Monday, October 22, 2018
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Mi è successo mentre ho attraversato la città di Palermo. A piedi. È come se avessi salutato ogni angolo. A un certo punto avevo persino le lacrime. Era, per usare una forma letteraria: non come se io fossi di Palermo, nata e cresciuta, ma Palermo fosse me.

C’erano posti dove sembrava fosse rimasta la mia ombra. Un pizzuddichio di me. C’ero io, a mangiare le crocché nel piattino di plastica, seduta alla focacceria Nni Francu u vastiddaru (che ora, dopo una vita, ha cambiato le mattonelle bianche). C’ero io in via Roma, alle poste centrali. Io che discendevo il Cassaro, in bici, e vedevo scivolare una nave – il traghetto della sera che salpa per Napoli – inquadrata come una cartolina, da Porta Felice. C’ero io, che guardavo dentro la vetrina di un negozio di mobili, compravo qualcosa a piazza Marina. C’ero io seduta a prendere un aperitivo ai Chiavettieri. Che leggo al tavolo della Feltrinelli, prendo un quotidiano o spulcio curiosa (e gratis) un libro. C’ero io, sulla panchina in fondo al molo Sailem, mentre guardo dondolare le barche della Cala e mi divido una Forst atturrunata.

cala

Ho continuato a camminare, perfettamente sola. Ero io la città. Ero la strada che mi porta a casa mia. I chilometri macinati in centro, le passeggiate del tramonto, i giri a fare shopping e l’attraversamento della via che si apre verso il mare. Poi ho pensato che la città era, ed è sempre stata, come la vedo io. Nelle mie età, nei miei ricordi, nelle mie amicizie, nei miei amori. Sono io il quartiere della mia scuola, il mio liceo. Nella nasca, nelle papille gustative. Sono la festa di quartiere, sono l’odore del torrone e dello zucchero filato. E ho pensato che avrei scritto tutto questo. Come fosse un appunto da non scordare, una lista in cui annotare certe facce che invecchiano e che riconosci, e ritrovi puntuali dietro banchi dei mercati, sugli autobus, per le strade Perché cambieranno, sì, ci saranno altre facciate, facce, odori e negozi (mi è capitato di andare in un posto e non ritrovarlo  o peggio, di vederlo sostituito). E io ne terrò conto, documenterò questi cambiamenti. Perché, vedete, non posso farne a meno, non posso smettere di essere una parte di questa città: è questa la mia vita. È questo che mi custodisce, in ogni angolo, e che io custodirò.

cassaro

Una palermitana

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Viaggiare sulle strade, ma anche un po’ nel tempo. Curare auto che hanno macinato anni e chilometri. Rivedere sfrecciare sull’asfalto gioielli della meccanica che hanno segnato epoche e immaginario collettivo. Protagoniste di film, canzoni, sogni, perché l’auto è un desiderio possibile, che ci porta in giro, che segna giorni felici, ci porta lontano.

Dalla costa occidentale a quella orientale della Sicilia: le auto d’epoca in corsa per aggiudicarsi la ventunesima edizione del Raid dell’Etna sono partite ieri mattina (27 settembre) da Mazara del Vallo in direzione Autodromo di Pergusa, attraversando la Sicilia sotto un cielo clemente ma dal sapore ancora estivo.

Ad attenderle all’arrivo le tradizionali prove a cronometro in cui si è giocata gran parte della classifica: sin dal posizionamento degli 84 equipaggi sulla griglia di partenza, l’aria che si respirava era di pura competizione sportiva. Le prove sono iniziate alle ore 12 e, dopo la pausa pranzo ai box, sono proseguite portando a termine i seguenti risultati della classifica provvisoria: il team bergamasco Sergio Mazzoleni e Silvia Gotti sulla loro Porsche Speedster 1956 precedono i compagni di scuderia del Club Orobico Bergamo Corse Antonio Belotti Maria Marchesi sulla Lancia Aprilia Cabriolet (1940); il team giapponese Masahiro Yokota e Etsuko Oki a bordo della Fiat 1500 Cabrio del 1964 scendono di posizione, occupando il terzo posto; si aggiudicano la quarta posizione il team Giovanni Barba e Amelia Mayer con l’Alfa Romeo 1750 Spider Veloce dell’anno 1968, mentre la quinta posizione è occupata da Gabriele Facchinetti e Sabrina Mazzocchi con l’Alfa Romeo Giulia Spider anno 1964.

