Tuesday, June 25, 2019
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Un weekend ricco di iniziative e carico di suggestioni, quello organizzato dal museo delle Marionette.

Si parte dalla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, che, fino al 23 aprile, ospiterà la mostra fotografica “Plenilunio ritual de primavera: la Semana Santa vivida”, promossa dalla Fondazione Ignazio Buttitta in collaborazione con il Museo Pasqualino.

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Un percorso, a cura di Ignazio E. Buttitta e José Luis Alonso-Ponga, che si snoda in circa 60 fotografie: le immagini di alcuni intensi momenti legati alla Settimana Santa, ancora oggi fortemente vissuti dalla cittadinanza e dalle confraternite di alcune province di La Rioja e Castiglia y León.

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Cinque riti, molto diversi tra loro, incarnano alcuni aspetti delle cerimonie della Settimana Santa che dal XVII secolo vengono celebrate in Spagna e in altre regioni italiane, un tempo unite sotto l’impero degli Asburgo e dei Borbone e che, nell’insieme, ci aiutano a ricomporre il complesso mondo della religiosità popolare del Mediterraneo.

Venerdì 12 aprile, alle 16, al Museo Pasqualino, proseguono gli spettacoli tradizionali di opera dei pupi.
Ancora venerdì, alle 18, ma alla Biblioteca comunale di Bolognetta verrà presentato il libro “Oralità dell’immagine. Etnografia visiva nelle comunità rurali siciliane” di Rosario Perricone.

Sabato 13 aprile alle 17.30, Nuvole Incontri d’arte ospiterà invece la presentazione del nuovo numero della rivista “Osservatorio Outsider Art” n.17.

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Infine, domenica 14 alle 17.30, ultimo appuntamento al Museo Pasqualino con la rassegna per ragazzi, “Teatro al museo” con Plutone e Proserpina, della compagnia Divisoperzero. Alberi, montagne, sole, nuvole, fulmini: molte sono le cose che la scienza oggi ha svelato all’essere umano sui meccanismi nascosti dell’immenso e affascinante mondo intorno a noi.
Ma ci fu un tempo in cui la natura sembrava custodire segreti insondabili e gli esseri umani, intenti ad osservarla per afferrarne l’essenza, usavano favole e miti per narrarla e conservarne la memoria. E così il sole poteva essere trasportato su un carro dorato guidato dal Febo Apollo, lo splendente, mentre il dio Giove, il Lucetius, colui che porta luce, poteva lanciar fulmini.
Immagini mitiche che ci fanno posare uno sguardo incantato e fantastico sulla realtà. Raccontare quelle storie significa allora rinnovare quello sguardo. È così che un signore, con un cappello e una valigia, salirà sul palco per raccontare una storia antica, usando solo qualche oggetto e le sue mani. Dalla sua valigia appariranno marionette, cappelli, fiori e fulmini per rivivere insieme la storia della bellissima Proserpina.

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Rapita da Plutone, re del mondo sotterraneo, Proserpina divenne regina dell’Ade, ma, per rallegrare la madre Cerere, le fu concesso di trascorrere sei mesi l’anno sulla Terra. Si narra che, durante i mesi negli inferi, la terra fosse abbandonata al gelido inverno per poi rifiorire con il ritorno di Cerere, la cui gioia si spandeva su tutta la terra, diffondendo una primavera carica di vita-

Previa prenotazione, in collaborazione con la Libreria Dudi, ancora domenica alle 16.30, i piccoli spettatori potranno partecipare al laboratorio “Un mondo di dinosauri” a cura di Chiara Daniele.

Avete mai sentito parlare di Art Brut? Sapete che la Sicilia, “terra matta” è ricca di opere e di artisti che si scagliano, come schegge impazzite, nel panorama dell’arte?

Fuori dalla cultura artistica ufficiale o sperimentale, esiste un’arte indipendente caratterizzata da un impulso creativo spontaneo, libera da modelli, poco interessata all’abilità tecnica: la personale necessità espressiva di individui che inventano da sé i propri codici e il proprio apparato iconografico per dar forma al proprio mondo parallelo, alle proprie ossessioni, a ciò che Harald Szeemann definì “Mitologia individuale”. Un’urgenza creativa e catartica, spesso maturata a seguito di eventi traumatici, quella che spinge alcuni individui, generalmente estranei al mondo dell’arte, a estendere nel segno il proprio modo di essere. Produrre arte è di fatto un processo di trasformazione della materia, ma esige anche un’elaborazione di sentimenti e pulsioni: così come la materia assume nuovo aspetto e nuovi significati, così l’artista rinasce attraverso il processo creativo.

