Sunday, September 22, 2019
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Una cartolina celebrativa dedicata a Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e capoluogo di una Sicilia turistica sempre più attrattiva è stata realizzata dallo Skal International Palermo e verrà omaggiata alla città e distribuita a tutti i cittadini e ai turisti giovedì 27 settembre in occasione della Giornata Mondiale del Turismo.

La cartolina sarà validata dall’ufficiale postale con specifico annullo postale realizzato dallo Skal che ricorda la Giornata Mondiale del Turismo. Le prime cartoline saranno validate alle 10 di giovedì 27 settembre e consegnate al sindaco di Palermo e al presidente della Regione siciliana a Palazzo Riso, in via Vittorio Emanuele 365. Fino alle 13 chi volesse serbare un ricordo della Giornata può ritirare in omaggio la cartolina.

Contestualmente, sempre a Palazzo Riso, si svolgerà l’Open Forum promosso da www.travelnostp.com sul tema “+ TURISMO in SICILIA tra affermazione ed aspirazione” nel consueto format di conversazione con gli operatori turistici pubblici e privati sui temi caldi del settore, il cui panel verrà comunicato nei prossimi giorni.

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 19, la cartolina potrà essere ritirata anche presso il desk di Poste Italiane presso l’aeroporto Falcone e Borsellino, nell’area Partenze, vicino i banchi check-in.

Sarà una preghiera ecumenica; un messaggio spirituale; una chiamata all’unità che passa attraverso un battesimo di Luce. Nel giorno in cui si celebra San Francesco, patrono d’Italia, il mecenate Antonio Presti richiamerà la società civile alla rigenerazione dell’anima universale, volgendo lo sguardo a quella periferia catanese da sempre amata e da vent’anni al centro dei suoi grandi progetti culturali.

Questa l’essenza del “Cantico di Librino”, che verrà inaugurato giovedì 4 ottobre alle 10.30 presso il cortile della Scuola Angelo Musco (via Giovanni da Verrazzano): un’installazione fotografica monumentale, che si inserisce nel più ampio progetto in itinere del Museo dell’Immagine e dell’Arte Contemporanea di Librino, e che vedrà il posizionamento di oltre 1000 mega banner (realizzati in rete mesh, formato 90×240 cm) sui tralicci dell’illuminazione stradale del quartiere, dell’Asse dei servizi di Catania e della strada che conduce all’aeroporto.

Il progetto “Il Cantico di Librino” risplenderà così tra migliaia di pali del quartiere, riportando tra le strade la Luce dello Spirito: «Nel valore di un attimo ci collegheremo tutti con il sublime, che restituirà la possibilità di trovare in noi il nostro Divino, dove una Creatura dice all’altra “Questo sei tu”. Laudato sì – sottolinea il maestro – perché scollegandosi dall’ordinario ci si ricollega all’Universale: una via assoluta di Bellezza, per combattere quella contemporaneità che oggi più che mai vive in nome della rete, dell’universo virtuale, della macchina infernale che ci fa sprofondare nel mondo digitale, della divisione, dell’indifferenza, della solitudine. Dobbiamo fare lo sforzo di distogliere gli occhi dal telefonino per alzare lo sguardo verso l’alto e ammirare il Creato, così come San Francesco ci ha insegnato. Dall’ordinario allo straordinario – continua il presidente della Fondazione Fiumara D’Arte – il passaggio deve liberarci da quella mortificazione dell’anima che anestetizza tutto ciò che ci circonda. La strada da seguire è quella dell’essere Uomo, ancora con il suo cuore, al centro dell’universo con la sua Anima, la sua Bellezza, la sua Verità».

Un messaggio che da sempre Antonio Presti diffonde attraverso le sue iniziative; un appello che è stato lanciato anche da Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato Sì”, ispirata al Santo di Assisi. Il Santo Padre sottolinea infatti come non debba mai essere trascurata «la relazione che c’è tra un’adeguata educa­zione estetica e il mantenimento di un ambiente sano. Prestare attenzione alla bellezza e amar­la – si legge nel documento scritto durante il terzo anno di pontificato – ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scru­poli. Allo stesso tempo, se si vuole raggiungere dei cambiamenti profondi, bisogna tener presen­te che i modelli di pensiero influiscono realmente sui comportamenti. L’educazione sarà inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non ci si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla re­lazione con la natura. Altrimenti continuerà ad andare avanti il modello consumistico trasmesso dai mezzi di comunicazione e attraverso gli effi­caci meccanismi del mercato».

Accostarsi al mondo attraverso lo stupore e la meraviglia; parlare il linguaggio della fraternità; armonizzare anima e pensiero con la Bellezza: questo il percorso fisico, artistico e spirituale senza eguali che si snoderà attraverso le immagini dei volti degli abitanti del quartiere di Librino, affiancate alle parole dense di sacralità dell’antica preghiera scritta nel 1226.

