Tuesday, November 21, 2017
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Dopo l’intesa con il Comune di Custonaci, continua a intensificarsi nell’isola l’attività culturale dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo. Comincia una collaborazione con uno dei borghi più belli d’Italia, che ricade nella provincia di Agrigento, insignito del titolo nel 2016: Sambuca di Sicilia. Dal 22 settembre, con la firma del protocollo d’intesa da parte del direttore Alfredo Prado, alla presenza del Sindaco Leonardo Ciaccio, di Domenico Boscia, Peppe Zambito (componente ufficio di diretta collaborazione del ministro al Miur) e l’assessore Giuseppe Oddo, l’Accademia Michelangelo svolgerà attività artistiche presso la sede della Fondazione Gianbecchina. Dopo una breve visita si è tenuta la cerimonia di scopertura  della targa. L’istituzione, già meta di visitatori, custodisce opere di Giovanni Becchina in arte Gianbecchina, che ritraggono i volti della gente di Sicilia, immersi nel lavoro, in campi sterminati di grano e nella natura.

da dx Giuseppe Oddo e Alfredo Prado

da dx Giuseppe Oddo e Alfredo Prado

Qui partiranno Master e si investirà sul sapere e sulla formazione a riprova che la scelta di alcuni Comuni, come quello di Sambuca, si rivela vincente, in termini di cultura, tradizione e offerta turistica.
Un luogo che sa raccontare di sè è un luogo che suscita più desiderio di visite e curiosità.

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L’escursione prevede un percorso che partendo davanti l’ingresso dell’azienda Planeta in cda Ulmo, dove lasceremo le macchine, saliremo verso il bosco della Risinita fino a raggiungere un antico palmento scavato nella roccia. Il palmento ben conservato, risalirebbe al periodo greco e quindi da collegare con il sito archeologico di Adranone. La presenza del palmento dimostra che in queste contrade già in quel periodo si coltivava la vite, ed oggi il paesaggio agrario intorno al lago è caratterizzato dalla presenza di numerosi vigneti e cantine. In seguito ci dirigeremo verso Cozzo Maroccoli, che è territorio di Sciacca, da dove potremo osservare una veduta sul lago Arancio inusuale, poi attraverseremo i vigneti di Planeta e vedremo i resti dell’antico caravanserraglio di Mazzallakar, posto sulle rive del lago ed oggi purtroppo ridotto ad un rudere, Infine raggiungeremo le macchine e da qui ci sposteremo verso l’azienda zootecnica dei F.lli Palermo dove ci sarà un’ampia degustazione di prodotti caseari dell’azienda, più agnello al forno, trippa, cannoli fatti in proprio. costo 17 euro a persona
L’ appuntamento per tutti è a Sambuca 9 ottobre alle ore 9, trecento metri più avanti dall’ingresso del paese dove finiscono le scuole e c’è un distributore dell’Esso.
Ad organizzare l’escursione sono Michele Termine,giornalista esperto del territorio, Kratas Tour con Paolo Vetrano, con la collaborazione della Condotta Slow Food di Sciacca.
Costo della partecipazione 8,00 euro a persona
Percorso facile, ad anello lungo 8 km. C’è qualche salita ma non impegnativa.
Si raccomanda sempre un’abbigliamento a cipolla ed adeguato ai sentieri che faremo. Dopo la degustazione nell’azienda dei F.lli Palermo, andremo sulle sponde del lago Arancio dove potremo godere di una diversa prospettiva del lago.Oppure chi vorrà, potrà visitare il centro storico di Sambuca, Borgo dei Borghi 2016.


Per chi è interessato sia all’escursione che alla degustazione lo deve comunicare entro giovedi 6 ottobre, chi invece intende parteciapre solo all’escursione entro sabato 8 ottobre.
Quindi chi partecipa all’escursione e alla degustazione costo totale 25 euro a persona per chi fa la sola escursione, 8 euro
Per informazioni rivolgersi:
Michele Termine 347.8343882
Paolo Vetrano 328.0303011

