Thursday, June 29, 2017
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Uno sguardo lungo alla convivenza, un altro al percorso arabo normanno: la nuova Macchina dei Sogni – la trentaquattresima – sarà un’edizione profondamente avvinghiata al presente. Che guarderà ai popoli lontani e ai migranti vicini, ma offrirà a tutti una città bellissima su cui si affacciano i monumenti voluti di chi dalla Sicilia è passato e ha lasciato le sue tracce. In un momento storico in cui si alzano muri e si discute di confini, da Palermo parte un messaggio di convivenza e appartenenza. Fatto di pupi, marionette, burattini, musica, gesti e narrazioni, declinate sui passi dell’UNESCO. La nuova Macchina dei Sogni quest’anno ha scelto di “abitare” Palazzo Belmonte Riso, a Palermo – nel cuore del percorso arabo normanno, appunto – trasformato in un’unica scatola sonora che ospiterà mostre, concerti e spettacoli, oltre a particolari e bellissime installazioni che pescano nella memoria delle luminarie di paese, riadattate e reinterpretate. Si inizia mercoledì 31 maggio, alle 18 (ingresso libero) con l’inaugurazione delle mostre: che sono tante e invadono, oltre al museo, anche piazza Bologni: dove per esempio nasce “Arabia”, installazione di Fabrizio Lupo ispirata alla Palermo araba; o “Normanna”, ideata e disegnata da Alessia D’Amico, che pesca tra le formelle e negli archetti per trovare la foglia d’oro dei mosaici della Cappella Palatina.
E ancora, “Normaniche”, collage di trame e tessuti di Roberta Barraja sulla parete dell’atrio principale di RISO. Al calare del sole accoglierà le proiezioni di Fabrizio Lupo, con scene di caccia dei mosaici delle stanze di Ruggero al Palazzo dei Normanni. “Sipario Mediterraneo”, frutto di un lento e minuzioso lavoro a quattro mani della scenografa Alessia D’Amico e la fiber artist Grazia Inserillo. “Ombre bianche sui muri”, installazione illuminotecnica di gobos e lamelle realizzata da Marcello D’Agostino sulle pareti del Museo; e le Sagome merlate in balcone di Tania Giordano, fantasmatiche presenze che si affacciano a bordo ringhiera, accogliendo il pubblico. Nel giardino del museo – recuperato e presentato per la prima volta – una capanna del Mali rivisitata dal CRESM e un suk ricreato con le “cabine” della spiaggia di Mondello. Nella Foresteria, la mostra “Cavalieri Antiqui”: modellini del teatro dei pupi, casotti de li vastasi e del luogo dove si raccontava il cunto, realizzati dai giovani dell’Accademia di Belle Arti; e le miniature di Gianfranco Di Miceli, di alcuni strumenti musicali rappresentati nelle muqarnas della Cappella Palatina. Soltanto questa mostra resterà visitabile fino al 30 giugno.
Gli spettacoli. Si inizia alle 19 con le marionette da tavolo manovrate a vista dell’Atelier La Lucciola, che le userà per raccontare tre avventure dello sciocco (ma furbo) Giufà, personaggio che si dividono un po’ tutti, i Paesi affacciati sul Mediterraneo. In programma i racconti: “Giufà e la statua”, “ Giufà e la tela” e “Giufà e la chioccia”.
lucciola

Nadia Parisi dell’Atelier La Lucciola

Alle 21, ritorna in scena uno spettacolo storico di Mimmo Cuticchio, quell’”Aladino di tutti i colori“ in cui il puparo veste i panni (arabescati) del Genio della Lampada, che appare ad un Aladino-pupo. Con il narratore iracheno Yousif Latif Jaralla; pupari: Giacomo e Tiziana Cuticchio, Tania Giordano e Floriana Patti.
Mimmo Cuticchio e Aladino

Mimmo Cuticchio e Aladino

“Ho scelto di riportare in scena “Aladino di tutti i colori” pensando ai bambini del mondo, accarezzandoli virtualmente con una favola che parla d’integrazione e convivenza – dice Mimmo Cuticchio.
Alle 22,30 questa prima giornata della Macchina dei Sogni si chiuderà con il fiorentino Giancarlo Bloise e il suo Cucinar Ramingo, “piatto” dai mille sapori e odori, tanti quante sono le lingue dei popoli. Bloise propone un curioso e raffinato viaggio nel tempo e nel cibo, e racconta con lievità da giocoliere la forza simbolica e sociale del mangiare e del saper immaginare insieme tra sedani e cipolle.
Cucinar ramingo

Cucinar ramingo

Testi di Giuliano Scabia, Giancarlo Bloise e Maurizio Meschia. In equilibrio tra il ritmo della narrazione e l’amore per le arti della cucina. INGRESSO LIBERO.

