Friday, September 20, 2019
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Una motoape, a Palermo, è una vera miniera, di sensazioni, suoni, profumi e odori. No, non parlo dell’odore che proviene dal tubo di scappamento e nemmeno delle “abbaniate”, gli urli reiterati, per attrarre eventuali compratori, che quasi ti sorprendi possano provenire da un mezzo di trasporto tanto piccolo. Lo street foodautentico si porta in giro così, sull’Ape Piaggio. Chissà chi fu, nei tempi, che avviò la Start Up dello sfincionello? Chi convinse il pubblico riottoso palermitano, della validità della vetrina a domicilio, in cui basta far scorrere l’anta, per arrivare, dal marciapiedi, all’agognata fetta di sfincionello, che ti viene servita dopo un’ulteriore aggiunta di olio? Dagli altoparlanti del “ma chi cosi belle, io ’o petitto ci fazzu rapiri”, tutti lo riconoscono e se hanno voglia di sfincione, anzi di spincione, corrono a procacciarsene un pezzetto. Lo sfincione è una pizza locale, una base spugnosa, con alici, pomodori, caciocavallo e cipolle, tante cipolle.

Dietro la cattedrale di Palermo, via Sant’Isiodoro alla Guilla, si trova la rivendita principale e ufficiale, che fornisce tutti i venditori ambulanti di sfincionello. Al motto tradizionale “scarsu ri ogghiu e chinu ri pruvulazzu” (scarso d’olio e pieno di polvere, perché destinato a viaggiare per le strade piene di smog), te lo preparano sotto il naso, nottetempo, è anche una delle tappe forzate, del dopo discoteca, come alternativa locale al banale cornetto. La zona è contaddistinta da un forte odore di cipolla e origano che impregna l’aria.

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