Come uno scrigno prezioso nel cuore delle Terre Sicane, Sambuca di Sicilia (89 km da Agrigento e 78 km da Palermo) nel comprensorio della Valle del Belice è adagiata ai piedi di Monte Adranone su una collina degradante verso il lago Arancio. Qui, tra alture coltivate a grano, ulivi e vigne, l’uva eccelle per qualità secondo una antica tradizione portata dalle popolazioni che hanno segnato questo lembo di Sicilia: greci, arabi e fenici che dalla terra di origine hanno trasferito molte delle loro usanze. Tra vitigni disposti in filari regolari a testimonianza della cura posta dagli agricoltori quasi a disegnare il territorio collinare come una scacchiera, una strada a serpentina, che durante la vendemmia profuma di inzolia, alastro, cometa, burdese, grillo e catarratto, conduce al cuore del paese. L’origine di Sambuca è incerta. Secondo studiosi l’origine del suo nome potrebbe essere la latinizzazione di uno strumento musicale greco simile all’arpa, Σαμβύκη (sambýkē), che ricorda l’impianto del centro storico del paese e che è raffigurato sullo stemma del comune. Sambuca può derivare anche dalle piante di sambuco, diffuse in antichità nella valle del lago Arancio oppure dal nome dell’antico casale La Chabuca, che probabilmente prendeva il nome dal leggendario emiro Al Zabut che costruì il castello e fondò l’abitato. Proprio questo appellativo saraceno, proveniente dall’emiro Zabut (lo Splendido), fu aggiunto al nome del paese nel 1863, fino ad assumere nel 1923 la denominazione attuale.  Della fortezza ormai non c’è più traccia; su quelle pietre sono nati un terrazzo per celebrare la Crocifissione del Venerdì Santo, chiamato Calvario e denominato poi Belvedere, che domina la campagna circostante,  e la maestosa Chiesa Matrice. Danneggiata dal terremoto del Belice del 1968, è caratterizzata da basamenta ciclopiche di pietra tufacea dura che conferiscono al tempio un rigore e un’armonia claustrale. La Matrice fu edificata attorno al 1420 su una parte dell’antico Castello di Zabut, nella zona più antica del paese. Ha un bellissimo prospetto ed un portale di ingresso in stile arabo-normanno, proveniente da una delle chiese della distrutta Adragnus, che si staglia in cima ad una lunga scalinata di accesso.

L’interno è a tre navate con pianta a croce romana. Il campanile, ricavato da una delle torri a difesa del castello saraceno, culmina con una guglia piramidale coperta da quadrelli di ceramica policroma. L’originale materiale arenario tufaceo, tipico della zona, è ancora in uso nelle attuali forme di conci di tufo. Intatto invece è rimasto il quartiere saraceno, con le sue vie strette, cieche, tortuose, arricchite da piccoli cortili e da purrere (cave di pietra sotterranee) riportate recentemente alla luce, un gioiello di pianta urbana che ricalca perfettamente la visione dei centri storici delle città arabe, oggi diventate spazi espositivi d’arte contemporanea. Interessante passeggiare tra i suoi stretti vicoli pavimentati con sdrucciolevoli basolati di marmo, su cui si affacciano vecchi e bassi caseggiati coi tetti coperti di coppi, alternati a prospetti con balconi fioriti di gerani e qualche insegna in ceramica, che dal nome Casa del Ciuciulio (Casa del Pettegolezzo) indica la presenza di un recente B&B, secondo la formula dell’Albergo Diffuso. Ogni tanto si notano improvvisi scorci, su cui svettano i campanili della Chiesa del Rosario e della Chiesa Matrice, oppure si aprono dei piccoli cortili con scale in pietra che portano all’ingresso principale, seminascosto dai panni appesi su fila di canne. Lo sviluppo urbano del paese ha due direttrici: quella araba “dentro le mura”, che si proietta fino a tutto il Cinquecento con l’infittirsi delle residenze attorno alla fortezza di Zabut, e quella sei-settecentesca “fuori le mura”, con il Palazzo Dell’Arpa, sede comunale che fa da cerniera, caratterizzato da una facciata con un doppio arco trionfale sormontato da tre eleganti balconi. Il palazzo venne costruito nel Seicento dalla famiglia Oddo sull’impianto dell’antica porta attraverso la quale si accedeva alla città-fortezza di Zabut.

Successivamente venne ceduto ai Giurati del Tempo perché divenisse sede della municipalità. Oggi vi si conservano opere d’arte moderna d’illustri concittadini. Dal 1968, anno del terremoto nel Belice, che distrusse gran parte dell’abitato, l’amministrazione locale ha lentamente restaurato le sue architetture civili e religiose, rendendolo visitabile all’interno di un circuito culturale e turistico fino a conseguire risonanza nazionale, in seguito alla partecipazione alla trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro”, che attraverso un referendum gli ha conferito il titolo di “Borgo dei borghi 2016”.