Prosegue tra il Museo di Palazzo Riso e il teatrino dei pupi, in via Bara all’Olivella, la rassegna “Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori…”, diretta da Mimmo Cuticchio che venerdì sera ritornerà in scena con il suo Cunto millenario sulla “Follia di Orlando”. Il programma: si discuterà di Opra e di note – mercoledì 28 dicembre dalle 16 alle 20 al Museo Riso – nel corso dell’incontro su “Gesta di voci e canti di legno” in cui si cercherà di accostare, per la prima volta, il Teatro dei pupi alle fonti epiche e alla musica. Da Monteverdi a Vivaldi, analizzando – con l’ausilio di materiali sonori e filmati – il rapporto fra l’opera lirica e i fatti epici legati alla figura di Orlando, di Tancredi e Clorinda, dai primi esperimenti filmici degli anni ’40, fino alle canzoni di Modugno e alle traduzioni cinematografiche di Pasolini. Ma l’attesa è tutta per Mimmo Cuticchio che venerdì 30 dicembre, alle 21 riprende in mano il suo cunto “Pel bosco errò tutta la notte il conte” ovvero “La follia di Orlando”,  il passaggio in cui l’Ariosto narra la pazzia del nobile paladino dopo aver scoperto che Angelica gli preferisce il giovane Medoro. Il ritmo sincopato del cunto, di origine misteriosa e antichissima, scandisce l’epopea per voce sola di Cuticchio. Un colpo di piede sulla pedana, un gesto imperioso della spada, ricevuta come eredità iniziatica dal maestro Peppino Celano, e la voce possente chiamano a raccolta intorno alle avventure cavalleresche di Orlando e dei Paladini di Francia. Un fastoso teatro della memoria si spalanca nel breve recinto del cunto, in cui «ricordare» significa di nuovo, secondo l’etimologia cara al Medio Evo, «rimpatriare nel cuore».
Nel corpo basso del Museo Riso è ospitata fino all’8 febbraio la mostra “Ifuriosinnamorati”, collage di Tania Giordano che raccontano i diversi personaggi, anche i più nascosti, dell’”Orlando Furioso” dell’Ariosto e dell’”Orlando Innamorato” del Boiardo. Ingresso libero.
VIA BARA ALL’OLIVELLA
In via Bara all’Olivella, fino all’8 gennaio, gli artigiani aprono le loro botteghe e presentano creazioni inedite, pensate sulla falsariga del poema dell’Ariosto. In strada, a far da cornice alla botteghe addobbate per Natale, una particolare luminaria che riproporrà la quartina che apre il poema ariostesco.
Sabato 31 dicembre e domenica 1 gennaio, alle 18,30, nel Teatrino di via Bara all’Olivella (biglietto: 10/5 euro) “La pazzia di Orlando – Il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla luna” proposto da Giacomo Cuticchio: i pupi narreranno il magico viaggio di Astolfo sull’Ippogrifo per recuperare il senno del cugino Orlando.