Nel primo pomeriggio i gentleman driver sono partiti alla volta di Catania: qui la splendida cornice del barocco etneo in piazza Università ha ospitato, sotto gli sguardi del pubblico incuriosito, lo svolgimento della “Coppa delle Dame – Eberhard & Co”, la prova di regolarità tutta al femminile. Intere generazioni sono accorse a veder passare le auto, incitando le guidatrici a far sentire il rombo dei motori d’epoca come quella dell’Austin Healey 3000 MK III anno 1966 o della mitica Lancia Fulvia Montecarlo anno 1974.

Il Raid dell’Etna ha avuto un incredibile impatto sul pubblico catanese, un successo che fa da preludio alle ultime due giornate della manifestazione:oggi (28 settembre) è in programma la tradizionale tappa sul vulcano Etna in direzione Rifugio Sapienza con la gara di regolarità ad alta quota. Una competizione  decisiva che terminerà con la premiazione, nelle suggestive sale del Palazzo Manganelli, del “Gentleman Driver Perofil”, della “Lady Driver Oroblù” e del “Grand Prix GNV”.

La manifestazione, organizzata con passione dai patron Giovanni Spina e Stefano Consoli, si concluderà nel cuore di Catania domani (29 settembre) in piazza dell’Università, con la premiazione a Palazzo Platamone della “Coppa delle Dame Eberhard”, del “Trofeo Eberhard”, del “Porsche Tribute” e del “Classic Michelin”.

I partner dell’iniziativa sono Eberhard & Co, Oroblù, Perofil, Centro Porsche Catania, Dynamik, Condorelli, Firriato, GNV, Michelin, Unicredit.

Una “Scatola dei Sogni” come regalo per chi dona, per chi sceglie di contribuire alla ricerca sull’atrofia muscolare spinale. Uno scambio di solidarietà che sabato 29 e domenica 30 settembre si farà spazio in 100 piazze d’Italia, da Nord a Sud della penisola, nelle Isole, nelle grandi città e nei piccoli Comuni, grazie ai banchetti dei volontari di Famiglie Sma.

«Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica» si legge nella colorata “Tin Box” di latta, dove all’interno sono contenuti confetti e voglia di condividere un grande progetto, quello della Rete Clinica SMArt. È con questa scatola infatti, con il suo valore solidale, che l’associazione dei genitori di bimbi e pazienti con Sma ha scelto anche quest’anno di raccogliere i fondi necessari per potenziare il programma sanitario e l’assistenza territoriale dedicati a chi è affetto da questa malattia genetica rara. Un’iniziativa volutamente affiancata alla campagna in corso #facciamolotutti, che invita a donare 2, 5 o 10 euro, tramite chiamata o sms al numero 45585.

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«I nostri banchetti nelle piazze sono sempre una festa perché sappiamo che ogni raccolta fondi si trasformerà in piccole e grandi conquiste concrete» – afferma la presidente nazionale di Famiglie Sma Daniela Lauro, dando appuntamento il prossimo fine settimana dalle 9.30 alle 20.30.

«La ricerca scientifica, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante fornendo anche in Italia un primo trattamento che fino a pochi anni fa sembrava un miraggio – continua la Lauro – Anche grazie all’impegno dell’Associazione, moltissimi pazienti, piccoli e grandi, hanno avuto accesso al farmaco Spinraza. Ci siamo adoperati per agevolare le attività organizzative e gestionali delle infusioni; abbiamo fornito assistenza psicologica alle famiglie, e il supporto legale necessario; abbiamo potenziato i centri esistenti fornendo personale o logistica per la loro formazione. Molto è stato realizzato e molto altro occorre fare per garantire a tutti i pazienti il diritto alla cura – conclude la presidente – la campagna di sensibilizzazione di Famiglie Sma vuole lanciare questo messaggio di speranza, perché continueremo con questo tipo di supporto ai centri clinici, e con la vicinanza alle famiglie tramite attività di ascolto e sostegno alle nuove diagnosi».

