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Cristo Pantocratore, Monreale, © José Luiz Bernardes Ribeiro

Ogni volta che liquidate l'itinerario Arabo-Normanno - che da Palermo attraversa Monreale e poi Cefalù - come se fosse una simpatica casualità o un'inezia, vi dimenticate quello che è accaduto, che è accaduto solo qui, in questo pezzetto di terra di Dio.

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I normanni arrivarono dal freddo, dopo lungo navigare, immaginateli, i vichinghi, stanchi, finalmente poggiare piede sulla terraferma, con le narici piene dell'odore nauseante delle aringhe sottosale, rimasero letteralmente stupefatti dal cibo e dall'architettura di Sicilia, e riconobbero il tocco degli arabi come inconfondibile, irriproducibile.

Erano loro i nuovi conquistatori, ma questo non li rese ciechi. Chiamarono le maestranze arabe per erigere i loro monumenti. Ogni intreccio, ogni anfora, ogni piastrella, ogni blu. Era come ripetere: noi non siamo come voi, ma quello che fate è stupendo. Questo per dire che la bellezza, quando la vedi, devi saperla riconoscere. Da qualunque luogo, da qualunque anima, essere vivente, arrivi.

 

I monumenti in stile Arabo Normanno che fanno parte dell'itinerario Patrimonio dell'Unesco sono:

A Palermo Palazzo Reale o dei Normanni Cappella Palatina, CattedraleChiesa di San Giovanni degli EremitiChiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o della MartoranaChiesa di San CataldoCastello della ZisaPonte dell'Ammiraglio. 

A Monreale, Duomo e il suo Chiostro 

A Cefalù Cattedrale e Chiostro


 

Una saga duologia. Minkiaman e La vita bastarda, una matita sontuosa per una storia, una graphic novel, capace di sconvolgere i piani e mischiare le carte del destino. Lui è Gianni Allegra, lo conosciamo per le vignette sul dorso palemritano del quotidiano Repubblica? Ok, per la carriera di pittore e illustratore raffinato? Va bene, preparatevi a qualcosa di forte, da un punto di vista artistico ed emotivo. Si può racconatare lindicibile? Siamo davanti un viaggio nelle pieghe di una città forse irridemibile.

L’energia che sprigionano i due volumi è innegabile, la forza di mettersi in gioco. di cambiare punto di vista e di indagare il tessuto umano nel quale si prospera, sono palpabili.

“Quello che si presenta è il secondo ed è autosufficiente ma leggere il libro da cui tutto nasce rende tutto più chiaro. Sono romanzi a fumetti, comportano circa 45 minuti di lettura ciascuno”. Mi spiega Gianni.

La vita bastarda si resenta alla manfestazione Comicon di Palermo ai Cantieri della Zisa. L'incontro, moderato da Eleonora Lombardo, è previsto sabato 11 dicembre 2021 alle ore 17.00. Si promettono disegni e sketch ad hoc e ad personam, per gli appassionati della saga.

I Personaggi di Gianni Allegra

“Sono espressioni narrative che esulano un po' dal mio percorso consueto e un consolidato (satira e pittura e illustrazione: qui urgeva la mia voglia di raccontare con respiro ampio e senza alcun vinicolo: tutto acceleratore e niente freni: tanto che ho perso per strada amici che mi stimavano ma molto bacchettoni o troppo legati ad una mia immagine consolatoria, la satira trasgressiva quanto vuoi, si ripete e parla con accoliti e amici, mai con l'avversario o il "nemico". Con la saga di Balarm Town e il suo protagonista, Minkiaman, ho cercato di rivolgermi a "tutti", sapendo bene che proponevo nutrimento indigesto se non hai attitudine al conflitto interiore, se lo eviti, intendo. Il tema è la tanto vituperata resilienza, equivocata e abusata nel linguaggio scorciatoia social che trita tutto in superficie”..

Minkiaman, l’alterego di Totuccio, come nasce l’idea?

