Tuesday, September 17, 2019
Home / 2019 / settembre

Ormai è noto, Andrea Calogero Camilleri, amava questi luoghi, quella della sua infanzia, tanto da renderli protagonisti dei suoi libri. A Porto Empedocle era nato il 6 settembre del 1925. Adesso un’iniziativa originale attraverserà i posti cari alla sua memoria. E lo farà sulle mitiche 500 Fiat,  un corteo mobile di ricordi su 4 ruote.

Si stratta della “Passeggiata in Fiat 500 Vintage sulle orme del Maestro Andrea Camilleri da Agrigento a Realmonte”.

Prevista per domenica 29 settembre.

Evento organizzato da:
Fiat 500 Club Coordinamento di Agrigento
VisitAgrigento

con il patrocinio gratuito di:
Comune di Porto Empedocle

Programma ufficiale:
– 9:00 Ritrovo dei partecipanti presso il Piazzale del Porticciolo Turistico di San Leone.
– 9:30 Partenza per Porto Empedocle, la Vigata di Andrea Camilleri.
– 10:00 Passaggio a Porto Empedocle, ingresso in via Roma, sosta alla Statua del Commissario Montalbano e visita alla sala cannoniera della Torre Carlo V
– 11:00 Partenza per Realmonte
– 11:15 Passaggio da Marinella e dalla Villa Romana di Realmonte.
– 11:30 Passaggio da Realmonte
– 11:50 Arrivo e sosta auto al Belvedere Kainon
– 12:00 Passeggiata lungo il primo tratto del percorso naturalistico di Monte Rossello.
– 13:00 Pranzo presso il Belvedere Kainon, Realmonte.
– 15:30 Saluti

Dalle 12:00 alle 15:00 sarà possibile visionare e fare foto alle Fiat 500 Vintage partecipanti alla passeggiata presso la terrazza del Belvedere Kainon, Realmonte.

Per qualsiasi informazione contattare i seguenti numeri:
– 3807985180 Marcello Mira, Presidente VisitAgrigento e socio del Fiat 500 Club Italia.
– 3389703001 Dario Tabone, Presidente Fiat 500 Club Italia, Coordinamento di Agrigento

N.B. I proprietari di Fiat 500 vintage che intendono partecipare alla passeggiata dovranno contattare i responsabili entro il 26 Settembre.

Evento creato in collaborazione con:
Belvedere Kainon
Mariterra ed altri, a breve l’elenco completo.

Ma un suono più struggente, di quello prodotto da un pianoforte, lo conoscete?, più robusto, coinvolgente, incisivo, per certi versi cristallino, brioso, prodotto da un strumento musicale, così regale ed evocativo, come una rondine in volo (a me sì, la forma del pianoforte a coda mi ha sempre ricordato questo), che si poggia un istante, in angoli della mia città.

Se cercate un altro motivo per visitare Palermo eccolo qui.

Approda Piano City, per la seconda volta, e lo fa quasi nottetempo, in quel momento sospeso, in cui luce e buio si incontrano e si passano il testimone. Alcuni eventi infatti sono programmati poco prima che la città si ridesti. Una sveglia dolcissima, scaturita da un caos sentimentale ordinato, martelletti e corde tese: per gli appuntamenti consultate il link più sotto, le date sono dal 27 al 29 settembre.

Le rondini, ovvero i pianoforti, planeranno e produrranno musica dalle loro casse armoniche, modulata e sublime, in un dialogo aperto con la città. Perché la sveglia, la piccola scossa, non è solo reale, ma è emotiva.

pianocity3

Perché la musica quando esce dai luoghi deputati, dai teatri, dalle sale, non resta confinata, ma diventa un regalo e un’opportunità: suonare all’aria aperta è contaminare di nuove sensazioni quartieri e vie, vitalizzare un linguaggio comune che non ha bisogno di mediazioni e spiegazioni.

“Piazze del centro storico come Santa Maria La Nova, San Giovanni degli Eremiti e San Francesco, spazi che si aprono eccezionalmente al grande pubblico per l’occasione come la Questura e l’Università, luoghi appena riqualificati come il Porticciolo di S. Erasmo, un tempo teatro degli scempi operati dalla mafia nella Camera della morte, altri in corso di rinnovamento, i luoghi della memoria e anche luoghi difficili.

Protagonista è il pianoforte, musica di ogni genere, con anche omaggi ai Queen e Pink Floyd, oltre a un programma speciale per bambini nella sede di Beyond Lampedusa, il giardino dedicato a bambini provenienti da situazioni di vulnerabilità e minori stranieri non accompagnati.

Assolutamente da non perdere gli spettacoli creati apposta per Piano City Palermo 2019: l’Opening, un duetto per pianoforte e 45 giri, Piano SleepPiano BeatPiano Remix e il gran finale Butterfly Blues. Alla tastiera giovani talenti e grandi pianisti già noti nel mondo musicale internazionale, musica a tutte le ore. In programma anche incontri con ospiti d’eccezione per approfondire questo appassionato racconto tra città e musica”.

pianocity2

Qui il programma completo

Per info e prenotazioni, https://www.pianocitypalermo.it/

POST TAGS:

Nell’ambito del tema scelto per questa edizione di NaxosLegge, festival diretto da Fulvia Toscano, e cioè la Storia, la sezione “Le donne non perdono il filo”, coordinata da Marinella Fiume, appare più che mai in tutta la sua centralità.
Il premio “La tela di Penelope”, che ha visto insignite nelle edizioni precedenti donne di spicco nei più vasti ambiti: sociale, politico-istituzionale, antropologico, culturale, artistico, verrà assegnato, domenica 22 settembre, nella splendida cornice del Castello Rufo Ruffo di Scaletta, a quattro donne, quattro accademiche, quattro storiche, quattro differenti sguardi su quattro diversi periodi della Storia: Elena Caliri, studiosa di Storia romana; Giovanna Fiume, modernista; Marina Montesano, medievista; Elena Aga Rossi, studiosa di Storia contemporanea.
La diversa fisionomia degli autori premiati, fortemente voluta dagli organizzatori, è stata volta a  riflettere la pluralità di prospettive e di interessi attraverso cui esse guardano all’oggetto dei propri studi e della propria narrazione.
In Italia e nei diversi paesi europei, almeno dal secondo Ottocento, le storiche hanno dato il loro contributo allo sviluppo della disciplina storica anche se spesso sono state rimosse dalle grandi storiografie nazionali.
Con la nascita della «nuova storia», negli anni trenta del Novecento, e la sollecitazione avanzata nel corso del XX secolo dai suoi esponenti a privilegiare la lunga durata dei fenomeni storici, le donne riemergevano alla storia, contribuendo a delineare l’affresco delle diverse società, composte di uomini e donne, che si erano succedute nel tempo. In seguito, negli anni Settanta del Novecento, sulla spinta delle domande nate all’interno dei movimenti delle donne, in tutta Europa, una nuova generazione di storiche cominciò a interrogarsi sulla presunta neutralità e oggettività della storia (sia quella politica, sia quella sociale) e a mettere in discussione i suoi tradizionali concetti, metodi, paradigmi interpretativi, ponendo al centro dell’attività di ricerca quei soggetti – le donne -, cancellati o resi marginali dall’analisi storica, culminando negli anni Ottanta del Novecento con l’elaborazione della categoria del «genere».
Dall’intrecciarsi di ottiche diverse è apparsa chiara così la necessità di una storia che abbia al centro la relazione tra i due generi, perché dalla storia possono venire interessanti contributi alla creazione di una tradizione culturale che sappia vedere insieme donne e uomini e che sappia utilizzare il contributo di entrambi i sessi nel progettare, intraprendere e condurre in porto i grandi cambiamenti necessari all’umanità e, in mancanza di una significativa “tradizione” femminile, far emergere un tessuto di reti, alleanze, conflitti, identità che non appartiene soltanto alla storia materiale e della mentalità, alla narrazione del vissuto e del quotidiano, ma che, viceversa, intersechi i territori della grande Storia. La scommessa che molte storiche hanno inteso quindi lanciare è stata quella di interrogare, anche attraverso le variegate condizioni femminili e la profonda diversità dei contesti in cui hanno preso vita le diverse esperienze delle donne, le grandi questioni della storia. E questo mentre fra le prospettive messe in campo dalla storia sociale e dalla storia delle donne e quelle della storia delle istituzioni dello Stato, quest’ultima è sembrata l’unica per molto tempo, e spesso anche oggi, in grado di cogliere tutta la storia offrendo la via maestra per seguire lo svolgersi delle forme di organizzazione politica, e le altre prospettive storiche.
 Naxoslegge, che rivendica la necessità della Storia, indispensabile per la crescita di una coscienza critica delle giovani generazioni, si compiace di premiare il lavoro di queste donne, autorevoli “tessitrici”, ognuna nel proprio ambito di ricerca e guidate da un proprio rigoroso metodo scientifico, del filo rosso che lega al Passato il nostro Presente, incomprensibile senza “La Storia”.
L’ evento è realizzato in collaborazione con il Comune di Scaletta Zanclea,  e in sinergia con diverse associazioni e realtà’: Comune di Ficarra, Associazione Altra Meta’,  Fidapa sezione di Messina-Capo Peloro,  Fidapa  sezione di Santa Teresa di Riva, Proloco di Scaletta Zanclea, Associazione Al tuo fianco, Archeoclub Naxos-Taormina e Area Jonica, Istituto italiano dei Castelli e le Biblioteche delle donne del Liceo Caminiti di Giardini Naxos e del Liceo Maurolico di Messina. I premi sono opera del maestro Alessandro La Motta e, nel corso della serata, si potra’ godere di un intervento musicale di Luisa Grasso e della installazione, a cura del Museo del gioco medievale di Ficarra, coordinata da Mauro Cappotto, dedicata a Macalda di Scaletta.

Continuano gli appuntamenti in programma nel ricco calendario di “Autunno sui Sicani”, due mesi di eventi tra borghi e natura con visite guidate per scoprire i centri storici (e non solo) dei paesi Sicani lontani dalle classiche traiettorie turistiche.

Sabato 14 settembre, l’iniziativa Il sabato del villaggio porta alla scoperta di Caltabellotta, borgo millenario in provincia di Agrigento a cui sono legate molte vicende della storia della Sicilia. “La città della pace” incastonata tra le rocce e il verde, è infatti il primo importante centro della civiltà del popolo sicano: i reperti archeologici ritrovati testimoniano l’esistenza di un’antichissima città sicana, forse Camycus, capitale del regno del leggendario re Kòkalos.
Programma

La visita a Caltabellotta avrà inizio alle ore 10.00 presso il piazzale San Pellegrino dal quale si partirà alla volta di un itinerario d’arte e fede: prima tappa del tour è la Chiesa e l’Eremo di San Pellegrino costruito sull’omonima rocca che sovrasta il piccolo borgo sicano, dove, secondo la leggenda del protovescovo di Triocola, si trovano le grotte del santo e del drago.

La passeggiata continuerà verso la cattedrale arabo-normanna che un tempo fu probabilmente anche una moschea, nel luogo dove venne firmata, nel 1302, la Pace di Caltabellotta. Il luogo sacro custodisce molte opere di grande fattura artistica e di particolare interesse: le opere del Gagini, tra cui la Madonna delle nevi, e del Ferrero, come la cappella della Madonna della Catena. Ci si sposterà poi verso il Museo Civico dove sono esposte le opere del maestro scultore Salvatore Rizzuti, per poi proseguire ancora la visita nel quartiere Pietà, nelle grotte sicane e all’interno della sovrastante chiesetta della Pietà di epoca bizantina. Caltabellotta vanta la presenza di importanti siti archeologici come le Necropoli sicane: 22 tombe a grotticelle, di origine preistorica, situate nei due ingressi del paese. Sempre nel quartiere della Pietà si visiterà il portale San Francesco di Paola, sul quale sono ancora visibili i segni del passaggio dei templari. Il tour proseguirà con l’incontro con l’artista Rizzuti, all’interno del suo laboratorio di scultura. Ultima tappa sarà la visita presso la chiesa dei Cappuccini dove sono custodite diverse opere pittoriche realizzate nel 1700 da Fra Felice da Sambuca. Qui si terrà una degustazione di prodotti tipici. A partire dalle 14.00 si svolgerà la presentazione del cammino sulle orme di San Bernardo da Corleone. Il sabato del villaggio a Caltabellotta è a cura dell’associazione Kratas Tour e associazione socio culturale Peregrinus in collaborazione con il comitato per i festeggiamenti del  SS. Crocifisso “Dio Vivo”.  La visita è gratuita e non prevede un numero limitato di partecipanti. Per informazioni è possibile chiamare i seguenti numeri: Paolo, 3280303011; Mario, 3206406594.

Lo scultore Salvatore Rizzuti

Lo scultore Salvatore Rizzuti

È invece un interessante itinerario che unisce archeologia e gastronomia quello in programma domenica 15 settembre con Sicani in movimento: una giornata per gli amanti del trekking che porta lungo i sentieri di S. Stefano Quisquina. L’appuntamento per i partecipanti è nella centralissima piazza San Giordano, nel centro storico del borgo agrigentino famoso per le fresche e colorate radure boschive che ne fanno un vero e proprio polmone verde incastonato tra i Sicani. È infatti dal secolare querceto, rivolto verso nord, che si deve ragionevolmente il nome “Quisquina”, dal berbero koskin, oscurità.

Programma

Ore 9:30 partenza per l’escursione con tappe a Pizzo San Calogero e a Pizzo Castelluzzo, promontorio che raggiunge i 1.000 metri di altezza e che si erge in posizione dominante sulla Valle del Magazzolo e la media Valle del Platani: il luogo di interesse archeologico, conserva i resti di un’interessante struttura di natura militare risalente ai secoli della presenza bizantina sull’isola (VI – IX sec. d. C.). Il forte di Pizzo Castelluzzo appartiene a una particolare tipologia di opere difensive chiamate dagli studiosi “castelli rurali”, fortificazioni adiacenti i centri abitati come il “Castron” sul Monte Kassar nella vicina Castronovo di Sicilia. Costruzioni come questa facevano parte di una rete di presidi collegati visivamente attraverso i quali segnalare la posizione degli incursori e allertare i centri militari di maggiore importanza come città e castra.