L’elenco delle piazze è disponibile al link http://www.famigliesma.org/vieni-trovarci-piazza/

Qui la campagna video

Le prime volte che andavo ad Agrigento mi sorprendevano sempre alcune riflessioni dei suoi cittadini, una in particolare, che riguarda la Valle: gli agrigentini sono persuasi della magia di questo luogo, tanto da essere capaci di persuadere anche te, mentre li ascolti. Se per esempio piove in centro, oppure tira vento, di solito chiedono “ok, qui c’è cattivo tempo, ma nella Valle?”, convinzione che li porta a dichiarare, con naturalezza: “sono passato dalla Valle e il cielo era sgombro. Ah qua piove”. Come se la Valle fosse un luogo a parte (dista solo 5 minuti di macchina da Girgenti – ah, sappiate che gli agrigentini si chiamano giurgintani, dal vecchio nome in voga fino agli anni Trenta: Girgenti – e a piedi ci arrivi in mezz’ora) dove le leggi della fisica, del meteo e della cronologia temporale, contano fino a un certo punto.

Ma la cosa più straordinaria di tutti, e qui dovete credermi, è che hanno ragione. Non deve essere proprio scontato dormire, vivere, mangiare e passeggiare, all’ombra dei Templi. Nella Valle, come testimonia la Festa del Mandorlo in fiore, la natura ha un suo microclima stupefacente, dove il rosa degli alberi si affaccia a trasformare il paesaggio (non a caso, miglior paesaggio italiano per il 2017) già alla fine di febbraio.  Agrigento è una città dalla storia millenaria, famosa nel mondo innanzitutto per la sua via Sacra, segnata da maestosi templi. Qui i Greci svilupparono un loro stile, un unicum.  Sono passati vent’anni da quando la Valle dei Templi è stata dichiarata patrimonio Unesco. I templi della Valle –  un tempo vistosamente colorati – scintillano al sole,  perché arrivano dalla sabbia, se li guardi bene trovi tracce di gusci e conchiglie persino nelle scanalature. Sono fatti di tufo, o calcarenite, ma non si sbriciolano, non tornano alla forma originaria, grazie a minuscoli spruzzi di luminescente quarzo – minerale inscalfibile – che permettono loro di sopravvivere ai secoli. Ecco una breve lista, fatta a modo mio, senza nessun criterio se non quello personale, basato su simpatie, interessi e divertimento, di cose da fare in questa città.

