Sunday, September 22, 2019
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Sul mare, lungo il Cassaro, in via Maqueda, all’interno di palazzo storici come il Forcella De Seta. Li troverete ovunque, pianoforti e pianisti. La musica vi travolgerà, vi farà sognare, si mischierà ai passi, vi farà ballare, sarà un tutt’uno con i vostri pensieri e le voci della città. Pianoforti in ogni dove invitano a vivere Palermo, Capitale della Cultura, con la musica, da venerdì 5 ottobre. I concerti sono gratuiti, senza limiti di genere, classica, barocca, jazz, pop, rock ed elettronica, ininterrottamente da venerdì a domenica sera, giorno e notte. Non abbiate paura di accennare qualche passo di danza, di farvi rapire dal suono melodioso che scaturisce da un pianoforte a coda. Riuscite solo a immaginare di sommare più emozioni e più sensi: udito e vista. Ascoltare, per esempio, un concerto all’interno dello Spasimo, la suggestiva Chiesa scoperchiata. Si comincia da lì, in piazza Carlo Maria Ventimiglia, venerdì alle 20, con Davide Cabassi.

Ph. da Pianocitypalermo instagram, accordatura a Palazzo Forcella De Seta

Ph. da Pianocitypalermo instagram, accordatura a Palazzo Forcella De Seta

Alla tastiera grandi nomi della scena italiana e internazionale e giovani talenti come i migliori allievi del Conservatorio Bellini, in piazze, cortili, spiagge e palazzi, in particolare lungo due percorsi, uno nel cuore della città intorno al Càssaro, l’altro affacciato sul mare. Preziose le collaborazioni con Manifesta 12 biennale nomade europea di arte contemporanea e Le Vie dei Tesori e l’adesione di dimore private che per l’occasione aprono eccezionalmente al pubblico i loro spazi più segreti. Grazie anche alle realtà che partecipano con i Guest Concert, concerti autoprodotti.
Tra le meraviglie paesaggistiche e artistiche e le memorie della città, ognuno può comporre il suo itinerario musicale e partecipare a questa grande festa.

Qui le info https://www.pianocitypalermo.it/programma

Far conoscere l’isola attraverso traiettorie insolite e coinvolgenti: è questo l’intento del libro Borghi di Sicilia”, curato da Fabrizio Ferreri ed Emilio Messina, e pubblicato da Dario Flaccovio editore che farà tappa a Randazzo, il 6 ottobre, a partire dalle 17,30, al Museo Opera dei Pupi (Largo San Giuliano).

I Borghi di Sicilia sono come scrigni dimenticati in fondo ai forzieri: se si ha la ventura di scovarli svelano sorprendenti tesori che l’ombra del tempo e l’oblio degli uomini hanno mantenuto nel loro sincero e incontaminato splendore.
borghi
Una guida originale in grado di descrivere un’Isola differente, una Sicilia lontana dagli stereotipi, unica e misteriosa, costellata di realtà insospettabili e sorprendenti, che lascia a bocca aperta anche chi, l’isola, pensa di conoscerla bene. Il libro raccoglie le descrizioni di 58 borghi, divisi per provincia, che accompagnano il lettore, attraverso degli itinerari ideali, alla scoperta di luoghi poco conosciuti e dalla straordinaria bellezza.

Ciascuno dei borghi descritti nel volume contribuisce a definire il volto poco conosciuto e non sufficientemente esplorato della nostra terra. Il libro è stato infatti costruito come progetto corale e collettivo grazie ad autori – tutti rappresentanti competenti e riconosciuti delle relative comunità locali – che li narrano da una “prospettiva interna” con un forte coinvolgimento emotivo.

“Nella composizione del libro – spiega Fabrizio Ferreri, nell’introduzione, abbiamo utilizzato “borgo” in un’accezione piuttosto libera, non vincolata necessariamente a qualcuna delle formulazioni presenti in letteratura. Non abbiamo dunque rinunziato a includere nel volume luoghi come Castania, Poggioreale Antica, Noto Antica, non “borghi” in senso stretto, ma suggestivi ruderi di insediamenti preesistenti, oggi naturalmente non abitati. Alcune caratteristiche fondamentali hanno però orientato la nostra selezione, operata soprattutto con l’obiettivo di rendere noto ai lettori, ai curiosi, ai viaggiatori, un volto della Sicilia ancora poco conosciuto e non sufficientemente esplorato”.