Istituito a Palermo nel 2008, l’Osservatorio Outsider Art è un organismo di ricerca sull’arte irregolare fondato e guidato da Eva Di Stefano, già titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Al centro degli interessi della professoressa Di Stefano sono da sempre la relazione tra arte e psiche in chiave iconologica. Specialista di Klimt e del Secessionismo viennese, al centro delle sue ricerche negli ultimi anni vi sono i fenomeni legati all’Art Brut e, in genere, alle espressioni artistiche irregolari. L’Osservatorio è da anni attivo in una costante opera di esplorazione, divulgazione e supporto orientato al complesso mondo dell’arte prodotta al di fuori dei canali ufficiali. Tanti gli eventi organizzati e promossi in questi anni di attività, e tanti sono gli artisti la cui opera è stato oggetto di scoperta, studio e salvaguardia. Guidata dalla stessa Di Stefano, la rivista semestrale “O.O.A.”: nata nel 2010, in continuità con il convegno “La creazione differente”, organizzato dall’Osservatorio nel 2010, tratta i temi dell Outsider Art affrontando il tema alla luce di molteplici prospettive disciplinari e metodologiche. Ogni numero è impreziosito dall’abilità grafica di Luca Lo Coco che caratterizza ogni articolo con la stilizzazione dei segni peculiari dei fenomeni artistici trattati. Inizialmente pubblicata dall’Università degli Studi di Palermo, è oggi edita dalla giovane casa editrice palermitana Glifo Edizioni che, oltre a pubblicare un’edizione cartacea della rivista, provvede a diffondere una versione ebook interamente in lingua inglese. «Il tema è l’arte che “non conosce il suo nome” e che non abita sulla via maestra. Pubblichiamo recensioni, scoperte, storie, proposte, saggi. Non solo su artisti siciliani. Anche se la Sicilia “terra matta” è il cuore della nostra ricerca» campeggia sul sito della rivista.

Tanti sono i siti, gli itinerari, le opere, che in questa isola, in cui arcaico e contemporaneo si fondono e confondono, diventano un polo d’attrazione per appassionati e studiosi di arte irregolare.

“L’Art Brut (…) è un’orfana ribelle senza famiglia, non conosce parenti, ascendenze o discendenze, non ci viene incontro col vestito buono, non si adegua, è – non per scelta, ma per natura e circostanze – sovversiva, indipendente, clandestina, autarchica, si nutre solo di se stessa e della propria ossessione, nasce dal fuoco interiore della vita dell’autore. (…) è perturbante perché ci riconduce alla sorgente dell’atto creativo umano, dando voce a dubbi profondi e rimossi, abbordando senza mediare la selvaticheria delle nostre pulsioni e qualcosa di noi che forse abbiamo da molto tempo smarrito o fingiamo di non sapere”.

Questa è una delle chiavi di lettura che suggerisce la prof.ssa Eva Di Stefano nel suo libro, “Irregolari – Art Brut e Outsider Art in Sicilia” (Edizioni Kalòs. Palermo, 2009), per introdurci nella comprensione del fenomeno dell’Art Brut. La docente è alla guida dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo e della rivista omonima di cui si è scritto anche nella prima parte dell’articolo.

Art Brut e Outsider Art, due dei nomi che designano non uno stile o una corrente, ma un insieme eterogeneo di creazioni individuali: un fenomeno artistico nei confronti del quale negli ultimi anni è evidente il crescente interesse di pubblico, critici e media. Mostre, pubblicazioni, eventi, si susseguono nei più svariati paesi del mondo e le quotazioni di artisti outsider cominciano a raggiungere cifre ragguardevoli. L’Outsider Art Fair, a New York è diventata negli anni uno degli eventi topici dell’arte newyorkese: un appuntamento di risonanza internazionale, nel quale vengono presentate opere di outsiders, artisti che, pur godendo di mercato e popolarità più ristretti rispetto all’arte mainstream, sono sempre più ricercati da studiosi e collezionisti. La Biennale di Venezia 2013 diretta da Massimiliano Gioni, è stata intitolata “Il Palazzo enciclopedico“, traendo ispirazione dall’opera omonima di Marino Auriti, artista outsider. Immigrato abruzzese, meccanico in un garage in Pennsylvania, Auriti aveva trascorso anni a progettare un monumento che contenesse tutto lo scibile umano. Il prototipo di quella “torre di Babele”, abitualmente conservato al Folk Art Museum di New York, è stato il nucleo del percorso della Biennale. Una Biennale junghiana, quella di Gioni, che non a caso si è aperta con la presentazione del Libro rosso, la raccolta di immagini e riflessioni sulle forme archetipiche, al quale il celebre psicologo lavorò per più di 16 anni.