  1. Visitare la Valle in orari inusuali. In alcune stagioni, si organizzano spettacoli all’alba o di notte. Per tutte le info consultate https://www.lavalledeitempli.it/. Io ho visto di notte Elekta, per  esempio, con la regia di Vittoria Faro, ed è stato sorprendete vedere gli attori muoversi in questo spazio così mistico. Oltretutto si organizzano anche visite guidate ai percorsi sotterranei dell’area archeologica. Poi potete attraversare anche la Valle a cavallo, se  lo volete o siete appassionati, info qui.
  2. Partecipare alla festa del Mandorlo in fiore. Beh, vi emozionerete, e parecchio. Ballerete e vedrete suonare e sfilare gruppi folk da tutto il mondo. Cosa racconta, a una come me, la festa del mandorlo in fiore? Io sono abituata a feste patronali, a commemorazione di Santi suppliziati, pesti e martiri. Che mi dice questa festa? Le lacrime degli agrigentini non appena attacca il rullo dei tamburi? Che la Valle è davvero (a ragione) un posto magico, dove storia e mito fanno accadere meraviglie? Che l’amicizia e l’amore sono le uniche cosa che contano? Che bisogna restare vivi e ballare pazzi? Che il solo motivo per cui esiste la festa è questo: riconoscere la potenza di un incontro. Fra persone. E allora capite perché si piange? Chiunque piange di gioia, quando ritrova un amico.
  3. Vedere il mare dalla via Atenea. Agrigento è in collina, ed è bello lasciarsi avvolgere dalla luce che si rifrange sulla distesa azzurra. Ci sono bar e locali praticamente affacciati sul mare, dove prendere aperitivi o cenare con una vista da sogno. Come il Terracotta o il Matra. 
  4. Seguire l’itinerario per i cortili e gli angoli fioriti. L’Associazione Amici dell’Accademia ha creato un premio speciale, Girgenti in fiore, dedicato a quanto curano e abbelliscono, con piante e fiori, alcuni punti della città. Se vi capita di  passare in centro visitate la via Gubernatis, oppure concedetevi una cena a Vicolo Lo Presti,  al ristorante Perbacco, qui la vulcanica Valeria Lombardo ha coinvolto il vicinato e con il riciclo creativo ha creato un piccolo cortile suggestivo, oppure fate una visita al cortile Ribera, decorato dal B&B Mille e una notte.mappa_Girgenti_in_fiore
  5. Affacciarsi al belvedere Modugno. Domenico Modugno, dicono, fosse convinto di portare fortuna. Eh, sì, l’autore e interprete di Nel blu dipinto di blu, amava questa città. Una sagoma che guarda il mare, dono dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo, lo ricorda. E chissà se sfiorarla non porti davvero fortuna, provare per credere. Da lì potete anche guardare il paesaggio grazie al binocolo panoramico dono del Rotary club di Agrigento. 
  6. Correre al tramonto al Viale della Vittoria. Questa via elegante e con vista mare, fra cespugli di fichi d’india e alberi, attraversata dal giardino e l’arena Bonsignore, la Villa Altieri e il Viale Cavour, arricchita dai vasi in ceramica creati dell’Accademia Michelangelo e “adottati” dai cittadini, è la scenografia preferita di una passeggiata tipica, quella per un gelato al pomeriggio. Qui, come se fosse una specie di appuntamento non dichiarato, al tramonto, si corre. Runner in tuta, scarpette e auricolari, cominciano a percorrerla su e giù, con un occhio al cronografo e l’altro al paesaggio.
  7. Assaggiare la mignolata (e i gelati). Per la mignolata, o ammiscata, passate dal foro di Dalli Cardillo (se non avete amici che la preparano in casa), lo trovate a piazza del Municipio a due passi dal Teatro Pirandello, si tratta di un pane speciale farcito con verdure e salsiccia, perfetto da portarsi appresso come spuntino. Per i dolci i nomi sono Infurna e le Cuspidi, qui, da quest’ultimo, provate il famoso gusto al formaggio pecorino declinato a gelato.
  8. Visitare la Chiesa di Santa Maria dei Greci (e conoscere i resti del Tempio). Entrate e vi lascerà a bocca aperta, si cammina con gli scavi a vista su un pavimento trasparente, perché la piccola chiesa a tre navate è stata edificata su un antico tempio dorico. Pare che gli agrigentini facciano a gara per sposarsi qui.800px-Agrigento-santa-maria-dei-greci-tempelfundamente-b
  9. Raggiungerla a piedi da Palermo (si può, amici camminatori). Arrivare ad Agrigento, attraversare porta di ponte, dopo una scarpinata lunghissima. La via dei pellegrini che univa due mari e due porti, così era definito questo percorso, si snoda per 160 km e tocca 15 comuni, 3 provincie e diverse diocesi, parliamo della Magna Via Francigena. In non l’ho ancora affrontato, per info visitate qui la pagina ufficiale, prendete la guida inoltratevi in questa viaggio nato sotto il segno della lentezza, della meditazione religiosa e della bellezza.
  10. Assistere alla festa di San Calogero. Le città del Sud hanno tanti problemi. Però un Santo come San Calogero mette un po’ i cuori in pace. In un rullo di tamburi scaccia malinconia e angherie. Ci fa sentire parte attiva del Mediterraneo. San Calò ha la barba bianca ed è nero. Nero. P.s. Ho chiesto se le donne potevano (sì, per rispetto di tradizione) e in salita ho ammuttato (spinto cioè) pure io la vara. Si tratta di un Santo alla portata dei cittadini, che lo abbracciano e lo baciano con gioia infantile. A cui lanciavano ( e in parte lanciano) il pane. Poi è bello gustarsi il panino benedetto, che viene preparato nei forni in quei giorni.  San Calò si celebra la prima domenica di luglio e termina la domenica successiva. La festa è annunciata dal suono dei “tammurinara” che riempie le via principale della città: via Atenea.

