Monday, December 10, 2018
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Le prime volte che andavo ad Agrigento mi sorprendevano sempre alcune riflessioni dei suoi cittadini, una in particolare, che riguarda la Valle: gli agrigentini sono persuasi della magia di questo luogo, tanto da essere capaci di persuadere anche te, mentre li ascolti. Se per esempio piove in centro, oppure tira vento, di solito chiedono “ok, qui c’è cattivo tempo, ma nella Valle?”, convinzione che li porta a dichiarare, con naturalezza: “sono passato dalla Valle e il cielo era sgombro. Ah qua piove”. Come se la Valle fosse un luogo a parte (dista solo 5 minuti di macchina da Girgenti – ah, sappiate che gli agrigentini si chiamano giurgintani, dal vecchio nome in voga fino agli anni Trenta: Girgenti – e a piedi ci arrivi in mezz’ora) dove le leggi della fisica, del meteo e della cronologia temporale, contano fino a un certo punto.

Ma la cosa più straordinaria di tutti, e qui dovete credermi, è che hanno ragione. Non deve essere proprio scontato dormire, vivere, mangiare e passeggiare, all’ombra dei Templi. Nella Valle, come testimonia la Festa del Mandorlo in fiore, la natura ha un suo microclima stupefacente, dove il rosa degli alberi si affaccia a trasformare il paesaggio (non a caso, miglior paesaggio italiano per il 2017) già alla fine di febbraio.  Agrigento è una città dalla storia millenaria, famosa nel mondo innanzitutto per la sua via Sacra, segnata da maestosi templi. Qui i Greci svilupparono un loro stile, un unicum.  Sono passati vent’anni da quando la Valle dei Templi è stata dichiarata patrimonio Unesco. I templi della Valle –  un tempo vistosamente colorati – scintillano al sole,  perché arrivano dalla sabbia, se li guardi bene trovi tracce di gusci e conchiglie persino nelle scanalature. Sono fatti di tufo, o calcarenite, ma non si sbriciolano, non tornano alla forma originaria, grazie a minuscoli spruzzi di luminescente quarzo – minerale inscalfibile – che permettono loro di sopravvivere ai secoli. Ecco una breve lista, fatta a modo mio, senza nessun criterio se non quello personale, basato su simpatie, interessi e divertimento, di cose da fare in questa città.

  1. Visitare la Valle in orari inusuali. In alcune stagioni, si organizzano spettacoli all’alba o di notte. Per tutte le info consultate https://www.lavalledeitempli.it/. Io ho visto di notte Elekta, per  esempio, con la regia di Vittoria Faro, ed è stato sorprendete vedere gli attori muoversi in questo spazio così mistico. Oltretutto si organizzano anche visite guidate ai percorsi sotterranei dell’area archeologica. Poi potete attraversare anche la Valle a cavallo, se  lo volete o siete appassionati, info qui.
  2. Partecipare alla festa del Mandorlo in fiore. Beh, vi emozionerete, e parecchio. Ballerete e vedrete suonare e sfilare gruppi folk da tutto il mondo. Cosa racconta, a una come me, la festa del mandorlo in fiore? Io sono abituata a feste patronali, a commemorazione di Santi suppliziati, pesti e martiri. Che mi dice questa festa? Le lacrime degli agrigentini non appena attacca il rullo dei tamburi? Che la Valle è davvero (a ragione) un posto magico, dove storia e mito fanno accadere meraviglie? Che l’amicizia e l’amore sono le uniche cosa che contano? Che bisogna restare vivi e ballare pazzi? Che il solo motivo per cui esiste la festa è questo: riconoscere la potenza di un incontro. Fra persone. E allora capite perché si piange? Chiunque piange di gioia, quando ritrova un amico.
  3. Vedere il mare dalla via Atenea. Agrigento è in collina, ed è bello lasciarsi avvolgere dalla luce che si rifrange sulla distesa azzurra. Ci sono bar e locali praticamente affacciati sul mare, dove prendere aperitivi o cenare con una vista da sogno. Come il Terracotta o il Matra. 
