Sunday, September 22, 2019
Home / Posts Tagged "cibo da strada"

Primavera inoltrata, temo di gite fuoriporta, perché non andare a Marsala, coniugare il tutto con un giro per cantine o una bella visita alle saline? Se volete un motivo in più, ve lo diamo noi, un festival dove il buon cibo della tradizione è protagonista assoluto.
Si chiama “Gustissimo” il Festival del cibo da strada e delle birre artigianali siciliane, che si svolgerà a Marsala il 10, l’11 e il 12 maggio all’interno di Villa Cavallotti, e che arricchirà le Giornate Garibaldine con un villaggio gastronomico dove le migliori proposte di cibo da strada della tradizione e dell’innovazione, con interessanti e ricercati abbinamenti di gusto e prodotti tipici d’eccellenza, si accoppieranno a una nutrita rappresentanza dei migliori birrifici regionali, per offrire ai visitatori stuzzicanti possibilità di abbinamenti. Durante le tre giornate, musica e intrattenimento si susseguiranno con altrettanti spettacoli secondo questo calendario:
venerdì 10 maggio alle ore 20, musica live con i B. Jeans;
sabato 11 maggio alle ore 20, l’evento curato dall’Associazione ‘Ciuri’ dal titolo ‘Una Citta per Cantare’;
domenica 12 maggio alle ore 20, sempre a cura dell’Associazione ‘Ciuri’ il concerto live “The song of the hearth” di Ouim El Mrieh e Toty Lo Faso.
Tra le altre, queste, alcune delle proposte del Villaggio gastronomico:
Panino con Porchetta di Suino nero dei Nebrodi dell’azienda Oriti di Caronia (Me), già premiata da Gambero rosso;
Arancino Nero, con riso venere, suino dei Nebrodi, emulsione di zafferano e pistacchio di Bronte dell’Antica Polleria di Acquedolci (Me);
Panino di Capocollo Sicano con crema al basilico e cipolla di Partanna, del Road House caffè di Partanna;
Arancina ai frutti di mare dell’azienda Bonomo di Salemi;
Cous cous africano alle verdure della Chef Mamma Africa, già premiata al Cous cous fest;
Il Pane ca meusa e quello con le panelle di Ninu u ballerino da Palermo, pluri premiato in diversi festival nazionali;
La Pizza gourmet sia dolce che salata della Pizzeria la Pergola di Marsala.
All’interno del Villaggio anche un momento dedicato alla lettura:
venerdì 10 maggio, alle ore 19 , si terrà la presentazione del libro “Pani ca meusa, la cucina di strada siciliana”, di Rosario Ribbene. Una passeggiata letteraria sul variopinto universo della cucina di strada siciliana attraverso un itinerario tratteggiato con un linguaggio giornalistico, semplice e immediato.
Sabato 11 maggio, alle ore 19, è in programma la presentazione del libro “La Cucina dei Monsù nel regno delle due Sicilie”, di Mario Liberto. Un saggio che regala al lettore parole non banali sulla storia – e le singole storie – del Monsù, la figura che ha molto influito sull’evoluzione del gusto delle famiglie alte del Meridione e a cascata di tutta la società.
Domenica 12 maggio, alle ore 19, la presentazione del libro  “Guida alle birre artigianali siciliane” di Maurizio Artusi e Lidia Caracausi. Una “Guida alle birre artigianali di Sicilia che in ben 240 pagine è di facile ed intuitiva consultazione, con una breve presentazione di ogni birrificio e le foto di tutte le bottiglie recensite.
Orari:
Il Villaggio gastronomico si potrà fruire già a partire dalle ore 12:00 di venerdì: l’inaugurazione con la presenza delle Autorità è fissata alle ore 18:00.
Sabato e domenica apertura degli stand anche a pranzo. L’evento si concluderà domenica alle 24.

Intanto Palermo è la patria dello street food, che è questo inglesismo favoloso, per indicare quel cibo che vendono ovunque, per strada, ed è un cibo povero, a buon mercato, di solito una pura invenzione del bisogno, buonissimo, capace di ritemprare lo spirito e il cuore e farvi tornare a scarpinare attraverso la città con rinnovato vigore.

Al primo posto mi sento di segnalare questo: mangiare le patate bollite
Povero, poverissimo, in Sicilia c’è un detto: cu mancia patati vogghiute un mori mai. Basta passare davanti a un fruttivendolo per trovare pentole bollenti dove vengono cotti puntualmente patate e carciofi. Di solito si trovano anche teglie con cipolle al forno, ottime mangiate in insalata con un filo di olio e aceto. Le patate fatele sistemare in un cartoccetto e mangiatele prima di arrivare a casa.

polpo

Gustare il polpo bollito a Mondello: lo servono vista mare(ne parliamo anche qui, è un rito imperdibile), in un piatto da portata in ceramica colorata, perché anche l’occhio vuole la sua parte, calato nell’acqua tre volte come vuole la tradizione.