Tra i “borghi” più noti, ritroviamo infatti Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice, Mussomeli, Zafferana etnea, Sperlinga, e ancora Gangi, Polizzi e Castelbuono, solo per citarne alcuni. Tra le mete meno conosciute, anche dai siciliani, troviamo ad esempio Ferla, Novara di Sicilia, Aidone, Agira o Assoro.
Insieme ai curatori saranno presenti:

  • Giuseppe Severini – Autore del capitolo “Randazzo: nota per nota, medioevo in musica”
  • Enza Olivo – Moderatrice
  • Domenico Palermo – Presidente di CIVITAS
  • Francesco Sgroi – Sindaco di Randazzo

Stand, cibo, degustazioni, convegni e artisti di strada, tutto nutrimento per la mente e per l’anima, ecco che il territorioc i incanta con i suoi prodotti.

Una serie di sagre, una per ogni week end, concentrate in un solo mese. I finesettimana all’insegna del gusto.

Se volete mangiare e bere bene, Floresta vale una visita.

Si comincia il 7 ottobre  con la XII Sagra dei “Vasola a Crucchittu”, si procede il13 e 14 otobre con la XV Sagra del Suino Nero dei Nebrodi, si continua il 21 ottobre con la XVI Sagra dei Funghi, si conclude il 27 e 28 ottobre con  XXXVIII Sagra della Provola.

provola

Nel centro storico cittadino sarà allestito un percorso espositivo con prodotti agricoli, prodotti tipici, artigianato, manufatti artistici, enogastronomia, dolciumi ed altre categorie merceologiche, angolo giochi per bambini, mercatino del collezionismo e delle curiosità. Nel corso degli ultimi decenni il fenomeno degli eventi enogastronomici ha visto un rapido sviluppo riconducibile a tutta una serie di fattori socio-demografici ed economici. L’intensificarsi della domanda ha fortemente contribuito alla nascita e alla veloce crescita di un vero e proprio management del settore che vede negli eventi un grande potenziale per il richiamo turistico, la promozione del territorio e input al suo sviluppo. Ottobrando per la sua tipologia possiede molteplici punti vantaggiosi per il territorio (rappresentando una carta vincente per il comprensorio, non ancora sfruttata appieno), diventa “ambasciatore” di saperi e sapori del comprensorio di Floresta.

Il patrimonio enogastronomico locale è, infatti, punta di diamante non solo nell’ambito regionale, e primeggia per la varietà, qualità e tradizione. Con quest’edizione si mette in scena la grande sfida del cibo! L’organizzazione, ed in primis l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonino Cappadona, punta su un nuovo approccio incentrato sul cibo, memore del rinnovato interesse verso i prodotti e la cucina locale – un interesse comprovato dall’aumento della domanda di turismo enogastronomico e dal proliferarsi di show e programmi televisivi che fanno della cucina protagonista indiscussa – e guarda a spalmare gli effetti di “Ottobrando” su tutto l’anno. Il sindaco Cappadona, infatti, ha evidenziato come “il cibo può esser considerato vero e proprio ambasciatore della cultura materiale di un luogo e, grazie al contenuto simbolico, artistico-manuale e alla ritualità e storia che esprime, può svolgere un ruolo significativo nella trasmissione della cultura del territorio e nella sua valorizzazione”. In tale senso sono allo studi altre manifestazioni come, per esempio, quella “Casale: l’Arte nel Piatto”, databile tutto l’anno.

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Se vi piace il trekking, se amate le scarpinate nella natura, seguite il suggerimento di Kalura, che propone un appuntamento per il 7 ottobre. Si tratat di Sortino, di una Valle lussureggiante e di una necropoli famosa nel mondo.