Eremo di S. Pellegrino a Caltabellotta, Chiesa Ipogea -

Dopo la visita del sito archeologico si proseguirà con un altro tratto di trekking per raggiungere la fattoria Marretta, dove Giuseppe Marretta, uno dei curatoli più famosidel borgo, preparerà la quagliata di ricotta, offrendo una ricca degustazione di formaggi e prodotti tipici stefanesi. Per partecipare all’evento è necessaria prenotazione chiamando il 3475963469 o il 0922989805 (numero massimo di partecipanti: 20 persone). Il contributo richiesto è di € 15,00 a persona (degustazione-pranzo in masseria inclusa).

Abbazia di Santa Maria del Bosco, Contessa Entellina

Infine, tutta la magnificenza dei picchi collinari e la meraviglia dei colori dei paesaggi Sicani sarà celebrata sabato 14 e domenica 15 settembre con La giornata del Creato all’interno della Riserva naturale Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, nel territorio di Contessa Entellina (Palermo): un viaggio immersivo nel verde a cura dell’Ordine francescano di Sicilia, per promuovere il rispetto dell’ambiente, contemplare le meraviglie del creato e riflettere sul ruolo dell’uomo in un mondo più sostenibile.

Santo Stefano Quisquina - Trekking archeo-gastronomico

Programma

Sabato 14 settembre alle ore 16.00 parte il raduno presso l’Abbazia di Santa Maria del Bosco, complesso risalente al 1300 circondato da un bosco di lecci, querce e castagni, esteso per circa 200 ettari. Qui si alterneranno momenti di preghiera e riflessioni a partire dalle tematiche suggerite dalla Conferenza Episcopale Italiana in occasione della dalla Giornata per la Custodia del Creato, un’iniziativa per conoscere e comprendere la fragile e preziosa varietà naturalistica di cui la nostra terra è così ricca. Seguiranno momenti di approfondimento sulle bellezze custodite dalla Riserva di Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, il più antico bosco della Sicilia, scrigno di biodiversità, con un intervento a cura di Mario Liberto agronomo, scrittore e giornalista siciliano; e momenti di meditazione e contemplazione del firmamento con visita notturna al Castello di Federico II a Giuliana. Domenica 15 la celebrazione della Giornata del creato proseguirà con un percorso a piedi sui sentieri della Riserva con arrivo presso il Centro visitatori del Demanio forestale con una celebrazione eucaristica alle ore 12, cui seguirà una degustazione di prodotti tipici.

 

Ora voi avete aperto questo link e io, effettivamente non so chi siete, voi potete leggere qualcosina, sulla mia persona, sulla quarta di copertina dei miei libri, ma io no. Non so se siete snob, avete la puzza sotto il naso, se siete sprovveduti, se fate giri camminando baldanzosi sulle balate scivolose della Vucciria coi tacchi, oppure avete le infradito e vi scantate (impaurite) dei batteri che vi potete prendere, dei cani randagi, della verdura marcia e della munnizza ornamentale (quella non manca mai). Io però vi immagino ardimentosi, curiosi, gente di mondo, abituata a partenze non organizzate dai tour operator, in una definizione  “picciotti di bella”.

Tranquilli, picciotti ha un po’ perso il suo significato negativo (picciotto, un tempo denominava soldato di mafia che raccoglieva i soldi del pizzo) per dire, ora picciotto di bella, indica un amante del bello, capace di relazionarsi disinvoltamente con l’ambiente.

I picciotti di bella sono accollativi, raccolgono piccole sfide e vanno in giro senza preconcetti.

Allora, che dite. se siete picciotti di bella, accollativi, che fate appena arrivati? Un bel giro in centro, per la zona pedonale, che poi non è un semplice area interdetta alle auto, è inclusa nell’itinerario arabo normanno, decretato patrimonio dell’ umanità nientemeno che dall’Unesco.

Vi ricordiamo che Palermo è stata Capitale della cultura nel. 2018.voi direte, un anno fa, ma se io vi dico che qualcuno è stato mister universo o miss Italia, anche se in passato, non vi viene voglia di conoscerlo ugualmente?

Diciamo che molti writers hanno cominciato a firmare il centro storico della città e a trasformarlo in un luogo cult (evvai di inglesismi).

Proviamo a tracciare un piccolo percorso, dove unire l’utile – una bella foto da likes a piovere –, col dilettevole, conoscere posti che vi arricchiranno, perché noi umani, si sa, abbiamo bisogno di bellezza, storia, radici e un panino con panelle che ci ristori ogni tanto.

Nel percorso ho aggiunto una sosta in friggitoria, ovviamente.

 

murale

Intanto, avete lo smartphone no? Se volete fare a meno di me, cliccate qui https://www.streetartfactory.eu/palermo/

Troverete una mappa digitale da scaricare, oppure, se volete la versione cartacea, fate un salto allo Lo Studiolo in Corso Vittorio Emanuele 273 / Lun-Sab / 09-13 | 16-19. Potete anche osservare e acquistare le stampe in vendita e sostenere il progetto.

Ora immaginiamo di inoltrarci, piano piano. Se percorrerete il lungomare che porta verso via Messina Marine, alla Cala, proprio di fronte al piccolo porticciolo turistico un pochino chic, potrete vedere il grande murale opera di Rosk e Loste.

Raffigura Falcone e Borsellino, ripresi dalla famosa foto di Tony Gentile. I due magistrati sono allegri, rilassati e molto complici, così come ci piace ricordarli.

falcone e borsellino

Siete a due passi dalla chiesa di Santa Maria della Catena – si chiama così perché nei giorni di tempesta o in caso di pericolo, da qui partiva la catena che proibiva la navigazione e non faceva lasciare il porto – da visitare, è un gioiellino gotico-catalano.

Proprio dietro se è domenica mattina, vi consiglio un salto al mercatino di piazza Marina. Dai vinili, ai pizzi della nonna, dai cocci di ceramica, ai vecchi libri e alle cartoline d’epoca, c’è di tutto, qui si riversano le cantine sbarazzate di mezza Sicilia. Ma anche se non è domenica, avete l’imbarazzo della scelta, dal giardino Garibaldi con il suo ficus Magnolia monumentale, che conta centinaia di anni, si pensi che l’architetto Giovan Battista Filippo Basile che sistemò la villa pubblica, fece piantare  i ficus nel 1863 – al palazzo Abatellis, posto magnifico che come recita wikipedia:

“Manifestazione esemplare di stile chiaramontano derivato dal singolare innesto di forme normanne e gotiche, amalgamate in un’arte e in un contesto esclusivamente siciliani di palazzo signorile, dimora regia, sede dei governanti,”

fu sede dell’Inquisizione spagnola nel ‘500 e merita una visita con tanto di tour guidati alle carceri sotterranee.

Street art al quartiere Kalsa: l’Eletta come la chiamavano gli arabi che confina a piazza Magione (già che ci siete date un’occhiata alla meravigliosa chiesa scoperchiata dello Spasimo). Qui fioriscono murales realizzati nell’ambito di Pangrel 2018. Un esperimento di arte pubblica reso possibile grazie alla collaborazione nata tra la Fondazione Federico II, il Dipartimento dei Beni Culturali, la Galleria Regionale Abatellis e il Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. Ma, soprattutto, merito di cinque artisti di fama nazionale come Basik, Camilla Falsini, Mbre Fats  e i già nominati Rosk E Loste. Ecco qui mia foto in cui mi sparo l’agognato selfie.

selfie

Or dunque  ci sembra umano mettere la sosta ‘Nni Francu U vastiddaru e invitarvi a molteplici assaggi di panelle e crocchè. Oppure andare a mangiare un panino con la milza alla Focacceria San Francesco (nella piazza omonima).