Terra che apre i porti, mare che salva, isola che accoglie; la Trinacria e i quattro Mori, simboli di incroci e di scambi, di invasioni e coesistenza, perennemente in bilico fra passato e futuro: Sicilia e Sardegna, due isole gemelle nella loro unicità, unite da un legame profondo che crea un’unica anima, immersa nel MediterraneoMare nostrum, luogo d’inclusione, tradizioni e riti ancestrali, avvolto di mistero e di bellezza, specchio di civiltà e frontiera che avvicina, da cui parte un canto di pace con la forza leggera della parola e delle evocazioni. Una chiave di lettura particolare, per riscoprire in versi il nostro Patrimonio culturale.

Dopo il debutto a Roma (il 30 agosto 2018) nella cornice dell’Isola Tiberina, nell’ambito della XXIV edizione del Festival L’Isola del Cinema, approderà sabato 29 settembre alle ore 20.00 a Taormina presso Casa Cuseni – Museo delle Belle Arti e del Grand Tour (Via Leonardo da Vinci 5,7) e domenica 30 settembre a Palazzo Biscari di Catania (Via Museo Biscari, 10) la prima tappa del Tour internazionale dell’evento-spettacolo Eco di Sardegna, tratto dall’omonimo libro di poesie di Bice Previtera (Raffaelli Editore, 2018), per la regia di Marta Bifano Mauro Conciatori e sotto la direzione artistica della stessa autrice.

Un reading sinestesico, dove le arti s’incontrano nel segno della cultura: una jam session fra parola, ritualità, suono e movimento. Si spazierà dalla poesia al teatro, alla musica e alla danza, con il M° Andrea Manzoni al pianoforte, l’attore Marco di Stefano, la danzatrice Tanya Khabarova e le suggestive percussioni di Michele La Paglia. Lo spettacolo, a ingresso gratuito proprio per garantire l’accessibilità del patrimonio culturale a tutti, curato dalla Loups Garoux Produzioni, è una mise en scene di componimenti poetici ispirati alla terra di Sardegna – luogo simbolo per diffondere l’universalità della poesia – con due particolarità: la traduzione letteraria a fronte in gallurese (a cura di Luigi Piga e Quirina Ruiu) e l’interpretazione pittorica di tutti i brani (da parte dei due artisti sardi Silvia Carta e Gian Lucio Lai).

Doppia anima siciliana e sarda per l’autrice messinese Bice Previtera, doppia vocazione scientifica e artistica, che la conduce a diventare medico e manager in ambito economico-sanitario e appassionata di arte e letteratura, con particolare riguardo alla poesia, cui si è dedicata fin dall’età di 14 anni. Oltre a Eco di Sardegna (Raffaelli, 2018), ha pubblicato Inventario delle attese (1980-2010) (Cattedrale, 2012) e In filigrana (2011-2014) (Curcio, 2015).

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Unione Europea, rappresentata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibact) per l’Anno europeo del Patrimonio Culturale e ambisce ad aderire al Programma europeo Europa Creativa 2014-2020, teso a salvaguardare la diversità linguistica e culturale europea e a rafforzare la competitività del settore culturale e creativo, così da favorire una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva. Attraverso un importante dialogo avviato con le Istituzioni,nell’ottica dell’integrazione intersettoriale, il Progetto Eco di Sardegna punta a sensibilizzare sulla funzione sociale della cultura, intesa come dono di pubblica utilità, in cui gli Enti scolastici nei vari livelli di istruzione rivestono un ruolo fondamentale e dove una governance partecipata fra pubblico e privato può concretamente generare sviluppo economico, occupazione e rilancio turistico per l’intero Paese.

Il Tour toccherà diverse città lungo tutto lo Stivale, da Napoli a Verona, da Firenze a Rapallo, da Siena a Bernalda, passando per la Sardegna, per poi far tappa in alcuni Paesi dell’Unione Europea. Ovunque protagonisti spazi non scenici – palazzi, paesaggi naturali, siti archeologici, piazze – selezionati per essere restituite alla fruizione pubblica.