Punta Calabianca è uno dei luoghi più suggestivi della costa settentrionale trapanese: costa rocciosa, alta e irregolare, con falesie, ingrottati marini, faraglioni, minuscole spiaggette e marciapiedi di vermetidi. L’asprezza della costa e la relativa distanza dalla strada litoranea ne fanno un luogo meno frequentato dai bagnanti rispetto ad altri nei pressi più facilmente accessibili. Punta Calabianca è anche uno dei siti più studiati da geologi, sedimentologi e paleogeografi siciliani per la lunga successione sedimentaria marina che vi affiora. Questa successione ha scarse lacune e rappresenta un ampio intervallo temporale dal Triassico superiore (circa 200 milioni di anni fa) all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Le prime ipotesi sull’evoluzione paleogeografica dalla Tetide al Mediterraneo sono state formulate osservando strati di roccia come questi con differenti significati paleoambientali: dai più antichi: calcari stromatolitici di mare caldo e poco profondo del Triassico superiore, ai più recenti: calcari pelagici dell’Eocene inferiore.

Programma:
Raduno dei partecipanti a Piazzale J. Lennon (ex Giotto) a Palermo alle ore 8,15 e partenza alle ore 8.30 per Castellammare del Golfo e proseguimento fino al chilometro 36 della SS 187 (Appuntamenti diversi da concordare con la guida per chi non abita a Palermo). Breve passeggiata lungo la costa per osservare e descrivere i diversi affioramenti rocciosi della successione sedimentaria ed alcuni tratti costieri particolarmente belli da punto di vista paesaggistico. Lunga sosta per il bagno e per il pranzo al sacco alla spiaggetta di Punta Calabianca. Prima del rientro sosta a Scopello. Rientro previsto per le 18.30.

Scheda tecnica:
Dislivello m 100 circa, discesa e risalita;
Lunghezza del percorso: circa km 4;
Natura del percorso: sterrata, sentiero e scogliera;
Difficoltà: facile (un omino), ma con tratti sconnessi e rocciosi lungo la costa.

Equipaggiamento:
scarpe per l’escursionismo con suola antiscivolo, abbigliamento estivo, costume da bagno e telo da mare, cappello per il sole, zaino con acqua e pranzo al sacco.
Consigliate anche scarpe da scoglio, maschera subacquea per osservare il fondale e pinne. Utile per osservare le rocce anche una lentina “contafili” circa 10x d’ingrandimento.

Quota di partecipazione €8;
Contributo spese carburante per chi fruisce di passaggio auto: €7;

Informazioni e comunicazione di partecipazione: Giuseppe Ippolito 3403380245;

Giuseppe Ippolito

Come molti palermitani conosco piccoli angoli magici dove la città smette di strillarti nelle orecchie e diventa più morbida, ti abbraccia con alberi, cespugli, ti offre persino frutti succosi, in questi momenti bucolici ti rendi conto che gli agrumeti sono alla portata di tutti. Fra poco saranno carichi di frutti tondi e dolci. In primavera, continuano a stordirti con il profumo della zagare, un odore struggente, che ti conduce per mano e ti ricorda come stavamo: eh, sì, qui era Conca d’oro. E se una conca risplende di oro, immaginatela questa bacinella verde e sfavillante, abbaglia.

Della potenza vitaminica della frutta ne sono accorti a Milano e a Roma, dove hanno varato Frutta urbana, una mappa social per scoprire un vero tesoro: tutti gli alberi capaci di dare frutti, arbusti di proprietà della municipalità. Attraverso una app chiunque può seguire le stagioni e segnalare, tramite computer, tablet o cellulare, una nuova pianta da inserire sulla mappa interattiva: fra poco saranno pronti, grossi come luminarie, arance, limoni, pompelmi, cachi, da poco si è spenta l’estate di albicocche, nespole e bacche di rosa, ciliegie, gelsi, dei fichi. Ecco, vogliamo parlare dei fichi, che crescono ovunque e sfidano il cielo? Alberi di Fichi sopravvivono persino sulle mura di palazzi storici diroccati. Ogni siciliano sa come raccogliere gli spinosi fichi d’india, parliamone, sono movimenti precisi, che bisogna imparare per non bucarsi le dita. Molti monasteri, hanno stupefacenti giardini interni, che prosperano fra le alte mura, come la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, in via dei Benedettini, potete visitarli.

In corso Alberto Amedeo, zona contraddistinta dal lavoro degli antiquari che hanno la bottega praticamente a vista sul marciapiedi, se alzate lo sguardo, potete intravedere il giardino pensile dei Bastioni di porta Guccia, detto anche della Balata o del Papireto (che prende il nome dal fiume sotterraneo che scorre sotto questo punto).
Sui bastioni si può intravedere il Palazzo del Marchese Guccia e il suo affascinante giardino pensile, una dimora elegantissima che risale alla fine del XVIII.