A Ballarò Igor Palminteri dipinge patrona e co-patrone di Palermo, con “Viva Santa Rosalia“ e alle sue spalle, sulla parete di una chiesa cinquecentesca ormai crollata, pittura uno sconfinato San Benedetto il Moro in scarpe da tennis, che sembra pronto a giocare una partita di calcetto, proprio come fanno i ragazzini nei vicoli. Alla convivenza tra rovine e costruzione in città vi conviene abituarvi, la trovate ovunque nei quartieri storici sul tema “Fides” ecco infatti il  murale in via Luigi Villanueva, a pochi passi, firmato da Andrea Buglisi: ritrae un colibrì che sposta macerie, ma inoltriamoci e ammiriamo “La gente di Ballarò” di Alessandro Bazan che si stende sul grande muro dell’ex arena Tukory in via Di Cristina, il Franco Franchi di Angelo Cazyone e Fulvio Di Piazza, autore del murales “Turbo Ballarò”, che trovate a Porta Sant’Agata, un turbine di pesci volanti da far venire voglia di andare al mercato e cominciare a osservare tutte i banchi dei pescivendoli  e fotografarli, sperando di trovare il mitico pescespada (cosa niente affatto rara).

San Benedetto il Moro foto di Antonio Curcio

San Benedetto il Moro foto di Antonio Curcio

Altri posti da vedere? C’è l’imbarazzo della scelta, al mercato storico della Vucciria (sì quello riprodotto nel famoso dipinto di Guttuso) oltre a fermavi alla Taverna Azzurra per un bicchiere di sangue (niente di vampiresco è zibibbo bello duci duci), o concedevi una serata di movida per i vicoli, mangiando cibo di strada cotto direttamente sulla griglia davanti a voi, la cooperativa Terradamare propone un itinerario di street art alla scoperta dei graffiti che riproducono le opere di Caravaggio e il walking toru cartoline da Ballarò.

cartoline da ballarò-walking tour terradamare - foto vincenzo russo

cartoline da ballarò-walking tour terradamare – foto vincenzo russo

“A Palermo, il Caravaggio lo rubano, è noto; è successo anche all’artista francese C215, ovvero Christian Guémy- ci racconta Paola Nicita sul dorso palermitano del quotidiano Repubblica – che ha pensato di omaggiare il grande pittore con una serie di graffiti realizzati sulle cassette della poste del centro storico, e per una coincidenza, proprio a pochi passi dall’Oratorio di san Lorenzo, dove è avvenuto il furto della tela di Caravaggio. Molte delle cassette con graffiti sono sparite, rubate nottetempo”.

Da scoprire la piccola chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri, salvata dall’abbandono, nascosta in un cortile tra corso Vittorio Emauele e la Vucciria, piazzetta Santa Sofia.

Ph, dal magazine Le vie dei Tesori

Ph, dal magazine Le vie dei Tesori

Nel portale in ferro, Il ritratto “pop” della santa,  Santa Sofia protettrice dei Tavernieri, insieme alle tre figlie Pistis, Elpis e Agape (Fede, Speranza e Carità). Opere di Marco Mirabile, pensate con l’Accademia di Belle Arti di Palermo e un gruppo di sette studenti. Altri posti trasformati dalla street art? Il quartiere Mandamento Tribunali , il parcheggio dell’Ibis Hotel, la piazzetta Mediterraneo, e fuori, dai soliti circuiti, Borgo Vecchio.

Ma mi faccio un giro approfondito e ne riparliamo, ok? Potete anche segnalare su cosedafareinsicilia@gmail.com

Un’anima sincretica, fatta di culture stratificate che parlano un unico linguaggio di tolleranza, partecipazione e convivenza civile: giungono da un tempo lontano in cui Palermo, centro del Mediterraneo, accoglieva già viaggiatori, storici, maestranze; e viveva sotto governi diversi, che hanno lasciato il loro segno su un enorme patrimonio fatto di sollazzi normanni, qanat arabi, austere chiese medievali, bagni termali. Palermo è sempre al centro del Mare Nostrum e accoglie, ieri come oggi: le tracce del suo passato sono indelebili, si srotolano lungo siti che hanno tutte le carte a posto per entrare in un circuito spaziale e temporale, oltre che turistico, che si sistema a corolla dei nove monumenti già riconosciuti. Da questi siti nasce #SettembreUNESCO costruito da Fondazione UNESCO Sicilia, un progetto di valorizzazione del complesso di ventidue siti racchiusi in un unico itinerario sfaccettato – dotato già di una guida turistica cartacea, in italiano e in inglese – lungo eventi, conferenze e manifestazioni che da sabato prossimo (14 settembre) a domenica 29 settembre, saranno ospiti dei tredici monumenti non ancora inscritti. La conferenza stampa di presentazione è stata ospitata nella chiesa di Santa Maria Maddalena, all’interno del Comando Legione  Carabinieri “Sicilia”. E proprio su questo sito, pressoché sconosciuto alla città, punta l’attenzione il Generale di Divisione Giovanni Cataldo, Comandante della Legione Carabinieri Sicilia. “Questa chiesa è stata affidata ai Carabinieri nel 1861 e da allora ha sempre ospitato le nostre celebrazioni. Ma oggi avvertiamo l’esigenza di renderla fruibile alla comunità: la apriremo presto, in date convenute e con tutte le esigenze dovute al suo trovarsi dentro un sito sensibile, per far conoscere un luogo strettamente legato alla storia di Palermo”. “Quel 2015 in cui l’UNESCO ha riconosciuto il percorso arabo normanno, ha cambiato Palermo – dice il sindaco Leoluca Orlando, presidente del Comitato di Pilotaggio del sito UNESCO arabo normanno – ma oggi è importante guardare a quello che accade intorno. Questi 13 siti possiedono le carte in regola per far parte di un percorso unico perché unica è la città”. “Quando UNESCO ha indicato i 9 monumenti del sito seriale, sono rimasti fuori questi 13 che non rispondevano ai requisiti richiesti in termini di manutenzione e accessibilità – interviene il direttore di Fondazione UNESCO Sicilia, Aurelio Angelini – Ma sono tutti luoghi splendidi che tramite Settembre UNESCO otterranno la visibilità che è loro dovuta, in attesa di poter garantirne i servizi, e così ampliare il percorso”. La soprintendente Lina Bellanca ha invece tratteggiato le condizioni e la fruibilità di ciascun sito, annunciando importanti interventi e l’apertura di cantieri di restauro per alcuni dei luoghi, tra cui la Cuba e l’interna Villa Napoli con il giardino. “Settembre UNESCO è un atto di responsabilità che dobbiamo assumere rispetto a questi siti che finora non hanno avuto visibilità e sono sconosciuti alla città – dice Patrizia Monterosso, direttore della Fondazione Federico II che cura Palazzo Reale – Notte Unesco ha infatti il merito di coagulare l’attenzione sui siti e rendersi conto della qualità dei servizi”.

Alla conferenza stampa sono intervenuti l’assessore alle CulturE, Adham Darawsha, padre Giuseppe Bucaro per la Curia, l’assessore alla Cultura del Comune di Monreale, Geppino Pupella, e i rappresentanti degli enti partner e delle associazioni coinvolti.

