Monday, December 10, 2018
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Verde in città: dove Palermo confina con la natura (e dà i suoi frutti)

Gli agrumeti a Palermo sono alla portata di tutti. In primavera, continuano a stordirti con il profumo della zagare, un odore struggente, che ti conduce per mano e ti ricorda come stavamo: eh, sì, qui

Palazzo Butera

Come molti palermitani conosco piccoli angoli magici dove la città smette di strillarti nelle orecchie e diventa più morbida, ti abbraccia con alberi, cespugli, ti offre persino frutti succosi, in questi momenti bucolici ti rendi conto che gli agrumeti sono alla portata di tutti. Fra poco saranno carichi di frutti tondi e dolci. In primavera, continuano a stordirti con il profumo della zagare, un odore struggente, che ti conduce per mano e ti ricorda come stavamo: eh, sì, qui era Conca d’oro. E se una conca risplende di oro, immaginatela questa bacinella verde e sfavillante, abbaglia.

Della potenza vitaminica della frutta ne sono accorti a Milano e a Roma, dove hanno varato Frutta urbana, una mappa social per scoprire un vero tesoro: tutti gli alberi capaci di dare frutti, arbusti di proprietà della municipalità. Attraverso una app chiunque può seguire le stagioni e segnalare, tramite computer, tablet o cellulare, una nuova pianta da inserire sulla mappa interattiva: fra poco saranno pronti, grossi come luminarie, arance, limoni, pompelmi, cachi, da poco si è spenta l’estate di albicocche, nespole e bacche di rosa, ciliegie, gelsi, dei fichi. Ecco, vogliamo parlare dei fichi, che crescono ovunque e sfidano il cielo? Alberi di Fichi sopravvivono persino sulle mura di palazzi storici diroccati. Ogni siciliano sa come raccogliere gli spinosi fichi d’india, parliamone, sono movimenti precisi, che bisogna imparare per non bucarsi le dita. Molti monasteri, hanno stupefacenti giardini interni, che prosperano fra le alte mura, come la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, in via dei Benedettini, potete visitarli.

In corso Alberto Amedeo, zona contraddistinta dal lavoro degli antiquari che hanno la bottega praticamente a vista sul marciapiedi, se alzate lo sguardo, potete intravedere il giardino pensile dei Bastioni di porta Guccia, detto anche della Balata o del Papireto (che prende il nome dal fiume sotterraneo che scorre sotto questo punto).
Sui bastioni si può intravedere il Palazzo del Marchese Guccia e il suo affascinante giardino pensile, una dimora elegantissima che risale alla fine del XVIII.

Fino a qualche anno fa il bastione era abitato anche da una coppia di pavoni, li potevi incontrare,  capitava che planassero per assistere da vicino ai restauri degli antiquari. L’ingresso del palazzo è in vicolo Guccia, accanto al convento della Cappuccinelle.

giardino

Io sono personalmente attratta dai luoghi della città che confinano con la campagna, mi spiego, non parlo di villette pubbliche, viali alberati, della Favorita oppure di Montepellegrino, che è persino riserva. No, io parlo di angoli inaspettati, dove puoi prendere il formaggio dal casaro, a due passi dal centro, dove puoi fare una passeggiata in un prato di margherite selvatiche, dove puoi comprare una bottiglia di latte appena munto. Se sei fortunato puoi assistere a una zabbinata, cioè alla cottura in diretta della ricotta, capita, è comprovato.

zabbinata

In questi punti disseminati, puoi respirare e vivere davvero la città di una volta. Io ho passeggiato nella natura costeggiando il laghetto di Villa Niscemi, per dire (tutta via San Lorenzo è soffusa di villette all’ombra di giardini nascosti) mi sono inoltrata in una stradina a metà fra la Favorita e la palazzina cinese e ho sentito odore di camino. Ho visto le mucche che avevano prodotto il latte che avrei messo sul fornello di casa, dietro viale Michelangelo, e le ho pure fotografate.

Non è un’intuizione tanto bislacca o poetica, ebbene in occasione di Palermo, capitale italiana della cultura 2018, fino al 4 novembre 2018, si terrà in città la biennale itinerante dedicata al contemporaneo: Manifesta 12, il titolo scelto è tutto un programma “Il giardino planetario. Coltivare la coesistenza”. Fra le installazioni parliamo di Fallen Fruit visibile nella carta da parati che avvolge alcune stanze di Palazzo Butera, è il prodotto di una collaborazione artistica iniziata nel 2004 a Los Angeles tra David Burns, Matias Viegener e Austin Young. Dal 2013, David e Austin continuano a lavorare insieme al progetto. Fallen Fruit ha portato un’iniziativa concreta, ovvero mappare tutti gli alberi da frutto nati sul suolo pubblico di Los Angeles. Una parte dell’esperienza è stata traslata a Palermo con La Public Fruit Map di Palermo (bellissima, ci sono suggerimenti sull’utilizzo della frutta, tipo “fatti una granita”) iniziativa che è parte di Endless Orchard, di respiro globale, intende mappare gli alberi che donano frutti commestibili dell’intero pianeta. Bello, no? La conca, il bacino assolato, abbaglia ancora.

palazzo butera

 

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