Friday, September 20, 2019
Home / Posts Tagged "bicicletta"

La prima Randonnée ciclistica della provincia di Palermo si è tenuta nel marzo 2016. Un’occasione unica di sport, natura e cultura. Il cicloturismo in Sicilia scopre una nuova realtà, pedalare tutti insieme, conoscere  riconoscere la bellezza del paesaggio del circondario.

La randonnée non è una gara, ma una lunga pedalata in compagnia, che sicuramente necessita di impegno e di passione per la bicicletta, ma offre un nuovo punto di vista sul mondo, anche senza essere atleti.

La seconda Randonnée Palermo si terrà il 15 prile. Il percorso si sdoppia oltre alla classica 200 km offre la novità della 300 km, per veri randagi.

Al Teatro Massimo, in Piazza Verdì, da venerdì 14 aprile alle 16:00 fino alla notte di Sabato 15 animazione ed eventi presso il Rando Village. Intrattenimento, animazione, gelati, integratori e tanta buona musica.

Eco, una sintesi del programma:

i parte dal Teatro Massimo di Palermo, il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e uno dei più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna). Si attraversa la città passando dalla Cattedrale e Palazzo dei Normanni (il piu antico parlamento d’europa) , si esce da Porta Nuova (limite lato entroterra della città antica) per dirigersi verso la rocca di Monreale che con il suo Duomo sovrasta la Conca D’Oro, si continua a salire attraversando il paese di Pioppo e si arriva dopo 25 km dalla partenza al punto più alto della Randonneè a metri 670 di altezza (località Ponte di Sagana); si scende attraverso la ss186 in una stretta valle che dopo pochi km si apre sul golfo di Castellammare sovrastando i paesi di Borgetto, Partinico e proseguendo in pianura sulla SS113 per Alcamo.

Da qui parte la strada del vino attraverso morbide colline con filari sterminati fino ad arrivare, in salita allo scenario tristemente suggestivo dei paesi devastati dal terremoto del Belice del 1968 con i ruderi di Poggioreale e a seguire il famoso Cretto di Burri che altro non è che la perfetta riproduzione della pianta urbana della Gibellina originale(distrutta appunto dal terremoto),espressa nella più grande opera d’arte del mondo.

Info al sito http://www.randonneepalermo.com/

Volete immergervi dentro luoghi stupendi, pedalare, vento in faccia, e ammirare bellezze che si propongono verso la candidatura Unesco?

Domenica 26 giugno 2016 la FIAB di Trapani –  Federazione Italiana Amici della Bicicletta organizza la seconda edizione della Passeggiata in bicicletta alla Riserva Naturale delle Saline di
 Trapani e Paceco. Da Trapani al Museo del Sale di Nubia lungo la
 ciclabile delle saline.
 L’iniziativa ha il patrocinio gratuito del Comune di Trapani – e importanti collaborazioni fra cui l’Ente gestore della Riserva Naturale delle saline di Trapani e Paceco.

fiab

L’auspicio di FIAB è anche quello di riprendere al più presto il progetto della “Ciclovia del Sale” che collegherebbe, su pista ciclabile e strade a basso traffico, la città di Trapani con quella di Marsala attraverso due Riserve Naturali Orientate.

In occasione dell’iniziativa La Via del Sale in Bicicletta sarà in distribuzione gratuita, la mappa della ciclabile “La Via del Sale in Bicicletta – da Trapani al Museo del sale di Nubia”, realizzata dalla FIAB in collaborazione con Trapaniwelcome.

Per la preiscrizione all’escursione ed eventuale 
prenotazione del pranzo inviare una e-mail a: 
fiabtrapani@gmail.com 
indicando per ogni singolo partecipante:
nome e cognome, e-mail, contatto telefonico.
In considerazione del numero limitato dei posti per il pranzo è
richiesta la prenotazione obbligatoria.

Info: + 39 333 5705550 – 340 5371325www.fiab.trapaniwelcome.it. Le bici si possono affittare in loco.

Se usi la bicicletta per muoverti in città, se vai in centro, qualcuno te lo avrà detto: sali da via Dante. Chissà perché soprattutto in Sicilia, si usa il verbo salire, per intendere risalire, come se via Dante fosse una collina o un pendio o meglio una specie di fiume di macchine (ma non è che forse è così?). In effetti nel gergo siculo si usa spesso l’espressione “da dove salire?” per sincerarsi da che senso raggiungere un luogo, un posto, forse per riferirsi alla difficoltà di muoversi nel traffico cittadino, di fatto un vera e propria esclation di impedimenti fra lavori pubblici e ore di punta.