Una cartolina celebrativa dedicata a Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e capoluogo di una Sicilia turistica sempre più attrattiva è stata realizzata dallo Skal International Palermo e verrà omaggiata alla città e distribuita a tutti i cittadini e ai turisti giovedì 27 settembre in occasione della Giornata Mondiale del Turismo.

La cartolina sarà validata dall’ufficiale postale con specifico annullo postale realizzato dallo Skal che ricorda la Giornata Mondiale del Turismo. Le prime cartoline saranno validate alle 10 di giovedì 27 settembre e consegnate al sindaco di Palermo e al presidente della Regione siciliana a Palazzo Riso, in via Vittorio Emanuele 365. Fino alle 13 chi volesse serbare un ricordo della Giornata può ritirare in omaggio la cartolina.

Contestualmente, sempre a Palazzo Riso, si svolgerà l’Open Forum promosso da www.travelnostp.com sul tema “+ TURISMO in SICILIA tra affermazione ed aspirazione” nel consueto format di conversazione con gli operatori turistici pubblici e privati sui temi caldi del settore, il cui panel verrà comunicato nei prossimi giorni.

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 19, la cartolina potrà essere ritirata anche presso il desk di Poste Italiane presso l’aeroporto Falcone e Borsellino, nell’area Partenze, vicino i banchi check-in.

Sarà una preghiera ecumenica; un messaggio spirituale; una chiamata all’unità che passa attraverso un battesimo di Luce. Nel giorno in cui si celebra San Francesco, patrono d’Italia, il mecenate Antonio Presti richiamerà la società civile alla rigenerazione dell’anima universale, volgendo lo sguardo a quella periferia catanese da sempre amata e da vent’anni al centro dei suoi grandi progetti culturali.

Questa l’essenza del “Cantico di Librino”, che verrà inaugurato giovedì 4 ottobre alle 10.30 presso il cortile della Scuola Angelo Musco (via Giovanni da Verrazzano): un’installazione fotografica monumentale, che si inserisce nel più ampio progetto in itinere del Museo dell’Immagine e dell’Arte Contemporanea di Librino, e che vedrà il posizionamento di oltre 1000 mega banner (realizzati in rete mesh, formato 90×240 cm) sui tralicci dell’illuminazione stradale del quartiere, dell’Asse dei servizi di Catania e della strada che conduce all’aeroporto.

Il progetto “Il Cantico di Librino” risplenderà così tra migliaia di pali del quartiere, riportando tra le strade la Luce dello Spirito: «Nel valore di un attimo ci collegheremo tutti con il sublime, che restituirà la possibilità di trovare in noi il nostro Divino, dove una Creatura dice all’altra “Questo sei tu”. Laudato sì – sottolinea il maestro – perché scollegandosi dall’ordinario ci si ricollega all’Universale: una via assoluta di Bellezza, per combattere quella contemporaneità che oggi più che mai vive in nome della rete, dell’universo virtuale, della macchina infernale che ci fa sprofondare nel mondo digitale, della divisione, dell’indifferenza, della solitudine. Dobbiamo fare lo sforzo di distogliere gli occhi dal telefonino per alzare lo sguardo verso l’alto e ammirare il Creato, così come San Francesco ci ha insegnato. Dall’ordinario allo straordinario – continua il presidente della Fondazione Fiumara D’Arte – il passaggio deve liberarci da quella mortificazione dell’anima che anestetizza tutto ciò che ci circonda. La strada da seguire è quella dell’essere Uomo, ancora con il suo cuore, al centro dell’universo con la sua Anima, la sua Bellezza, la sua Verità».

Un messaggio che da sempre Antonio Presti diffonde attraverso le sue iniziative; un appello che è stato lanciato anche da Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato Sì”, ispirata al Santo di Assisi. Il Santo Padre sottolinea infatti come non debba mai essere trascurata «la relazione che c’è tra un’adeguata educa­zione estetica e il mantenimento di un ambiente sano. Prestare attenzione alla bellezza e amar­la – si legge nel documento scritto durante il terzo anno di pontificato – ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scru­poli. Allo stesso tempo, se si vuole raggiungere dei cambiamenti profondi, bisogna tener presen­te che i modelli di pensiero influiscono realmente sui comportamenti. L’educazione sarà inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non ci si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla re­lazione con la natura. Altrimenti continuerà ad andare avanti il modello consumistico trasmesso dai mezzi di comunicazione e attraverso gli effi­caci meccanismi del mercato».