“Ho pigiato solo sull'acceleratore, sul non dicibile e sull'inenarrabile (perlomeno quello convenzionale). Totuccio è l'emblema della resistenza e della resilienza: custode di un talento che scopre per caso, forse come tutti. Sa sopportare, sa rialzarsi, scopre di essere intelligentissimo non avendo ricevuto nessuno stimolo culturale e intellettuale: da un ragazzino così deprivato puoi aspettarti che diventi un delinquente o uno sfrenato psicopatico. Bene che vada, il suicidio. E invece, lui vuole vivere.Ama coltivarsi: ma quando ha già parzialmente risolto la sua condizione esistenziale. Quando, dopo essere stato un super eroe per caso, ha capito che le lettere e la poesia sono il suo pane quotidiano.

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Il forte simbolismo della Graphic novel di Balarm Town

Ma tutto questo ha avuto un prezzo altissimo. Ha ucciso il padre, ha giaciuto con la madre che si è poi tolto la vita. ha perso il suo nume, Osvaldo, che uno stinco di santo non era. Insomma, è stato messo dal destino o chi per lui, di fronte a tutte peggiori condizioni umane e subumane”.

C’ è una speranza, come procede la formazione sentimentale dei Totuccio?

È lecito sognare per un bambino che è diventato un uomo rotto a tutto? io dico che lo è. Ma questo andava raccontato senza filtri, senza metafore nascoste, senza lenimento. Era necessario per me, forse non per chi ha avuto il piacere di leggerlo. So che a molti è giunto un pugno allo stomaco: alcuni hanno voluto rileggerlo per poi dirmi che il pugno arrivava ancora. Arriva anche a me, se li sfoglio di nuovo”.

Poesia, corpi nudi, sogni incestuosi (la visione onirica, soprattutto in Minkiaman è una grande protagonista), sospeso fra Freud e Dante, non hai avuto paura di niente, di raccontare questi anfratti della Balarm Town, come l’ha presa il pubblico?

“Qualcuno non ha letto i libri perché ha voluto evitare di soffrire e compatire eccessivamente. Epico e smodato. La crisi esistenziale e quella psichica con derive psicotiche del secondo libro erano sfide dolorose: volevo rappresentare la disperazione, il panico, il baratro. Tra momenti grotteschi e da tragedia greca”.

Infatti la storia è a tratti epica e con chiari riferimenti a Edipo

“Edipico in modo irrisolto elevato a enne. Forse se non avessi adoperato il nome fuorviante avrei avuto una maggiore attenzione. Ma non mi pento: Minkiaman è un personaggio che amo follemente”.

Una saga per raccontare l'indicibile dei palermitani

C’è un po’ di Totuccio in te, nei palermitani?

“Per fortuna no. Tutta quella violenza non l'ho mai vista, ma l'ho immaginata. Però il mio talento l'ho custodito e coltivato da solo, senza le coccole di alcuno. E non dico dei genitori, mas neppure da amici conoscenti e maestranze varie. Ero così timido da apparire incapace di poter fare un lavoro estroso e artistico. È andata diversamente. So che ci sono dei Totuccio e Minkiaman che attendono il loro momento, il loro riscatto. Da soli ce la faranno? Chi lo sa. Spero dei sì. ma non certo a Balarm Town dove tutto è palude e dove l'equivoco è la sola cosa chiara”.

Nella foto pimo piano di Gianni Allegra


 

Parigina, naturalizzata agrigentina, Sylvie Clavel è stata esposta a Sambuca di Sicilia, nel convento di Santa Caterina, per vent’anni. Venerdì scorso le sue opere sono state trasferite nella Chiesa di San Sebastiano.

È stato un pomeriggio avventuroso, la squadra operativa, sotto l’occhio attento della Clavel, ha spostato a mano e con infinita cura, l’intera collezione dell’artista.

Era presente alla dislocazione il vicesindaco Giuseppe Cacioppo.

Le opere restano dunque visitabili alla Chiesa di San Sebastiano, praticamente di fronte il Convento, in corso Umberto I a Sambuca.