“Questa domenica i nostri passi vi condurranno sugli Iblei siracusani in uno dei più belli e suggestivi luoghi che si trovano nel cuore della media Valle dell’Anapo, l’imponente insediamento preistorico conosciuto come Pantalica. Entrando dall’ingresso nord est della Riserva, denominato Sortino-Fusco, vi faremo scoprire un luogo “magico” dove il quieto e imponente fiume Anapo si intreccia e convive ormai da secoli con una rigogliosa vegetazione, composta da importanti associazioni vegetali mediterranee, e con le numerose tracce lasciate dall’uomo. Dalle innumerevoli necropoli composte da tombe a grotticella artificiale del periodo Siculo agli oratori e le abitazioni rupestri del periodo bizantino fino alla più “recente” linea ferroviaria a scartamento ridotto che all’interno vi passa. Un’ escursione tra natura e archeologia ravvivata da un gustoso pranzo casereccio, preparato dalle mani esperte dei nostri amici Vincenzo e Maria, sullo sperone dove sorgeva l’Acropoli di Pantalica tra le rovine del maestoso Anàktoron o “Palazzo del Principe”. Focacce con verdure di stagione, formaggio, olive,pane, dolce, caffè, acqua e vino sincero stuzzicheranno il palato dei camminatori godendo al contempo di un panorama mozzafiato sull’intera Valle dell’Anapo….

Si tratta di un percorso ad anello per camminatori abituali, 2 orme, della lunghezza di circa 12 km su sentieri e sterrate e.. un paio di guadi, con dislivelli che non superano i 250 mt.

Si consiglia sempre il classico equipaggiamento da escursione giornaliera autunnale: Scarponi da trekking a collo alto, zaino piccolo da escursione giornaliera (capacità max consigliata 25 lt), mantellina o giacca per la pioggia, felpa o pile, berretto di lana, calze di ricambio, una tovaglietta per asciugarsi, acqua …

Quota di partecipazione all’escursione € 10,00 (comprende servizio guida e assicurazione) + quota per il pranzo € 8,00 (adulti)  € 6,00 (fino ai 12 anni). Si prega di comunicare, al momento della prenotazione, eventuali esigenze o intolleranze alimentari.

E’ richiesta la prenotazione entro e non oltre venerdì 5 ottobre

Appuntamento per la partenza alle 8,00 in Piazza Libertà a Ragusa.

Per eventuali altri luoghi e orari d’incontro vi preghiamo di contattarci per stabilirli di comune accordo

Per maggiori info e prenotazioni:

e-mail: info@kalura.org            segreteria Kalura 327.0069217

Il mare come scuola di vita. Come luogo senza barriere e senza filtri, capace di raccontare e custodire le storie di giovani che proprio su quel mare, tra le onde della vita dove spesso s’infrangono i sogni, ritrovano l’autostima e vincono le sfide, accettando le regole e osservando la terra da un nuovo punto di vista.

Sono le storie di nove ragazzi del circuito penale minorile, coinvolti nel nuovo progetto “Vento da Sud”, il viaggio di circumnavigazione in barca a vela promosso da Centro Koros ed Eterotopia Laboratorio Navigante in collaborazione con l’Unione Italiana Vela Solidale, che salperà mercoledì 3 ottobre dal porto di Palermo e che verrà presentato ufficialmente domani (martedì 2 ottobre) alle 16.30, nello spazio sociale di Moltivolti (nel quartiere di Ballarò, via G. M. Puglia 21, Palermo).

 Un mese di navigazione a vele spiegate nel segno della legalità e dell’inclusione sociale, che attraverserà una Sicilia sconosciuta e nascosta agli occhi dei ragazzi, con l’obiettivo di attivare percorsi di cambiamento e fornire nuove chiavi di lettura per comprendere il proprio ruolo nella società. Undici tappe declinate in differenti temi immersi tra l’odore di sale marino e di assoluta libertà, durante le quali il gruppo prenderà parte a numerose iniziative associative e imprenditoriali del territorio.

La barca a vela diventerà dunque opportunità di riscatto di vita per i giovani ma anche strumento per sviluppare nuove competenze e imparare, con il supporto di psicoterapeuti, skipper e operatori di vela solidale, le manovre principali per collaborare attivamente alla conduzione dell’imbarcazione e per direzionare le scelte di vita.

«I ragazzi scopriranno una Sicilia a loro sconosciuta – sottolinea Francesca Andreozzi, presidente Centro Koros e vice presidente Fondazione Fava – terra di mafia, corruzione e illegalità, ma anche terra di accoglienza, di realtà sane, di iniziative con un forte senso di responsabilità civile, di persone che si mettono in gioco individuando idee e soluzioni innovative, di movimenti antimafia nati da esperienze di ribellione, impegno e cambiamento».