Un sistema perfettamente costruito per far conoscere ed amare i siti, alcuni pressoché sconosciuti, altri già parte dei circuiti turistici: ad ognuno toccherà una giornata di ”scoperta” (o riscoperta) tramite visite guidate gratuite e incontri, affidati alle numerose associazioni che da sempre si battono per la valorizzazione del territorio e dei beni culturali. Un programma che andrà avanti per due settimane per concludersi con le ormai abituali e attese Notti Bianche dei monumenti UNESCO nell’ultimo weekend del mese: tre serate – venerdì 27 settembre a Palermo, sabato 28 settembre a Monreale e domenica 29 settembre a Cefalù – in cui i nove siti verranno aperti gratuitamente e in notturna.

 uno

Ventidue siti in tutto: edifici civili e religiosi, opere di grande ingegno e valore artistico che con il loro carattere unico ed eccezionale, frutto della commistione di linguaggi artistici ed eterogenei (islamici, bizantini, latini), sono in grado di rappresentare l’arte arabo normanna: ai nove del percorso arabo normanno già con il “marchio” UNESCO – Palazzo Reale e la Cappella Palatina; la Cattedrale; San Giovanni degli Eremiti; La Zisa; la Martorana; San Cataldo; Ponte dell’Ammiraglio; il duomo e il chiostro sia di Monreale che di Cefalù –  si aggiungono le fortificazioni del Castello a Mare, il palazzo recuperato e lo straordinario parco di Maredolce che si allunga sui resti dell’altro sollazzo, l’Uscibene; la piccola, austera (e pressoché sconosciuta) chiesa di Santa Maria Maddalena all’interno del Comando Legione  Carabinieri “Sicilia”, che racconta la storia antica del quartiere di San Giacomo dei Militari; La Cuba nascosta e la maestosa e perfetta SS. Trinità alla Magione; la Cuba Soprana, nel giardino abbandonato di Villa Napoli e, a poca distanza, la minuscola Cubula; la cappella di Santa Maria dell’Incoronata alle spalle della Cattedrale, San Giovanni dei Lebbrosi già parte dei circuiti turistici; le chiese medievali perfettamente conservate come Santo Spirito (chiesa dei Vespri) e Santa Cristina la Vetere; sotto la città corrono i Qanat e, fuori porta, sono una scoperta bellissima, i bagni di Cefalà Diana. Sono tredici in tutto i siti che vantano (e possiedono ancora, nonostante siano passati da rifacimenti, restauri e bombardamenti) caratteristiche arabo-normanne e che hanno fatto parte del dossier di candidatura stilato per UNESCO sin dalla prima ora, ma che – ognuno per la sua tipologia, la sua storia, l’integrità, la conservazione, l’ambiente circostante, ma anche la fruizione per il pubblico – non è stato giudicato idoneo. Ora è giunto il momento della rivincita: e della riconquista del posto che tocca loro di diritto all’interno del percorso arabo normanno.

 due

#SETTEMBREUNESCO. Il programma. Il cartellone si aprirà sabato (14 settembre) al Castello di Maredolce dove, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, la Soprintendenza guiderà visite al palazzo; dalle 16 alle 19 l’ATS Maredolce Verde condurrà invece, ogni 20 minuti, visite al giardino (per gruppi di 25 persone per volta). Per San Giovanni dei Lebbrosi – lunedì 16 settembre – si potrà scegliere tra due slot di visite, dalle 15 alle 17 per chi preferisce la luce del sole, e dalle 18 alle 23 per chi invece vuole provare l’emozione delle visite in notturna. Le curerà Le Vie dei Tesori che si appresta a varare (da domani) la nuova edizione del festival che quest’anno apre oltre 400 luoghi in tutta la Sicilia. E saranno sempre Le Vie dei Tesori a raccontare Ponte dell’Ammiraglio, sempre lunedì, dalle 16 alle 20; ma anche  la delicata cappella di Santa Maria dell’Incoronazione, con la loggia affacciata su via Bonello, (visite mercoledì 18 settembre, dalle 17 alle 21) e l’imponente Magione di cui si visiteranno chiesa e chiostro, giovedì 19 settembre, con orario continuato dalle 10 alle 18).

tre

Un passo indietro per Salvare Palermo, che da anni si batte per il recupero del patrimonio cittadino, si occuperà invece della chiesa di Santo Spirito: le visite saranno organizzate martedì (17 settembre) con slot alle 10, alle 12, alle 14,30, alle 16 e alle 17,30. Da anni ITIMED si occupa di far conoscere l’austera chiesa di Santa Cristina La Vetere: lo farà anche venerdì 20 settembre, dalle 10 alle 13, poi dalle 15,30 alle 19 e in notturna, dalle 21 alle 23. Sabato 21 settembre sarà veramente difficile scegliere: sarà possibile visitare i Qanat, i cunicoli arabi che corrono sotto la città: visite guidate del Cai, ma sarà necessario prenotare (al numero 091329407, martedì e giovedì dalle 18 alle 20) perché sono consentiti soltanto gruppi da 15 persone, con slot ogni ora dalle 9 alle 13, poi anche alle 15 e alle 16. Nello stesso giorno apriranno anche le porte di Santa Maria Maddalena, dalle 8 alle 20: le visite alla chiesa più nascosta dell’itinerario arabo normanno  saranno curate dal FAI che si occuperà anche, il giorno successivo (22 settembre, dalle 9 alle 13) degli itinerari alla scoperta della Cuba dentro la caserma di corso Calatafimi, della Cuba Soprana nel giardino di Villa Napoli e della Cubola. Lo stesso giorno (22 settembre, dalle 10 alle 12) la Soprintendenza condurrà alla scoperta di un altro gioiello dimenticato e ignorato come il castello dell’Uscibene. Martedì 24 settembre sarà la giornata dedicata al Castello a Mare: dalle 10 alle 19 si ricorderà con il museo archeologico Salinas, l’antica fortezza a guardia della città, e alle 16,30 nella sala Stella Maris, dentro l’area del Porto, si parlerà del progetto della nuova area portuale.

L’ultimo appuntamento – prima delle Notti Bianche, nell’ultimo weekend di settembre, dal 27 al 29 –  sarà quello di mercoledì 25 settembre, e coinvolgerà uno dei tesori meglio nascosti del Palermitano: una vera staffetta sarà messa in campo per aprire i Bagni di Cefalà Diana, di solito difficili da visitare: dalle 9 alle 14 le visite saranno a cura della Soprintendenza che passerà il testimone ai volontari del Servizio Civile dalle 14 alle 20 per poi proseguire in notturna dalle 20 alle 23 con l’ausilio degli addetti dell’amministrazione comunale di Cefalà Diana. Sempre le terme arabe ospiteranno, dalle 17 alle 23, la mostra “Integrazioni” dell’associazione Incontemporanea Arte Attiva.

POST TAGS:

Verrà proiettato venerdì 13 settembre, alle ore 21, all’Arena di Cava Sant’Anna a Favignana, il Film “Picciridda”, tratto dal romanzo d’esordio di Catena Fiorello e girato a Favignana lo scorso mese di novembre con la regia di Paolo Licata, che sarà presente assieme ad alcuni attori che ne hanno preso parte. L’iniziativa rientra nell’ambito dei festeggiamenti del SS Crocifisso, Santo Patrono dell’isola. Il delicato e potente film di Paolo Licata è stato presentato in concorso alla 65^ edizione del Taormina Film Fest, e si è aggiudicato il Premio Cariddi D’argento per la miglior sceneggiatura, scritta dallo stesso Licata e Catena Fiorello con la collaborazione di Ugo Chiti, e due menzioni speciali per le interpreti Lucia Sardo e Marta Castiglia.