Fino a qualche anno fa il bastione era abitato anche da una coppia di pavoni, li potevi incontrare,  capitava che planassero per assistere da vicino ai restauri degli antiquari. L’ingresso del palazzo è in vicolo Guccia, accanto al convento della Cappuccinelle.

giardino

Io sono personalmente attratta dai luoghi della città che confinano con la campagna, mi spiego, non parlo di villette pubbliche, viali alberati, della Favorita oppure di Montepellegrino, che è persino riserva. No, io parlo di angoli inaspettati, dove puoi prendere il formaggio dal casaro, a due passi dal centro, dove puoi fare una passeggiata in un prato di margherite selvatiche, dove puoi comprare una bottiglia di latte appena munto. Se sei fortunato puoi assistere a una zabbinata, cioè alla cottura in diretta della ricotta, capita, è comprovato.

zabbinata

In questi punti disseminati, puoi respirare e vivere davvero la città di una volta. Io ho passeggiato nella natura costeggiando il laghetto di Villa Niscemi, per dire (tutta via San Lorenzo è soffusa di villette all’ombra di giardini nascosti) mi sono inoltrata in una stradina a metà fra la Favorita e la palazzina cinese e ho sentito odore di camino. Ho visto le mucche che avevano prodotto il latte che avrei messo sul fornello di casa, dietro viale Michelangelo, e le ho pure fotografate.

Non è un’intuizione tanto bislacca o poetica, ebbene in occasione di Palermo, capitale italiana della cultura 2018, fino al 4 novembre 2018, si terrà in città la biennale itinerante dedicata al contemporaneo: Manifesta 12, il titolo scelto è tutto un programma “Il giardino planetario. Coltivare la coesistenza”. Fra le installazioni parliamo di Fallen Fruit visibile nella carta da parati che avvolge alcune stanze di Palazzo Butera, è il prodotto di una collaborazione artistica iniziata nel 2004 a Los Angeles tra David Burns, Matias Viegener e Austin Young. Dal 2013, David e Austin continuano a lavorare insieme al progetto. Fallen Fruit ha portato un’iniziativa concreta, ovvero mappare tutti gli alberi da frutto nati sul suolo pubblico di Los Angeles. Una parte dell’esperienza è stata traslata a Palermo con La Public Fruit Map di Palermo (bellissima, ci sono suggerimenti sull’utilizzo della frutta, tipo “fatti una granita”) iniziativa che è parte di Endless Orchard, di respiro globale, intende mappare gli alberi che donano frutti commestibili dell’intero pianeta. Bello, no? La conca, il bacino assolato, abbaglia ancora.

palazzo butera

 

Nel suo alternarsi di vicoli, piazzette e cortili che impreziosiscono il tessuto urbano medievale, tra evocazione di ambienti contadini, fede, tradizioni e mitologia a Gangi, entra nel vivo la 54 esima edizione della Sagra della Spiga. Una kermesse promossa da Pro-Loco e Comune di Gangi, con il contributo di Bcc ed Enel Green Power.

Per oggi (martedì 7 agosto) è prevista, tra canti e balli tradizionali, l’esibizione del gruppo Folk locale Engium, l’appuntamento è per le 21,30 in piazza del Popolo. Stesso orario e luogo mercoledì sera quando si terrà “A Zuccatina da Zita” commedia in vernacolo, una rievocazione dell’antica usanza di portare la serenata alla futura sposa e chiederne la mano, a curarla l’associazione filodrammatica “il Minotauro. Giovedì sera a calcare il palco di piazza del Popolo, alle 21,30, il gruppo “Nkantu d’Aziz. Il clou della kermesse è previsto per il prossimo fine settimana si inizia venerdì sera con l’esibizione dei gruppi folcloristici internazionali. Sabato(11 agosto) alle 9,30 piazzetta Bongiorno ospiterà il convegno dal titolo: “L’alimentazione nel tempo”, dalla preistoria ad oggi, nel pomeriggio, alle ore 16, escursione guidata a Monte Alburchia e alle 22, in Viale delle Rimembranze, “a manciata di novi cosi”, degustazione di una mistura di nove legumi cotta in enormi pentoloni.

Il Clou della 54esima Sagra della Spiga sarà domenica 12 agosto: alle 11 ad animare la kermesse, tra Piazza del Popolo e Corso Umberto, sarà il locale gruppo folk Engium e i carretti siciliani e alle 11,30 in Viale delle Rimembranze “I stravuli a vista” esposizione degli addobbi delle “stravule” gli antichi carri, simili a slitte, trainati da buoi, simbolo della Sagra della Spiga.