Francesca Andreozzi

Francesca Andreozzi

La prima tappa di questo viaggio controcorrente, che vedrà un primo gruppo di 5 minori – sarà San Vito lo Capo, per poi proseguire verso Favignana (5 ottobre), Sciacca (7 ottobre), Licata e Portopalo (8-9-10-11 ottobre). L’imbarcazione farà poi rotta verso Siracusa (13 ottobre) – dove verrà imbarcato il secondo gruppo – continuando verso Catania (14 ottobre), Reggio Calabria(15-16 ottobre), Lipari (17 ottobre). Dopo il giro alle Isole Eolie, “Vento da Sud” ormeggerà a Cefalù (19-20 ottobre) e Termini Imerese (21 ottobre), ultima tappa di questo lungo itinerario, terminando la sua rotta a Palermo il 23 ottobre.

Il progetto Vento da Sud è un’iniziativa finanziata dal Centro per la Giustizia minorile per la Sicilia ed è realizzato in collaborazione e con il supporto di: Capitanerie di Porto della Sicilia, Addiopizzo, Fondazione Giuseppe Fava, Libera, Libreria del Mare, Il Giardino di Scidà, Arci Sicilia, Coop, Moltivolti, Agenzia I Press.

Mi è successo mentre ho attraversato la città di Palermo. A piedi. È come se avessi salutato ogni angolo. A un certo punto avevo persino le lacrime. Era, per usare una forma letteraria: non come se io fossi di Palermo, nata e cresciuta, ma Palermo fosse me.

C’erano posti dove sembrava fosse rimasta la mia ombra. Un pizzuddichio di me. C’ero io, a mangiare le crocché nel piattino di plastica, seduta alla focacceria Nni Francu u vastiddaru (che ora, dopo una vita, ha cambiato le mattonelle bianche). C’ero io in via Roma, alle poste centrali. Io che discendevo il Cassaro, in bici, e vedevo scivolare una nave – il traghetto della sera che salpa per Napoli – inquadrata come una cartolina, da Porta Felice. C’ero io, che guardavo dentro la vetrina di un negozio di mobili, compravo qualcosa a piazza Marina. C’ero io seduta a prendere un aperitivo ai Chiavettieri. Che leggo al tavolo della Feltrinelli, prendo un quotidiano o spulcio curiosa (e gratis) un libro. C’ero io, sulla panchina in fondo al molo Sailem, mentre guardo dondolare le barche della Cala e mi divido una Forst atturrunata.

cala

Ho continuato a camminare, perfettamente sola. Ero io la città. Ero la strada che mi porta a casa mia. I chilometri macinati in centro, le passeggiate del tramonto, i giri a fare shopping e l’attraversamento della via che si apre verso il mare. Poi ho pensato che la città era, ed è sempre stata, come la vedo io. Nelle mie età, nei miei ricordi, nelle mie amicizie, nei miei amori. Sono io il quartiere della mia scuola, il mio liceo. Nella nasca, nelle papille gustative. Sono la festa di quartiere, sono l’odore del torrone e dello zucchero filato. E ho pensato che avrei scritto tutto questo. Come fosse un appunto da non scordare, una lista in cui annotare certe facce che invecchiano e che riconosci, e ritrovi puntuali dietro banchi dei mercati, sugli autobus, per le strade Perché cambieranno, sì, ci saranno altre facciate, facce, odori e negozi (mi è capitato di andare in un posto e non ritrovarlo  o peggio, di vederlo sostituito). E io ne terrò conto, documenterò questi cambiamenti. Perché, vedete, non posso farne a meno, non posso smettere di essere una parte di questa città: è questa la mia vita. È questo che mi custodisce, in ogni angolo, e che io custodirò.

cassaro

Una palermitana

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Viaggiare sulle strade, ma anche un po’ nel tempo. Curare auto che hanno macinato anni e chilometri. Rivedere sfrecciare sull’asfalto gioielli della meccanica che hanno segnato epoche e immaginario collettivo. Protagoniste di film, canzoni, sogni, perché l’auto è un desiderio possibile, che ci porta in giro, che segna giorni felici, ci porta lontano.

Dalla costa occidentale a quella orientale della Sicilia: le auto d’epoca in corsa per aggiudicarsi la ventunesima edizione del Raid dell’Etna sono partite ieri mattina (27 settembre) da Mazara del Vallo in direzione Autodromo di Pergusa, attraversando la Sicilia sotto un cielo clemente ma dal sapore ancora estivo.