Accostarsi al mondo attraverso lo stupore e la meraviglia; parlare il linguaggio della fraternità; armonizzare anima e pensiero con la Bellezza: questo il percorso fisico, artistico e spirituale senza eguali che si snoderà attraverso le immagini dei volti degli abitanti del quartiere di Librino, affiancate alle parole dense di sacralità dell’antica preghiera scritta nel 1226.

Punta Calabianca è uno dei luoghi più suggestivi della costa settentrionale trapanese: costa rocciosa, alta e irregolare, con falesie, ingrottati marini, faraglioni, minuscole spiaggette e marciapiedi di vermetidi. L’asprezza della costa e la relativa distanza dalla strada litoranea ne fanno un luogo meno frequentato dai bagnanti rispetto ad altri nei pressi più facilmente accessibili. Punta Calabianca è anche uno dei siti più studiati da geologi, sedimentologi e paleogeografi siciliani per la lunga successione sedimentaria marina che vi affiora. Questa successione ha scarse lacune e rappresenta un ampio intervallo temporale dal Triassico superiore (circa 200 milioni di anni fa) all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Le prime ipotesi sull’evoluzione paleogeografica dalla Tetide al Mediterraneo sono state formulate osservando strati di roccia come questi con differenti significati paleoambientali: dai più antichi: calcari stromatolitici di mare caldo e poco profondo del Triassico superiore, ai più recenti: calcari pelagici dell’Eocene inferiore.

Programma:
Raduno dei partecipanti a Piazzale J. Lennon (ex Giotto) a Palermo alle ore 8,15 e partenza alle ore 8.30 per Castellammare del Golfo e proseguimento fino al chilometro 36 della SS 187 (Appuntamenti diversi da concordare con la guida per chi non abita a Palermo). Breve passeggiata lungo la costa per osservare e descrivere i diversi affioramenti rocciosi della successione sedimentaria ed alcuni tratti costieri particolarmente belli da punto di vista paesaggistico. Lunga sosta per il bagno e per il pranzo al sacco alla spiaggetta di Punta Calabianca. Prima del rientro sosta a Scopello. Rientro previsto per le 18.30.

Scheda tecnica:
Dislivello m 100 circa, discesa e risalita;
Lunghezza del percorso: circa km 4;
Natura del percorso: sterrata, sentiero e scogliera;
Difficoltà: facile (un omino), ma con tratti sconnessi e rocciosi lungo la costa.

Equipaggiamento:
scarpe per l’escursionismo con suola antiscivolo, abbigliamento estivo, costume da bagno e telo da mare, cappello per il sole, zaino con acqua e pranzo al sacco.
Consigliate anche scarpe da scoglio, maschera subacquea per osservare il fondale e pinne. Utile per osservare le rocce anche una lentina “contafili” circa 10x d’ingrandimento.

Quota di partecipazione €8;
Contributo spese carburante per chi fruisce di passaggio auto: €7;

Informazioni e comunicazione di partecipazione: Giuseppe Ippolito 3403380245;

Giuseppe Ippolito

Come molti palermitani conosco piccoli angoli magici dove la città smette di strillarti nelle orecchie e diventa più morbida, ti abbraccia con alberi, cespugli, ti offre persino frutti succosi, in questi momenti bucolici ti rendi conto che gli agrumeti sono alla portata di tutti. Fra poco saranno carichi di frutti tondi e dolci. In primavera, continuano a stordirti con il profumo della zagare, un odore struggente, che ti conduce per mano e ti ricorda come stavamo: eh, sì, qui era Conca d’oro. E se una conca risplende di oro, immaginatela questa bacinella verde e sfavillante, abbaglia.

