Friday, September 20, 2019
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Io me lo ricordo ancora il profumo di pomodoro mentre insieme ai miei cugini facevamo la ‘salsa’. Erano gli anni Settanta e mio nonno Peppe ci metteva a catena di montaggio per: pelare i pomodori, tagliuzzarli, infilarli delicatamente dentro le bottigliette della coca-cola con un cucchiaio di legno e un imbuto e alla fine erano pronti per la bollitura nel grande pentolone.

Ci svegliavamo alle cinque del mattino, era settembre o forse fine agosto, e noi eravamo tutti emozionati, qualcuno gridava: “la salsa, la salsa, oggi si fa la salsa”, altri erano un po’ seccati perché c’erano ancora le vacanze estive, la scuola sarebbe cominciata di lì a poco e magari voleva leggere un episodio di ‘Topolino”. Ma la salsa vinceva su tutto, e si doveva fare, perché poi sarebbe arrivato il lungo freddo inverno e tutta la famiglia avrebbe utilizzato quelle bottigliette color rosso per mangiare gli spaghetti con la salsa. Altro che supermercato e supermercato, altro che boatte apri e chiudi con strani sapori, anzi con sapori quasi inesistenti, che manco da lontano ricordavano la salsa del nonno Peppe.

E così alle cinque del mattino ci vestivamo con le cose più vecchie che trovavamo nei grandi armadi antichi e con gli specchi macchiati: pantaloncini sdruciti, canottiere a costine e infradito nere; ci dovevamo preparare per una giornata faticosa e caldissima, e alla fine saremmo stati tutti pieni di macchie colorate di rosso, roso pomodoro. E così dopo che il nonno aveva lessato i pomodori, qualcuno cominciava a pelarli e dopo qualche ora sbuffava, un altro li tagliava a piccoli pezzi, e poi iniziava la parte dell’imbottigliamento.

pomodori 2

Le bottigliette della coca-cola le avevamo raccolte nei bar dei luoghi di vacanza, nonno Peppe ci diceva: “quando bevete la Fanta, il chinotto o la cocacola, conservatevele in tasca”, e noi lo facevamo. Poi per premio ci arrampicavamo sugli alberi di carrubo e facevamo le lotte, sì le lotte sceme dei bambini degli anni Settanta, formavamo due squadre e iniziava la guerra di carrube; nell’aria intanto c’erano odori fortissimi di fiori di campo rigogliosi, prezzemolo e basilico, e noi ci facevamo pure i profumi. Erano i profumi dei ragazzini degli anni Settanta, quelli senza tecnologia.

Era bello, era magico e se penso che oggi i ragazzini non si arrampicano più, mangiano bottiglie di salsa coi conservanti, giocano solo con roba elettronica, sono pigri e non sentono più certi odori come quello della salsa fresca, un po’ mi di nostalgia mi viene…