Ad attenderle all’arrivo le tradizionali prove a cronometro in cui si è giocata gran parte della classifica: sin dal posizionamento degli 84 equipaggi sulla griglia di partenza, l’aria che si respirava era di pura competizione sportiva. Le prove sono iniziate alle ore 12 e, dopo la pausa pranzo ai box, sono proseguite portando a termine i seguenti risultati della classifica provvisoria: il team bergamasco Sergio Mazzoleni e Silvia Gotti sulla loro Porsche Speedster 1956 precedono i compagni di scuderia del Club Orobico Bergamo Corse Antonio Belotti Maria Marchesi sulla Lancia Aprilia Cabriolet (1940); il team giapponese Masahiro Yokota e Etsuko Oki a bordo della Fiat 1500 Cabrio del 1964 scendono di posizione, occupando il terzo posto; si aggiudicano la quarta posizione il team Giovanni Barba e Amelia Mayer con l’Alfa Romeo 1750 Spider Veloce dell’anno 1968, mentre la quinta posizione è occupata da Gabriele Facchinetti e Sabrina Mazzocchi con l’Alfa Romeo Giulia Spider anno 1964.

Nel primo pomeriggio i gentleman driver sono partiti alla volta di Catania: qui la splendida cornice del barocco etneo in piazza Università ha ospitato, sotto gli sguardi del pubblico incuriosito, lo svolgimento della “Coppa delle Dame – Eberhard & Co”, la prova di regolarità tutta al femminile. Intere generazioni sono accorse a veder passare le auto, incitando le guidatrici a far sentire il rombo dei motori d’epoca come quella dell’Austin Healey 3000 MK III anno 1966 o della mitica Lancia Fulvia Montecarlo anno 1974.

Il Raid dell’Etna ha avuto un incredibile impatto sul pubblico catanese, un successo che fa da preludio alle ultime due giornate della manifestazione:oggi (28 settembre) è in programma la tradizionale tappa sul vulcano Etna in direzione Rifugio Sapienza con la gara di regolarità ad alta quota. Una competizione  decisiva che terminerà con la premiazione, nelle suggestive sale del Palazzo Manganelli, del “Gentleman Driver Perofil”, della “Lady Driver Oroblù” e del “Grand Prix GNV”.

La manifestazione, organizzata con passione dai patron Giovanni Spina e Stefano Consoli, si concluderà nel cuore di Catania domani (29 settembre) in piazza dell’Università, con la premiazione a Palazzo Platamone della “Coppa delle Dame Eberhard”, del “Trofeo Eberhard”, del “Porsche Tribute” e del “Classic Michelin”.

I partner dell’iniziativa sono Eberhard & Co, Oroblù, Perofil, Centro Porsche Catania, Dynamik, Condorelli, Firriato, GNV, Michelin, Unicredit.

Una “Scatola dei Sogni” come regalo per chi dona, per chi sceglie di contribuire alla ricerca sull’atrofia muscolare spinale. Uno scambio di solidarietà che sabato 29 e domenica 30 settembre si farà spazio in 100 piazze d’Italia, da Nord a Sud della penisola, nelle Isole, nelle grandi città e nei piccoli Comuni, grazie ai banchetti dei volontari di Famiglie Sma.

«Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica» si legge nella colorata “Tin Box” di latta, dove all’interno sono contenuti confetti e voglia di condividere un grande progetto, quello della Rete Clinica SMArt. È con questa scatola infatti, con il suo valore solidale, che l’associazione dei genitori di bimbi e pazienti con Sma ha scelto anche quest’anno di raccogliere i fondi necessari per potenziare il programma sanitario e l’assistenza territoriale dedicati a chi è affetto da questa malattia genetica rara. Un’iniziativa volutamente affiancata alla campagna in corso #facciamolotutti, che invita a donare 2, 5 o 10 euro, tramite chiamata o sms al numero 45585.

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«I nostri banchetti nelle piazze sono sempre una festa perché sappiamo che ogni raccolta fondi si trasformerà in piccole e grandi conquiste concrete» – afferma la presidente nazionale di Famiglie Sma Daniela Lauro, dando appuntamento il prossimo fine settimana dalle 9.30 alle 20.30.

