Tuesday, October 17, 2017
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Installazioni “monumentali”, materiche e sonore, sculture di grandi dimensioni, opere grafiche, fotografie.

La lezione tedesca di Daniele Franzella – vincitore del Premio FAM Giovani 2014 – è riunita e impaginata per la prima volta in “Monumentale”, in mostra dal 15 luglio e fino al 24 settembre 2017 alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento. A cura di Alessandro Pinto e organizzata dagli Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento, si inaugurasabato 15, ore 19.

monumentale

 

Reduce dalla residenza artistica a Düsseldorf – metropoli europea dove lo scultore palermitano ha potuto sperimentare e coniugare nuovi e più intensi linguaggi espressivi – Daniele Franzella assembla alle Fabbriche Chiaramontane l’entusiasmante esperienza creativa maturata in Germania e, in un’unica grande composizione narrativa, espone le sue ultime produzioni, ancora inedite in Italia.

 

Venti le opere in mostra, alcune realizzate proprio durante la residenza tedesca: un dialogo a più voci, carico di elementi che pescano dalla Storia e ne riscrivono il linguaggio, come accade “Bethlem”, opera itinerante già esposta a Düsseldorf nel 2016 in spazi pubblici come la Johanneskirche e la Staatliche Bibliothek.

 

Daniele Franzella non è nuovo a questo tipo di sculture: sebbene si confronti con materie prime sempre diverse, emerge in ogni sua espressione un senso di pervasa, impalpabile poesia; e, nello stesso tempo, si interroga spazialmente, Franzella, sulla caducità dei valori della società. Alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento non lavori isolati l’uno dall’altro, ma – nella visione di Franzella e del curatore – un’unica grande composizione creativa: un’immagine tridimensionale, totale e totalizzante, che annulla ogni distinzione temporale.

Una Gesamtkunstwerk [opera d’arte totale] composta da frammenti diversi disconnessi formalmente tra loro, ma che colpiscono i sensi dello spettatore conducendolo verso un mondo di eventi mai avvenuti, ma allo stesso tempo reali. “L’attimo e il frammento, dunque: categorie temporali e spaziali che nella realizzazione scultorea rappresentano la frantumazione delle stesse categorie – scrive nel suo testo critico, il curatore Alessandro Pinto – Nell’opera “Bethlem” le due categorie vengono condensate utilizzando un linguaggio prettamente scultoreo e monumentale. Riprendendo la tradizione delle statue equestri, Franzella realizza un’opera in cui, con dettaglio realista, viene rappresentato un asino carico fino all’inverosimile di oggetti legati fra loro che sembrano provenire da diverse epoche, tutte intellegibili ma di difficile discernimento/collocazione temporale: ecco padelle, fucili, ceste, un cannone, sacchi di iuta, sedie, un elmetto, taniche di benzina. Elementi che sembrano condensare gli ultimi cento anni di storia dell’Occidente: dalle prime guerre postcoloniali fino ai giorni nostri”. Comuni scenari postbellici in cui carovane di profughi migrano verso terre di pace, raccattando tutto quello che trovano sul loro cammino. “Lo stesso asino – conclude Pinto – ha una posa stanca, esprime un carattere emozionale e quasi cogitabondo: sembra Atlante che sostiene il peso del mondo e della storia”. Il catalogo di “Monumentale“, a cura di Tomo, é poi un‘opera a sé: un raccoglitore di multipli d’arte con elementi disuniti. Un invito implicito a ricomporre la narrazione per dar vita a una galleria di piccolo formato che riproduce le opere in mostra alle Fabbriche Chiaramontane.

Mezzo secolo dopo la frana di Agrigento, una mostra a cura di Dario Orphée La Mendola ricorda la tragedia. Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea.

Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 luglio.

La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che si ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Il titolo della mostra, invece, trae spunto dal mito di Eros e da una diceria locale, il cui significato viene svelato oralmente nel corso degli appuntamenti.

Le opere esposte alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, che rendono il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.

Nei dettagli. Salvo Barone, in “Obstupesco”, ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, che potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza. Momò Calascibetta, in “Cui prodest?”, ha analizzato l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo egoisticamente. Alfonso Siracusa, in “Error communis”, con oggetti coerenti storicamente, ha strappato e ha modificato una frase dalla celebre inchiesta Martuscelli, redendola un dialogo tra due protagonisti della frana e della città, sotto l’influsso di simbologie riattualizzate, tratte da un antico disegno alchemico.

