Monday, August 21, 2017
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La tradizione dei prisenti – lunghi drappi ricamati portati in processione durante i  festeggiamenti in onore di San Rocco a Gibellina, ma in realtà tradizione storicamente nata con la festa del SS Crocifisso Festa Ranni –
affonda le sue radici probabilmente nella tradizione islamica che era solita ricoprire le tombe dei suoi custodi, con un drappo verde.

Tale tradizione, venne quasi totalmente abbandonata in seguito al sisma del 1968  e poi ripresa da Ludovico Corrao nel 1981 grazie al coinvolgimento della cooperativa di donne ricamatrici di Gibellina che realizzano un grande drappo in velluto rosso decorato con spighe dorate, di cui Vincenzo Consolo scrive nel 1983: ….una preziosa reliquia di quella che si chiama civiltà contadina: un lunghissimo drappo di seta color porpora, ricamato  a grappoli d’uva e spighe d’oro, un drappo che si portava in processione durante le feste religiose.
Quella seta rossa e quei grappoli e spighe d’oro diventano ora simbolo di rinascita dal sangue e dalla sofferenza. Simbolo di cultura, d’armonia e di pace …
e negli anni successivi con  il coinvolgimento di  diversi artisti chiamati annualmente a realizzare un nuovo drappo.

I Prisenti, fanno parte, oggi, della collezione permanente del Museo Civico L. Corrao del Comune di Gibellina, in parte esposti presso il Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi,  sono stati realizzati dopo il 1981
da Michele Canzoneri, Pietro Consagra, Alighiero Boetti, Sami Burhan (Siria), Carla Accardi,  Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato , Carlo Ciussi,  Isabella Ducrot,  Renata Boero, Marco Nereo Rotelli, Nja Mahdaoui (Tunisia) e nel 2015, da Gandolfo Gabriele David.  

Nel 1993 i Prisenti  furono esposti nel Padiglione Italia- sezione Transiti – della XLV Biennale d’Arte di Venezia, Punti cardinali dell’arte, a cura di Achille Bonito Oliva. Dopo la prestigiosa vetrina veneziana per la prima volta viene nuovamente presentata l’intera collezione.

Fulvio Abbate, in un suo contributo del 1985, ricorda il Prisente di Alighiero Boetti: Ha ritagliato nel raso le icone e le lettere da comporre poi sul «presente» per san Rocco, disponendole nel campo dell’arazzo troncato di rosso e di verde. Al centro, posta in verticale, la Sicilia quasi ruba all’Africa le sembianze.
I delfini le tengono compagnia assieme ad una carovana di cammelli e una gazzella che spicca il salto come marchio di chissà quale air line […]L’arazzo, il «presente»   anche grazie all’aiuto delle ricamatrici gibellinesi   il 15 agosto del 1985 ha attraversato quasi ogni via della città, come stendardo
che segna il compimento dell’evento eccezionale, così come in antropologia è definita la festa. Ma io, tra le possibili risonanze esistenziali, penso anche alle bandiere in cima a un edificio ancora fresco di calce. Luogo annuale della devozione religiosa il rito del «presente» in Sicilia è
giunto attraverso la cultura dell’Islam, dove un drappo di tela verde copre le tombe dei suoi custodi. Ne ha avuto sentore Alighiero, decidendo così di capovolgere la forma dell’isola? È probabile.

La  mostra viene realizzata con la partecipazione di alcune classi del Liceo Classico Internazionale Giovanni Meli e il Liceo Scientifico Galileo Galilei di Palermo e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, coinvolte, insieme alla Fondazione Orestiadi nel progetto MIUR
“Made in Sud, itinerari tra saperi, tradizioni e produzioni di Sicilia
”. Gli studenti, affiancati dai docenti e da esperti esterni, hanno svolto ricerche, interviste, realizzato il materiale didattico a supporto della mostra, oltre ad un nuovo prisenti. Il lavoro svolto, sarà presentato il prossimo 16 dicembre presso gli Istituti Scolastici.

 

Real Albergo dei Poveri -Corso Calatafimi, 217

Orari: da Martedì a Domenica 9.00 – 13.00; 15.00 –  19.00 Lunedì chiuso

Ingresso gratuito- L’ingresso è consentito fino a  trenta minuti prima della chiusura

Info: Real Albergo dei Poveri +39 091422314 / Fondazione Orestiadi + 39 0924 67844