«La ricerca scientifica, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante fornendo anche in Italia un primo trattamento che fino a pochi anni fa sembrava un miraggio – continua la Lauro – Anche grazie all’impegno dell’Associazione, moltissimi pazienti, piccoli e grandi, hanno avuto accesso al farmaco Spinraza. Ci siamo adoperati per agevolare le attività organizzative e gestionali delle infusioni; abbiamo fornito assistenza psicologica alle famiglie, e il supporto legale necessario; abbiamo potenziato i centri esistenti fornendo personale o logistica per la loro formazione. Molto è stato realizzato e molto altro occorre fare per garantire a tutti i pazienti il diritto alla cura – conclude la presidente – la campagna di sensibilizzazione di Famiglie Sma vuole lanciare questo messaggio di speranza, perché continueremo con questo tipo di supporto ai centri clinici, e con la vicinanza alle famiglie tramite attività di ascolto e sostegno alle nuove diagnosi».

L’elenco delle piazze è disponibile al link http://www.famigliesma.org/vieni-trovarci-piazza/

Qui la campagna video

Le prime volte che andavo ad Agrigento mi sorprendevano sempre alcune riflessioni dei suoi cittadini, una in particolare, che riguarda la Valle: gli agrigentini sono persuasi della magia di questo luogo, tanto da essere capaci di persuadere anche te, mentre li ascolti. Se per esempio piove in centro, oppure tira vento, di solito chiedono “ok, qui c’è cattivo tempo, ma nella Valle?”, convinzione che li porta a dichiarare, con naturalezza: “sono passato dalla Valle e il cielo era sgombro. Ah qua piove”. Come se la Valle fosse un luogo a parte (dista solo 5 minuti di macchina da Girgenti – ah, sappiate che gli agrigentini si chiamano giurgintani, dal vecchio nome in voga fino agli anni Trenta: Girgenti – e a piedi ci arrivi in mezz’ora) dove le leggi della fisica, del meteo e della cronologia temporale, contano fino a un certo punto.

Ma la cosa più straordinaria di tutti, e qui dovete credermi, è che hanno ragione. Non deve essere proprio scontato dormire, vivere, mangiare e passeggiare, all’ombra dei Templi. Nella Valle, come testimonia la Festa del Mandorlo in fiore, la natura ha un suo microclima stupefacente, dove il rosa degli alberi si affaccia a trasformare il paesaggio (non a caso, miglior paesaggio italiano per il 2017) già alla fine di febbraio.  Agrigento è una città dalla storia millenaria, famosa nel mondo innanzitutto per la sua via Sacra, segnata da maestosi templi. Qui i Greci svilupparono un loro stile, un unicum.  Sono passati vent’anni da quando la Valle dei Templi è stata dichiarata patrimonio Unesco. I templi della Valle –  un tempo vistosamente colorati – scintillano al sole,  perché arrivano dalla sabbia, se li guardi bene trovi tracce di gusci e conchiglie persino nelle scanalature. Sono fatti di tufo, o calcarenite, ma non si sbriciolano, non tornano alla forma originaria, grazie a minuscoli spruzzi di luminescente quarzo – minerale inscalfibile – che permettono loro di sopravvivere ai secoli. Ecco una breve lista, fatta a modo mio, senza nessun criterio se non quello personale, basato su simpatie, interessi e divertimento, di cose da fare in questa città.