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Contributi dell’iniziativa sono le opere multimediali. La grafica della mostra, intitolata “De gustibus non est disputandum’’, realizzata da Giuseppe Miccichè, ha fissato con degli elementi grotteschi, e mediante una soluzione minimalista, un elemento allegorico dell’architettura contemporanea, il quale, pur nella libera interpretazione, sintetizza quanto accaduto in quel triste luglio del 1966. Nell’animazione “Quisque faber fortunae suae”, Elìa Zaffuto, in collaborazione con Giuseppe Miccichè, hanno accentuano la violenza psicologica e visiva di un “oggetto” estraneo all’interno di un armonico centro storico formatosi naturalmente, ispirandosi a concepts di cult e ambienti horror degli anni ’60.

L’organizzazione tecnica è di Salvo Sciortino.

Sono trascorsi 150 anni dalla nascita di un genio, premio Nobel per la letteratura nel 1934, il siciliano Luigi Pirandello, scrittore, poeta e drammaturgo vide la luce ad Agrigento il 28 giugno 1867 .

Si inscrive tra le diverse iniziative organizzate in occasione di questa importante commemorazione promosse dal Miur, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, un’estemporanea di pittura sul tema: i luoghi e le opere di Luigi Pirandello curata dall’Accademia di belle Arti Michelangelo di Agrigento, in data mercoledì 31 maggio 2017 .

La manifestazione è riservata a 20 giovani artisti invitati dall’Accademia, le opere saranno esposte al Teatro Pirandello il giorno successivo, primo giugno. Sarà lo stesso teatro poi a ospitare – alla presenza del Sottosegretario di Stato Vito De Filippo – la cerimonia di premiazione. Le venti opere realizzate saranno donate al Ministero dell’Universitá, per un’esposizione permanete nella sede romana del Miur in viale Trastevere.

Dopo il successo dello scorso anno, Fondazione FS Italiane e Ferrovie Kaos ripropongono il treno storico Scala dei Turchi Express domenica 28 maggio 2017. La partenza del treno è prevista alle ore 9.30 circa dalla stazione di Palermo Centrale e saranno effettuate le seguenti fermate fino a Porto Empedocle Succursale: Bagheria (9.56), Termini Imerese (10.12), Roccapalumba (10.37), Cammarata/San Giovanni Gemini (11.00), Campofranco (11.20), Aragona Caldare (11.35), Agrigento Bassa (11.45), Tempio Vulcano (11.53), Porto Empedocle (12.05).
Giunti nella cittadina marinara, un bus garantirà i collegamenti con la Scala dei Turchi dove sarà possibile fare il primo bagno della stagione. Il ritorno è programmato sempre da Porto Empedocle alle ore 18.15. I viaggiatori che preferiscono al mare la Valle dei Templi, potranno scendere alla fermata Tempio Vulcano e trascorrere una intera giornata immersi nella natura tra le rovine dell’Antica Akragas.

PRENOTAZIONI E INFO DI VIAGGIO
Il costo del biglietto è di 25 euro per gli adulti e 15 euro i ragazzi di età compresa tra i 4 ed 12 anni. I passeggeri che saliranno dalle stazioni di Cammarata/S.Giovanni Gemini, Campofranco e Aragona pagheranno 15 euro (adulti) e 10 euro (ragazzi); da Agrigento Bassa solo 10 euro (adulti) e 5 euro (bambini) ma senza garanzia del posto a sedere. La quota comprende: viaggio A/R in treno storico su carrozze centoporte; transfer in bus GT da Porto Empedocle alla Scala dei Turchi e viceversa. Eventuali biglietti di accesso ad altri siti sono da acquistare autonomamente. L’accesso al sito della Scala dei Turchi avviene per mezzo di una scala dalla strada panoramica per Realmonte. In alternativa, è possibile raggiungere il sito dalla spiaggia di Punta Grande, percorrendo a piedi circa 2 km.
Attenzione! L’eventuale discesa a Tempio Vulcano, per la visita della valle dei templi, va comunicata anzitempo all’organizzazione.
I biglietti possono essere acquistati presso i seguenti punti vendita:
Agenzia di viaggi GLOBALSEM Via Giusino 51 Palermo www.globalsemviaggi.it tel 091.7848420
ATC – Termini Imerese, Tel. 3480894872

Ferrovie Kaos donerà una parte dei ricavati all’AISLA di Palermo per sostenere la ricerca sulla Sclerosi Laterali Amiotrifica.

GESTIONE PRANZO
Per chi deve recarsi in spiaggia si consiglia pranzo a sacco. In presenza di comitive numerose (minimo 25 persone) che volessero effettuare il pranzo a Porto Empedocle prima di raggiungere la Scala dei Turchi, sarà possibile concordare con l’organizzazione ogni dettaglio.