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Palazzo Enciclopedico Marino Auriti

L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome: quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome” Jean Dubuffet

Negli anni in cui la seconda guerra mondiale aveva trasformato intere città in macerie gli artisti tentano di ritrovare l’energia primordiale dell’atto creativo. Nel 1940 venivano scoperti i graffiti preistorici di Lascaux: documento della necessità espressiva dell’uomo agli albori della storia, le pareti di alcune grotte erano dense di immagini dai significati magici e apotropaici. L’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985) è interessato all’idea di un’arte pura e scevra di sovrastrutture e condizionamenti culturali. Egli cercava artisti autodidatti, lontani da accademismi, che non fossero contaminati da una società che aveva prodotto l’orrore delle guerre. Non si limita a conoscere l’arte dei malati di mente, ma di eremiti moderni, di persone socialmente emarginate. Ultimo erede di un Romanticismo che esalta il fiabesco, la cultura popolare e la sincerità di un sentimento non mediato, Dubuffet conia il termine Art Brut. Brut, come lo champagne prodotto dall’azienda di famiglia: grezzo, non edulcorato, autentico, è questo l’aspetto che Dubuffet intende sottolineare delle forme d’arte al centro dei suoi interessi, un termine che, al pubblico italiano, data l’assonanza con alcuni termini della nostra lingua, potrebbe far pensare erroneamente a un’arte “brutta”, “brutale”; da non confondere inoltre con un’altra forma di produzione autodidatta, l’arte naïf, che pur avendo tratti comuni con l’Art Brut, è caratterizzata da modelli ripetitivi e idilliaci: mentre l’arte naïf è consolatoria, l’art Brut è intensa, selvaggia. Fu nel 1972 che Roger Cardinal, uno storico d’arte inglese in contatto con Dubuffet, pubblica un libro sull’Art Brut e, insieme al suo editore, conia il termine Outsider Art. Mentre la definizione di Art Brut designa una qualità, Outsider è un attributo legato alla “posizione”: un’arte dislocata fuori dai canali e dai luoghi deputati generalmente all’arte. Nel 1976 si inaugura a Losanna, in Svizzera, il primo museo esclusivamente dedicato all’Art Brut. Il primo nucleo di opere è composto dalla collezione di Dubuffet. E tra le opere esposte non mancano quelle realizzate da artisti siciliani come Filippo Bentivegna, l’autore del Giardino delle teste scolpite di Sciacca, il palermitano Sabo e, tra le recenti acquisizioni, figura Giovanni Bosco, l’artista di Castellammare del Golfo scomparso nel 2009.

Oggi esiste un universo parallelo di musei, istituzioni, editoria, che svolge un’attività di valorizzazione e ricerca di cui la Sicilia, attraverso il capillare lavoro di ricerca dell‘Osservatorio Outsider Art palermitano, e il Museo di Arte Contemporanea di Caltagirone, l’unico dei musei pubblici italiani ad avere allestito una sezione dedicata all’Art Brut, rappresenta un polo nevralgico.

Se è vero che gli autori outsider oggigiorno difficilmente vivono le medesime condizioni di isolamento degli artisti scoperti da Dubuffet, è pur vero che nella contemporaneità esistono nuove forme di alienazione e marginalità sociale che che in alcuni individui possono sviluppare “strategie creative di resistenza”. Negli ultimi decenni è mutato anche il clima quasi clandestino delle esposizioni di artisti outsider, è sempre più frequente che nelle mostre vengano accostate opere di artisti professionali a opere brut. I confini tra arte ufficiale e outsider sono mobili e sempre più sfumati. Tanti possono essere i fattori che determinano l’attenzione, sempre maggiore, ai fenomeni artistici spontanei. Da un punto di vista estetico è un dato di fatto che, sin dall’affermazione della corrente espressionista, il pubblico è ormai abituato a una produzione artistica più grezza, meno interessata a virtuosismi tecnici, che esalti però la visceralità emozionale. In un’epoca in cui l’inquinamento visivo ci bombarda quotidianamente di immagini mediate, c’è forse il desiderio di un ritorno all’autenticità del messaggio? Se “l’arte è una ferita che si trasforma in luce”, come sosteneva Georges Braque, il potere salvifico che l’arte ha esercitato sugli artisti outsider, risuona nei meandri della nostra psiche permettendoci di intercettare le medesime ferite radicate in noi stessi?

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte:
Dal volume “Irregolari – Art Brut e Outsider Art in Sicilia” di Eva Di Stefano (Edizioni Kalòs. Palermo, 2009)
Dal sito web dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo e dalla rivista omonima.
Da appunti del convegno “Outsider Art: la creazione differente”.