“Il momento centrale, della 54esima edizione della Sagra della Spiga – dichiarano il sindaco Francesco Migliazzo e l’assessore al turismo, sport e spettacolo Giuseppe Ferrarello – si terrà domenica (12 Agosto) con il corteo di Demetra, sarà un tripudio, una festa dove gli oltre 200 figuranti rievocheranno una tradizione quella di una civiltà contadina e non solo a spettacolarizzare il tutto la sezione mitologica con le stravule, carri simili alle slitte trainate da vacche o buoi”.

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Alle ore 17,30 si muoverà il corteo, diviso in sezioni, con figuranti in abiti d’epoca a rappresentare la vita contadina e nobiliare: il Corteo di Ziti, che rievoca un tipico cerimoniale adottato dalle famiglie dei promessi sposi prima delle nozze; “u Bagliu du Baruni“ con i personaggi legati alla vita e all’attività della nobiltà contadina, a chiudere il corteo, la sezione Mitologica con le figure legate al culto di Demetra: Artemide, Apollo, la divinità dalle sembianze Caprine Pan e il dio del vino Dionisio e ancora le Meteres (dee madri), Persefone e sua madre Demetra(Cerere per i latini), quest’ultime maestose trovano posto sulle “stravule” antichi carri simili a delle slitte e trainate da vacche o buoi. Ad accompagnare il corteo la musica festosa del gruppo folk Engium.

Alle 22 in contrada Santa Caterina a concludere la cinquantaquattresima sagra della spiga: “U pisatu” commedia in vernacolo a cura di Cataldo Sorrentino. Prevista anche la donazione dell’opera “La benedizione di Demetra” di Grazia Pizzillo.

“La Sagra della Spiga nasce nel 1964 – dice il presidente della Pro Loco Marco Li Pira –una kermesse che si realizza ogni anno grazie al lavoro di tanti volontari, alla collaborazione con il Comune di Gangi e al contributo degli sponsor”.

La forza di un murale. Riassume uno stato d’animo, riqualifica, colora, dona e rafforza l’identità. Il murale è una pittura immediata, pensata insieme all’ambiente. Dialoga con gli intonaci, racconta di sé, si fonda col quartiere. Non a caso, il Comunicato che annuncia l’inaugurazione delle pitture urbane, prevista mercoledì primo agosto, in fondo recita ” Si ringraziano i condomini residenti degli stabili coinvolti per aver accolto il progetto. Si ringraziano inoltre tutti coloro che con entusiasmo hanno supportato gli artisti in questi caldi giorni di lavoro”.

Ma cosa è accaduto a Ballarò?  Il progetto Cartoline da Ballarò è nato da un’idea di Igor Scalisi Palminteri e Andrea Buglisi, ha visto coinvolti 5 artisti della scena pittorica palermitana: Alessandro Bazan, Andrea Buglisi, Angelo Crazyone, Fulvio di Piazza e Igor Scalisi Palminteri che hanno affrontato altrettanti grandi muri dislocati nel quartiere storico di Ballarò/Albergheria.

Mercoledì 1 agosto a Ballarò, saranno inaugurate le cinque pitture urbane che nei giorni scorsi sono state realizzate nel quartiere Ballarò/Albergheria di Palermo, attraverso un itinerario gratuito esplicativo, a cura della cooperativa Terradamare e degustazione finale.

Il progetto è un atto di trasformazione possibile, immediata, gioiosa. Un mercato dove la vita brulica, con la frutta, i pesci vivi sul ghiaccio, dove le emozioni si condensano, rimbalzano, con forza, a volte prepotente.

Opera di Bazan

Opera di Bazan

Appuntamento alle 18:00 in Vicolo Gallo (in fondo a Via Mongitore) sotto al ritratto di Franco Franchi opera di CRAZYoNE, per poi proseguire alla scoperta degli altri murales e dell’affascinante quartiere di Ballarò/Albergheria. L’itinerario si concluderà nello spiazzale dell’ex Arena Tukory (Corso Tukory 205) dove si trova il muro dipinto da Alessandro Bazan e dove si potranno gustare alcune specialità palermitane di cibo di strada, a sostegno del lavoro dei venditori ambulanti della zona.
Saranno presenti tutti gli artisti, che racconteranno agli intervenuti il lavoro che li ha impegnati contemporaneamente nella settimana tra  il 21 e il 27 luglio e le loro opere murali.
Evento facebook: www.facebook.com/events/492431327850753

 

Il progetto si pone come obiettivo la riqualificazione urbana attraverso l’arte, motivo per il quale si sono scelte delle piazze che presentano segni di degrado nonostante le loro grandi potenzialità estetiche e storico/culturali. Gli artisti si sono avvalsi della collaborazione di alcuni cittadini residenti del quartiere che hanno fatto da collante e da supporto in tutte le fasi dell’iter realizzativo. I lavori sono stati svolti dal 21 al 27 luglio 2018.