Per tutte le info: info@ferroviekaos.it 3471024853; 3493163178

I siciliani si pregiano di ricordare quanto Goethe rimase stupefatto dalla Sicilia. Si tratta di un esercizio utile per la nostra identità di Isola, è come rivedersi nei suoi occhi e approfondire la conoscenza di noi stessi: riconoscerci in questo patrimonio di sensazioni.

Sono passati 230 anni ma la memoria resta vigile, quando uno dei più grandi poeti si svegliò e vedendosi davanti l’antica Girgenti scrisse: «Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole». Era il 24 aprile 1817. Goethe era un poeta in viaggio, con un libriccino di appunti stretto in mano, dove annotava stralci che restituiscono l’incanto di quei giorni, accompagnato nel suo girovagare dal pittore paesaggista Kniep.

Lunedì 24 aprile 2017, alle 18, l’ Accademia di BB.AA. di Agrigento diretta da Alfredo Prado, nella sua nuova sede in via Bac Bac – proprio nel cuore dell’antica Agrigento – rievoca quel momento di meraviglia. L’incontro “Goethe a 230 anni dalla visita a Girgenti” si inscrive in una  serie di eventi che dialogano con la città e si aprono a momenti di arte e creatività, nell’ottica di una proposta di rinnovamento e riqualificazione, che abbia valore da un punto di visto, umano, urbano, ambientale. Occasioni per fare il punto sullo stato della cultura e fornire spunti di riflessione e sperimentazione.

Già uscito nel 1999, il libro “J. W. Goethe nella Città dei Templi” a cura del dottor Paolo Cilona, un lavoro composito e approfondito, viene adesso riproposto in dvd dall’Accademia stessa che ne farà omaggio a quanti saranno presenti.

Sarà lo stesso Paolo Cilona a partecipare all’incontro, dopo il saluto istituzionale del direttore Alfredo Prado e la presentazione del professore Nuccio Mula, docente dell’Accademia, componente dell’Associazione Internazionale Critici Letterari e, 18 anni fa, tra gli autori riportati nel volume.

dvd

 

Il Memorial è nato per ricordare la figura di un personaggio agrigentino noto per gli studi sull’archeologia Anselmo Prado, a lui si deve la ricostruzione ideale del tempio del Giove olimpico di Agrigento.

Il plastico si può ammirare nella sala Zeus del Museo archeologico della Valle dei Templi.

Pochi come Anselmo Prado hanno osservato palmo a palmo la Valle dei Templi – appena insignita del titolo di miglior paesaggio italiano dal ministero dei Beni Culturali – e ne hanno riconosciuto e documentato ogni angolo.

Se amate la pittura en plein air, se volte ritrarre la Valle, come facevano gli acquerellisti del Gran tour che scelsero Agrigento come meta prediletta, potete partecipare all’evento 100 artisti per Girgenti. Per intervenire occorre sbrigarsi ed entrare nella selezione del centinaio di pittori che in una manciata di ore, dipingeranno lavori dove il centro città, l’antica Girgenti, sarà assoluta protagonista.

L’iniziativa è curata dall’accademia di belle arti Michelangelo di Agrigento, diretta da Alfredo Prado, figlio di Anselmo, un’istituzione che da quasi quarant’anni opera sul territorio e forma artisti e docenti.

Per essere ammessi fra i “100” occorre spedire una email di adesione all’indirizzo michel-ag@libero.it. L’iscrizione è gratuita. I partecipanti riceveranno una tela su cui potranno pitturare utilizzando la tecnica preferita e un buono pasto valido per due persone. Le tele verranno affidate ai partecipanti fra le 9 e 10,30, andranno riconsegnate alle 13.

Ognuno potrà decidere liberamente l’angolo di Girgenti da immortalare.

Alla fine della giornata è prevista l’esposizione di tutte le opere, il centro storico di inizio primavera si trasformerà in una galleria a cielo aperto, dove si potrà passeggiare e godere di una mostra estemporanea. Ogni iscritto riceverà un attestato di partecipazione, consegnato nel pomeriggio nel corso di un’apposita cerimonia.

I numeri di riferimento, da cui ricevere comunicazioni e dettagli anche attraverso sms sono i seguenti: 3283291952 / 3382050538 , oppure mail a michel-ag@libero.it

Altre info sulle attività dell’Accademia www.abama.it

Tra vent’anni un impiego su due toccherà ai robot. La sfida? Adattarsi.

