatura, un graffio satinato. È come se ogni pietra avesse la possibilità - attraverso me - di vestirsi di un metallo  e in modo congeniale, irripetibile, unico. Le geometrie che scaturiscono possono essere così circolari, asimmetriche, essenziali, leggere. Questo vale anche per la nuova collezione “Ciuri”, dove metallo e smalti ricoprono piccole gioie floreali. Rose, Pomelie, Mandorli, Ortensie…”. 

foto Tabia 2

Questa nuova linea floreale forse è dovuta al periodo storico che stiamo vivendo? 

“Il 2020 ha inesorabilmente cambiato le nostre vite. Lo ha fatto con violenza, con cinica e spietata invadenza. È cambiato tutto. Intorno e dentro di noi. Sono cambiate le relazioni e la partecipazione della vita in esse. Ai suoi modi e ai suoi metodi. Ai suoi piccoli e insignificanti gesti. Per molti di noi è mutata la prospettiva, il punto di osservazione, l’analisi. Tutti noi abbiamo vissuto i “celafaremo”, gli arcobaleni, i lieviti madre, pizze uguali per tutti i giorni uguali, canzoni dai balconi e balconi e giardinaggio. Ecco il giardinaggio che ispirato il mio lavoro con nuova bellezza. Quella floreale”.

Quanta passione ci mette un artista come te per realizzare quello che fa, soprattutto in questo periodo storico che inevitabilmente ha radicalmente cambiato le nostre abitudini?

“Per molti di noi è mutata la prospettiva, il punto di osservazione, l’analisi. È mutato lo spirito di immedesimazione, di coscienza e di liberazione che l'artista custodisce faticosamente e che racchiude nel lavoro che della vita è la rappresentazione stessa. 

La Natura per me è stata sempre una grande Madre, una musa silenziosa, benevola, e la mia linea floreale è nata da tutto questo. Ma anche dall’oppressione mediatica, dall’irrefrenabile desiderio di fuga, dal desiderio di libertà e di bellezza, Perché è sempre e solo la bellezza a dare sollievo alla nostra anima. Se vuoi puoi anche intendere la bellezza come un fiore e l'anima come un gesto artistico”. 
 
Articolo di Simonetta Russotto

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