Durante la cerimonia di premiazione, il presidente della giuria Oliver Stone ha pubblicamente lodato la grande interpretazione dell’attrice protagonista Lucia Sardo e il lavoro del regista per la realizzazione di un film così intenso e delicato. Ambientato nell’isola di Favignana negli anni ’60, “Picciridda” è la perfetta rappresentazione dell’infanzia come età della vulnerabilità. La storia si ispira ai tanti tristi episodi realmente accaduti in quegli anni e in quei luoghi, e al tempo stesso richiama fortemente un parallelo con le realtà di oggi; di emigrazione, abbandono e prevaricazione degli adulti sui bambini.

Esaminando il fenomeno dell'”emigrazione passiva”, Picciridda narra la storia di Lucia, una bambina di 10 anni i cui genitori decidono di emigrare in Francia alla fine degli anni ’60, lasciandola in Sicilia con nonna Maria, una donna rigida e anaffettiva, incapace di manifestare i propri sentimenti a causa dei traumi e delle delusioni che la vita le ha procurato.

Col passare dei mesi l’esistenza di Lucia si popola di persone e affetti. La curiosità la spinge verso gli uomini, un mondo misterioso da cui stare alla larga (come dice la nonna) o tutto da scoprire (come pensa Lucia). Uno di loro nasconde un terribile segreto sul quale Lucia non smette di indagare, anche a costo di mettersi nei guai. In un contesto sociale spietato, la piccola protagonista paga un prezzo molto alto, ma continua a lottare con tutte le forze per uscirne fuori con dignità e ottimismo. Nel cast dell’opera prima del regista palermitano ci sono Lucia Sardo, Ileana Rigano, Katia Greco, Tania Bambaci, Loredana Marino e per la prima volta sullo schermo la bambina Marta Castiglia. Il film è ambientato a fine anni ‘60 in un villaggio di pescatori. Il film è stato prodotto da Alba Produzioni – Panoramic Film e Moonlight Pictures con il sostegno del Comune di Favignana, distribuzione Europictures.
“Paolo Licata è riuscito a interpretare perfettamente i sentimenti e l’idea della storia che ho voluto raccontare – ha detto a Favignana Catena Fiorello – realizzando un capolavoro; un’opera che ritengo migliore del mio stesso libro. Lo ringrazio per l’efficacia con cui mi ha regalato questa grande emozione”.
“Favignana ospita in anteprima il film che ha emozionato tutti i presenti al Festival di Taormina e che, siamo certi, colpira’ allo stesso modo gli isolani – dice il sindaco Giuseppe Pagoto -. Un lavoro importante realizzato con la passione che la storia meritava. Sarà un momento di profonda unione per tutti noi; una video proiezione cui invito tutti, e che resterà impressa nelle nostre emozioni”.
Il film in seguito è stato premiato all’Ortigia Film Festival aggiudicandosi il premio del Pubblico e le menzione speciale della Giuria.

 Picciridda locandina

 Il Laboratorio di teatro “I Bambini che sorridono” è condotto da Emanuele Abbagnato attore, laureato in filosofia, insegnante di attività teatrale e si svolge ogni giovedi pomeriggio dalle 16 alle 17.30 in via Tommaso Natale 78e (di fronte villa Boscogrande – fermata Metro Cardillo/Zen, Palermo) all’interno di un bene confiscato di proprietà del Comune di Palermo  dedicato al benessere della persona attraverso attività culturali, ed affidato all’Associazione Elementi.

Il Laboratorio teatrale è per un bambino un’esperienza di conoscenza e di divertimento che coinvolge sia il corpo che la mente, aiuta alla crescita e rende possibile la canalizzazione delle emozioni positive.

Gianni Rodari, considerava il teatro per ragazzi di estrema importanza perchè consente al bambini di sviluppare una mentalità più aperta, vivere una vita più entusiasmante ed equilibrata con la curiosità di sapere “può allargare l’orizzonte del bambino inventore”.

Il laboratorio si basa sul riconoscimento delle potenzialità creative dei più piccoli e si articola in due momenti: un primo momento di conoscenza e di relazione, attraverso la ginnastica mimico – pedagogica, necessaria per il rilassamento e la percezione del proprio corpo, e un secondo momento dedicato allo stimolo della fantasia e della immaginazione attraverso giochi sull’improvvisazione guidata.

Durante il laboratorio possono essere utilizzati anche alcuni strumenti musicali ed una telecamera per registrare i momenti più importanti. Il percorso potrebbe concludersi con una messinscena.

I bambini che partecipano al corso devono indossare abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.

 

L’idea è di Amelia Bucalo Triglia, giornalista e presidente della Elementi, che da anni si occupa di  progetti di utilità sociale e di teatro, tra questi il Teatro del Fuoco Festival che si realizza in Sicilia da 12 anni con grande successo di pubblico e riconoscimenti internazionali.

Elementi è uno spazio aperto alla condivisione e coinvolge attori, registi, storici dell’arte, medici, psichiatri, insegnanti di scuola, esperti di comunicazione e musicisti per produrre spunti intellettuali stimolanti.

Le iscrizioni possono essere effettuate il martedì e giovedì dalle ore 10.00 alle 13.00 da Elementi in via Tommaso Natale 78e. Per ulteriori informazioni è disponibile il 3296509941.

Sarà una disfida di luoghi. Tra 69 chiese, 8 ville, 4 castelli, 16 palazzi, 4 torri, una prefettura e una ex capitaneria, oltre ad un numero imprecisato di campanili, monasteri, ipogei, sacrari, santuari, antiche carceri e torri di guardia, fortini e musei. Una singolar tenzone a colpi di bellezza, e siamo solo all’inizio. Perché mai come quest’anno Le Vie dei Tesori apre le porte di luoghi spalmati su tutta l’Isola. Il festival – nato a Palermo, dove ad ogni edizione la città si trasforma in un unico museo diffuso – quest’anno si allarga infatti a quindici città, grandi e piccole: i primi tre weekend, da domani (venerdì 13 settembre) a domenica 29 settembre, coinvolgeranno MessinaCaltanissettaTrapani e MarsalaSambuca, Sciacca Naro, AcirealeSiracusa e Noto. Il 4 ottobre Le Vie dei Tesori si trasferirà invece a Palermo e Catania (5 weekend) e tra il barocco del Ragusano (3 weekend). A Palermo saranno proposti 170 tra luoghi da visitare ed esperienze inedite, Catania ne schiera altri 50.

A questo punto possiamo soltanto dividere la Sicilia in due, Occidente ed Oriente. E che il viaggio abbia inizio.