Il nuovo Borgo d’Italia è famoso anche per le sue chiese, alcune delle quali sono state adibite a museo, come la Chiesa di San Calogero, convertita in pinacoteca, dove si possono ammirare le opere del pittore Gianbecchina da lui donate alla sua città natale. Al centro di Corso Umberto su una scalinata la Chiesa di Maria SS dell’Udienza (Chiesa del Carmine), edificata nel 1530, è il principale luogo di culto di Sambuca. L’interno è a tre navate ritmate da cinque campate. Nella nicchia della navata centrale è adagiata la statua marmorea della Madonna dell’Udienza, di scuola gaginiana, di grande valore artistico e religioso, e che  viene festeggiata la terza domenica di maggio. Quasi frontale ad essa, la Chiesa di Santa Caterina è in stile barocco, ad una sola navata divisa in quattro da altarini in marmo, con l’altare maggiore situato nella grande cappella. Nel Seicento fu adornata di stucchi dall’artista palermitano Vincenzo Messina. Di grande pregio sono le statue a tutto tondo, che rappresentano le quattro virtù incarnate poste ai lati dei primi due altari della navata, e il pavimento in quadrelle smaltate provenienti dalle fabbriche di maioliche della vicina Burgio. Sui resti dell’adiacente ex Monastero benedettino è stata realizzata la Piazzetta della Vittoria, dove è spesso facile ritrovare gli anziani pensionati seduti secondo l’usanza del luogo. Accanto, il Museo delle sculture tessili di Sylvie Clavel, un’artista parigina che ha vissuto a Sambuca per molti anni e che è riuscita a creare magnifiche sculture in tessuto imperniate sul nodo e l’intreccio di fibre vegetali, con il volto creato con maschere di legno provenienti dall’Africa, che sintetizzano un importante valore artistico. Numerosi i palazzi storici, tra cui il Palazzo dei Marchesi Beccadelli, riconoscibile per lo stemma di famiglia e un prezioso balcone sulla sua facciata, ubicato davanti all’ex Ospedale Caruso, e il Palazzo Panitteri (ubicato su Largo San Michele di fronte all’omonima Chiesa) che raccoglie pregiati reperti provenienti dal sito archeologico di Monte Adranone. E’ caratterizzato da un connubio di linee tardo rinascimentali frammiste e dell’imminente barocco siciliano: ne è viva testimonianza il portale d’ingresso principale alla cui sommità è lo stemma della famiglia Panitteri. Il palazzo conserva l’originaria planimetria quadrangolare con un ampio cortile interno su cui si aprono vasti magazzini, un giardino ricco di diversi esemplari di piante mediterranee e la Taberna con esposizione di Vini delle Terre Sicane. Una scala in stile catalano conduce al piano nobile, oggi sede del Museo Archeologico Palazzo Panitteri. Anche in questa area passeggiare riserva interessanti viste su facciate di palazzi nobiliari con eleganti balconi in ferro battuto impreziositi dalle lettere delle iniziali di famiglia, mentre un improvviso invito in dialetto con torno orgoglioso “Trasissi…è a me casa…po’ fotografari videmmu” (Si accomodi, è casa mia, fotografi pure) da parte di un anziano con il volto rugoso e la coppola può introdurre, superando un originale arco, ad un cortile che si apre davanti una casa dal prospetto in tufo arenario dove sembra il tempo si sia fermato.

Una vera bomboniera è il Teatro l’Idea costruito fra il 1848 e il 1851 da un gruppo di borghesi sambucesi amanti dell’arte, con forma classica a ferro di cavallo. Contemporaneo di grandi teatri come il Bellini di Catania, il Politeama di Palermo e il Pirandello di Agrigento, quando i nobili non furono in grado di sostenerne i costi, il teatro venne acquisito dal Comune e alla fine dell’Ottocento, restaurato e decorato in un delizioso stile liberty, fu di nuovo restituito al pubblico. All’esterno delle vecchie mura urbane di Sambuca, scendendo nella valle, si trova il Vecchio Acquedotto, una fuga di archi costruiti in pietra tufacea sullo stile degli antichi acquedotti romani. Furono edificati nel 1633 dal Gurleri allo scopo di innalzare e facilitare l’approvvigionamento idrico dell’abitato. Purtroppo dopo il terremoto del 1968, per paura che crollassero, furono in gran parte distrutti. Da visitare assolutamente nei dintorni l’area archeologica di monte Adranone, e per chi ama la natura fare una passeggiata nella riserva naturale di monte Genuardo o lungo le sponde del lago Arancio intorno al quale sorgono rigogliosi vigneti e uliveti, in vista panoramica dell’abitato. Da assaggiare le Minni di virgini, letteralmente ”seni di vergini”, dolce tipico di Sambuca; la ricetta risalente al 1725 fu ideata da suor Virginia Casale di Rocca Menna del Collegio di Maria, in occasione del matrimonio di un giovane marchese del luogo. Naturalmente nel dar loro questa forma particolare la suora non si ispirò alle fattezze del corpo femminile, ma alle dolci collinette che vedeva dalla finestra della sua cella. Ottenne così questo dolce particolare, a forma di collina, composto di pasta frolla che riempì con crema di ricotta, cioccolato e pezzetti di zuccata (zucca candita), ricoprendolo poi di diavulina (palline di zucchero colorato) e disponendo al centro di ogni dolcetto una ciliegia candita. La nuova creazione fu molto apprezzata dai commensali del matrimonio. Sambuca, il borgo dei borghi da cuore di tufo, ha fatto tesoro del suo titolo, risorgendo come l’Araba Fenice dalle macerie del terremoto e raccontando al visitatore le sue origini e le sue qualità, quella che puntano sul turismo, sulla cultura, sulla natura circostante affinché con il suo esempio continui ad essere tramandato l’amore verso i propri gioielli artistici.