Prosegue tra il Museo di Palazzo Riso e il teatrino dei pupi, in via Bara all’Olivella, la rassegna “Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori…”, diretta da Mimmo Cuticchio. L’Atelier La Lucciola – giovedì 22 e venerdì 23 alle 17,30, e domenica 25 dicembre alle 11 al Museo Riso – racconta con immagini e marionette di carta manovrate a vista, “La fuga di Angelica in tre movimenti”, tra scenari che appaiono e scompaiono, musiche e incanti. Sempre venerdì 23, ma alle 21, il narratore ed affabulatore Paolo Panaro narra “La follia di Orlando” tra amori, follie, ingegno, cavalli alati e paladini perduti. Nel corpo basso del Museo Riso è ospitata fino all’8 febbraio la mostra “Ifuriosinnamorati”, collage di Tania Giordano che raccontano i diversi personaggi, anche i più nascosti, dell’”Orlando Furioso” dell’Ariosto e dell’”Orlando Innamorato” del Boiardo. Ingresso libero.  Infine sabato 24 e domenica 25 dicembre alle 18,30, al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella, il terzo episodio dell’Opra diretto da Giacomo Cuticchio, “Ruggiero libera Angelica dall’orca marina”. Ingresso: 10/5 euro.
ANGELICA PER IMMAGINI E MARIONETTE
Giovedì 22 e venerdì 23 dicembre, alle 17,30 (e il giorno di Natale alle 11)
“La fuga di Angelica in tre movimenti” proposto dall’Atelier La Lucciola e liberamente tratto dall’”Orlando furioso” di Ludovico Ariosto. Lo spettacolo analizza l’idea del viaggio, gli spostamenti fisici e mentali, la consapevolezza di cosa siamo e di quello che vogliamo essere. Angelica è un personaggio che stimola, stuzzica, fa nascere amori e disamori. Principessa del Catai, Angelica proviene dall’Oriente, è la straniera per eccellenza, il sogno erotico di tutti, paladini e saraceni. Crea scompiglio tra i paladini, soprattutto tra i cugini Orlando e Rinaldo, che si sfidano a duello per lei. Nello spettacolo, le immagini e le marionette di carta manovrate a vista su un tavolo di scena, rendono chiare le fughe della protagonista, scandite in tre movimenti. Le avventure e gli scenari appaiono e scompaiono davanti agli sguardi attenti del pubblico, che ascolta una storia destinata a imprimersi nella memoria. Ingresso libero.
LA FOLLIA DI ORLANDO NARRATA
venerdì 23 dicembre, alle 21. Ingresso libero.
Paolo Panaro – La follia di Orlando
Tra le numerose storie che s’intrecciano nel poema, gli episodi che raccontano dello sfortunato amore di Olimpia, duchessa di Olanda, per il suo amante, l’infedele Bireno, si incrociano con la dolorosa vicenda dell’amore non corrisposto di Orlando per Angelica. Ma mentre Olimpia, abbandonata da Bireno, dopo aver rischiato di morire divorata da un’orca marina, troverà finalmente l’amore sposando Oberto, re di Irlanda, l’infelice Orlando perderà completamente il senno quando scoprirà che Angelica si è innamorata di un umile fante saraceno, il bellissimo Medoro. Compito di Astolfo sarà quello di recuperare il senno perduto di Orlando: in groppa a un Ippogrifo, mitico destriero alato, volerà fino in cima al paradiso terrestre e di lì, scortato da San Giovanni, raggiungerà la luna, dove si accumula tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra. Paolo Panaro – allievo di Orazio Costa, attore, narratore e affabulatore – narra di amori, follie, ingegno, cavalli alati e paladini perduti. Ingresso libero.
Paolo Panaro

Paolo Panaro

Nel corpo basso del Museo Riso è ospitata fino all’8 febbraio la mostra “Ifuriosinnamorati”, collage di Tania Giordano che raccontano i diversi personaggi, anche i più nascosti, dell’”Orlando Furioso” dell’Ariosto e dell’”Orlando Innamorato” del Boiardo. Ingresso libero.
VIA BARA ALL’OLIVELLA
In via Bara all’Olivella, fino all’8 gennaio, gli artigiani apriranno le loro botteghe e presenteranno creazioni inedite, pensate sulla falsariga del poema dell’Ariosto. In strada, a far da cornice alla botteghe addobbate per Natale, una particolare luminaria che riproporrà la quartina che apre il poema ariostesco.
Vigilia e natale, sabato 24 e domenica 25, alle 18,30, nel Teatrino di via Bara all’Olivella (biglietto: 10/5 euro) il terzo dei quattro episodi dell’Opera dei pupi, diretti da Giacomo Cuticchio: “Ruggiero libera Angelica dall’orca marina”. Biglietti: 10/5 euro. L’eroina Bradamante libera Ruggiero che il mago Atlante tiene prigioniero in un castello incantato con uno stuolo di dame e cavalieri, per preservarlo dai pericoli mortali. Con l’aiuto della sua amica, la maga Melissa, Bradamante rompe l’incanto e libera i cavalieri. Ruggiero riprende il volo ma dovrà sconfiggere un’orca marina per liberare Angelica.

