Wednesday, September 20, 2017
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Don Pinuzzo, il rosso, il formaggiaro, la panettiera dei colombi, l’olivaro, l’erbolaria, il verduriere, questi sono i miei luoghi di affezione, negozi e bancarelle dove compro da mangiare.
Io faccio la cuoca in un piccolo circolo, nzocchè, mi sono auto eletta cuoca di dio, e il broccolo deve essere solo quello di don Pinuzzo che monta ogni mattina tranne la domenica e il lunedì il suo banco al mercato del Capo, da don Pinuzzo non trovi tutto, trovi le verdure che non passano dallo scaro, i mercati generali, gli sparacelli sono quelli nostrani tutti foglie e col fiore piccolo, le patate di giardino, le melenzane lunghe le trovi il 13 giugno per sant’Antonino – il suo santo – dice, indicando il picciotto che sarà più anziano di lui, eletto per una volta l’anno ancella della melenzana, lo so, si dice melanzana, ma proprio non ci riesco, l’anno scorso gli chiesi come mai non aveva peperoni – non mi piacciono – fu la risposta.

Accanto a don Pinuzzo ogni tanto, non si sa mai quando, c’è una lapa, cardi carciofi finocchietti di montagna verdure selvatiche, quando lo trovo gli chiedo invano da anni: ma lei quando c’è? Per rispondere risponde ma non mantiene mai le promesse, un dramma se ho organizzato di fare i cardi per un giorno x, ma le verdure le raccoglie lui e sono le più buone.
Sempre al Capo c’è il mio olivaro, olive verdi olive nere, quelle di Castelvetrano, quelle al fiore, capperi, acciughe, origano e il migliore baccalà, è quello che si trova all’incrocio fra via Cappucinelle e via Porta Carini, prima di addentrarsi in via Bandiera, di fronte a lui la signora delle erbe, con lei ci baciamo e abbracciamo, sedano prezzemolo basilico menta, mi chiede sempre come sta il serpente che ho tatuato nel braccio.

I formaggi li compro in corso Olivuzza, c’è una piccola bottega con le pareti rivestite di caciocavallo, in ogni forma c’è la data, stagionato semi, stagionato fresco, primosale, pecorino primintio, scamorza affumicata, caciotte, ricotta quando è stagione, è tutto formaggio della zona e il profumo si sente già dall’isolato precedente, lui è sempre allegro e chiacchiera con tutti e tutti chiacchierano fra di loro, devi avere tempo perché lì dentro gli orologi si fermano, saranno gli effluvi di formaggio che rendono tutti socievoli e pazienti.
La mia panettiera è rimasta vedova da poco, lui stava sempre a sonnecchiare su una sedia davanti la porta, dentro i piccioni tubavano sulle tavole dove stava il pane, poco igienico ma tanto poetico, i migliori sempre freschi di Palermo, pane non ne compro quasi più ma ci compro l’acqua per affezione, se voglio sapere novità sul quartiere vado a trovarla.
E poi il rosso, il mio pescivendolo, a mezzogiorno non ha più niente, ogni volta che passo lì davanti mi sento chiamare per offrirmi un paio di gamberi crudi, sbuccio il corpo succhio la testa butto i resti sotto la balata di marmo dove sono esposti pesci vivi e profumati, ringrazio e vado via.

Questi sono alcuni dei miei luoghi di affetto e bontà, rapporti fatti di sorrisi, mezze parole, gentilezze, non li cambierei per nulla al mondo, eppure il mercato sta morendo, ogni volta un’altra saracinesca abbassata, il posto di una bancarella vuoto, e gli ipermercati crescono in una spersonalizzazione dei rapporti, in prodotti dozzinali etichettati, sterilizzati, io vado a piedi a fare la spesa, mi carico di sacchetti, che lascio strada facendo per poi recuperarli sulla via del ritorno, sarebbe più facile andare in un ipermercato una volta a settimana e caricare la macchina, io non ho macchina, io vado a piedi e mi metto la sveglia perché a mezzogiorno don Pinuzzo sbaracca, perché mi piace la sua faccia antica, perché mi piace la signora delle erbe che mi chiede del serpente, perché mi piace camminare sulle balate in mezzo alle bancarelle profumate di frutta di stagione, perché mi piace sentirmi chiamare, salutare, perché comprare il formaggio è come fare visita a un amico, perché il baccalà dell’olivaro lo faccio mangiare anche a chi non mangia baccalà, perché la cucina è cultura, conoscenza, ricerca, pazienza e affezione, se chiudono le botteghe i piccoli negozi le bancarelle i banchi del Capo, chiude un po’ pure la nostra cultura, cultura materiale, storia di noi.