Sunday, December 16, 2018
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Come molti palermitani conosco piccoli angoli magici dove la città smette di strillarti nelle orecchie e diventa più morbida, ti abbraccia con alberi, cespugli, ti offre persino frutti succosi, in questi momenti bucolici ti rendi conto che gli agrumeti sono alla portata di tutti. Fra poco saranno carichi di frutti tondi e dolci. In primavera, continuano a stordirti con il profumo della zagare, un odore struggente, che ti conduce per mano e ti ricorda come stavamo: eh, sì, qui era Conca d’oro. E se una conca risplende di oro, immaginatela questa bacinella verde e sfavillante, abbaglia.

Della potenza vitaminica della frutta ne sono accorti a Milano e a Roma, dove hanno varato Frutta urbana, una mappa social per scoprire un vero tesoro: tutti gli alberi capaci di dare frutti, arbusti di proprietà della municipalità. Attraverso una app chiunque può seguire le stagioni e segnalare, tramite computer, tablet o cellulare, una nuova pianta da inserire sulla mappa interattiva: fra poco saranno pronti, grossi come luminarie, arance, limoni, pompelmi, cachi, da poco si è spenta l’estate di albicocche, nespole e bacche di rosa, ciliegie, gelsi, dei fichi. Ecco, vogliamo parlare dei fichi, che crescono ovunque e sfidano il cielo? Alberi di Fichi sopravvivono persino sulle mura di palazzi storici diroccati. Ogni siciliano sa come raccogliere gli spinosi fichi d’india, parliamone, sono movimenti precisi, che bisogna imparare per non bucarsi le dita. Molti monasteri, hanno stupefacenti giardini interni, che prosperano fra le alte mura, come la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, in via dei Benedettini, potete visitarli.

In corso Alberto Amedeo, zona contraddistinta dal lavoro degli antiquari che hanno la bottega praticamente a vista sul marciapiedi, se alzate lo sguardo, potete intravedere il giardino pensile dei Bastioni di porta Guccia, detto anche della Balata o del Papireto (che prende il nome dal fiume sotterraneo che scorre sotto questo punto).
Sui bastioni si può intravedere il Palazzo del Marchese Guccia e il suo affascinante giardino pensile, una dimora elegantissima che risale alla fine del XVIII.

Fino a qualche anno fa il bastione era abitato anche da una coppia di pavoni, li potevi incontrare,  capitava che planassero per assistere da vicino ai restauri degli antiquari. L’ingresso del palazzo è in vicolo Guccia, accanto al convento della Cappuccinelle.

giardino

Io sono personalmente attratta dai luoghi della città che confinano con la campagna, mi spiego, non parlo di villette pubbliche, viali alberati, della Favorita oppure di Montepellegrino, che è persino riserva. No, io parlo di angoli inaspettati, dove puoi prendere il formaggio dal casaro, a due passi dal centro, dove puoi fare una passeggiata in un prato di margherite selvatiche, dove puoi comprare una bottiglia di latte appena munto. Se sei fortunato puoi assistere a una zabbinata, cioè alla cottura in diretta della ricotta, capita, è comprovato.

zabbinata

In questi punti disseminati, puoi respirare e vivere davvero la città di una volta. Io ho passeggiato nella natura costeggiando il laghetto di Villa Niscemi, per dire (tutta via San Lorenzo è soffusa di villette all’ombra di giardini nascosti) mi sono inoltrata in una stradina a metà fra la Favorita e la palazzina cinese e ho sentito odore di camino. Ho visto le mucche che avevano prodotto il latte che avrei messo sul fornello di casa, dietro viale Michelangelo, e le ho pure fotografate.

Non è un’intuizione tanto bislacca o poetica, ebbene in occasione di Palermo, capitale italiana della cultura 2018, fino al 4 novembre 2018, si terrà in città la biennale itinerante dedicata al contemporaneo: Manifesta 12, il titolo scelto è tutto un programma “Il giardino planetario. Coltivare la coesistenza”. Fra le installazioni parliamo di Fallen Fruit visibile nella carta da parati che avvolge alcune stanze di Palazzo Butera, è il prodotto di una collaborazione artistica iniziata nel 2004 a Los Angeles tra David Burns, Matias Viegener e Austin Young. Dal 2013, David e Austin continuano a lavorare insieme al progetto. Fallen Fruit ha portato un’iniziativa concreta, ovvero mappare tutti gli alberi da frutto nati sul suolo pubblico di Los Angeles. Una parte dell’esperienza è stata traslata a Palermo con La Public Fruit Map di Palermo (bellissima, ci sono suggerimenti sull’utilizzo della frutta, tipo “fatti una granita”) iniziativa che è parte di Endless Orchard, di respiro globale, intende mappare gli alberi che donano frutti commestibili dell’intero pianeta. Bello, no? La conca, il bacino assolato, abbaglia ancora.

palazzo butera

 

Sabato 7 luglio s’inaugura la 37° edizione del Festival Internazionale delle Orestiadi di Gibellina (dal 7 luglio all’11 agosto, con la direzione artistica di Alfio Scuderi), con ‘La Lunga notte del contemporaneo’, evento performativo promosso in collaborazione con la biennale d’arteContemporanea, Manifesta 12, produzione esclusiva per le Orestiadi 2018, immaginata e costruita in occasione del cinquantesimo anniversario del terribile terremoto che distrusse la città di Gibellina, attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea, tra parola, danza, musiche e visioni d’arte.Dalle ore 20 in quattro luoghi del Baglio di Stefano – la Terrazza, il Cortile inferiore, la Montagna di sale, il Giardino degli Odori – andranno in scena quattro performance inedite che si intrecceranno tra di loro:

Ore 20,00 ‘300 Grammi’ in Terrazza

Costruzione estemporanea di pittura sonora ideata da Angelo Sicurella e Igor Scalisi Palminteri: ogni passaggio di Igor sulla tela produce un suono che viene campionato e processato in tempo reale da Angelo, che lo filtra e lo manipola fino a creare un tessuto sonoro e visivo simbiotico.