  1. Visitare la Valle in orari inusuali. In alcune stagioni, si organizzano spettacoli all’alba o di notte. Per tutte le info consultate https://www.lavalledeitempli.it/. Io ho visto di notte Elekta, per  esempio, con la regia di Vittoria Faro, ed è stato sorprendete vedere gli attori muoversi in questo spazio così mistico. Oltretutto si organizzano anche visite guidate ai percorsi sotterranei dell’area archeologica. Poi potete attraversare anche la Valle a cavallo, se  lo volete o siete appassionati, info qui.
  2. Partecipare alla festa del Mandorlo in fiore. Beh, vi emozionerete, e parecchio. Ballerete e vedrete suonare e sfilare gruppi folk da tutto il mondo. Cosa racconta, a una come me, la festa del mandorlo in fiore? Io sono abituata a feste patronali, a commemorazione di Santi suppliziati, pesti e martiri. Che mi dice questa festa? Le lacrime degli agrigentini non appena attacca il rullo dei tamburi? Che la Valle è davvero (a ragione) un posto magico, dove storia e mito fanno accadere meraviglie? Che l’amicizia e l’amore sono le uniche cosa che contano? Che bisogna restare vivi e ballare pazzi? Che il solo motivo per cui esiste la festa è questo: riconoscere la potenza di un incontro. Fra persone. E allora capite perché si piange? Chiunque piange di gioia, quando ritrova un amico.
  3. Vedere il mare dalla via Atenea. Agrigento è in collina, ed è bello lasciarsi avvolgere dalla luce che si rifrange sulla distesa azzurra. Ci sono bar e locali praticamente affacciati sul mare, dove prendere aperitivi o cenare con una vista da sogno. Come il Terracotta o il Matra. 
  4. Seguire l’itinerario per i cortili e gli angoli fioriti. L’Associazione Amici dell’Accademia ha creato un premio speciale, Girgenti in fiore, dedicato a quanto curano e abbelliscono, con piante e fiori, alcuni punti della città. Se vi capita di  passare in centro visitate la via Gubernatis, oppure concedetevi una cena a Vicolo Lo Presti,  al ristorante Perbacco, qui la vulcanica Valeria Lombardo ha coinvolto il vicinato e con il riciclo creativo ha creato un piccolo cortile suggestivo, oppure fate una visita al cortile Ribera, decorato dal B&B Mille e una notte.mappa_Girgenti_in_fiore
  5. Affacciarsi al belvedere Modugno. Domenico Modugno, dicono, fosse convinto di portare fortuna. Eh, sì, l’autore e interprete di Nel blu dipinto di blu, amava questa città. Una sagoma che guarda il mare, dono dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo, lo ricorda. E chissà se sfiorarla non porti davvero fortuna, provare per credere. Da lì potete anche guardare il paesaggio grazie al binocolo panoramico dono del Rotary club di Agrigento. 
  6. Correre al tramonto al Viale della Vittoria. Questa via elegante e con vista mare, fra cespugli di fichi d’india e alberi, attraversata dal giardino e l’arena Bonsignore, la Villa Altieri e il Viale Cavour, arricchita dai vasi in ceramica creati dell’Accademia Michelangelo e “adottati” dai cittadini, è la scenografia preferita di una passeggiata tipica, quella per un gelato al pomeriggio. Qui, come se fosse una specie di appuntamento non dichiarato, al tramonto, si corre. Runner in tuta, scarpette e auricolari, cominciano a percorrerla su e giù, con un occhio al cronografo e l’altro al paesaggio.
  7. Assaggiare la mignolata (e i gelati). Per la mignolata, o ammiscata, passate dal foro di Dalli Cardillo (se non avete amici che la preparano in casa), lo trovate a piazza del Municipio a due passi dal Teatro Pirandello, si tratta di un pane speciale farcito con verdure e salsiccia, perfetto da portarsi appresso come spuntino. Per i dolci i nomi sono Infurna e le Cuspidi, qui, da quest’ultimo, provate il famoso gusto al formaggio pecorino declinato a gelato.
  8. Visitare la Chiesa di Santa Maria dei Greci (e conoscere i resti del Tempio). Entrate e vi lascerà a bocca aperta, si cammina con gli scavi a vista su un pavimento trasparente, perché la piccola chiesa a tre navate è stata edificata su un antico tempio dorico. Pare che gli agrigentini facciano a gara per sposarsi qui.800px-Agrigento-santa-maria-dei-greci-tempelfundamente-b
  9. Raggiungerla a piedi da Palermo (si può, amici camminatori). Arrivare ad Agrigento, attraversare porta di ponte, dopo una scarpinata lunghissima. La via dei pellegrini che univa due mari e due porti, così era definito questo percorso, si snoda per 160 km e tocca 15 comuni, 3 provincie e diverse diocesi, parliamo della Magna Via Francigena. In non l’ho ancora affrontato, per info visitate qui la pagina ufficiale, prendete la guida inoltratevi in questa viaggio nato sotto il segno della lentezza, della meditazione religiosa e della bellezza.
  10. Assistere alla festa di San Calogero. Le città del Sud hanno tanti problemi. Però un Santo come San Calogero mette un po’ i cuori in pace. In un rullo di tamburi scaccia malinconia e angherie. Ci fa sentire parte attiva del Mediterraneo. San Calò ha la barba bianca ed è nero. Nero. P.s. Ho chiesto se le donne potevano (sì, per rispetto di tradizione) e in salita ho ammuttato (spinto cioè) pure io la vara. Si tratta di un Santo alla portata dei cittadini, che lo abbracciano e lo baciano con gioia infantile. A cui lanciavano ( e in parte lanciano) il pane. Poi è bello gustarsi il panino benedetto, che viene preparato nei forni in quei giorni.  San Calò si celebra la prima domenica di luglio e termina la domenica successiva. La festa è annunciata dal suono dei “tammurinara” che riempie le via principale della città: via Atenea.