Secondo la società internazionale di consulenza McKinsey. Il cambiamento avverrà al più presto, nel 2035. Agli automi i compiti fisici, ripetitivi, di raccolta e analisi dati. Ma sparirà solo il 5% delle professioni (Fonte Repubblica)

Gli studenti dell’ultimo anno di licei ed istituti prossimi alla maturità, quanti anni avranno nel 2035? Fra poco, superato l’esame dovranno scegliere cosa fare e chhi diventare, abbandoneranno le aule più confortevoli e i compagni di banco, i professori che li hanno seguiti per cinque anni e si lanceranno nella scelta di un indirizzo di formazione universitaria.

A renderli profondamente diversi dalla macchine in grado di sostituirli (sulla carta), ci sono le emozioni e la creatività. La differenza è l’anima, la capacità di creare dialogo empatico, lavorare in gruppo, far circolare idee, l’essere capaci di condividere e amplificare le competenze.

Imparare a costruire manufatti e sperimentare, nuove app e organizzare start up.

In questi anni sempre più tecnologizzatati, bisogna prepararsi all’inaspettato,a  qualcosa che può essere registrato solo dallo spirito e dall’occhio umano, bisogna essere capaci di usare gli strumenti digitali, ma anche di intuire il cambiamento. Non a caso fra le 20 nuove professioni del futuro, compaiono mestieri legati al design,  alla programmazione di software e videogiochi, ma anche la manifattura e la stampa in 3D.

Ma anche l’artigianato, la capacità di modellare e di pensare soluzioni pratiche.

In questo senso quanto può essere importante l’arte nella vita di ognuno e nella nostra preparazione professionale? L’arte, come riporta un articolo dell’Huffington Post, serve a tamponare l’effetto della tecnologia e allenare il senso critico, preparare al successo, liberare la creatività (la capacità di ingegnarsi utile in ogni campo), migliorare l’umore e secondo studi recenti a far bene alla salute.

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Cosa significa dunque, frequentare un’Accademia di belle arti? Vivere un ambiente giovane e stimolante, acquisire competenze solide nel campo dell’arte, incontrare insegnanti di alto livello, scegliere tra tre indirizzi altamente professionalizzanti, affrontare un percorso completo di studi, fra tradizione e innovazione (spendibile in ambiti come design, pubblicità, moda, etc), avere una formazione continua, attraverso materiali, incontri, seminari. Conseguire una laurea, un titolo di studio valido sotto tutti i profili.

L’Accademia Michelangelo di Agrigento è un luogo dove sperimentare e mettersi in gioco, completa di Aule multimediali, sale di posa e di una Biblioteca. L’Abama, acronimo dell’accademia, è un istituto di alta formazione, fondata nel 1979, diretta dal professor Alfredo Prado. Animata dalla cultura della ricerca, della produzione, della specializzazione e della valorizzazione del patrimonio artistico agrigentino e siciliano. Un luogo che spinge al confronto e promuove iniziative e collaborazioni, oltre che nell’arte in senso stretto anche in ambito cinema, spettacolo e teatro.

Nell’Accademia ogni studente viene curato e seguito (il numero di iscritti è programmato).

L’Abama garantisce una formazione di livello europeo grazie ai contatti con altre istituzioni, attività extrascolastiche e grande attenzione e supporto verso le nuove tecnologie e i nuovi mezzi espressivi.

 

Una foto non è solo un’immagine scattata con il telefonino, ovvero con la fotocamera di uno smartphone, ma è una composizione visiva, un piccolo racconto, il compendio di un’emozione.

Prima di arrivare nelle nostre mani, la foto, stampata su carta, ha una storia lunghissima: la fotografia costituisce un documento unico, dai ritratti, ai paesaggi, spiega molto del territorio e delle nostre tradizioni.

La fotografia si lega alla cultura, intesa come summa di saperi e tradizioni, come risultato di esperienze, sentimentali e umane.

Utilizzando questa prospettiva l’Abama, l’Accademia di belle Arti di Agrigento, ha indetto un concorso, che conta la seconda edizione. Due le sezioni: una destinata a professionisti e semiprofessionisti, l’altra agli studenti delle superiori (ultime e penultime classi), che punta a raccontare Agrigento attraverso l’obiettivo.

Saranno proprio gli occhi dei partecipanti, a cogliere peculiarità e caratteristiche capaci di trasmettere l’anima di una città affacciata sul mare, che vanta un tesoro unico come la Valle dei templi.

Volete partecipare? Allora impugnate la vostra macchina fotografica, stampate (scegliete voi la misura) la vostra immagine più rappresentativa, che sia a colori o in bianco e nero. Il concorso è organizzato dall’Accademia, con il patrocinio del Comune  dell’Ufficio scolastico provinciale. la partecipazione è gratuita. Scade il 28 febbraio, le opere vanno spedite, o recapitate, direttamente alla sede dell’Abama, l’accademia di belle arti, in via Bac Bac 7, 92100, Agrigento.