Il progetto si inserisce in un clima storico di rinascita culturale della città di Palermo già nominata capitale della cultura italiana e città ospitante la Biennale internazionale di Arte contemporanea MANIFESTA 12.

Il progetto è sostenuto da ELENK’ART da sempre promotrice di eventi artistici innovativi.

Le vernici sono state donate da Tommaso Piazza colori. Il regista Salvo Cuccia sta lavorando a un documentario insieme ad Antonio Bellia, che racconterà l’intera operazione.

 

 

Ambiguità a confronto nell’opera di teatro-danza di Melissa Zuccalà e Davide Garattini Raimondi Taormina, Teatro Antico – 23 agosto 2018, ore 21.30 Ingresso posto unico numerato 22 euro (ridotto under 10, 11.50 euro) Biglietti in prevendita sui circuiti Box Office Danza, canto lirico, recitazione. Tre discipline si intersecano e si fondono per narrare e approfondire l’ambiguità sessuale attraverso le figure di Don Giovanni di Mozart e Baal di Brecht. Sono questi gli ingredienti di Amara satira omnia- ambiguità a confronto, grande opera di teatro danza della compagnia SBAM Sicily ballet around movement che, con la regia del milanese Davide Garattini Raimondi e le coreografie della valguarnerese Melissa Zuccalà, andrà in scena al Teatro Antico di Taormina giovedì 23 agosto. «Amara Satira Omnia – dice Melissa Zuccalà – è l’unico spettacolo di balletto in programmazione questa estate al Teatro Antico di Taormina e per noi tutto questo coincide con la realizzazione di un sogno. Sono davvero soddisfatta del connubio artistico con il maestro Garattini, che ha creduto nelle potenzialità e nell’originalità del progetto e dal quale mi sono lasciata guidare senza alcuna esitazione. Sono convinta che la collaborazione tra le discipline sia linfa vitale per il mondo dell’arte e dello spettacolo».

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«Quando Melissa Zuccalà – racconta Davide Garattini – mi ha proposto di collaborare con lei alla drammaturgia e curare la regia di questo progetto titanico sull’ambiguità, sono stato conquistato dal suo accostamento così naturale eppure mai azzardato tra Mozart e Brecht. Siamo partiti lavorando sulle musiche del compositore e sul testo del drammaturgo e alla fine ne è venuto fuori un lavoro in cui le parole di Brecht sembrano parlare di Don Giovanni e le musiche di Mozart quasi evocano Baal. Due mondi esagerati che ci hanno davvero fornito una fonte inesauribile di materiale per un lavoro corale che mette insieme tre discipline e svariate tematiche». Dopo il grande successo della prima nazionale, avvenuta il 5 aprile al teatro Garibaldi di Enna, l’opera – prodotta da SBAM Sicily Ballet around movement, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura Comune di Valguarnera (dove è nata la Compagnia) e con lo speciale contributo del Goi-Grande Oriente d’Italia – sarà proposta a Taormina in una forma ampliata e rafforzata, che vedrà il soprano Miriam Žiarna (già protagonista del debutto) e i danzatori Giorgia Altabella, Chiara Arena, Adriana Aprile, Benedetta Cannolo, Kenia Conti, Cristiana De Gaetano, Noemi Mulé, Asia Scuderi e Fabio Gambuzza affiancati da tre guest artist di grande fama: il ballerino Branko Tesanovic, l’attore Massimo Zannola e i due baritoni Salvatore Grigoli e Francesco Cascione. Inoltre, proprio nell’ottica di portare in scena diversi linguaggi artistici, sono previste le live performance dei creativi Elisa Morales, Totò Denaro e Dara Siligato e del maestro pianista Vincenzo Indovino. «Quella che proporremo a Taormina – sottolinea il regista – sarà un’evoluzione dello spettacolo già andato in scena. Non si tratta solo di aggiungere artisti o ampliare la drammaturgia, ma di lavorare a una maturazione reale di questo grande progetto che può davvero contenere di tutto ed è in continua ebollizione. E questa ebollizione si nutre anche del forte senso ludico che ha accompagnato l’intera gestazione dell’opera. Abbiamo sempre giocato molto con la materia prima fornita dai due autori, creando un progetto che può andare in tante direzioni e che evolve e cresce in modo concentrico». Un grande contenitore, nato a partire dalle similitudini del comportamento di due maschere che sono oggi stereotipi, che offre uno spunto di riflessione sull’ambiguità.

