Thursday, June 27, 2019
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Da quest’anno, Giufà, che dorme sepolto in files di memoria care alla mia infanzia, è protetto, è di respiro internazionale, è patrimonio immateriale dell’Unesco. Significa che è diventato parte di espressioni della cultura immateriale del mondo (come le lingue, i riti, le tradizioni) in un elenco stilato dall’UNESCO.

Sarà lui il protagonista indiscusso della Sagra del mandorlo in fiore, che con la sua anima folk colorerà come di consueto la spettacolare valle dei templi.

Mia nonna e mia madre mi cuntavano i cosi i Giufà. A Palermo quando si dice “i cosi di Giufà” ci si riferisce a un gesto sciocco, una sbadataggine ingenua, una distrazione. Giufà è un perenne bambino, dall’incanto lieve, sempre sorpreso, ingenuo, stralunato e credulone, pronto a bersele tutte e a prendere ogni parola per vera. Raccolse le sue avventure il grande etnoantropologo Giuseppe Pitrè, fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, raccogliendo in giro per l’Isola tutte le leggende, orali, che venivano tramandate da secoli sul suo conto. Per farvi capire quanto Giufà faccia parte della nostra quotidianità basti pensare che se perdi le chiavi che credevi di aver appoggiato sotto al naso, ti metti una mano in testa e dici: “mah! Cosi di Giufà! Ma se le avevo messe qua!”. Delle volte ridiamo amaro di Giufà, perché ci rivediamo nella sua genuina stoltezza.

La storia più famosa di Giufà, che chiunque avrà sentito nominare è imperniata sulla raccomandazione che gli rivolge la madre. La donna sta per andare in chiesa e mentre lo lascia solo a casa gli fa presente: “mi raccomando tirati la porta quando esci!”. Giufà la prende alla lettera, togliendo la porta dai cardini e accollandosela, fino a raggiungere la madre così: con la porta sulle spalle. Ma Giufà non è solo siciliano, è un’espressione del bacio del Mediterraneo, ancora oggi nei paesi del Maghreb esistono cicli di racconti che hanno come protagonista Djehà, un nome che si pronuncia in modo simile a Giufà: giuhà.

L’accademia di belle arti Michelangelo di Agrigento (www.abama.it) chiamata ad aderire ai percorsi culturali della sagra, dedica alla figura di Giufà un progetto in multistrato di legno e tempera acrilica, curato da uno dei docenti dell’ateneo, il professore Domenico Boscia coadiuvato dalla professoressa Alessia Contino.

Domenico Boscia al lavoro

Domenico Boscia al lavoro

“L’immagine è frutto di una ricerca che rielabora diverse rappresentazioni di Giufà: da Giufà giovane, in vesti arabe, fino a un Giufà anziano, su un asino, in abiti quasi principeschi – spiega Domenico Boscia -. Il risultato è un volto dalla pelle olivastra, un siciliano-arabo”. Fra giare,  colonne, un tamburello, ecco altri simboli isolani, Giufà infatti tiene in mano un ramoscello di mandorlo fiorito, per celebrare l’albero che con i suoi fiori punteggia la valle dei templi con un colpo d’occhio di bianco e rosa.

Il lavoro dell’Accademia diretta da Alfredo Prado che opera in città dal 1979, sarà messo in mostra a piazzetta dei Cinquecento, adiacente alla Chiesa del Purgatorio, nella centralissima via Atenea durante i giorni della Sagra del mandorlo in fiore, dal 4 al 12 marzo.

Alla sagra del mandorlo in fiore di Agrigento, che punteggia di rosa la stupenda Valle dei Templi, in una commistione incredibile di storia e petali, si potrà arrivare a bordo di un treno storico. Si ripete una felice nuova abitudine, domenica 13 marzo, l’iniziativa dell’associazione Treno Doc che non manca di riscuotere interesse fra curiosi e appassionati.

Le linee a scartamento ridotto delle ferrovie siciliane, infatti, collegavano il deposito delle locomotive di Palermo, a Sant’Erasmo (adesso centro eventi vicino alla foce dell’Oreto), con la stazione di Corleone e durante il tragitto era prevista una sosta nella stazione della Ficuzza. Mi raccontano che i treni non erano particolarmente veloci, e proprio per i tornanti della Ficuzza mantenevano una velocità che permetteva ai viaggiatori non solo di individuare stormi di quaglie accasciate al suolo – stremate dalla fatica della migrazione – ma di scendere, acchiapparle (probabilmente con l’idea di cucinarle al forno, ahimè) e risalire al tornante successivo. Si utilizzava la stessa tecnica anche se si riconoscevano asparagi e finocchietto selvatico lungo il percorso.

locandina

Da Palermo, adesso, usando questi antichi binari – il primo treno storico partì nel ’95 – partirà un convoglio composto da una locomotiva risalente agli anni Sessanta oltre a carrozze degli anni Trenta, come la famosa “Centoporte”.

La partenza sarà dalla stazione centrale alle ore 08:20, con fermate intermedie a Bagheria (08:41), Termini Imerese (09:16), Roccapalumba-Alia (10:02), Cammarata S. Giovanni Gemini (10:26), Aragona Caldare (11:08) Agrigento Bassa (11:20) ed arrivo a Agrigento Centrale alle ore 11:30. La ripartenza da Agrigento è prevista per le 17.45.

E chi vorrà, oltre ad assistere agli spettacoli della settantunesima sagra del mandorlo, potrà raggiungere la Valle dei Templi e godere dello spettacolo dei Templi e del famoso giardino della Kolymbetra, con corsa riservata, su un altro mezzo storico, con carrozze ALn 668 le cosiddette “littorine”.

Tra i servizi anche la possibilità di acquistare un cestino pranzo.

Il costo dei biglietti è di 22 euro per gli adulti e di 12 euro per i giovani fino a 12 anni, si viaggia gratis sotto i 4 anni

Il ticket è acquistabile presso la sede della Globalsem Viaggi sita a Palermo in Via Giusino 51 Tel. 0917848420 o mediante acquisto ondine sul sito www.globalsemviaggi.it.

Per contattare l’associazione Treno Doc www.trenodoc.it  – info@trenodoc.it – tel. 328.7319985 – 329.9613691