Lo sfincionello, acquistato rigorosamente dalla Lapa, che sarebbe la motoape. Il venditore sposterà una vetrina e ve lo servirà avvolto in carta beige.


Assaggiare la pasta al forno: non cotta la forno, ma proprio afforno. Sono i classici anelletti, con il sugo di carne.
Mangiare la classica focaccia con la milza: una pignatta che bolle e pezzetti di milza che soffriggono nella sugna. La focaccia con la milza ha un sapore indimenticabile. Decidete come la volte, se schietta (single) o maritata. La prima è con succo di limone, la seconda con caciocavallo.
Provare la caponata (a tinchitè, nelle sue varianti): sì perché la trovate anche di pesce e di carciofi, a seconda della stagione, solo per dirne due. Un’osteria come si deve annovera certamente la caponata tra i suoi antipasti.
Assaporare il gelato nella brioche col tuppo e la panna zuccherata. Il gelato venne inventato d au siciliano, Procopio De Coltelli, naturalizzato in Frncia, volete che il gelato siciliano non sia dei migliori? La Bioscia col tuppo ha una piccola protuberanza che sembra una croccia di capelli acconciati. La pnana è aromatizzata con zucchero a velo, il più delle volte…
Mangiare il panino con le panelle: che ve lo dico a fare? Frittelle con farina di ceci, succulente, ottime chiuse dentro un panino fresco (accompagnate da birra atturrunata, ovvero appena uscita dal frigo). Se volete rispettare la tradizione aggiungete anche qualche crocchè di patate.


Concedersi (almeno) due arancine una abburro e una accarne: arancina, femmina, a Palermo non si transige, la varianti ormai sono infinite, ma abburro (prosciutto e formaggio) e carne (ragù) sono le fondamentali per cominciare a conoscere questa specialità.
Assaggiare più dolci possibili, cassate e cannoli, poi le invenzioni sono molteplici, le vetrine delle pasticcerie palermitane sono un trionfo. Se esagerate camminate di più (molto di più).

Buon appetito.

A Palermo quando si nomina il cibo da strada, detto in termini internazionali street food, si equivale ad evocare qualcosa di sacro, un’entità mistica. Già perché panino con la milza, sfincione, arancine, spitinipannellecazzilli, babbaluci, caldume, stigghiola e frittola non sono solo roba da mangiare, ma anche e soprattutto l’anima, l’identità culturale stessa della città, il cuore pulsante. La testimonianza del passaggio di diverse culture che approdate qui, a Palermo, anche per rendere bello il nucleo centrale del tessuto urbano, a certi sapori hanno dato un significativo contributo.

Mangiare il cibo da strada a Palermo non è soltanto passione, vastasarìa (eccesso) che si compie per esaudire la voglia di uno spuntino succulento e corposo adatto a qualsiasi ora del giorno, ma rientra in un codificato rituale, necessario, imprescindibile che talvolta serve perfino a scandire momenti speciali, compleanni, sbagnamenti (inaugurazioni), aperitivi molto rinforzati, l’anteprima abbondante di una cena, un pranzo veloce. Il palermitano verace non si lascia concupire dagli hamburger dei fast food delle multinazionali, preconfezionati con carne la cui composizione è praticamente ignota.

Come dire, megghiu u bonu canusciutu (meglio mettersi al sicuro con qualcosa che ben si conosce). Si mangia con fame autentica un’arancina al burro o alla carne, un panino con la milza, lo sfincione e perfino la frittola, miscuglio di frattaglie recuperato da un grosso paniere coperto da uno straccio, così, ad occhi chiusi, sapendo già di professare un atto di fede assoluto.

Succede, però che, per quanto riguarda i venditori tradizionali di babbaluci, (lumache, piccole escargot, rinomate e ricercate durante i giorni del Festino di Santa Rosalia, il 14 luglio), i venditori di quarume (interiora ) che dalle quarare (grosse pentole di rame) profondono i roventi vapori del centopeddi e dello ziniere o i venditori di grattatelle (granite) e gli sfincionari, non vi sia di fatto alcuna regolamentazione che li garantisca. Un problema serio che piomba come una fatidica tegola su quanti sono ritenuti i depositari di un patrimonio di tradizione culinaria da tutelare, che rischierebbe altrimenti l’estinzione.

In difesa di queste categorie si è fortunatamente levata la voce di qualche presidente di circoscrizione, che da qualche tempo ha tutta l’intenzione di volere trovare una soluzione concreta per regolarizzare queste attività tradizionali, che nel rispetto delle norme igienico sanitarie nazionali ed europee, necessitano dunque di normative, deroghe o regolamenti comunali per non scomparire.

Nelle more di una svolta definitiva, noi da streetfoodlovers, cioè da amanti incondizionati del cibo da strada, ci associamo alla crociata pro “meusa” e auguriamo lunga vita alla caldume, ai babbaluci, alla frittola e alla stigghiola!