SICILIA OCCIDENTALE: TRAPANI, MARSALA, SCIACCA, SAMBUCA, NARO E CALTANISSETTA. Si parte da quello che l’anno scorso è stato il luogo più gettonato di Trapani, che aderisce al festival per il secondo anno di seguito, ovvero la torre della Colombaia (su prenotazione). Perché Trapani ci ha preso gusto: e dopo i numeri strabilianti dello scorso anno – un debutto da oltre 15 mila visitatori – ha messo insieme 25 luoghi, a cui si sommano 7 passeggiate d’autore alla scoperta della città e dei dintorni, e un inedito festival KIDS per i più piccoli. Ci si potrà arrampicare sul campanile di San Domenico, scoprire i balconcini di stucco dell’Immacolatella, entrare dopo anni a Santa Maria del Gesù per la Madonnina invetriata di Andrea della Robbia. Passiamo a Marsala: qui sarà protagonista la scala elicoidale del campanile del Carmine dove si potrà salire solo due persone alla volta. Inaugurata domani (venerdì 13) alle 16 dal vescovo Domenico Mogavero, sarà la star di 21 siti (4 su prenotazione), per la più british delle città siciliane. Dalla chiesa Madre, al museo Lilibeo – con le navi punica e romana – alle Latomie dei Niccolini (le sepolture dei primi cristiani); da scoprire l’affresco della Madonna Orante a Santa Maria dell’Itria, o i melograni affrescati dell’ipogeo di Crispia Salvia. Senza dimenticare che Garibaldi sbarcò qui con i suoi Mille (e Marsala gli dedica un museo privato). Anche qui sono previste passeggiate, per Marsala e Trapani valgono gli stessi coupon.

messina monastero di sanplacido (1)

Nell’Agrigentino la rete si formerà tra SciaccaNaro e Sambuca, dove i coupon sono validi per le tre città: 12 luoghi per Sciacca, dove bisogna lasciarsi guidare dai cinque sensi: perché si guarda, si tocca. Per scoprire che c’è palazzo Lazzarini con tanto di giardino segreto; la chiesa più antica della città, San Nicolò La Latina; il Castello dei nobili Peralta, la chiesa di Santa Margherita dove il pavimento veniva lavato con il Moscato. Vicino vicino ecco il borgo più inatteso, Naro con quel suo barocco che ha una storia a sé: 12 siti (aprono il sabato e la domenica) a partire da Santa Maria del Gesù con il crocifisso di Frate Umile da Petralia, che si dice sia stato fatto dagli angeli; Santa Caterina che in epoca medievale era affrescata da Cecco da Naro, lo stesso del soffitto palermitano dello Steri; san Francesco con la sacrestia colma di armadi estrosi. E non dimenticate che nella Biblioteca Feliciana è conservata una rarissima Bibbia poliglotta in otto lingue. Sambuca non si lascia superare di certo: eccola schierare 13 siti (sempre sabato e domenica), dalla Chiesa Madre restituita alla città, dopo il disastro del terremoto, alla Madonna dell’Udienza di Antonello Gagini, nascosta per tanti anni nell’intercapedine di un forno: oggi è alla chiesa del Carmine. I saloni nobiliari di Palazzo Planeta Santa Caterina, dove si sente il profumo delle “minne di vergini”, create qui. E soltanto per il festival si salirà la scala elicoidale della chiesa del Purgatorio, o si ricorderà il fortino dimenticato dell’Ulmo che emerge dal lago. Caltanissetta chiude questo primo cerchio e partecipa per la terza volta. Qui si parte dal complesso di santa Maria degli Angeli che racchiude sia il cimitero che la chiesa, mai aperta dopo il restauro. Addossati al castello di Pietrarossa, i loculi e le cappelle gentilizie sono spettacolari. Aprono le porte Palazzo delle Poste e la Casa del Mutilato, e il Palazzo della Provincia con splendidi affreschi. L’anno scorso si è scoperta Villa Grazia, quest’anno si aggiunge la bellissima Villa Testasecca, il regno del “signore delle zolfare”; aprono il Seminario e la chiesa di san Francesco dove troverete un Borremans, Palazzo Benintende è tornato vivo grazie ai  condomini. Ritorna anche la visita allo stabilimento Averna dove da un elisir “cappuccino” nacque l’amaro della Real Casa, donato ai visitatori in formato mignon.

 ACIREALE 01. Biblioteca Zelantea

SICILIA ORIENTALEMESSINA, ACIREALE, SIRACUSA E NOTO. Il viaggio continua, sempre tre weekend ma in Sicilia orientale: partendo da Messina, toccando Acireale, arrivando a Siracusa e chiudendo a Noto. Sempre tra luoghi, siti su prenotazioni, passeggiate e, a Messina e Siracusa, anche visite con degustazione di vini Planeta. Partiamo da Messina, alla sua terza partecipazione a Le Vie dei Tesori: 26 luoghi in corsa, rispetto all’edizione allo scorso anno, ci sono meno chiese – ma apre i battenti quel gioiello medievale che è San Tommaso Il Vecchio, che per anni fu utilizzata come forno – e più musei e collezioni d’arte. Tra queste, la GAMM, la Galleria d’arte Moderna provinciale che custodisce Fontana, Casorati, Boetti o Guttuso; o l’ex rifugio antiaereo che ospita il Museo del ‘900. E aprirà per un solo giorno, il MuMe con i due Caravaggio e i due Antonello. Ma la vera sorpresa è sul mare perché nell’ultimo weekend sarà visitabile la Prefettura con il suo salone che sembra vagare a pelo d’acqua. E poi il Comune e le ville Liberty… Da Messina ad Acireale, il viaggio continua: la cittadina delle 40 chiese e delle 100 campane è al suo debutto nel festival, apre 11 luoghi e per l’occasione permetterà le visite a quel gioiello sconosciuto che è il palazzo vescovile, che apre i battenti per la prima volta. Visite anche alla Collegiata di San Sebastiano con il Museo del Tesoro con preziosi ostensori e paramenti; Santa Venera, chiusa da trent’anni, o ‘a chiesa di fimmini (Santa Maria delle Grazie) che è una piccola Cappella Sistina con affreschi straordinari. Serrata per tantissimi anni anche la chiesa del Collegio domenicano dell’Arcangelo Raffaele detto allora “Ritiro delle donzelle oneste”: bellissima e pressoché sconosciuta. La Biblioteca Zelantea metterà in mostra per la prima volta il Liber Rubeus, la raccolta dei diritti concessi alla città nel corso dei secoli, colmo di meravigliose miniature. Eccoci a Siracusa, che rinnova il suo impegno con Le Vie dei Tesori per il terzo anno con 21 luoghi: e stavolta la sorpresa arriverà in notturna visto che si potrà visitare la sera la chiesa di Santa Lucia alla Badia che custodisce la commovente tela di Caravaggio, “Il seppellimento di Santa Lucia”. Tra gli altri siti, ecco il CarmineSan Filippo Apostolo o san Filippo Neri con quel suo pavimento che pare un merletto: tutte hanno dovuto fare i conti con la ricostruzione. O, nell’antica Giudecca, ecco la Cappella Sveva nel Palazzo Arcivescovile. Poi il Consorzio Plemmirio che difende l’ambiente o il Teatro Comunale che GiovanBattista Basile, già scottato dalle traversie per il Teatro Massimo di Palermo, non volle costruire; e l’ottocentesca Capitaneria di Porto, normalmente chiusa al pubblico. Sono anche previste sei lezioni di yoga in luoghi storici – piazza d’armi di Castello Maniace, giardino di Villa Landolina e il Ginnasio romano – , anticipazione del Siracusa yoga Festival. Questa prima tranche di festival si chiuderà a Noto che per questo suo debutto apre 13 luoghi. Qui si può andare in cerca di Madonnine: quella Bianca o della Neve, attribuita al Gagini, nella chiesa del SS. Crocifisso dove è anche la cappella rosa e celeste dei Landolina; o la Madonna col Bambino dei palermitani Giovanni e Paolo de Battista della Badia Nuova, ma bisogna spingersi fino a Santa Chiara per trovare un’altra Madonna gaginiana. Poi, i nobili palazzi, simbolo di un tempo in cui la cittadina era meta di re e principi: da Palazzo Ducezio al neoclassico Palazzo Landolina di Sant’Alfano alla residenza dei principi Nicolaci di Villadorata, o a Palazzo Trigona che per metà appartiene ancora all’ultima marchesa di Canicarao.