Saranno trasferite fra qualche mese in una nuova installazione alla Chiesa di San Calogero, ex Istituto Gianbecchina.

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“Sono sempre contenta di esporre il mio lavoro, riassume un percorso creativo costruito in 23 Custodito con amore in uno dei Borghi più belli d’Italia anni – spiega Sylvie Clavel –. Conosco bene Sambuca, la mia residenza d’artista in questo luogo magico è durata più di 14 anni”.


 

Sul sito www.unamarinadilibri.it è on line il bando per partecipare alla nuova edizione di "Una marina di libri", festival del libro di Palermo promosso dal CCN Piazza Marina & Dintorni in collaborazione con l'Università degli Studi di Palermo, le case editrici Navarra e Sellerio e con la libreria Dudi. La fiera dell'editoria indipendente che quest'anno vi aspetta al Parco Villa Filippina, da giovedì 16 settembre fino a domenica 19.
 
Il tema della dodicesima edizione di "Una marina di libri 2021" sarà: "Per l'alto mare aperto". È tempo di alzare le vele e di riprendere i venti del destino. E’ ora di mollare gli ormeggi, di tornare a navigare per l'alto mare aperto. La marina, si sa, è approdo, ma come ogni marina è anche partenza. Per troppo tempo siamo stati nella bonaccia, ancorati in rada, congelati dagli obblighi della quarantena. Ora è tempo di ripartire. Per l’Italia, per Palermo e per la Sicilia tutta. Ripartire da “Una marina di libri”, da un nuovo porto – quello di Villa Filippina - e inseguire nuovi orizzonti, senza dimenticare le albe già solcate. Come abbiamo fatto. Come desideriamo ricominciare a fare.
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Il Direttore artistico è il giornalista e scrittore Gaetano Savatteri accompagnato da un comitato scientifico costituito da Matteo Di Gesù, Salvatore Ferlita e Masha Sergio.
 
L'ingresso a "Una marina di libri" prevede il pagamento di un biglietto di 3 euro al giorno. In alternativa al giornaliero sarà possibile acquistare un biglietto cumulativo che permette l'ingresso a tutti i 4 giorni della manifestazione al costo ridotto di 8 euro. La mattina di venerdì 17 settembre - novità dell'edizione 2021 - sarà invece a ingresso libero e gratuito per tutti: un segno importante per la città e soprattutto per le scolaresche di ogni ordine e grado cui prevalentemente il programma del venerdì mattina sarà dedicato.
 
Potranno inoltrare domanda solo case editrici indipendenti che non facciano parte o siano partecipate da un gruppo editoriale, e cioè che siano proprietarie contemporaneamente di più marchi editoriali, società di promozioni, distribuzione, e che non pubblichino con richiesta di contributo all'autore. Le domande d’iscrizione verranno accettate in ordine cronologico e fino a esaurimento dei posti disponibili.

 

Si inserisce in un percorso di attenzione e cura dell’individuo rafforzato dal fatto che aprile 2021 è il mese dedicato alla Prevenzione della Salute, il prossimo incontro in streaming, in programma alle 11.30 di giovedì 29 aprile, del progetto “Io, Giovane Attore, Campagna di prevenzione alla ludopatia”, che l’Associazione “Elementi” sta portando avanti nell’ambito di un intervento di prevenzione e contrasto dei problemi legati alle dipendenze, tra cui anche la ludopatia. Un percorso di 9 mesi, sostenuto con le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali art. 72-73 del codice del terzo settore annualità 2017 - Avviso Prevenzione e contrasto della ludopatia - Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali, del Lavoro - Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Un intervento che tesse una trama educativa rivolto a studenti, genitori e insegnanti che diventa una rete sociale degli istituti scolastici di Bagheria, di Carini e di Isola delle Femmine, con la collaborazione di 2 Osservatori di area di “ Distretto 3-4 e del Distretto 8”, l’Unità Operativa di Educazione alla salute degli Ospedali riuniti di Villa Sofia e Cervello di Palermo, con il Comune di Palermo, il Garante dell’Infanzia ed adolescenza, l’Assessorato attività sociali, i Comuni di Bagheria e Carini e il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio fisico e della Formazione Università di Palermo.