Folli d’amore, pazzi furiosi a suon di ferri: sono i personaggi dell’Orlando furioso, straordinariamente vitali, animati da sentimenti che a volte li fanno tracimare; in loro abitano passioni complesse, dall’amore al coraggio, al desiderio di vittoria; oppure sono magici, leggeri, naturalmente sentimentali. Dalla grande conoscenza nata dal palcoscenico – è stata ed è tuttora la principale collaboratrice di Mimmo Cuticchio, da anni cura scenografie e costumi degli spettacoli, oltre ad animare i pupi e vederli crescere –
Tania Giordano
ha fatto nascere i collage ed i bozzetti che animano la sua mostra, la prima da protagonista:

I furiosinnamorati
si apre domani (giovedì 8 dicembre) alle 18, al museo regionale di Arte Contemporanea di Palazzo Riso, inaugurando di fatto la nuova rassegna
“Il palazzo incantato Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori… Orlando Furioso 1516 – 2016
” che vede insieme per la prima volta i Figli d’Arte Cuticchio e il Polo Museale, per un progetto promosso dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana. I collage di Tania Giordano declinano i diversi personaggi del romanzo dell’Ariosto, tenendo conto delle diverse personalità e del ruolo che hanno nella narrazione. “Sono furiosi e innamorati, vengono dalla trama del testo e dall’ordito del teatro, ri-nascono in un nido cartaceo e prendono forma dai ritagli che li compongono – racconta Tania Giordano – Uno per foglio, uno per immagine, uno per un pensiero o per un’intuizione, due se son cavallo e cavaliere insieme e… uno per il personale racconto (il mio) plasmato dalla quotidianità del teatro vissuto, scandito dal tempo di attesa dietro i fondali del teatrino, dove ogni pupo-personaggio nasce nel momento in cui entra in scena e tu… aspetti… aspetti con lui, lei, loro”. Cavalieri e destrieri, dame e giganti, serpenti e maghi, paladini e guerriere, ognuno ha un suo speciale disegno, si districa tra pezzetti di carta, foglie, corteccia, acquarello. La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio. Ogni giovedì, venerdì e sabato  10 >24. Domenica, martedì e mercoledì 10 > 20. Lunedì chiuso. Ingresso libero.

I furiosinnamorati
apre di fatto, quindi, la nuova rassegna ideata da Mimmo Cuticchio
che quest’anno ha voluto rendere omaggio alle gesta dell’eroe reso immortale dai versi dell’Ariosto, nel cinquecentesimo anniversario dalla prima edizione del poema, scritto nel 1516. Oltre alla mostra, sia il Museo d’arte contemporanea che il Teatrino dei Pupi di via Bara ospiteranno incontri, spettacoli, letture, cunto. E in via Bara si stanno anche preparando gli artigiani che, dalle loro botteghe, reinventeranno – ognuno a suo modo e con la sua tecnica, sia essa pittura su vetro, intaglio di legno o strumento musicale – i capitoli e i personaggi del poema. In strada, una particolare luminaria riproporrà la quartina che apre il poema ariostesco, richiamando lo spettacolo dei pupi ed evocando in tal modo l’antica tradizione popolare. L’apertura del cartellone di spettacoli sarà proprio nella Sala Kounellis del Museo d’Arte contemporanea di Palazzo Belmonte Riso, rinsaldando quel legame che già da qualche anno vuole Mimmo Cuticchio come uno dei maggiori interpreti dell’arte di oggi, sia essa parola o manovra.  Venerdì 9 dicembre, alle 21 (ingresso libero), è in programma “E anche gli alberi io canto”, lettura commentata di alcuni brani dell’Orlando furioso, ma visti sotto la lenta d’ingrandimento di un esperto in agraria come Giuseppe Barbera. Che non mancherà di analizzare paesaggi e foreste, piante secolari e boschi vetusti, un percorso ideale “verde” dentro l’Ariosto.  Nell’”Orlando Furioso”, fioriscono ovunque alberi di tante specie, disponibili ad accogliere elmi, a fornire le aste per le lance, a cuocere con il proprio legno pozioni, a offrire fiori e frutti come simboli di castità e bellezza femminile. Oppure a offrire foglie per le immense chiome dei numerosi eserciti. Alberi differenti come i paesaggi del mondo: faggi e abeti in continente, allori, palme e lecci nel Sud. Alberi a cui si marita la vite, che disegnano giardini pensili, che nascondono i paladini. Alcuni magici, come il mirto in cui è trasformato Astolfo, o come gli aranci, che tali dovevano sembrare in un mondo medievale che li conosceva appena. Sono le parole incise su alcuni di essi che portano Orlando alla consapevolezza del tradimento di Angelica, a una pazzia che si rivela come un bosco dal quale non si sfugge. Barbera farà rivivere tutto questo, mentre l’attrice Consuelo Lupo leggerà i versi dell’ Ariosto.

