Monday, December 10, 2018
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Palermo sono io: come viviamo la città

Ero io la città. Ero la strada che mi porta a casa mia. I chilometri macinati in centro, le passeggiate del tramonto, i giri a fare shopping e l'attraversamento della via che si apre verso

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Mi è successo mentre ho attraversato la città di Palermo. A piedi. È come se avessi salutato ogni angolo. A un certo punto avevo persino le lacrime. Era, per usare una forma letteraria: non come se io fossi di Palermo, nata e cresciuta, ma Palermo fosse me.

C’erano posti dove sembrava fosse rimasta la mia ombra. Un pizzuddichio di me. C’ero io, a mangiare le crocché nel piattino di plastica, seduta alla focacceria Nni Francu u vastiddaru (che ora, dopo una vita, ha cambiato le mattonelle bianche). C’ero io in via Roma, alle poste centrali. Io che discendevo il Cassaro, in bici, e vedevo scivolare una nave – il traghetto della sera che salpa per Napoli – inquadrata come una cartolina, da Porta Felice. C’ero io, che guardavo dentro la vetrina di un negozio di mobili, compravo qualcosa a piazza Marina. C’ero io seduta a prendere un aperitivo ai Chiavettieri. Che leggo al tavolo della Feltrinelli, prendo un quotidiano o spulcio curiosa (e gratis) un libro. C’ero io, sulla panchina in fondo al molo Sailem, mentre guardo dondolare le barche della Cala e mi divido una Forst atturrunata.

cala

Ho continuato a camminare, perfettamente sola. Ero io la città. Ero la strada che mi porta a casa mia. I chilometri macinati in centro, le passeggiate del tramonto, i giri a fare shopping e l’attraversamento della via che si apre verso il mare. Poi ho pensato che la città era, ed è sempre stata, come la vedo io. Nelle mie età, nei miei ricordi, nelle mie amicizie, nei miei amori. Sono io il quartiere della mia scuola, il mio liceo. Nella nasca, nelle papille gustative. Sono la festa di quartiere, sono l’odore del torrone e dello zucchero filato. E ho pensato che avrei scritto tutto questo. Come fosse un appunto da non scordare, una lista in cui annotare certe facce che invecchiano e che riconosci, e ritrovi puntuali dietro banchi dei mercati, sugli autobus, per le strade Perché cambieranno, sì, ci saranno altre facciate, facce, odori e negozi (mi è capitato di andare in un posto e non ritrovarlo  o peggio, di vederlo sostituito). E io ne terrò conto, documenterò questi cambiamenti. Perché, vedete, non posso farne a meno, non posso smettere di essere una parte di questa città: è questa la mia vita. È questo che mi custodisce, in ogni angolo, e che io custodirò.

cassaro

Una palermitana

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