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Ad animare il dibattito, giovedì 29 Aprile, sarà Amelia Bucalo Triglia, Presidente dell’ associazione "Elementi", sollecitando un parterre di presenze che consentiranno di entrare sempre di più nello specifico di un tema come le ludopatie, che va affrontato in maniera multidisciplinare.

Saranno, quindi, in collegamento: Salvo Siciliano, Responsabile aziendale delle Attività di Educazione alla Salute Villa Sofia - Cervello Palermo; Maria Rosa Sampieri, pedagogista del Servizio di Tossicodipendenza di Bagheria; Brigida Rosa, responsabile dell'Area Educazione e

Promozione della Salute Distretto 34 Carini; Elena Pistillo, autrice del corto “Nativi Digitali”, che concluderà il meeting online.

Una mattinata che si annuncia interessante, durante la quale si parlerà di Life Skills, abilità, emotive, relazionali e cognitive di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale. Si parlerà anche di empowerment nell’ambto della promozione della salute, il processo di rafforzamento delle abilità e delle competenze personali attraverso il quale le persone acquisiscono un maggiore controllo rispetto alle decisioni e alle azioni che riguardano la propria salute. Interessante sarà sviscerare e analizzare i dati espad  #iorestoacasa 2020, che ci dicono che il gioco d’azzardo più diffuso fra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni è il gratta e vinci.

Se, poi, consideriamo che il progetto “Io, Giovane Attore” ha deciso di utilizzare il teatro in quanto strumento, non l’unico ovviamente, per stimolare socializzazione e creatività, andremo a scoprire come l’attività creativa teatrale tiene conto dei pensieri e delle emozioni dei bambini, instaurando una dialettica di confronto e di crescita che, attraverso il corpo, le emozioni, il pensiero creativo e fantastico, coinvolge la globalità psicofisica rappresentando un’opportunità per i giovanissimi di sviluppo di tutte le competenze alla vita in un contesto di gruppo protetto.

«Abbiamo unito la nostra esperienza sulle campagne di prevenzione e l’esperienza del Teatro del

Fuoco, nel quale proponiamo discipline diverse - spiega Amelia Bucalo Triglia, presidente dell’associazione “Elementi” - per creare un percorso formativo sulle competenze alla vita rivolto a insegnanti e genitori, comunità educanti, stimolando la fantasia e l’immaginazione dei bambini delle elementari di territori come Carini, Isola delle Femmine e Bagheria e Palermo con le relative istituzioni. Territori passati sotto la lente degli Osservatori sulla Dispersione scolastica, nostri partner, per un confronto rispetto alle esigenze dei bambini e relative famiglie con i quali c’è e ci sarà un’interazione costante. La cultura stimola la crescita, quindi racconteremo ai ragazzi la nascita del teatro e i miti, dando loro consapevolezza attraverso linee guida che consentano loro di affrontare le difficoltà, aumentate con l’arrivo del Covid, nella cui rete siamo caduti comunicando solo attraverso pc e telefonini».

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Un intervento che, dunque, coinvolgerà bambini della scuola primaria, insegnanti e genitori attraverso un percorso che svilupperà abilità funzionali al miglioramento della qualità della vita dei ragazzi. Sino a luglio il progetto proseguirà con laboratori di prevenzione dedicati settimanalmente ai bambini della 4^ e 5 ^ elementare per far loro sviluppare un cambiamento di comportamento ed il desiderio di socializzazione e attraverso la pratica di attività che valorizzano le loro concrete abilità creative. Tra il 26 e il 31 luglio 2021 tutti i bambini che avranno partecipato ai laboratori di Bagheria e Carini si riuniranno a Palermo per la preparazione della rappresentazione

finale e la realizzazione del video nei quali saranno coinvolti attivamente. Sarà l’occasione per presentare pubblicamente il risultato di questo progetto. Il montaggio del video, inoltre, diventerà uno stimolo efficace per attivare contenuti e immagini, creando allo stesso tempo uno spazio di relazione in cui ci si ritrova e ci si racconta. Accompagnerà questa ultima fase anche la distribuzione di materiale informativo sui rischi connessi ai Giochi d’azzardo.