«All’orientamento drammatico – conclude la coreografa – si sostituisce la libertà epica di indugiare e riflettere, proprio attraverso la satira che è una “pillola” per addolcire una verità, una pratica dall’intento moraleggiante che suscita straniamento e riso. L’universo che ruota attorno al lavoro creativo che il maestro Garattini ha intessuto e cui abbiamo lavorato in un collegamento instancabile e originale tra Sicilia e Lombardia, spazia tra molteplici tematiche e differenti linguaggi espressivi che portano in scena, non solo l’ambiguità sessuale, ma anche squilibri sociali, vizi, prepotenze, etica e moralità». Amara Satira Omnia Una produzione SBAM – Sicily Ballet around movement in collaborazione con assessorato alla Cultura Comune di Valguarnera. Con lo speciale contributo del GOI Grande Oriente d’Italia Regia di Davide Garattini Raimondi Coreografie di Melissa Zuccalà Musiche tratte da Don Giovanni di W. A. Mozart Testi liberamente ispirati a Baal di B. Brecht Concept e drammaturgia: Davide Garattini Raimondi e Melissa Zuccalà Assistente alla regia: Anna Aiello Costumi: Valmoda soc. coop. Sound&Lithing: Francesco Noé Guest artists: Branko Tesanovic, Massimo Zannola, Salvatore Grigoli, Francesco Cascione Performing live artist: Elisa Morales, Totò Denaro, Dara Siligato Al piano: Vincenzo Indovino Dancers: Giorgia Altabella, Chiara Arena, Adriana Aprile, Benedetta Cannolo, Kenia Conti, Cristiana De Gaetano, Noemi Mulé, Asia Scuderi e Fabio Gambuzza Opera singer: Miriam Žiarna Ticket: posto unico numerato 22 euro (ridotto under 10, 11.50 euro) Biglietti in prevendita sui circuiti Box Office Info: FB SBAM Sicily ballet around movement

 

Proposte per una tutela partecipata. Appuntamento il 27 luglio ad Agrigento. Succede all’Accademia di Belle Arti, in via Bac Bac 7 alle 18.30.

A tessere una mappa di luoghi, tracciare un percorso, e fornire alcuni spunti, la lectio magistralis sulla tutela e la gestione dei beni culturali in Sicilia di Paolo Giansiracusa, storico e critico d’arte, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catania.

“Questi momenti di aggiornamento, in cui focalizziamo l’attenzione su argomenti principali, legati alla fruizione della bellezza e del patrimonio comune, sono parte integrante della nostra offerta formativa – spiega Alfredo Prado, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Agrigento – un’attività continua, che investe anche la sfera sociale e umana dell’arte. Abbiamo ospitato altre volte Paolo Giansiracusa, sempre con grande successo, sappiamo quanto sia importante ribadire questi concetti. L’arte è centrale nella vita di ognuno, non solo di studiosi e allievi. Per questa l’Accademia è a disposizione della comunità agrigentina”.

Nel corso della lectio saranno esposti gli ultimi numeri dei Quaderni del Mediterraneo, Rivista Nazionale su Beni Culturali.

Ricordiamo che l’incontro è aperto a tutti.

 

Quaderni

 

Un pellegrinaggio. Di uomini e di narrazioni. Né più né meno. Alla ricerca del rapporto tra gli uomini, al di là delle differenze di pelle, di razza, di lingua. Una sorta di ideale ricongiungimento tra Oriente ed Occidente, oltre ogni battaglia. Il puparo e cuntista Mimmo Cuticchio, nell’anno in cui ha compiuto settant’anni, ha chiamato gli amici artisti – poeti, narratori, attori, cantanti, musicisti – e li vuole condurre a Roncisvalle, sulla piana dove, leggenda vuole, caddero Orlando e settanta paladini, trucidati dai saraceni. E a fianco del pubblico che seguirà gli artisti – saranno tanti, riempiranno di voci, suoni e musiche il tragitto che da Saint-Jean-Pied-de-Port porta verso Ibañeta, nella piana sui Pirenei, al confine tra Francia e Spagna – si schierano dodici Pari, uomini di cultura che hanno voluto segnare il cammino. I dodici Pari sono: Lara Albanese (astrofisica), Giuseppe Barbera (agronomo), Giuseppe Bucaro (sacerdote),  Corrado Bologna (filologo), Mimmo Cuticchio (oprante/cuntista), Caterina Greco (archeologa), Valeria Patrizia Li Vigni (antropologa), Beatrice Monroy (scrittrice), Gianni Puglisi (professore), Giuliano Scabia (poeta), Marino Sinibaldi (giornalista) e Sebastiano Tusa (archeologo del mare).