Della potenza vitaminica della frutta ne sono accorti a Milano e a Roma, dove hanno varato Frutta urbana, una mappa social per scoprire un vero tesoro: tutti gli alberi capaci di dare frutti, arbusti di proprietà della municipalità. Attraverso una app chiunque può seguire le stagioni e segnalare, tramite computer, tablet o cellulare, una nuova pianta da inserire sulla mappa interattiva: fra poco saranno pronti, grossi come luminarie, arance, limoni, pompelmi, cachi, da poco si è spenta l’estate di albicocche, nespole e bacche di rosa, ciliegie, gelsi, dei fichi. Ecco, vogliamo parlare dei fichi, che crescono ovunque e sfidano il cielo? Alberi di Fichi sopravvivono persino sulle mura di palazzi storici diroccati. Ogni siciliano sa come raccogliere gli spinosi fichi d’india, parliamone, sono movimenti precisi, che bisogna imparare per non bucarsi le dita. Molti monasteri, hanno stupefacenti giardini interni, che prosperano fra le alte mura, come la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, in via dei Benedettini, potete visitarli.

In corso Alberto Amedeo, zona contraddistinta dal lavoro degli antiquari che hanno la bottega praticamente a vista sul marciapiedi, se alzate lo sguardo, potete intravedere il giardino pensile dei Bastioni di porta Guccia, detto anche della Balata o del Papireto (che prende il nome dal fiume sotterraneo che scorre sotto questo punto).
Sui bastioni si può intravedere il Palazzo del Marchese Guccia e il suo affascinante giardino pensile, una dimora elegantissima che risale alla fine del XVIII.

Fino a qualche anno fa il bastione era abitato anche da una coppia di pavoni, li potevi incontrare,  capitava che planassero per assistere da vicino ai restauri degli antiquari. L’ingresso del palazzo è in vicolo Guccia, accanto al convento della Cappuccinelle.

giardino

Io sono personalmente attratta dai luoghi della città che confinano con la campagna, mi spiego, non parlo di villette pubbliche, viali alberati, della Favorita oppure di Montepellegrino, che è persino riserva. No, io parlo di angoli inaspettati, dove puoi prendere il formaggio dal casaro, a due passi dal centro, dove puoi fare una passeggiata in un prato di margherite selvatiche, dove puoi comprare una bottiglia di latte appena munto. Se sei fortunato puoi assistere a una zabbinata, cioè alla cottura in diretta della ricotta, capita, è comprovato.

zabbinata

In questi punti disseminati, puoi respirare e vivere davvero la città di una volta. Io ho passeggiato nella natura costeggiando il laghetto di Villa Niscemi, per dire (tutta via San Lorenzo è soffusa di villette all’ombra di giardini nascosti) mi sono inoltrata in una stradina a metà fra la Favorita e la palazzina cinese e ho sentito odore di camino. Ho visto le mucche che avevano prodotto il latte che avrei messo sul fornello di casa, dietro viale Michelangelo, e le ho pure fotografate.

Non è un’intuizione tanto bislacca o poetica, ebbene in occasione di Palermo, capitale italiana della cultura 2018, fino al 4 novembre 2018, si terrà in città la biennale itinerante dedicata al contemporaneo: Manifesta 12, il titolo scelto è tutto un programma “Il giardino planetario. Coltivare la coesistenza”. Fra le installazioni parliamo di Fallen Fruit visibile nella carta da parati che avvolge alcune stanze di Palazzo Butera, è il prodotto di una collaborazione artistica iniziata nel 2004 a Los Angeles tra David Burns, Matias Viegener e Austin Young. Dal 2013, David e Austin continuano a lavorare insieme al progetto. Fallen Fruit ha portato un’iniziativa concreta, ovvero mappare tutti gli alberi da frutto nati sul suolo pubblico di Los Angeles. Una parte dell’esperienza è stata traslata a Palermo con La Public Fruit Map di Palermo (bellissima, ci sono suggerimenti sull’utilizzo della frutta, tipo “fatti una granita”) iniziativa che è parte di Endless Orchard, di respiro globale, intende mappare gli alberi che donano frutti commestibili dell’intero pianeta. Bello, no? La conca, il bacino assolato, abbaglia ancora.

palazzo butera