Sunday, September 22, 2019
Home / Posts Tagged "Borse artigianali"

Ecco l’incontro con una costumista che fa borse favolose. Ridà vita a corde, giummi e stogffe di tappezzeria. Si chiama Linda MariaSofia Rosalia Randazzo e  indovinate dove vive e lavora? A Palermo

Una sera per caso ho visto una delle tue meravigliose borse indossata da una donna molto simpatica, me ne sono innamorata… mi racconti come nascono?

“Le mie borse nascono dall’ossessione  per la raccolta compulsiva di stoffe, pizzi, merletti, accessori vintage, perline, spilli, e “camurrie” varie che cerco e conservo da anni, credo nel tentativo inconscio di simulare e custodire storie di donne, di nonne, di zie appassionate di antiquariato; dietro a una macchia ingiallita, a una muffa su una stoffa trovata in un baule, in un mercatino di Palermo, c’è l’anima di una famiglia: nelle tracce sbiadite dei fiori delle stoffe c’è l’iconografia dell’ottocento inglese, che tanto la  borghesia siciliana aveva accolto sui propri divani, in certi merletti c’è il design liberty dei lampioni sulle strade, in certe spille la disperazione romantica di donne innamorate alla finestra… in certi broccati c’è la storia dell’aristocrazia barocca. In alcune borse ci sono i colori contrastati del blu, del giallo, del rosso, dei carretti siciliani, della pittura popolare su vetro. Le mie borse nascono dalla memoria della mia infanzia e da quella culturale della storia iconografica siciliana. Nascono dal desiderio di immaginare una figura di donna dimessa forse, ma molto romantica. Una donna sognatrice d’altri tempi.”

 

Che materiali utilizzi, come le assembli e da cosa è nata l’dea di produrre
accessori così tanto originali?

“I materiali che uso sono prevalentemente trovati, cercati, raccolti e comprati   nei mercatini, o riutilizzati da abiti dismessi. Uso stoffe macchiate, ingiallite, a volte hanno uno strano odore di vecchio, spesso sono recuperate dai bauli di chi se n’è dimenticato. Utilizzo anche molti materiali della tappezzeria, vorrei che le mie borse avessero il sapore intimo di certi salottini barocchi pieni di polvere dove conservare pensieri inconfessabili, come oggetti personali da infilare dentro borse della memoria femminile. Mi piace usare i gioielli, le corde, i giummi, i nastri, le catenelle, i manici di legno che nessuno vorrebbe più usare. L’idea di produrre questi accessori è quasi spontanea dato che uso la macchina da cucire per fare costumi teatrali e maschere e perché sono una pittrice;  allora le due cose insieme funzionano benissimo, infatti adopero le stoffe come fossero pigmenti, le accosto seguendo un criterio cromatico ben preciso. Una borsa è una cosa utile, ma per me è anche “un’opera di stoffa” che si porta addosso.”

Quali sono i tuoi colori più utilizzati? Ho visto dei turchesi improvvisamente ornati con colate fucsia, bellissimo accoppiamento, ti piacciono i contrasti?

“Esattamente! Adoro i contrasti, trovo che sia bellissimo usare dei damascati, dei broccati pieni di dorati, di fiori e poi abbinarci sopra una passamaneria anni settanta, magari di un rosa eccentrico: trovo che sia ironico sminuire tanta pomposità, è un po’ come prendersi in giro da soli, sdrammatizzare il tentativo di sentirsi eleganti. Sono borse che cucio con la piena libertà creativa, quasi come fossi una bambina. Sono giocattoli per bambine che si sentono signore. Non parto mai da disegni o tagli, assemblo le stoffe e le decorazioni seguendo un istinto cromatico, per me è pittura fatta con la stoffa, poi cucio e mentre cucio seguo il senso plastico che mi suggerisce il materiale stesso che uso … e poi ecco la borsa!”

Raccontami il tuo percorso artistico e la storia delle tue borse.

“Ho studiato al liceo artistico, poi storia dell’arte, finalmente scenografia: ai tempi dell’accademia frequentavo il teatro per fare un po’ di gavetta, al teatro Garibaldi mi misero a lavorare con la costumista, per cui entrai in contatto con la macchina da cucito, ma nella dimensione del teatro appunto, dimensione dell’ onirico per eccellenza. Dunque non ho fatto un percorso sartoriale per come si deve. Ho anche fatto un master in design per il teatro al Polidesign di Milano, e li finalmente l’incontro con l’opera lirica …Ho studiato la storia del costume, il che equivale a dire la storia della moda riadattata alle esigenze del sogno, del teatro, del cinema, della letteratura, dell’amore poetico. Ho anche studiato pittura in accademia per cui adesso sono riconosciuta ufficialmente come pittrice, una delle più conosciute  sul territorio siciliano, ma continuo a cucire le maschere che indosso per le mie performance, i pupazzi, le marionette, i costumi per alcuni spettacoli, e così nelle mie borse c’è tutto questo, diciamo in pochi centimetri di stoffa, quella che a volte rimane e non va su un palco, finisce addosso a una bella signora.”

 

Ci racconti dei tuoi ventagli?

“Sono una vera e propria trovata giocattolo perché disegno direttamente su ventagli di plastica cinesi scadenti, li uso come fogli, però ci faccio su dei disegni fantastici e poi pizzi, merletti, catenine con perline finte, diventano bellissimi e super romantici. Ne ho disegnati alcuni con gli animali, e altri con donne come la Signora delle Camelie, Franca Florio, Marlene Dietrich. Si vendono  solo in alcuni contesti molto raffinati e pronti a capire la sottile ironia della scelta dozzinale del pezzo iniziale.”

Che tipo di donna indossa i tuoi accessori?

“Una donna romantica, ironica, bizzarra, libera, sognatrice, bambina e nonna allo stesso tempo. Una donna che non smette di comprare carillon, borse, scarpe, giocattoli, cartoline antiche … che ama arredare la casa, ama i gatti e le piantine, le coperte fatte all’uncinetto, una donna innamorata sempre.”
Le donne palermitane e siciliane in genere preferiscono spesso le griffe
famosissime, cosa bisogna fare secondo te per aumentare numericamente quelle che indossano opere d’arte o artigianato? Impresa impossibile, o ci si prova magari imponendosi un po’?

“Bisogna crudelmente farle studiare e quelle colte farle uscire dai loro palazzi impolverati, prendere i loro divani e tagliarli a pezzettini  e poi regalargli tutta la loro vita in pochi centimetri di borsa.”

Trovate le sue creazioni presso La pregiata bottega di Arti Applicate (circuito Alab), in via Discesa dei Giudici.