Però una cosa la devo ammettere; se arrivi dal Politeama via Dante è in salita (adesso c’è un tranche di pista ciclabile, nuova nuova) una piccola pendenza certo, ma devi pestare sui pedali, ti devi mettere sulla destra e poco prima del tramonto il sole che arriva da via Serradifalco è così basso che ti taglia gli occhi e non vedi quasi niente e puoi immaginare sì, di risalire anche se stai solo percorrendo una strada del centro, una strada che io, personalmente, conosco a memoria: all’altezza di Palazzo Ziino, ad esempio c’è un filo della luce perennemente abitato dai colombi, all’angolo con piazza Lolli c’è sempre il venditore di calia e semenza – con le caldarroste e il fumo d’inverno -, i cani randagi, belli grassottelli e sudici, che dormono, quattro sedie sotto una tettoria, qualche volta qualcuno che gioca a carte. Di fronte, d’estate, si munnano i fichi d’india e si mancia u miluni. C’è pure un resto di una specie di torre, quasi all’incrocio con via Filippo Parlatore, intorno a cui prospera un negozio di quadri e cornici. Più avanti le ville, ma quelle le conoscete tutti. E ne parlerò ancora, con i loro ingressi che riportano indietro nel tempo e con la siepe che forma la W dei Whitaker sempre verde, con tutte le stagioni. Lì la natura si fa sentire, anche di fronte, dove prima si trovava un bel vivaio, e si vede il verde pure dalle finestre delle cliniche, e lo so perché un poco ci sono stata.

Mi è capitato, in maniera monella, di ridiscendere via Dante in bicicletta, dalla corsia degli autobus – non ditelo ai vigili e alla polizia municipale mi raccomando – in questo modo mi evito, visto che le guardo dal senso di marcia opposto, la famosa apertura di sportello delle auto sicula, quella che avviene di botto, dopo il posteggio mascalzone, senza guardare, così come il lancio a parabola della cicca di sigaretta.  Mi guardo i semafori con i segnali appositi per i servizi pubblici, mi stringo piccola piccola verso il marciapiedi per far passare i taxi che suonano il clacson.

Mi piace fare sosta a piazza Virgilio, da una parte guardo le vetrine del negozio ad angolo con i kilim in mostra, dall’altra c’è la veranda a vetri liberty di villino Favaloro e mi pare di ridiscendere un fiume in piena di gente indaffarata.

Premetto, non mi vedrete mai avvolta in un telo antipioggia, io sono troppo fashion per farlo, a costo di perdermi la messimpiega, il cappuccio non lo tiro su (a meno che il parrucchiere non mi sia costato un occhio della testa allora mi concedo una proroga), ma una certezza c’è, d’inverno, io alla bicicletta non rinuncio.

Proprio non li capisco quelli che lasciano la bicicletta nel periodo invernale a impolverarsi nel garage dicendo “in primavera la prendo”, credetemi, nel 99% dei casi non lo faranno, un giorno la agguenteranno forse, ma a quel punto la bicicletta gli si rivolterà contro, quando le olieranno la catena, come minimo, faranno la pozza di unto sul pavimento, perché o sei ciclista urbano sempre, o mai. E la bicicletta lo sa, lo sente, non ci sta a fare l’orpello, l’accessorio, come una borsetta collezione Primavera/Estate da tirare fuori nella stagione giusta.

Chiude forse, in inverno, via Divisi, a Palermo? La via che riunisce rivendite di biciclette e ciclofficine? Giammai, lavora a pieno ritmo. Per questo appena posso, per dissipare i pensieri a ogni colpo di pedale, io vado a farmi un giro al porticciolo della Cala in bicicletta. Oppure mi fiondo a scattare foto con lo smartphone al mercato di Ballarò.

La bicicletta è di moda, soprattutto la domenica mattina con il centro chiuso, diciamolo. Sfilano famiglie intere, con bici di varia misura, per via Maqueda. Qualcuno ne sfoggia modelli con qualsiasi optional cercando di spingere il velocipede a diventare uno status symbol, manco fosse una smart ultimo modello. Ma io sono certa che non ci riusciranno.

Qualcuno dice che la bicicletta è un mezzo povero, ma io dico no: la bicicletta è un lusso. Un vero, autentico lusso. Per trovare la libertà in una bicicletta devi avere fantasia, gambe, polmoni, devi essere attento, vigile, con una schiena flessibile e la testa con pochi pensieri ansiogeni, tipo: che ne sarà di me nel traffico? Cosa respirerò, su quali piste ciclabili correrò? Quanta gente mi urlerà improperi dietro non appena salirò, un istante, sul marciapiedi? La bicicletta è un lusso, perché è, come dice mio padre “suscia ca vuola” ovvero, basta uno spostamento d’aria per farla sollevare. Fragile, ma indistruttibile con la sua anima di ferro che si può storcere, ma riportare alle origini, che può essere scartavetrata e ridipinta all’infinito. E poi con quale altro mezzo ti fanno lo  sconto? Se ti presenti in bicicletta da Spinno, in via Marche, a Palermo, per mangiare qualcosa, te lo fanno!

Palermo d’inverno, regala qualche giorno di poggia e qualche sottopassaggio allagato, ma superato quello e facendo grande attenzione a evitare le pozzanghere mentre vi soprassa un’auto, è un posto meraviglioso da attraversare in bicicletta. E quando lo scrivo lo dico soprattutto agli automobilisti: è un posto magnifico, non ci sono tante salite, non ci fate stare col magone mentre arranchiamo, non ci suonate dietro, andiamo a pedali, ve lo ricordate? Se piove rimaniamo impassibili, dignitosi, con le gocce in faccia, sulla nostra due ruote che Suscia ca vuola, ma non ci prende bene, ok? Non prende bene a voi in auto, stare nella pioggia, figuratevi  a noi.