Friday, September 20, 2019
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Si dice che sia la rivisitazione in chiave pop del piatto di pesce capone (lampuga per i continentali) servito dagli aristocratici siciliani in salsa agrodolce con olive sedano e cipolle. Ma c’è un’altra teoria che riporta le origini della caponata alla pietanza consumata nei caupone, antiche taverne marinare.

Quale sia la verità, non lo sappiamo. Di certo c’è che la caponata siciliana rappresenta un must, un indispensabile antipasto o contorno nelle tavole isolane. Oggi annoverata anche tra il cibo di strada o street food, come dir si voglia, il suo gusto corposo, intenso, in bilico tra l’agro dell’aceto e il dolce di zucchero o miele, il profumo delle cipolle rosolate con le melenzane e il sedano, rendono da sempre la caponata un piatto molto appetitoso e ricercato da turisti e cultori di assaggi.

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In Sicilia se ne conoscono varie versioni, tutte buone da gustare anche sotto il marchio di nobili conserve.
A Palermo la caponata viene preparata in modo classico. Tutto fritto nell’olio. Olive melenzane, sedano, cipolla, capperi, sale, aceto e zucchero (o miele) e salsa di pomodoro, con l’aggiunta facoltativa di mandorle, basilico e pinoli. Dove, nel messinese, la salsa di pomodoro viene sostituita con i pelati che rendono ancor più ricco il sapore dei singoli ingredienti.
Ad Agrigento le melenzane si sposano ai peperoni arramascati o friggitelli insieme a carote, aglio e peperoncino, mentre a Catania, i peperoni gialli e rossi accolgono nel gustoso composto anche le patate. ABivona vi uniscono perfino le famose pesche e le pere locali.

Se proprio vi va di osare, nel cuore dell’antico mercato di Ortigia a Siracusa, nell’accogliente bottega deiFratelli Burgio, tra i taglieri colmi di prelibati salumi, è possibile gustare una ottima conserva di caponata che può essere consumata anche dentro una focaccia al sesamo e condita con del prelibato pecorino locale.