Wednesday, September 20, 2017
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Qui in versante geografico dell’Isola siciliana c’è l’imperatore ottomano della cucina, Ciccio Sultano, che crea piatti sontuosi che condensano lo spirito mediterraneo al Duomo di Ragusa Ibla.

Guardare le edicole votive: sono la testimonianza di una adorazione popolare, che dedica altari in segno di riconoscenza, spesso luminosi e con lumini rossi accesi, qualche ramo di ulivo, una piantina a ravvivare, costruiti dopo eventi devastanti da cui ci si salva per intercessione divina, come qui nel caso del terremoto del 1693.  Per farsi un’dia si può cominciare vedendo l’icona della Madonna del Rosario, che si può raggiungere imboccando alla fine del corso Italia la via XXIV Maggio.

E dal sacro passiamo al profano con il gusto: ecco fra le cose da fare, assaggiare il formaggio Ragusano dop, un formaggio sopraffino e antichissimo possibilmente accostato o a un vino, o a marmellate e mieli bio del comprensorio.

Prendere, almeno una volta nella vita, il treno storico che attraversa la Val di Noto per conoscere il barocco da una nuova prospettiva.

Una serie di scale, e ce ne sono molte, ricuciono, con la loro maestosità barocca, Ragusa alta (superiore) e Ragusa bassa (inferiore) detta anche Ragusa Ibla, la città è stata ricostruita dopo il terremoto, tessendo una mappa di salite e discese fra i diciotto monumenti, chiese e palazzi, dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’Unesc0 e consolidati set della fiction RAI sul commissario Montalbano.

Qui potrete anche conoscere la tecnica della petra a sicco. Perché la zona è tuttora nota per i muretti a secco, sono i classici soggetti delle cartoline, sono muri rurali, niente calce, tirati su con precisione artigianale, sovrapponendo pietre che servivano a delimitare confini e permettere il pascolo delle mucche.

Vedere il Giardino di Ragusa Ibla, che raccoglie, trasversalmente, le passeggiate al belvedere di tutti i
cittadini e comprende un parco giochi per i bambini e piante che sembrano nate dall’estro di Edward Mani di Forbice.


Per raggiungere questa villa comunale si procede lungo un percorso di rara bellezza, si scende dalla scalinata di Santa Maria delle Scale o delle Cateratte. Lungo la discesa si attraversa il palazzo barocco della Cancelleria e quasi di fronte, nell’ultimo tratto di scale, ci si trova davanti la chiesa della Madonna dell’Itria (la Madonna raffigurata in piedi col bambino, secondo i bizanzini itria, “patrona del cammino”). La scala termina, a sorpresa, nella bella piazza Repubblica; poco prima s’incontra palazzo Cosentini, in restauro, da dove si vede la chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, con lo splendido campanile foderato di piastrelle azzurro cielo e ornato di disegni di vasi di fiori.
Inoltrandosi per via XI febbraio – che diventa via Capitano Bocchieri e al numero 33 rapiscono lo sguardo i bei mensoloni del palazzo La Rocca, oggi sede dell’Assessorato al turismo – si arriva alla piazza del duomo dove, appunto, sorge il Duomo di San Giorgio. La struttura custodisce la statua del santo, ritratto a cavallo con il drago acciambellato ai piedi, e viene portata in trionfo per le navate e fatta “ballare” (letteralmente lanciata in aria a più riprese) l’ultima domenica di maggio.

Enna la fascinosa è la provincia che si trova proprio al centro dell’Isola, nel promontorio più alto d’Europa e che molti indicano più comunemente come l’Ombelico della Sicilia. Questa città che nel suo centro storico e nei suoi dintorni risplende di magico e arcano fascino, Enna fu all’origine una roccaforte sicana e un importante presidio romano, essendo rimasta autonoma durante la dominazione greca.

Luminosa e prospera fu la sua epoca araba. Al centro della città domina su ogni cosa il Duomo, costruito nel Trecento ma ricostruito tre secoli dopo e particolarmente affascinante per la sua zona absidale in stile gotico.

Fuori dall’abitato su uno sperone roccioso si erge il bellissimo Castello Aragonese che ebbe nella sua lunga sopravvivenza diverse destinazioni: fortezza, castello e carcere.

Delle sue venti torri, di cui vantava il possesso il Castello di Lombardia nel periodo anteriore alla dominazione sveva, ne rimangono sei, poste nella parte più alta della città.

Probabilmente rudere di un complesso fortilizio più ampio la Torre di Federico, risalente al Duecento e sita nei giardini pubblici.

Per godere di un panorama bellissimo e indimenticabile, è infine consigliata la visita alla Rocca di Cerere.