Previsti premi in denaro, targhe e riconoscimenti. ma non è finita qui: per la sezione dedicata agli studenti in palio borse di studio per iscriversi e frequentare l’accademia Abama.

Info www.abama.it

(foto accademia)

 

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con il Distretto Turistico “Valle dei Templi”, “La strada degli scrittori” e la Fondazione “Luigi Pirandello” di Agrigento, in occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello, indice per l’a.s. 2016/2017  il Concorso Nazionale “Uno, nessuno e centomila”, rivolto a tutte le scuole secondarie di secondo grado, per sottolineare il valore culturale della sua opera, parabola della condizione esistenziale dell’uomo.

Il tema del concorso intende offrire agli studenti spunti di riflessione sul complessivo significato dell’opera dell’autore anche attraverso il teatro, quale strumento pedagogico in grado di incidere profondamente sulla crescita cognitiva ed emotiva della persona.

Gli studenti  dovranno presentare, individualmente o in gruppo, una sceneggiatura tratta da una novella dell’autore. La sceneggiatura non dovrà superare le 5 cartelle formato A/4.

Gli elaborati – accompagnati dalla scheda tecnica posta in allegato, esplicativa del lavoro contenente sia i dati anagrafici dei partecipanti sia i dati della scuola di appartenenza – dovranno pervenire all’indirizzo mail concorsopirandello150@stradadegliscrittori.it, entro e non oltre le ore 23,59 del 15 marzo 2017

Il materiale in concorso non verrà restituito.

Verrà costituita una commissione che provvederà alla selezione, a livello nazionale, delle migliori sceneggiature, presso la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione.

Gli studenti partecipanti al concorso che avranno affrontato in maniera originale, creativa e significativa il tema oggetto del bando, saranno candidati al premio finale, consistente in un’opera realizzata a cura dell’Accademia di Belle arti “Michelangelo” di Agrigento. Ma non finisce qui: gli studenti vincitori avranno l’opportunità di rappresentare l’opera teatrale durante le celebrazioni dell’anniversario della nascita dell’autore che si terranno ad Agrigento e promosse dal Comune di Agrigento, dal Distretto Turistico “Valle dei Templi”, dalla Fondazione “Luigi Pirandello” e dalla Strada degli scrittori.

 

 

Il pane, come simbolo, anche religioso, riporta alla condivisione, persino la parola compagno, deriva da cum panis, che significa “mangiare lo stesso pane”. Combinazioni di vita e metafore, infinite “fare pane” per dire “andare d’accordo”, “buono come il pane”, oppure la sicilianissima “ne devi magiare di pane duro” per indicare il percorso di apprendimento in cui ci si fa “le ossa”.

L’importanza del pane sulle tavole del mondo, da gustare col vino, fa parte del nostro lessico, dei nostri gesti (chi, da bambino, non ha baciato l’ultimo tozzo di pane di cui disfarsi, come aveva visto fare alle nonne?)

 

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L’Osteria di Agrigento, che trovate a piazzetta Sinatra 16, a due passi dalla nuova sede dell’Accademia di belle arti Michelangelo, l’Abama, dal Palazzo dei Filippini con la su pinacoteca e il teatro Pirandello, nasce nei locali che furono di un forneria, da cui prende il nome: Ex Panificio. Qui, fra le pareti in pietra, dove si ritrovano le classiche teglie, con tanto di panini in mostra, si gustano piatti rivisti della cucina siciliana che destano sorpresa, per l’accostamento di sapori e per risultati prelibati. Alcuni esempi? La delicatezza del risotto con gamberi e fichi d’india, che riporta alla memoria il tipico agrodolce siciliano. L’ambiente è essenziale, chic, senza essere ridondante, ma anzi privilegiando la semplicità di tonalità di cotto e legna. Fra gli antipasti da segnalare il cacio all’argentiera, altro must isolano, a cui segue la pasta incaciata, nei secondi il baccalà su letto di fave con carciofi croccanti, da provare il macco, preparato con amore e attenzione. All’Osteria Ex Panificio la sera può capitare di assaggiare un ottimo minestrone per affrontare i primi freddi. Attente scelte nella carta dei vini. Servizio cortese e mai invasivo.

Per chiudere in bellezza concedetevi un dessert, dal tortino al cuore fondente, al Tiramisù, porzione abbondanti servita nella burnia, ovvero il classico barattolo da conserva.