Testo e foto Giuseppe Russo

Giuseppe Russo è un viaggiatore, fotografo, blogger e reporter con più di 20 anni di esperienze

e collaborazioni di viaggio per il mondo come tour leader. I suoi reportage sono pubblicati

sul suo blog Zoom, Andata & Ritorno. https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/

 

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Di Sambuca di Sicilia ultimamente abbiamo scritto spesso, è un nostro fiore all’occhiello, si aggiunge a una rosa di Comuni isolani non solo belli esteticamente, ma attenti alla cura delle proprie risorse, che siano scorci, paesaggi, ma anche buone pratiche, decoro urbano, perché fra le ricchezze si annovera anche la capacità di condividere da un punto di vista mediatico sapori, tradizioni, antiche ricette e leggende capaci di rendere l’aria e l’atmosfera del territorio.

In Sicilia si sono già distinti in quest’arte Gangi e Montalbano Elicona, che si sono aggiudicati nelle scorse edizioni il titolo promosso dalla trasmissione tv Alle Falde del Kilimangiaro. Per l’occasione tutto il paese si è impegnato per diventare Il Borgo dei Borghi e adesso a Sambuca di Sicilia si respira in pieno l’orgoglio per il raggiungimento di questo obiettivo.

Cos’è un luogo di cosa è composto? Quali sono i profumi e i sapori che lo rendono unico?

Complice la tre giorni di Il Borgo color del vino, i libri hanno intrecciato il loro destino ai calici di vino,  e l’hanno fatto proprio in quel Palazzo Truncali Panitteri, da poco restaurato e sede del Museo archeologico, si sono legati all’inaugurazione dell’Enoteca dei rossi dei Monti Sicani – che sfrutta le volte naturali della Purrerra di Vicolo Fantasma  – e segna i 15 anni della Strada del Vino con una vera esposizione che documenta, scavata nella roccia di tufo, la storia in chiave enologica del comprensorio.

Tutto questo è stato possibile anche grazie al lavoro del Sindaco Leo Ciaccio e dell’assessore Oddo.

Nell’ottica di raccontare agli altri il territorio, di farlo conoscere e degustare, è partito in seno alla manifestazione  il Progetto Narrativo “Il Borgo colore del vino. Storie di vigne e vignaioli nelle terre di Sambuca”:  tramite un semplice sorteggio alcuni scrittori sono stati abbinati ad altrettante cantine sambucesi. L’incontro è stato coordinato dalla direttrice artistica Fulvia Toscano e dall’Assessore Giuseppe Cacioppo, con loro gli autori Alessandro Corso, Giorgio D’Amato, Maria Cristina Sarò (e io che scrivo) che sono stati adottati da alcune cantine. Le aziende hanno nomi e storie straordinarie, alcune conosciute ai più, come Planeta, Di Prima (che ha fatto innamorare con il bianco Janub), Feudo Arancio e Donnafugata, altre hanno esplorato mercati esteri come Monte Olimpo, altre hanno nomi come Di Giovanna e Murgia (Antico Frantoio), altri ancora cominciano a muovere i loro primi passi (penso a  Giorgio Sacco che produce uno straordinario Syrah, il Terra di Batìa, vinificato con la collaborazione di Monte Olimpo).