  4. Seguire l’itinerario per i cortili e gli angoli fioriti. L’Associazione Amici dell’Accademia ha creato un premio speciale, Girgenti in fiore, dedicato a quanto curano e abbelliscono, con piante e fiori, alcuni punti della città. Se vi capita di  passare in centro visitate la via Gubernatis, oppure concedetevi una cena a Vicolo Lo Presti,  al ristorante Perbacco, qui la vulcanica Valeria Lombardo ha coinvolto il vicinato e con il riciclo creativo ha creato un piccolo cortile suggestivo, oppure fate una visita al cortile Ribera, decorato dal B&B Mille e una notte.mappa_Girgenti_in_fiore
  5. Affacciarsi al belvedere Modugno. Domenico Modugno, dicono, fosse convinto di portare fortuna. Eh, sì, l’autore e interprete di Nel blu dipinto di blu, amava questa città. Una sagoma che guarda il mare, dono dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo, lo ricorda. E chissà se sfiorarla non porti davvero fortuna, provare per credere. Da lì potete anche guardare il paesaggio grazie al binocolo panoramico dono del Rotary club di Agrigento. 
  6. Correre al tramonto al Viale della Vittoria. Questa via elegante e con vista mare, fra cespugli di fichi d’india e alberi, attraversata dal giardino e l’arena Bonsignore, la Villa Altieri e il Viale Cavour, arricchita dai vasi in ceramica creati dell’Accademia Michelangelo e “adottati” dai cittadini, è la scenografia preferita di una passeggiata tipica, quella per un gelato al pomeriggio. Qui, come se fosse una specie di appuntamento non dichiarato, al tramonto, si corre. Runner in tuta, scarpette e auricolari, cominciano a percorrerla su e giù, con un occhio al cronografo e l’altro al paesaggio.
  7. Assaggiare la mignolata (e i gelati). Per la mignolata, o ammiscata, passate dal foro di Dalli Cardillo (se non avete amici che la preparano in casa), lo trovate a piazza del Municipio a due passi dal Teatro Pirandello, si tratta di un pane speciale farcito con verdure e salsiccia, perfetto da portarsi appresso come spuntino. Per i dolci i nomi sono Infurna e le Cuspidi, qui, da quest’ultimo, provate il famoso gusto al formaggio pecorino declinato a gelato.
  8. Visitare la Chiesa di Santa Maria dei Greci (e conoscere i resti del Tempio). Entrate e vi lascerà a bocca aperta, si cammina con gli scavi a vista su un pavimento trasparente, perché la piccola chiesa a tre navate è stata edificata su un antico tempio dorico. Pare che gli agrigentini facciano a gara per sposarsi qui.800px-Agrigento-santa-maria-dei-greci-tempelfundamente-b
  9. Raggiungerla a piedi da Palermo (si può, amici camminatori). Arrivare ad Agrigento, attraversare porta di ponte, dopo una scarpinata lunghissima. La via dei pellegrini che univa due mari e due porti, così era definito questo percorso, si snoda per 160 km e tocca 15 comuni, 3 provincie e diverse diocesi, parliamo della Magna Via Francigena. In non l’ho ancora affrontato, per info visitate qui la pagina ufficiale, prendete la guida inoltratevi in questa viaggio nato sotto il segno della lentezza, della meditazione religiosa e della bellezza.
  10. Assistere alla festa di San Calogero. Le città del Sud hanno tanti problemi. Però un Santo come San Calogero mette un po’ i cuori in pace. In un rullo di tamburi scaccia malinconia e angherie. Ci fa sentire parte attiva del Mediterraneo. San Calò ha la barba bianca ed è nero. Nero. P.s. Ho chiesto se le donne potevano (sì, per rispetto di tradizione) e in salita ho ammuttato (spinto cioè) pure io la vara. Si tratta di un Santo alla portata dei cittadini, che lo abbracciano e lo baciano con gioia infantile. A cui lanciavano ( e in parte lanciano) il pane. Poi è bello gustarsi il panino benedetto, che viene preparato nei forni in quei giorni.  San Calò si celebra la prima domenica di luglio e termina la domenica successiva. La festa è annunciata dal suono dei “tammurinara” che riempie le via principale della città: via Atenea.