Terra che apre i porti, mare che salva, isola che accoglie; la Trinacria e i quattro Mori, simboli di incroci e di scambi, di invasioni e coesistenza, perennemente in bilico fra passato e futuro: Sicilia e Sardegna, due isole gemelle nella loro unicità, unite da un legame profondo che crea un’unica anima, immersa nel MediterraneoMare nostrum, luogo d’inclusione, tradizioni e riti ancestrali, avvolto di mistero e di bellezza, specchio di civiltà e frontiera che avvicina, da cui parte un canto di pace con la forza leggera della parola e delle evocazioni. Una chiave di lettura particolare, per riscoprire in versi il nostro Patrimonio culturale.

Dopo il debutto a Roma (il 30 agosto 2018) nella cornice dell’Isola Tiberina, nell’ambito della XXIV edizione del Festival L’Isola del Cinema, approderà sabato 29 settembre alle ore 20.00 a Taormina presso Casa Cuseni – Museo delle Belle Arti e del Grand Tour (Via Leonardo da Vinci 5,7) e domenica 30 settembre a Palazzo Biscari di Catania (Via Museo Biscari, 10) la prima tappa del Tour internazionale dell’evento-spettacolo Eco di Sardegna, tratto dall’omonimo libro di poesie di Bice Previtera (Raffaelli Editore, 2018), per la regia di Marta Bifano Mauro Conciatori e sotto la direzione artistica della stessa autrice.

Un reading sinestesico, dove le arti s’incontrano nel segno della cultura: una jam session fra parola, ritualità, suono e movimento. Si spazierà dalla poesia al teatro, alla musica e alla danza, con il M° Andrea Manzoni al pianoforte, l’attore Marco di Stefano, la danzatrice Tanya Khabarova e le suggestive percussioni di Michele La Paglia. Lo spettacolo, a ingresso gratuito proprio per garantire l’accessibilità del patrimonio culturale a tutti, curato dalla Loups Garoux Produzioni, è una mise en scene di componimenti poetici ispirati alla terra di Sardegna – luogo simbolo per diffondere l’universalità della poesia – con due particolarità: la traduzione letteraria a fronte in gallurese (a cura di Luigi Piga e Quirina Ruiu) e l’interpretazione pittorica di tutti i brani (da parte dei due artisti sardi Silvia Carta e Gian Lucio Lai).

Doppia anima siciliana e sarda per l’autrice messinese Bice Previtera, doppia vocazione scientifica e artistica, che la conduce a diventare medico e manager in ambito economico-sanitario e appassionata di arte e letteratura, con particolare riguardo alla poesia, cui si è dedicata fin dall’età di 14 anni. Oltre a Eco di Sardegna (Raffaelli, 2018), ha pubblicato Inventario delle attese (1980-2010) (Cattedrale, 2012) e In filigrana (2011-2014) (Curcio, 2015).

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Unione Europea, rappresentata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibact) per l’Anno europeo del Patrimonio Culturale e ambisce ad aderire al Programma europeo Europa Creativa 2014-2020, teso a salvaguardare la diversità linguistica e culturale europea e a rafforzare la competitività del settore culturale e creativo, così da favorire una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva. Attraverso un importante dialogo avviato con le Istituzioni,nell’ottica dell’integrazione intersettoriale, il Progetto Eco di Sardegna punta a sensibilizzare sulla funzione sociale della cultura, intesa come dono di pubblica utilità, in cui gli Enti scolastici nei vari livelli di istruzione rivestono un ruolo fondamentale e dove una governance partecipata fra pubblico e privato può concretamente generare sviluppo economico, occupazione e rilancio turistico per l’intero Paese.

Il Tour toccherà diverse città lungo tutto lo Stivale, da Napoli a Verona, da Firenze a Rapallo, da Siena a Bernalda, passando per la Sardegna, per poi far tappa in alcuni Paesi dell’Unione Europea. Ovunque protagonisti spazi non scenici – palazzi, paesaggi naturali, siti archeologici, piazze – selezionati per essere restituite alla fruizione pubblica.