All’inizio del nuovo anno scolastico, infine, tra settembre e ottobre 2021 sarà organizzata la proiezione video dell’attività nell’ambito di un momento pubblico aperto a scuole, famiglie e città. Durante questo evento verrà proiettato pure il corto “Nativi Digitali”, di cui parlerà giovedì 29 aprile la sua autrice, l’attrice Elena Pistillo.

 

 
Per partecipare è necessario iscriversi al seguente link
https://us02web.zoom.us/.../reg.../WN_fxxF8doMTh61uqUZy3UJxg

La rete dei partner:

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali, del Lavoro - Regione Sicilia

Comune Palermo Assessorato Attività Sociali, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Azienda Ospedaliera ospedali Riuniti Villa Sofia - Cervello

Università di Palermo Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio fisico e della Formazione

Comune di Carini e Bagheria

Ics. Istituto I. Buttitta Bagheria

Istituto DD Cirrincione di Bagheria

Istituto Comprensivo IV ASPRA di Aspra

Istituto Comprensivo Aiello di Bagheria

Istituto 1 Circolo Bagnera di Bagheria

Istituto G. D’Alessandro di Bagheria

Istituto Pirandello di Bagheria

Osservatori Dispersione Scolastica di Area Distretto 3-4 Bagheria e Distretto 8

Istituto Giovanni Falcone di Carini

Istituto Comprensivo Riso di Isola delle Femmine

Istituto Carini Calderone-Torretta

Istituto Laura Lanza di Carini

Associazioni: Il Genio di Palermo, Pergamo, Panagiotis.

Progetto dell’Associazione Elementi APS


Una pandemia inaspettata tanto quanto i successivi piani di contenimento del contagio, le restrizioni sociali, le chiusure totali (lockdown nazionali, divieto di spostamenti nazionali e di viaggi internazionali), i piani vaccinali e i tanti “se” e “ma” che hanno circondano un’unica certezza: in poche settimane, per il bene di tutti, le nostre vite sono cambiate, la nostra libertà è stata circoscritta come i nostri spazi vitali e qualcosa è cambiato a livello comunitario, mondiale e personale.

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Paolo Pellegrin, nel suo ultimo lavoro Turning The Camera che presenta il 16 Maggio a Catania presso lo spazio di Plenum Fotografia Contemporanea, ha fotografato la sua famiglia, una famiglia composta da lui, la moglie e due figlie in età scolare, che hanno dovuto imparare a convivere in spazi piccoli e periferici e a condividere un tempo lungo e dilatato che prima della pandemia non apparteneva alla loro quotidianità caratterizzata da un nomadismo lavorativo paterno che prevedeva delle pause sedentarie brevi ma intense.

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Paolo Pellegrin, fotografo di reportage nato a Roma, da anni vive a Londra, anche se è sempre in giro per il mondo, precisamente dove c’è una storia da raccontare o un evento da immortalare, come quando prima del lockdown dello scorso marzo 2020 si trovava in Australia, all'indomani degli incendi che l’hanno distrutta. Proprio in quei giorni, come ha raccontato lui stesso durante un’intervista, ha preso consapevolezza che la pandemia non riusciva a essere contenuta a livello mondiale e che lui e il resto sua famiglia, rientrata in Svizzera, rischiavano di restare separati per un tempo indeterminato, o peggio, di essere contagiati senza poter contare sulla reciproca presenza. È così che hanno deciso di stare tutti insieme, non nella loro piccola casa di Ginevra, ma nelle montagne svizzere, precisamente in una fattoria dove avevano trascorso le vacanze estive l’anno prima, aiutati dalla didattica a distanza e dalla chiusura totale. Niente imponeva loro di restare in città perché tutte le attività de visu erano state sospese.