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Giorgio Sacco nella sua vigna di Contrada Batìa

Qui ho scoperto che “gli uomini delle cantine”, come Giovanni Maggio, si svegliano presto, prendono l’auto tutti i giorni visitano i loro vigneti, osservano le viti in fiore, seguono con amore e passione passo dopo passo la creazione del nettare degli Dèi. L’ho visto fare con i miei occhi, ai protagonisti di questo mio racconto, come Giorgio Sacco. Perché il lavoro dei “vignaioli” è strettamente correlato al destino del vino che vedrà la luce, dopo l’imbottigliamento, una volta versato nei bicchieri, anche dopo anni di sapiente attesa.

Il vino, insomma, sorseggiato in maniera consapevole e responsabile, è proprio un’espressione umana e se è ben fatto lascia dolci impressioni come una bella avventura, e pochi mal di testa.

Così, in questo connubio magico, cadenzato da incontri e degustazioni e concluso dalla premiazione degli studenti vincitori del concorso di scrittura creativa Racconti di…vini coordinato da Antonella Maggio, presidente della Commissione Cultura, si chiude un’esperienza culturale viva e coinvolgente. Possiamo dirlo? In alto i libri e i calici, aspettiamo già la prossima edizione.

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Terre di Batìa

 

 

 

Ha vinto, terzo Comune dell’Isola – dopo Gangi e Montalbano Elicona – ad aggiudicarsi il titolo. Sambuca di Sicilia, “la roccaforte sicana” come recita il comunicato stampa diramato dall’Anci, a pochi chilometri dal parco archeologico di Selinunte,  per il 2016 è «Borgo dei Borghi». Lo ha decretato la trasmissione su Rai3 della trasmissione «Alle falde del Kilimangiaro» tramite un referendum digitale. A tal proposito hanno dichiarato Leoluca Orlando e Mario  Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale Anci Sicilia

“Esprimiamo il nostro apprezzamento per il riconoscimento di Sambuca di Sicilia  come “Borgo dei borghi 2016. Il prestigioso premio nazionale, che per tre anni consecutivi è stato riconosciuto alla Sicilia – continuano Orlando e Alvano –  testimonia come, nonostante le tante difficoltà finanziarie ed organizzative, i comuni di minore dimensione demografica riescano ad esprimere dinamismo ed una offerta culturale ricchissima e variegata”.

“Si tratta  di una ulteriore conferma della bellezza e dell’attrattivita’ turistica dei territori  siciliani – concludono Orlando e Alvano – i quali sono una straordinaria meta di interesse in cui poter ritrovare una qualità della vita impensabile in altre regioni d’Europa”.

Sambuca di Sicilia ci prova. Quest’anno vuol vincerlo lei il titolo de il Borgo dei Borghi tra i borghi più belli d’Italia. Sarebbe per la Sicilia, volendola ragionare in termini calcistici, un bel triplete, dopo Gangi e Montalbano Elicona. Anche perchè Sambuca, bellissimo borgo in provincia di Agrigento le carte in regola le possiede tutte.

Nell’antica Zabut, questo il suo antico nome arabo riferito all’omonimo castello, non solo si respira aria buona, ma c’è davvero un bel concentrato di bellezze naturalistiche e architettoniche. Oltre lo splendore di numerosi palazzi d’epoca, è possibile visitare un interessante museo delle sculture tessili e una ricca pinacoteca.  Tra tutti, però, spicca Palazzo Panitteri, sede del Museo Archeologico.

Fiore all’occhiello di questa splendida cittadina è il fortino Mazzallakkar che si erge placido con i suoi torrioni oltre le acque chete del Lago Arancio. Qui lo sguardo si perde tra il verde degli alberi e il turchino del cielo mediterraneo.

Il paese è meta di turisti tutto l’anno, grazie alla sua vocazione ricettiva sia in ambito alberghiero che in ambito enogastronomico con cantine e caseifici. Qui poila regina di tutte le pasticcerie è Pendola, che delizia i visitatori con il suo dolce tipico locale. Le Minne di vergine, di denominazione comunale, le cassatelle e cucciddati.

Se vi capita di passare da Sambuca, ricordate cheil 23 aprile è San Giorgio, patrono del paese, qui festeggiato in grande pompa.Il 5 agosto  la festa della Vergine dei Vassalli in cui si distribuisce la pasta con le fave secche e il 13 e 21 settembre la fiera del bestiame

Che aspettate a votarla? Si può fare fino a domenica 13 marzo, attraverso la trasmissione di Rai3 «Alle falde del Kilimangiaro», basta collegarsi al sito della trasmissione e seguire le istruzioni. Si può esprimere la propria preferenza tra i 20 comuni italiani in lizza. Il vincitore sarà incoronato  il 27 marzo, domenica di Pasqua.

A sostenere la candidatura di Sambuca di Sicilia, anche la Confcommercio di Agrigento.