Prossimo appuntamento
Palazzo RISO, piano nobile, mercoledì 14 dicembre, ore 21. Ingresso libero
“Quaderno di danze e battaglie” del Giacomo Cuticchio Ensemble

La mostra
Partendo dalla considerazione che l’Orlando furioso è senza dubbio tra i capolavori letterari che più hanno generato una tradizione pittorica e iconografica nel corso dei secoli, e che lo stesso ha una complessa struttura policentrica abitata da personaggi che derivano dall’Orlando innamorato del Boiardo, Tania Giordano descrive, intreccia e ricrea nei suoi lavori il tema dell’amore. Un tema centrale in entrambi i poemi, che i personaggi declinano in svariate forme e situazioni, fino alla pazzia d’amore. Tania Giordano tratteggia i personaggi in una libera interpretazione, rielaborandoli con la tecnica del collage, tenendo conto delle loro diverse personalità e del ruolo che hanno nella narrazione.

I furiosinnamorati
Opere di Tania Giordano
Museo regionale di Arte Contemporanea di Palazzo Riso
8 – 28 febbraio
Orari: Giovedì, venerdì e sabato  10 >24. Domenica, martedì e mercoledì 10 > 20. Lunedì chiuso.

In coda alla furia e in capo all’amore, evocati dal suono di antichi cantori e poi accampati nelle tende dei versi di pagine d’autore: Boiardo, Ariosto, ecc. Personaggi in tavole di palco teatrale, solitari fra le quinte di una personale memoria e tuttavia legati l’uno all’altro dai fili del racconto, lacci creati da sdegno e amore, da palazzi incantati e antri oscuri, da lance, spade e scudi, da cavalcate in groppa a destrieri in carne di vento e sangue di fuoco, o dotati di zoccolo di monte Grifeo e ali che si aprono al cielo immenso del Meraviglioso.
Sono furiosi e innamorati, vengono dalla trama del testo e dall’ordito del teatro, ri-nascono in un nido cartaceo e prendono forma dai ritagli che li compongono. Uno per foglio, uno per immagine, uno per un pensiero o per un’intuizione, due se son cavallo e cavaliere insieme e… uno per il personale racconto (il mio) plasmato dalla quotidianità del teatro vissuto, scandito dal tempo di attesa dietro i fondali del teatrino, dove ogni pupo-personaggio nasce nel momento in cui entra in scena e tu… aspetti… aspetti con lui, lei, loro. Agisci nel comune esercito paladinicosaracenico, felice di viverne le diverse uguaglianze, vedi ombre di elmo e turbante, suoni di battaglie e abbracci d’amore, l’orecchio ascolta formule magiche e il corpo è lì come muto albero del Bosco della Foglia, la cui corteccia vede il passaggio di cavalieri e destrieri, dame e giganti, serpenti e maghi, ognuno ha un suo speciale disegno, un interesse che lo muove, un amore, una ricerca, un tradimento, una sconfitta, una vittoria, un’amicizia, un regno, un oggetto, un segno o solo un animo in continuo movimento… poiché sei cavallo e cavaliere errante, sei bestia umana e camminare sognando devi… da Oriente a Occidente… sconfinando sempre… cercando, incontrando, scontrando… camminando su una personale geografia… anche solo con la luna assolata della fantasia! Il… Solvite me… lo scioglietemi (come dice Orlando ai suoi compagni dopo la follia) della loro esistenza sono il corpo-voce dell’Oprante… che tutti loro tiene dentro come maglie di filati sciolti, nell’attesa di annodarli in prossime avventure colorate dall’infuso che mescola insieme saggezza e follia… come il prezioso liquido dell’ampolla del senno di Orlando… come la vita! Piacciavi… rivolger uno sguardo verso loro!!!
Tania Giordano

