Wednesday, November 14, 2018
Home / #cosedafare  / Marzamemi, dove l’azzurro del mare accende l’ospitalità

Marzamemi, dove l’azzurro del mare accende l’ospitalità

Ho conosciuto il festival del cinema di frontiera di Marzamemi grazie alla mia amica Rossana a e al suo contatto con Umberto Iacono, persona di rara cordialità e disponibilità. Il logo di questo festival che

Webp.net-resizeimage (6)

Un villaggio di pescatori, un piccolo borgo, fiorito, che la sera si accende di luci, aperitivi, cieli stellati. In Sicilia, di questi angoli, dove varcata una soglia sembra di entrare in n mondo fatato, esistono altri esempi, mi viene in mente Scopello, nella provincia di Trapani, dove la vita si concentra attorno  a un tipico baglio isolano.

Qualcuno, mi suggerisce, che parte della fama di Marzamemi è legata al film Sud di Gabriele Salvatores, di cui risultava assoluta protagonista. Ma è davvero così? Qui, in questa frazione si Pachino (sì, dove crescono i famosi e succosi pomodorini) la meraviglia è una vera inclinazione dell’animo.

Ho conosciuto il festival del cinema di frontiera di Marzamemi grazie alla mia amica Rossana a e al suo contatto con Umberto Iacono, persona di rara cordialità e disponibilità. Il logo di questo festival che trasforma la cittadina, nella sala cinema a cielo aperto più a sud d’Europa. è un geco, capace di mutare, e di avere una visione del mondo a testa in giù. Come sottolinea il regista Nello Correale, ideatore e direttore artistico del festival si tratta di: «…un Cinema di Frontiera inteso non come cinema di periferia o marginale, cascame di un cinema dominante, centripeto; bensì un cinema che si interroga, che guarda all’altro da sé, aperto al nuovo. Un cinema che sia punta avanzata verso l’esterno, avamposto e non retroguardia. Cinema di frontiera inteso nel suo valore simbolico, oltre che geografico nell’accezione più ampia del termine. Frontiere territoriali, culturali, ma anche dell’anima e dei linguaggi; punto d’incontro tra passato, presente e futuro.
Frontiera non come limite, confine, ma finestra sull’universo, sugli universi circostanti e opposti. Cinema interculturale che cerca più i caratteri congiungenti tra i popoli che quelli divisori. È questo il Cinema di Frontiera…».

Per me il festival è una manifestazione semplice, raffinata, piena di idee e di spunti, senza sensazionalismi, in cui l’evento davvero straordinario è il piacere di chiacchierare insieme. Infatti, questo chiacchierare, si fa, si pratica. Si indugia sotto il fico, nella sala dell’ex tonnara. Si indugia insieme a Pif, invitato a inaugurare il festival con Donatella Finocchiaro, e seduti in circolo si parla di cinema, di vita, di esperienze e soprattutto di incontri fra culture e linguaggi differenti (compresa una finestra sullo storytelling delle aziende di cui torneremo a parlare) fa gli onori di casa, come madrina, Elit Iscan, talentuosa e giovanissima attrice turca. A Marzamemi, saranno i numerosi tavolini che invadono a piazza, ma si parla. Davanti a un drink, un cocktail, davanti una cassettina di pesce e di fritti, davanti al tramonto, davanti allo scorcio di mare.

È un posto dove fare piccoli acquisti sfiziosi e portarsi a casa le conserve di Campisi, che sta trasformando le risorse locali in un piccolo brand da condurre in giro per il mondo.

Il turismo infatti è fare questo: creare una sorta di sistema virtuoso in cui la visita diventa esperienza sensoriale. I tavolini di legno e le sedie impagliate che scelgono l’azzurro, infatti, raccontano questo: Marzamem si sa raccontare.

Quel colore è perfetto per i social (ma di sicuro, sarà una reminiscenza greca, i social non c’entrano molto) la calma resta, i prezzi non impressionano. Una sorta di patto fra i ristoratori fa sì che ogni angolo sia curato e porti le tracce, in un certo senso, di un linguaggio comune. Si sta scrivendo una storia tutta insieme, insomma, e il festival del cinema di frontiera dà un segnalo forte, di apertura, di saperi condivisi.

 

Comments

comments

Review overview
NO COMMENTS

Sorry, the comment form is closed at this time.