Monday, September 16, 2019
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Fare la marmellata può sembrare desueto in tempi di hardiscount, con un euro e mezzo puoi avere della marmellata industriale, tappata sottovuoto in un barattolo di vetro, perfettamente sterilizzato e etichettato, con su scritto ingredienti e percentuale di zucchero e frutta. Eppure preparare e mettere a bollire la frutta è un gesto semplice e rivoluzionario (chiamarla resistenza al consumismo ci pare esagerato) di resistenza cultuale sicuramente, non solo ci ricorda il lavoro delle nostre madri e nonne e l’inossidabile tradizione delle conserve, ma mette in moto una serie di azioni: intanto smuove dal divano una domenica pomeriggio, utilizza la frutta che abbonda, rimette in piedi la relazione con i fornelli, con il bilancino da cucina per pesare gli ingredienti, stimola creatività.  Sì, perché cosa succede se alle arance aggiungo un po’ di zenzero? E se faccio lo stesso con una stecca di cannella?

Ma procediamo con ordine, la nostra marmellata nasce direttamente dall’agrumeto di casa ed è stata preparata in tandem una domenica pomeriggio in un cui non davano un film interessante in tv. Per questo è una marmellata rivoluzionaria. Anche perché è la prima del suo genere, per accostamenti di sapori e sperimentazioni e perché non ne avevamo mai fatta una del genere in vita nostra.

Il bello viene quando, nel caso specifico della marmellata di arance, si devono lavare per bene le arance con un po’ d’acqua e bicarbonato, pelarle e privarle dei filamenti e della parte bianca. Prima però, col pelapatate tirate via un po’ di buccia, solo la parte più esterna, quella che quando la tagli sprizza profumo, e mettetela a sbollentare 5 minuti.

Poi dentro la pentola si creano strati di zucchero, alternati a quelli di arance private dei semi, a cui aggiungere una grattugiata di radice di zenzero, una stecca di cannella prima di lasciare bollire e bollire. Noi abbiamo un po’ inventato, ma il web è pieno di ricette facili e totalmente inconsapevoli di quanto possa essere rivoluzionario profumare la casa, per oltre un’ora, di vapori odorosi di zucchero, agrumi e cannella. I barattoli, lavati e bolliti anche loro, poi li abbiamo lasciati a raffreddare sottosopra perché pare che così si crei il sottovuoto. La soddisfazione di aver curato la propria marmellata, passo dopo passo, è impagabile. Se non è rivoluzione questa, da spalmare sul pane.