Un progetto grandioso, un Cammino che incrocia quello di Santiago de Compostela, e continua verso il teatro della battaglia, dove Cuticchio affronterà “La canzone di Orlando”. Il viaggio inizierà il 26 luglio alle 11 con la parata degli attori/narratori da porta San Giacomo al mercato di Saint-Jean-Pied-de-Port; “Tra pupi figure e cunti” raccoglie spettacoli nello spazio del mercato. Il 27 luglio il gruppo si metterà in cammino dal rifugio Orisson verso Roncisvalle, tra valli, sentieri, alberi, ruscelli; qui gli artisti racconteranno storie tratte dalla “Chanson de geste” con un unico obiettivo: la convivenza pacifica tra i popoli e l’annullamento di ogni frontiera. Si continuerà sabato 28 verso il Monastero Itzandegia e negli spazi esterni attorno al piano della Collegiata; l’ultima tappa domenica 29 luglio, per raggiungere Ibañeta (Puerto de Ibañeta in spagnolo o Col de Roncevaux in francese), ovvero il passo sui Pirenei in territorio spagnolo, dove avvenne la battaglia e dove è l’unica lapide che ricorda la caduta di Orlando, 1240 anni fa. Con Cuticchio, il pupo Francesco, che richiama il santo poverello, e che Papa Francesco ha benedetto poche settimane fa, affidandogli idealmente il suo messaggio di pace.

“La leggendaria battaglia di Roncisvalle, la cui realtà storica è stata trasfigurata in Occidente dalle Chansons des geste e trasmessa dalla tradizione orale. Il nobile gesto del paladino Orlando, devoto al suo imperatore Carlo Magno, che decide di sacrificare la propria vita in una battaglia che non può vincere, ma che va combattuta comunque per senso del dovere: tutto questo rappresenta per noi l’ideale della “Straziante meravigliosa bellezza del creato”, sottotitolo del nostro festival di teatro di figura, preso in prestito da Pasolini. Nel cammino da Saint-Jean-Pied-de-Port verso Roncisvalle, gli spettatori si uniranno alla nostra carovana in una sorta di pellegrinaggio teatrale, che avrà dei momenti di spettacolo lungo la strada principale del comune francese, nello spazio meglio conosciuto come “il mercato” e poi lungo il sentiero che sfocerà in aperta campagna, tra alberi, ruscelli, salite e discese. Come in un puzzle che si compone, tappa dopo tappa, si ascolteranno i racconti degli attori-narratori che hanno partecipato al laboratorio sulle pratiche del narrare cominciato a Palermo. Alla fine del loro pellegrinaggio, gli attori/narratori giunti al Monastero Itzandegia della Coleggiata incontreranno “Dodici pari”: uomini e donne di cultura che in questi anni si sono cimentati in un esemplare percorso di tutela dell’ambiente e del patrimonio dell’umanità. Gli artisti e gli intellettuali lavoreranno in sinergia, in modo da stabilire un contatto autentico con il territorio e con il pubblico, fuori dai modelli e dai luoghi canonici dello spettacolo. Il senso profondo di questa esperienza, racchiuso nella fede di un ideale, coincide con la bellezza della natura, con il mistero dell’universo, della vita stessa e rifugge dai motivi che alimentano le guerre e da tutte le etichette, anche religiose, che limitano il benessere e la crescita spirituale degli uomini”. Mimmo Cuticchio

 

La Macchina dei Sogni è inserita nel cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura.

ARTISTI

Mimmo Cuticchio – oprante e cuntista

Nino Cuticchio – oprante e puparo

Giacomo Cuticchio – oprante e puparo

Luì Angelini – narratore con oggetti

Giovanni Guarino – attore/narratore

Bruno Leone – narratore con guarattelle

Salvino Calatabiano – narratore con burattini

Nadia Parisi – narratrice con figure

Margherita Abita – racconto e canto

Giulia Angeloni – attrice/narratrice

Corinna Bologna – attrice/narratrice

Francesca Camilla D’Amico – attrice/narratrice

Clara De Rose – attrice/narratrice

Maria Teresa De Sanctis – attrice/narratrice

Nunzia Lo Presti – attrice/narratrice

Marika Pugliatti – attrice/narratrice

Josefina Torino – attrice/narratrice

I DODICI PARI

Lara Albanese – astrofisica

Giuseppe Barbera – agronomo

Giuseppe Bucaro – sacerdote

Corrado Bologna – filologo

Mimmo Cuticchio – oprante/cuntista

Caterina Greco – archeologa

Valeria Patrizia Li Vigni – antropologa

Beatrice Monroy – scrittrice

Gianni Puglisi – professore

Giuliano Scabia – poeta

Marino Sinibaldi – giornalista

Sebastiano Tusa – archeologo del mare

Brilla la devozione dei palermitani, ha il colore dell’oro e dell’argento. Ed è finalmente riportata alla straordinaria magnificenza del passato. Dopo un restauro minuzioso sotto l’occhio attento della Soprintendenza, il Tesoro di Santa Rosalia è tornato in vita. Restituito alla città. L’esposizione, nucleo fondante del nuovo museo di santa Rosalia nel santuario di Montepellegrino, sarà inaugurata venerdì 13 luglio, alle 18. Curatori scientifici sono Maria Concetta Di Natale, Maurizio Vitella e

Salvatore Mercadante, il progetto museografico è della sovrintendente Lina Bellanca e la cura dell’allestimento di Santo Cillaroto. I pezzi sono stati restaurati da Gaetano Correnti e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi.