Pellegrin dopo tantissimi anni decide di riporre nella custodia le macchine fotografiche da reportagista e di non coprire questo evento, perché, sebbene ne colga l’importanza epocale a livello mondiale, qualcosa lo spinge a restare vicino alla sua famiglia, a puntare il grandangolo sulle sue figlie, sui momenti di silenzio della vita familiare e della vita campestre.

 

Da qui la riflessione di taglio sociologico e urbanistico della mostra: il lockdown ha reso manifesta una voglia quiescente dell’uomo contemporaneo di allontanarsi dalle grandi città per ritrovare se stesso e un nuovo equilibrio nella periferia, in piccoli centri di montagna o di campagna o in isole semideserte, scelta impensabile fino a un anno fa dove/quando tutto strillava città, frenesia, metropoli, megalopoli, ecc… Istinto o scelta ponderata? Tendenza momentanea o cambiamento epocale? Spirito di sopravvivenza o decisione consapevole di chi ha colto l’importanza del momento storico per cambiare senso di marcia e dare un nuovo senso al proprio vivere quotidiano? Quale futuro per le città e le periferie? Continuerà l’antagonismo o entrambe vivranno contemporaneamente un’epoca d’oro dove la ridistribuzione della popolazione garantirà maggiore qualità della vita?

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Plenum – Fotografia Contemporanea

Plenum è una galleria di fotografia contemporanea che nasce con l'obiettivo di diventare un punto di riferimento per la fotografia d'arte in Sicilia e nel sud Italia. La galleria si trova nel centro della città di Catania e vanta un’ampia area espositiva di oltre 60mq, oltre a un bookshop e a una sala lettura dove poter consultare i volumi presenti nella sua biblioteca. Accanto all’attività espositiva Plenum Gallery organizza incontri, workshop, stage e corsi, tenuti dai più autorevoli protagonisti del panorama fotografico italiano ed internazionale.

Paolo Pellegrin

Paolo Pellegrin è nato a Roma nel 1964. Dopo aver studiato architettura, il suo interesse si focalizza sulla fotografia. Dopo dieci anni all'Agence Vu, entra a far parte di Magnum Photos come nominee nel 2001, diventando membro a pieno titolo nel 2005. Ha lavorato a contratto per “Newsweek” per dieci anni. Nella sua carriera ha ricevuto molteplici riconoscimenti internazionali, tra cui il Robert Capa Gold Medal Award. Nel 2006 gli viene riconosciuto il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography. Le sue foto sono state esposte in numerosi musei e gallerie tra cui: La Maison Européenne de La Photographie, i Rencontres d'Arles, il San Francisco Museum of Modern Art, la Corcoran Gallery of Art, il MAXXI di Roma, l’Aperture Foundation Gallery, il Foam Fotogra?iemuseum Amsterdam, e la Deichtorhallen di

Amburgo.

Vive a Londra.

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Apri un armadio e ti investe l'odore di una primavera. Passi vicino a un cespuglio di gelsomini ed è subito Sicilia. Apri il doposole e invade subito il ricordo di una gita. Il tabacco è tuo nonno, il dopobarba tuo padre, la cannella è la torta della domenica mattina. Il tuo naso riesce a farti viaggiare nel tempo, senza che tu te ne accorga.
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Quando arriva un pacchetto dalla Francia, che racconta una storia di famiglia, una storia siciliana, che sa di ricordi, di sentimenti, di limoni, gelsomini. E tu la vuoi fotografare. Sulla scrivania di casa. Con i fiori secchi.
Magari in modo artigianale. Stefano Alderuccio ha ridato nuova luce all'azienda di famiglia. Sulle tracce del nonno, fra gli alambicchi, dal cielo che compare dal tetto divelto dell'antico laboratorio, rinasce così, Viadeimille, da Noto si trasferisce in Francia.
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I profumi dell'infanzia da conservare, usare, curare, regalare. Una vera esperienza olfattiva. Perché noi siamo anche questo: scie di profumo