Ore 20,45 ‘Gold’ nel Cortile inferiore

Work in progress basato sulle complesse suggestioni provenienti dall’elemento oro di Gianni Gebbia e Giovanni Scarcella: una performance cherichiama fortemente la crisi inequivocabile dei nostri giorni, in bilico tra due sponde, in quella zona di transito dove persistono parallele due forze, quello della ricaduta e quella di una spinta di superamento.

Ore 21,30 ‘Beat’, nel Cortile superiore, sulla Montagna di sale

omaggio inedito che Alessandro Haber dedicherà alla Beat generation, accompagnato al pianoforte da Mario Bellavista. Haber apparirà sulla montagna di sale di Mimmo Paladino per interpretare una selezione di testi di Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg. L’influenza artistica di Jack Kerouac è mondiale, e non è solamente spirituale, ma poetica, tecnica. Ha ispirato Bob Dylan a farsi menestrello del mondo.  Beat, il termine stesso con cui Kerouac definì la generazione di protesta del secondo dopoguerra, esprime il senso di sconfitta – più ancora che il senso mistico di beato, o musicale di ritmo. La sconfitta è quella dell’uomo moderno di fronte alla falsa comunicazione, all’avidità di denaro, alla sete di potere, all’amore della violenza. E quando Ginsberg lanciò il suo Urlo, la sua raccolta di versi, fu in un tentativo di salvare le anime giovani non ancora contaminate dal conformismo di massa.

Ore 22,30 ‘Il corpo nostro è simile ad un giardino’ nel Giardino degli odori:

il doveroso omaggio che le Orestiadi dedicano alla poesia e al teatro di Franco Scaldati, già direttore del Festival, curato dalla Compagnia Franco Scaldati diretta da Melino Imparato. Un viaggio dentro il giardino degli odori ci accompagnerà dentro la scrittura dell’autore. Letture di frammenti di testi di Scaldati a partire dalle riscritture di Shakespeare de La tempesta, Macbeth, Otello, navigando tra le cuciture con brani di suoi testi (operazione cara a Franco). In scena, tra gli alberi del giardino, Melino Imparato e Salvatore Pizzullo, accompagnati dai suoni di Michele Cirringione.

Il potere visionario, comico e drammatico della poesia di Scaldati, la musicalità della sua lingua, in un viaggio tra i suoi personaggi più crudi e disperati o le angeliche e innocenti figure del suo teatro. Scompaginazione e reimpaginazione di pagine per   raccontare il potere visionario dei suoi testi. Una lingua nuova per un nuovo teatro, come Scaldati amava descrivere il senso della sua scrittura.

Dalle ore 22,30 alle ore 24,00 saranno visitabili gli spazi del Museo delle Trame Mediterranee che ospitano i lavori di ‘Collective Intelligence’, collettivo di 10 artisti che vivono e lavorano in Finlandia, Germania e Palermo, ospitati in residenza dalla Fondazione Orestiadi, da maggio a luglio.Growing a Language è una proposta transdisciplinare del collettivo e comprende una mostra e una serie di performance. Negli stessi orari sarà possibile visitare anche la mostra ‘Trasversalità dello spazio, Luogo di desideri’ realizzata in collaborazione con la Facoltà di Belle Arti dell’Università dei Paesi Baschi di Bilbao.

 

Domenica 8 luglio, dalle ore 21.15 entriamo nel vivo di uno dei temi principali del nostro Festival, “#ClassicoContemporaneo”, grazie ad un adattamento originale dell’Orlando Furioso con Stefano Accorsi, che giocherà con i versi dell’Ariosto per condurci alla scoperta delle appassionanti avventure di Orlando, sotto la Montagna di sale di Paladino (Baglio di Stefano). Un mondo romanzesco e senza confini abitato da dame in pericolo e cavalieri senza paura, in un rocambolesco viaggio che porterà il pubblico dalla Francia di Carlo Magno fin sulla luna. Uno spettacolo che toglierà il fiato tra duelli e colpi di scena e che avrà sempre al centro la romantica storia d’amore tra la bella Angelica e l’indomito Orlando.

Iniziano così le Orestiadi 2018 che si svolgeranno fino all’11 agosto, attraversando i quattro temi principali: #ClassicoContemporaneo, #QuarantaCinquanta, #CittaLaboratorio, #PoeticamenteSicilia. Il programma mira a rafforzare l’identità delle Orestiadi attraverso l’unicità dei suoi progetti, confermando Gibellina come uno dei poli principali del teatro contemporaneo in Sicilia.