La collezione, costituita principalmente da preziose suppellettili liturgiche e significativi ex-voto, giunge ai nostri giorni incompleta perché dispersa nel corso dei secoli. L’originaria ricchezza del Tesoro è tuttavia nota grazie agli inventari periodicamente redatti dalla Deputazione della Venerabile Grotta e Chiesa di Santa Rosalia.

 “Il tesoro è documentato da dettagliatissimi inventari conservati all’archivio Diocesano, che un nostro dottorando di ricerca ha studiato con attenzione – spiega Maria Concetta Di Natale – alcuni pezzi li conoscevamo, ed erano stati già esposti in una mostra in cattedrale, oltre vent’anni fa. Siamo tornati a cercare e nel santuario abbiamo ritrovato pezzi straordinari: la famosa galea rovinata, i vasi a pezzi, ma conservati con grande amore”.  Da qui l’idea di restaurare interamente tutte le opere, quelle esposte e quelle conservate, e dar nuova vita al tesoro. Che diventa il nucleo più antico del nuovo museo dedicato alla devozione per Santa Rosalia, che da venerdì sarà disponibile alle visite.

L’esposizione permanente del tesoro del Santuario di Santa Rosalia è una iniziativa promossa dal Comune e dalla Fondazione Sant’Elia nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. E’ un progetto comune che vede l’apporto dell’Arcidiocesi e del Santuario di Santa Rosalia, dell’Università – Dipartimento Culture e Società, dell’Osservatorio per le Arti decorative in Italia “Maria Accascina”, della Soprintendenza BB.CC.AA e dell’Opera Don Orione.

“Un regalo della città alla città. Un atto d’amore per la Santuzza ma certamente qualcosa che va oltre, ben oltre la devozione per la Santa – dice il sindaco Leoluca Orlando -. Perché Rosalia rappresenta l’anima vera e profonda di Palermo, l’anima della carità e della solidarietà, ma anche l’anima dell’impegno per la liberazione da ogni peste materiale e morale. Questo tesoro oggi riscoperto ci ricorda e rafforza il legame di Palermo con Rosalia”.

La realizzazione del museo contribuirà a dare nuovo impulso alla conoscenza del contesto culturale che, fin dagli inizi del XVII secolo, ruota attorno alla Santa eremita, restituendo ai palermitani ciò che è sopravvissuto di un grande segno di intensa devozione.

Impreziosiscono l’esposizione museale, la superba galea d’argento donata nel 1667 da Don Pietro Napoli e Barresi, principe di Resuttana; e la serie di vasi d’altare con “pampini di Paradiso” (foglie che somigliano all’edera) donata, sul finire del XVII secolo, dal vicerè Juan Francisco Pacheco, duca di Uzeda, come si scopre dall’insegna araldica. Queste opere in particolare, come pure le altre esposte, sono state sottoposte ad un accurato e delicato restauro, che in molti casi è riuscito a recuperare  esemplari ridotti in pessime condizioni.

Pezzi unici che raccontano la devozione per la “Santuzza” non solo da parte di alti prelati e nobili blasonati, ma soprattutto dalla gente comune, non solo palermitana: come il celebre reliquiario con un angelo che sovrasta un drago, opera dell’argentiere Andrea Memingher, su un disegno di Antonino Grano e Giacomo Amato custodito all’Abatellis; l’ultimo gioiello seicentesco dei Cavalieri di Malta, con smalti policromi tipicamente siciliani, accompagnato da un dipinto della Madonna del Trionfo, e da un leggio d’argento, sempre dei Cavalieri; statue d’argento, calici in filigrana, ceroplastiche affascinanti. E proprio il santuario nasconde un ultimo segreto: una “cassaforte” seicentesca ovvero un piccolo ambiente con porta corazzata dentro cui si conservavano i pezzi preziosi. Qui l’allestimento – curato da Santo Cillaroto – ricostruisce lo stato originale con bauli e arredi.

“Il recupero del tesoro ha fatto scattare una sorta di nuova devozione – interviene ancora Maria Concetta Di Natale -: i restauratori hanno offerto la loro opera, alcuni collezionisti hanno donato o prestato pezzi bellissimi”.

Il santuario, retto da Don Gaetano Ceravolo, è aperto ogni giorno dalle 7,30 alle 19,30.