E le cose belle sanno di buono e scatenano sensazioni, niente ci riesce meglio di un odore.
Da provare, Dolce Kaos, un profumo ispirato ai luoghi di Luigi Pirandello
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Una bottiglia de Le schette, se te la portano a casa, in Sicilia, la noti. A cominciare dal nome. Le schette, in siciliano significa, le zitelle, adesso diremmo le singles, per eccesso di political correct, ma le schette, sono altre, sono donne autonome, piene di vigore. Come questi vini, che partendo dalle schette, che in verità è il nome della contrada, proseguono con la precisa volontà di farsi bere e riconoscere nel ricco panorama delle Terre siciliane.
Diciamolo, in questo momento la Sicilia si è distinta per un ricchissimo parterre di etichette e un’infinità di riconoscimenti.
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Ma se date un’occhiata all’offerta delle Cantine La Vite, vi troverete davanti a una vera e propria dichiarazione d’intenti: far bene, lavorare insieme e creare un relazione con gli acquirenti, fatta da scelte precise.

Una linea bio, uno spumante rosé con un nome che suona come una promessa “P’amuri” (con un nome così, quando lo stapperemo, se non per suggellare un momento di poesia?) una rinnovata cura nel packaging dove si affaccia un indomito babbaluci, ovvero una chiocciola, o una coccinella – insetti fondamentali per le colture bio – per rinnovare la veste dei loro monovarietali Urries e Rahalmet.

E poi le intramontabili Le Schette, Isola persa e Falconera, punte di diamante, come Altariva, a cui si affianca Butherae.
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Uno sguardo diligente alle politiche commerciali, un’attenzione verso le richieste della clientela, sempre più accorta e orientata verso le aziende sostenibili.
Perché il buon bere per i winelovers passa anche dall’amore verso l’ambiente.
 
I numeri delle Cantine La Vite sono questi: una azienda e due doc, 1400 ettari di superficie vitata di cui 230 in bio.
Produzione che vira verso l’ uva a bacca nera (circa 80%), uve autoctone bianche siciliane e uva Nero d’Avola, di cui l’azienda è la maggior produttrice in Sicilia.
Poi c’è tutto quello che non si può contare: la dedizione, la passione, l’impegno. Si possono contare gli anni, questi sì. Ma questa realtà di Riesi, questo territorio, questo vino che crea indotto, dove confluisce lavoro, non solo di soci, ma di produttori, conferitori e altri protagonisti del comparto. Che sembrano i fiumi, ettolitri, di vino da imbottigliare, è creato nel tempo, da intuizioni, relazioni e sinergie.

Perché la fida resta sempre quella: mettere insieme, le identità, le “teste di ognuno” creare sistema. Crescere, curare la terra e i suoi frutti.

“La Cantina La Vite viene fondata nel 1970 per volontà di 43 soci che decidono di unirsi per dare il via a quella che è diventata una delle realtà vitivinicole più produttive e floride dell’intera Sicilia. Grazie all’utilizzo delle più innovative tecniche di produzione e soprattutto operando nella massima attenzione e rispetto per l’ambiente la Cantina La Vite è conosciuta in tutto il mondo per la qualità dei propri prodotti”.
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Un fiume di idee, che diventa street art, la stessa che ricopre i silos, attinge alle radici in un muto scambio. Sono opere del duo di graffiti artists siciliani Rosk & Loste  sono loro a ricoprire di colore la cantina a rimettere in scedownloadna i volti senza tempo di divi pop come Totò, Alberto Sordi, Vittorio Gassmann, Ciccio e Franco, Sophia Loren, ma anche l’uva e la volpe o il gatto.
Attingere al nostro immaginario, quello della cinematografia, dei modi di dire, per dare nuove sfumature al vino. Creare un ambiente fruibile, da un punto di vista estetico e artistico.
Rendere onore alla natura e alla tradizione.
Perché il vino è espressione culturale e a Riesi, in contrada Le Schette, lo sanno.
 

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