GLI SPETTACOLI

Museo Riso
venerdì 9 dicembre, ore 21. Ingresso libero
E anche gli alberi io canto
Giuseppe Barbera commenta alcuni brani dell’Orlando furioso
Consuelo Lupo legge i versi di Ariosto
È un paesaggio di foresta, di piante secolari e boschi vetusti quello che domina il libro di Ariosto. Luoghi disposti alle battaglie, dove ogni tanto si innalzano castelli, radure fiorite, campagne fertili e giardini magnifici che ne interrompono l’intrico e si dispongono a magie e ad amori. Ovunque alberi di tante specie, disponibili ad accogliere elmi, a fornire le aste per le lance, a cuocere con il proprio legno pozioni, a offrire fiori e frutti come simboli di castità e bellezza femminile. Oppure a offrire foglie per le immense chiome dei numerosi eserciti. Alberi differenti come i paesaggi del mondo: faggi e abeti in continente, allori, palme e lecci nel Sud. Alberi a cui si marita la vite, che disegnano giardini pensili, che nascondono i paladini. Alcuni magici, come il mirto in cui è trasformato Astolfo, o come gli aranci, che tali dovevano sembrare in un mondo medievale che li conosceva appena. Sono le parole incise su alcuni di essi che portano Orlando alla consapevolezza del tradimento di Angelica, a una pazzia che si rivela come un bosco dal quale non si sfugge. Non a caso contro di essi si accanisce quando il dolore essa diviene insopportabile. Contro gli alberi silvestri ma soprattutto contro quelli della campagna. Come avviene oggi, ribadendo una follia che è ancora nostra e che si manifesta nella distruzione dei boschi, nella cancellazione dei paesaggi.

Ecco il progetto “Tra i sentieri dei Ventimiglia”, composto dallo spettacolo teatrale di Mimmo Cuticchio, in programma sabato 16 aprile alle 17; e dalla mostra a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi che si inaugura domenica 17 aprile, sempre alle 17. L’appuntamento è al Museo Civico di Castelbuono.

Commissionato dall’istituzione castelbuonese e co-prodotto dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, il progetto – legato alle vicende storiche che ruotano attorno alla figura di Giovanni I Ventimiglia (1382-1473 circa) capostipite dei Marchesi di Geraci e Signori di Castelbuono – è stato realizzato in collaborazione con il Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, e grazie al sostegno di Elenka.

A riscrivere – basandosi sugli studi storici di Orazio Cancila – e mettere in scena questo frammento della storia della Sicilia uno dei più grandi artisti del teatro dal vivo in Italia, Mimmo Cuticchio con la collaborazione,  in veste di “dramaturg”, di Piero Longo.

La mostra Tra i sentieri dei Ventimiglia raccoglie gli apparati scenici, i pupi originali e le scenografie realizzate dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, all’interno di un’installazione curata da Pietro Airoldi; a corredo, una video-installazione di Costanza Arena e Roberto Salvaggio, del corso di Audio Video dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Le musiche originali di Giacomo Cuticchio sono ispirate alla poesia scritta da Torquato Tasso per Giovanni III Ventimiglia nel 1590. Il pupo di Giovanni I Ventimiglia è stato realizzato da Mimmo Cuticchio con metodi artigianali e insieme innovativi, riprendendo ad esempio il vecchio uso degli occhi di vetro, utilizzati per le statue dei santi e che Cuticchio ha acquistato in Messico, e sbozzando lo scudo che riprende l’aureola del busto argenteo di Sant’Anna, conservato nella cappella palatina del Castello dei Ventimiglia, a Castelbuono. Sia il pupo che l’opera video di Costanza Arena e Roberto Salvaggio dell’Accademia di Belle Arti di Palermo entreranno a far parte della collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono. Ad accompagnare la mostra un catalogo che raccoglie i testi di Mimmo Cuticchio, Mario Zito, Francesca Spatafora, Piero Longo, Giovanni Ventimiglia, Pietro Attinasi, Angela Sottile, Laura Barreca, Valentina Bruschi.

Per l’occasione torna nella Sala Romana nel Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, dal 20 maggio, il famoso Ariete in bronzo presumibilmente del III a.C., donato nel 1448 ai Ventimiglia con l’esemplare gemello, distrutto nel 1848.