 MESSINA Sant_Elia_3

LE PASSEGGIATE. Trapani, Marsala, Sambuca e Sciacca, Acireale, Siracusa e Messina organizzano le (ormai) famose passeggiate de Le Vie dei Tesori, guidate da esperti del territorio. Dalle saline di Trapani alla Marsala della dominazione spagnola alla Sciacca della comunità ebraica, sui passi di miti e Madonne a Messina, alla ricerca del Caravaggio a Siracusa, nelle Chiazzette laviche di Acireale, solo per citarne alcune. Vanno scoperte (e prenotate) su www.leviedeitesori.it

 

UN BICCHIERE DI VINO E UNA STORIA. Speciali visite guidate in luoghi di grande fascino: sabato 21 settembre alle 19 a Villa Testasecca a Caltanissetta e al Sacrario Cristo Re a Messina, venerdì 27 a Palazzo Arezzo Targia (fuori programma) a Siracusa,  sabato 28 a Palazzo Planeta, a Sambuca e a Castel Gonzaga, a Messina. Si chiude con una degustazione di vini Planeta. Si deve prenotare: www.leviedeitesori.it.

IN PULLMAN ALLA SCOPERTA DEI TESORI. E’ una delle principali novità di quest’anno: scoprire veramente la Sicilia, un unico museo diffuso; ma comodamente, in pullman, con gite giornaliere da PALERMO. Si potrà percorrere da un capo all’altro l’Isola. Il progetto nasce con Labisi Eventi Vettore ufficiale.  INFO al link https://labisiweb.com/categoria.php?tid=43. Il biglietto (il costo varia a seconda delle città raggiunte, tra 15 e 25 euro) coprirà solo il tragitto, senza guida e senza i coupon d’ingresso ai luoghi da acquistare su www.leviedeitesori.it o sul posto.

Le Vie dei Tesori nascono da un lavoro srotolato sull’intero territorio, a cui contribuiscono i Comuni, le Diocesi, gli enti, le Soprintendenze; quest’anno, su input dell’assessore Sebastiano Tusa al quale la manifestazione è dedicata, e per volontà del presidente della Regione Nello Musumeci e del dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro, la Regione Siciliana ha firmato con il festival un innovativo accordo di valorizzazione con cui ne riconosce la valenza strategica per la promozione della Sicilia mettendo a disposizione i luoghi e rendendo più agili i processi decisionali. Da Roma, poi, sono arrivati, ormai per il quarto anno, la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica e i patrocini del Senato, della Camera, del ministero dei Beni culturali.

 Insomma, la ricchezza della Sicilia sarà a portata di mano, anzi di coupon,  dotati di Qr-code, che si acquistano on line sul sito del Festival e vengono smarcati all’ingresso dei luoghi. Sul posto, il racconto dei luoghi, alla ricerca di aneddoti, curiosità, collegamenti: perché il segreto de Le Vie dei Tesori sta proprio nello storytelling che il pubblico dimostra di apprezzare, visto che il festival l’anno scorso ha raccolto 370 mila visitatori. Tutto ruota attorno al portale www.leviedeitesori.it, colmo di curiosità, articoli, immagini.

 

COME PARTECIPARE A LE VIE DEI TESORI

Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi sul luogo. Un coupon da 12 euro è valido per 10 visite, da 6 euro per 4 visite e da 2.50 euro è valido per un singolo ingresso. I coupon da 10 e 4 visite sono disponibili pure negli hub nelle diverse città. A tutti coloro che acquisiranno i coupon sul sito verrà inviata per mail una pagina dotata di un codice QR da  stampare (o salvare sullo smartphone) e mostrare all’ingresso dei luoghi. Sul posto, solo i ticket da 2.50 euro. Le scuole o i gruppi possono scrivere all’indirizzo mail prenotazioni@leviedeitesori.it.

Una piccola premessa, se cercate una scusa per visitarla, sappiate che, per la prima volta, Naro rientra nelle Vie dei Tesori, segnatevi i tre eventi (il 13, il 20 e il 29 settembre) saranno i weekend in cui Naro si trasforma in un grande museo all’aperto e mette mostra la propria storia e la propria bellezza con un itinerario ad hoc.

Naro la trovo così, gialla di tufo, avvolgente di luce che si riflette sulla pietra, il clima mite di inizio settembre, nell’aria riecheggiano le note di chitarra e mandolino, che riempiono di grazia piazza Garibaldi, dove si affaccia la sede del Municipio con la biblioteca Feliciana.

A suonare sono il signor Michele,  alla chitarra, dal barbiere Lillo Di Rosa, che si esibisce al mandolino, fra una barba e l’altra, come un novello barbiere di Siviglia.

 

Una lunga scalinata che attraversa il paese e arriva fino al Vecchio Duomo, mette in comunicazione un barocco da scrutare fra le pieghe del tufo, meno esposto e luminescente di quello di città come Modica o Noto.

scalinata

Naro la trovate a una manciata di chilometri da Agrigento. Si sale fra filari di viti e uliveti, fino ad affacciarsi su questo promontorio che domina spazi dal nome evocativo: Val Paradiso.

Qui, come una commistione di possibilità, si sovrappongono stili artistici (dal chiaromontano al medievale), storie e leggende. Sapete, ad esempio, che a Naro ci fu un’importante università, per oltre un secolo?

In realtà un collegio, nell’attuale Chiesa Madre, si legge dal sito del Comune “dove si teneva un corso di studi completo per avviare la gioventù, proveniente anche da altre città, ai corsi universitari degli insegnamenti di teologia, grammatica, retorica e filosofia, con una folta schiera di letterati, tanto da essere paragonata per importanza all’Università di Catania, unica allora in Sicilia.

Uno degli alunni più illustri fu Bonaventura Attardi, famoso autore del libro Monachesimo in Sicilia”.

La vallata è un luogo dove nascono meraviglie e prospera la natura. Naro, non a caso, inventa la festa del mandorlo in fiore, nasce qui nel 1934 e si muta in festa della primavera, per celebrare il ritorno di luce in cui il verde e i colori esplodono accesi.

naroweb4

Naro si riprende i suoi fasti e le antiche vestigia, costruite in epoca barocca, diventano un itinerario che attraversa il centro storico, ed è costituito da sei chiese di interesse storico e architettonico: chiesa del SS. Salvatore, chiesa di San Niccolò di Bari, chiesa Madre e l’ex collegio dei Gesuiti, chiesa di Sant’Agostino, chiesa e all’ex convento di San Francesco e chiesa di San Calogero, il Santo nero patrono della città, amato anche dagli agrigentini.

Merita una visita, il Castello chiaromontano, per l’architettura e la mostra permanente“Vento di donne”, raccolta di abiti (per lo più femminili) e accessori di fine Ottocento e inizio Novecento.

 

 

 

 

 

 

POST TAGS: