Tuesday, July 17, 2018
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Brilla la devozione dei palermitani, ha il colore dell’oro e dell’argento. Ed è finalmente riportata alla straordinaria magnificenza del passato. Dopo un restauro minuzioso sotto l’occhio attento della Soprintendenza, il Tesoro di Santa Rosalia è tornato in vita. Restituito alla città. L’esposizione, nucleo fondante del nuovo museo di santa Rosalia nel santuario di Montepellegrino, sarà inaugurata venerdì 13 luglio, alle 18. Curatori scientifici sono Maria Concetta Di Natale, Maurizio Vitella e

Salvatore Mercadante, il progetto museografico è della sovrintendente Lina Bellanca e la cura dell’allestimento di Santo Cillaroto. I pezzi sono stati restaurati da Gaetano Correnti e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi.

La collezione, costituita principalmente da preziose suppellettili liturgiche e significativi ex-voto, giunge ai nostri giorni incompleta perché dispersa nel corso dei secoli. L’originaria ricchezza del Tesoro è tuttavia nota grazie agli inventari periodicamente redatti dalla Deputazione della Venerabile Grotta e Chiesa di Santa Rosalia.

 “Il tesoro è documentato da dettagliatissimi inventari conservati all’archivio Diocesano, che un nostro dottorando di ricerca ha studiato con attenzione – spiega Maria Concetta Di Natale – alcuni pezzi li conoscevamo, ed erano stati già esposti in una mostra in cattedrale, oltre vent’anni fa. Siamo tornati a cercare e nel santuario abbiamo ritrovato pezzi straordinari: la famosa galea rovinata, i vasi a pezzi, ma conservati con grande amore”.  Da qui l’idea di restaurare interamente tutte le opere, quelle esposte e quelle conservate, e dar nuova vita al tesoro. Che diventa il nucleo più antico del nuovo museo dedicato alla devozione per Santa Rosalia, che da venerdì sarà disponibile alle visite.

L’esposizione permanente del tesoro del Santuario di Santa Rosalia è una iniziativa promossa dal Comune e dalla Fondazione Sant’Elia nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. E’ un progetto comune che vede l’apporto dell’Arcidiocesi e del Santuario di Santa Rosalia, dell’Università – Dipartimento Culture e Società, dell’Osservatorio per le Arti decorative in Italia “Maria Accascina”, della Soprintendenza BB.CC.AA e dell’Opera Don Orione.

“Un regalo della città alla città. Un atto d’amore per la Santuzza ma certamente qualcosa che va oltre, ben oltre la devozione per la Santa – dice il sindaco Leoluca Orlando -. Perché Rosalia rappresenta l’anima vera e profonda di Palermo, l’anima della carità e della solidarietà, ma anche l’anima dell’impegno per la liberazione da ogni peste materiale e morale. Questo tesoro oggi riscoperto ci ricorda e rafforza il legame di Palermo con Rosalia”.

La realizzazione del museo contribuirà a dare nuovo impulso alla conoscenza del contesto culturale che, fin dagli inizi del XVII secolo, ruota attorno alla Santa eremita, restituendo ai palermitani ciò che è sopravvissuto di un grande segno di intensa devozione.

Impreziosiscono l’esposizione museale, la superba galea d’argento donata nel 1667 da Don Pietro Napoli e Barresi, principe di Resuttana; e la serie di vasi d’altare con “pampini di Paradiso” (foglie che somigliano all’edera) donata, sul finire del XVII secolo, dal vicerè Juan Francisco Pacheco, duca di Uzeda, come si scopre dall’insegna araldica. Queste opere in particolare, come pure le altre esposte, sono state sottoposte ad un accurato e delicato restauro, che in molti casi è riuscito a recuperare  esemplari ridotti in pessime condizioni.

Pezzi unici che raccontano la devozione per la “Santuzza” non solo da parte di alti prelati e nobili blasonati, ma soprattutto dalla gente comune, non solo palermitana: come il celebre reliquiario con un angelo che sovrasta un drago, opera dell’argentiere Andrea Memingher, su un disegno di Antonino Grano e Giacomo Amato custodito all’Abatellis; l’ultimo gioiello seicentesco dei Cavalieri di Malta, con smalti policromi tipicamente siciliani, accompagnato da un dipinto della Madonna del Trionfo, e da un leggio d’argento, sempre dei Cavalieri; statue d’argento, calici in filigrana, ceroplastiche affascinanti. E proprio il santuario nasconde un ultimo segreto: una “cassaforte” seicentesca ovvero un piccolo ambiente con porta corazzata dentro cui si conservavano i pezzi preziosi. Qui l’allestimento – curato da Santo Cillaroto – ricostruisce lo stato originale con bauli e arredi.

“Il recupero del tesoro ha fatto scattare una sorta di nuova devozione – interviene ancora Maria Concetta Di Natale -: i restauratori hanno offerto la loro opera, alcuni collezionisti hanno donato o prestato pezzi bellissimi”.

Il santuario, retto da Don Gaetano Ceravolo, è aperto ogni giorno dalle 7,30 alle 19,30.

Far conoscere l’isola attraverso traiettorie insolite e coinvolgenti: è questo l’intento del libro Borghi di Sicilia, curato da Fabrizio Ferreri ed Emilio Messina, e pubblicato da Dario Flaccovio editore, che sarà presentato sabato 14 luglio alle 19 al Castello Rufo Ruffo di Scaletta Zanclea. Modera l’incontro con gli autori Fulvia Toscano. A seguire concerto dei Lucky Strike Quartet e degustazione di prodotti tipici locali e prosecco

I Borghi di Sicilia sono come scrigni dimenticati in fondo ai forzieri: se si ha la ventura di scovarli svelano sorprendenti tesori che l’ombra del tempo e l’oblio degli uomini hanno mantenuto nel loro sincero e incontaminato splendore.

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Una guida originale in grado di descrivere un’Isola differente, una Sicilia lontana dagli stereotipi, unica e misteriosa, costellata di realtà insospettabili e sorprendenti, che lascia a bocca aperta anche chi, l’isola, pensa di conoscerla bene. Il libro raccoglie le descrizioni di 58 borghi, divisi per provincia, che accompagnano il lettore, attraverso degli itinerari ideali, alla scoperta di luoghi poco conosciuti e dalla straordinaria bellezza.

Ciascuno dei borghi descritti nel volume contribuisce a definire il volto poco conosciuto e non sufficientemente esplorato della nostra terra. Il libro è stato infatti costruito come progetto corale e collettivo grazie ad autori – tutti rappresentanti competenti e riconosciuti delle relative comunità locali – che li narrano da una “prospettiva interna” con un forte coinvolgimento emotivo.

“Nella composizione del libro – spiega Fabrizio Ferreri, nell’introduzione, abbiamo utilizzato “borgo” in un’accezione piuttosto libera, non vincolata necessariamente a qualcuna delle formulazioni presenti in letteratura. Non abbiamo dunque rinunziato a includere nel volume luoghi come Castania, Poggioreale Antica, Noto Antica, non “borghi” in senso stretto, ma suggestivi ruderi di insediamenti preesistenti, oggi naturalmente non abitati. Alcune caratteristiche fondamentali hanno però orientato la nostra selezione, operata soprattutto con l’obiettivo di rendere noto ai lettori, ai curiosi, ai viaggiatori, un volto della Sicilia ancora poco conosciuto e non sufficientemente esplorato”.

Tra i “borghi” più noti, ritroviamo infatti Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice, Mussomeli, Zafferana etnea, Sperlinga, e ancora Gangi, Polizzi e Castelbuono, solo per citarne alcuni. Tra le mete meno conosciute, anche dai siciliani, troviamo ad esempio Ferla, Novara di Sicilia, Aidone, Agira o Assoro.

L’estate entra nel vivo anche alla Drogheria di Licata: da venerdì prossimo, e per tutta la bella stagione, numerosissimi artisti calcheranno il palco del noto locale di corso Roma.

“Nel programma – spiegano gli organizzatori – abbiamo inserito alcuni tra i progetti musicali siciliani più interessanti degli ultimi anni, ma non mancheranno i musicisti che ci verranno a trovare da oltre lo Stretto”. A breve sarà pubblicato il calendario completo: aspettatevi anche qualche grossa sorpresa!

Gli appuntamenti sono organizzati da Lebowski Music Network e sono suddivisi per genere, in modo alternato: ci saranno serate dedicate al mondo del reggae e della dance hall, e altri appuntamenti improntati invece sulla musica dal vivo più energica e “estiva” della scena attuale.

Si inizia venerdì 6 con Francesco & Rampuya del collettivo Leeska Project, organizzazione che ormai da anni calca i palcoscenici reggae del ragusano, e di tutta la Sicilia in generale. Lo spettacolo inizierà alle 22.00.

Appuntamento, quindi, a venerdì 6 luglio, a partire dalle 22.00 alla Drogheria, in corso Roma 22 a Licata.

Luoghi, volti, tradizioni, arte e spettacolo protagonisti della mostra fotografica “Interpretazioni del Fuoco”. Da sabato 7 luglio sarà infatti possibile visitare l’esposizione della Sezione Teatro del Fuoco Focus nell’ambito delle manifestazioni dell’XI edizione del Teatro del Fuoco, International Firedancing Festival. Una rassegna voluta e immaginata dal direttore artistico, Amelia Bucalo Triglia, per raccontare attraverso la qualità dell’immagine la forza dirompente della bellezza dei territori vulcanici.

Focus, fuoco è immagine per narrare i tesori delle isole del Mediterraneo e della Sicilia attraverso gli occhi dei suoi abitanti, i paesaggi rigogliosi e lussureggianti e la forza dei vulcani, ed i protagonisti assoluti delle acrobazie e delle danze del Teatro del Fuoco. Una selezione unica di scatti per emozionare i visitatori e per far conoscere la ricchezza delle identità locali e la varietà del patrimonio culturale del circuito arabo-normanno che anticipa gli spettacoli del Teatro del Fuoco del 31 luglio allo Spasimo con gli Agricantus, lo show Future dell’1 e il 2 agosto a villa Filippina con replica a Gibellina del 5 agosto.

Da sabato 7 luglio la mostra coinvolgerà prima di tutto le Librerie del Cassaro di Palermo per avvicinare i turisti alla cultura imprenditoriale palermitana, per poi spostarsi nei locali del Berlingeri Resort di Campobello di Mazara (Trapani) e presso la sede dell’associazione Elementi Creativi, bene confiscato alla mafia e concesso dal comune di Palermo, fino al 7 settembre.

La Mostra fotografica “Interpretazioni del Fuoco” del Teatro del Fuoco Focus intende cristallizzare la percezione e mettere in relazione le connessioni del patrimonio storico e la potenza dell’identità locale – spiega Amelia Bucalo Triglia – di Palermo e della Sicilia per un racconto rivolto ai turisti ed alla popolazione siciliana”.

L’ appuntamento del Teatro del Fuoco da sempre conquista e affascina il pubblico con i colori dell’unico spettacolo internazionale di danza ed acrobatica che ha nel fuoco il suo elemento propulsore di energia, creatività, speranza ed eleganza. La mostra “Interpretazioni del Fuoco®” è un’occasione imperdibile per ammirare da vicino le acrobazie  degli artisti internazionali dello show, i dettagli delle loro pose e le fantastiche evoluzioni nel Teatro del Sole, nucleo dei Quattro Canti di Palermo.

Il Teatro del Fuoco, dopo 10 anni di successi e riconoscimenti internazionali, si preannuncia ancora una volta da sorprese da togliere il fiato. Dal 2008, data della prima edizione nell’isola vulcanica di Stromboli, il Teatro del Fuoco affascina gli spettatori con un viaggio magico attraverso i significati primordiali del fuoco. Il Festival nel corso delle sue edizioni è stato premiato per ben due volte dal Presidente della Repubblica Italiana (nel  2009 e nel 2017) in quanto espressione di marketing culturale innovativo ed è stato indicato dalla rivista americana Forbes come uno dei 12 Festival internazionali più cool al mondo per cui vale la pena fare un viaggio (2015). Alla sua ideatrice, la giornalista ed organizzatrice di eventi Amelia Bucalo Triglia, è stata recentemente conferita l’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

LUOGHI DELL’ESPOSIZIONE

Librerie del Cassaro di Palermo – da sabato 7 luglio al 7 settembre 2018

– “Libreria Alaimo” di Alaimo Salvatore
– “Libreria del Cassaro” di Ganci Fabio
– “Libreria Zacco” di Zacco Maurizio
– Libreria Luigi Portinaio
– “Libreria del Politecnico Siciliano” di Vaccaro Susan

Elementi Creativi, via Tommaso Natale 78e ( Palermo)

‘Berlingeri Resort’, Campobello di Mazara (TP)

Per gli spettacoli i biglietti sono in vendita su www.circuitoboxofficesicilia.it e www.fondazioneorestiadi.it

Domenica 8 luglio prenderà il via dal porticciolo della Cala, raduno ore 10, il progetto di vela solidale “Pronti alla vira”, promosso dall’associazione LiscaBianca e rivolto ai bambini dell’oncoematologia pediatrica di Palermo.

“Pronti alla vira” prevede un corso di avviamento alla vela per 16 ragazzi di età superiore ai 14 anni con una storia di patologia cronica grave (malattie oncoematologiche, neurologiche), in fase di controllo. Alla fine del percorso i giovani avranno l’opportunità di partecipare in equipaggio a una regata d’altura.

Ogni corso sarà rivolto a 8 ragazzi alla volta e avrà la durata di 6 mesi. Le uscite saranno a cadenza settimanale e si svolgeranno in collaborazione con la Lega Navale sez. Palermo Centro.

Le lezioni sia pratiche che teoriche si svolgeranno sempre a bordo, preferibilmente nei fine settimana. Ogni lezione avrà una fase di briefing e preparazione dell’imbarcazione, uscita in barca a vela, rientro a terra e debriefing.

Il progetto nasce su iniziativa del gruppo #8maggioèpersempre che raccoglie fondi al fine di realizzare progetti destinati agli adolescenti dell’oncoematologia pediatrica. In particolare, “Pronti alla Vira” è sostenuto grazie al ricavato della serata che si è tenuta a Palermo l’8 maggio al teatro Golden dedicata alla giovane palermitana Costanza Orobello, detta Cocò e ammalatasi di leucemia all’età di 14 anni.

L’idea di promuovere il progetto “Pronti alla Vira” nasce perché Cocò amava il mare ed è frutto del desiderio di un piccolo gruppo spontaneo di persone vicine alla giovane adolescente Costanza.  “I compagni, da quelli delle elementari a quelli del liceo – afferma la mamma di Costanza, Luisa Umiltà – hanno cercato un modo per celebrarla formando un gruppo musicale e uno teatrale, all’interno dei quali ogni anno si aggiungono altre persone/artisti mossi dallo stesso intento di esibirsi ogni 8 maggio, il giorno del suo compleanno, in uno spettacolo chiamato “8maggioèpersempre”. All’evento, patrocinato dal Comune di Palermo, hanno già aderito anche altri importanti sostenitori come Gesap, Banca Popolare Sant’Angelo, Siciliando.

Oltre il corso di vela è possibile prevedere anche momenti di convivialità a bordo di Lisca Bianca: colazioni, merende, pranzi, letture dei brani de “Le Isole Lontane” di Sergio Albeggiani al tramonto.

“Costanza amava molto il mare e la sua famiglia ha una lunga tradizione nella nautica – afferma il Dott. Ottavio Ziino, anima pulsante del progetto – è stato immediato immaginare una corrispondenza tra le vicende di alcuni ragazzi con storie di patologia e la straordinaria storia di Lisca Bianca: una prima parte di vita felice, poi una fase di sofferenza e di abbandono e successivamente la ri-nascita.”

Elio Lo Cascio, presidente dell’associazione Lisca Bianca, sottolinea come “la vela possa costituire un utile supporto a percorsi terapeutici grazie al cambiamento del setting; un nuovo ambiente con nuovi stimoli sensoriali, un’esperienza fortemente emotiva, personale e di gruppo che consente di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, del proprio corpo e del senso di auto-efficacia”.

LiscaBianca, è la barca storica che fece il giro del mondo dall’84 all’87 con a bordo i coniugi Albeggiani, restaurata grazie ad un progetto di inclusione sociale che ha coinvolto giovani adulti in situazioni di fragilità sociale (minori dell’area penale, ragazzi della comunità terapeutica Sant’Onofrio, giovani richiedenti asilo segnalati dai circuiti SPRAR e infortunati sul lavoro segnalati dall’INAIL): pronta a mollare gli ormeggi per una nuova avventura.

Per chi volesse visitare Lisca Bianca e conoscere più da vicino le attività sociali dell’associazione, la barca è ormeggiata presso il pontile della Lega Navale Italiana, di fronte alla Chiesa della Catena.

Lisca Bianca organizza anche delle veleggiate di turismo sostenibile che contribuiscono a finanziare le sue attività di vela solidale.

CONTATTI

Sito ufficiale www.liscabianca.com
Facebook www.facebook.com/LiscaBianca
Video www.youtube.com/liscabianca
Email info@liscabianca.com
Telefono 327.6692668   – 339.8110007

Continua il Concorso Girgenti in fiore 2018. Un invito a curare scale, angoli, piccole piazze e trasformare l’antico centro storico di Agrigento in un borgo, odoroso di piante aromatiche, fiori, siepi che regalino frescura e benessere. Un kermesse che invita tutti gli agrigentini a profumare e arredare la propria città, il proprio quartiere.

In questi giorni è stata proclamata la giuria che assegnerà i premi. Una rosa di docenti e collaboratori dell’Accademia di Belle Arti di Agrigento diretta da Alfredo Prado.

La commissione giudicatrice, presieduta da Mariangela Iovino, è così composta: Angela Arrigo, Michele Astuto, Domenico Boscia, Carmelo Capraro, Daniela Gambino, Simona Iannicelli, Virna Paolocà.

La competizione Girgenti in fiore 2018 è lanciata dall’associazione Amici dell’Accademia di belle Arti Michelangelo di Agrigento, lo scopo è coinvolgere, abbellire balconi, usci, scorci, perché nella natura, nelle talee, in vasetti e germogli, è contenuto tutto ciò che serve a crescere e creare ambienti accoglienti.

“Rendere rigogliosi e profumati gli angoli, gli scorci, i cortili, i balconi e le scale dell’antica Girgenti – spiega il direttore Alfredo Prado – è un modo semplice e alla portata di tutti per sentirsi partecipi, si può intervenire con facilità, basta preparare una pianta per sapere di aver contribuito alla bellezza della città”.

Vicolo Lo Presti

Vicolo Lo Presti

Per mettersi in gioco, c’è tempo fino al 16 luglio. Una pagina Facebook segue l’evento e raccoglie le foto dei work in progress, condivide spunti, articoli e suggerimenti, per far fiorire balconi e ingressi.

La partecipazione è gratuita e le schede di adesione si possono ritirare presso la sede dell’Accademia Michelangelo in via Bac Bac 7.

I riconoscimenti promettono di continuare l’abbellimento floreale della città. Il primo premio infatti consiste in un buono di 500 euro da spendere presso un vivaio. Il secondo in uno di 300 e il terzo di 200 euro. Si consegneranno, a insindacabile giudizio della commissione, il 29 agosto 2018.

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Sabato 7 luglio s’inaugura la 37° edizione del Festival Internazionale delle Orestiadi di Gibellina (dal 7 luglio all’11 agosto, con la direzione artistica di Alfio Scuderi), con ‘La Lunga notte del contemporaneo’, evento performativo promosso in collaborazione con la biennale d’arteContemporanea, Manifesta 12, produzione esclusiva per le Orestiadi 2018, immaginata e costruita in occasione del cinquantesimo anniversario del terribile terremoto che distrusse la città di Gibellina, attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea, tra parola, danza, musiche e visioni d’arte.Dalle ore 20 in quattro luoghi del Baglio di Stefano – la Terrazza, il Cortile inferiore, la Montagna di sale, il Giardino degli Odori – andranno in scena quattro performance inedite che si intrecceranno tra di loro:

Ore 20,00 ‘300 Grammi’ in Terrazza

Costruzione estemporanea di pittura sonora ideata da Angelo Sicurella e Igor Scalisi Palminteri: ogni passaggio di Igor sulla tela produce un suono che viene campionato e processato in tempo reale da Angelo, che lo filtra e lo manipola fino a creare un tessuto sonoro e visivo simbiotico.

Ore 20,45 ‘Gold’ nel Cortile inferiore

Work in progress basato sulle complesse suggestioni provenienti dall’elemento oro di Gianni Gebbia e Giovanni Scarcella: una performance cherichiama fortemente la crisi inequivocabile dei nostri giorni, in bilico tra due sponde, in quella zona di transito dove persistono parallele due forze, quello della ricaduta e quella di una spinta di superamento.

Ore 21,30 ‘Beat’, nel Cortile superiore, sulla Montagna di sale

omaggio inedito che Alessandro Haber dedicherà alla Beat generation, accompagnato al pianoforte da Mario Bellavista. Haber apparirà sulla montagna di sale di Mimmo Paladino per interpretare una selezione di testi di Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg. L’influenza artistica di Jack Kerouac è mondiale, e non è solamente spirituale, ma poetica, tecnica. Ha ispirato Bob Dylan a farsi menestrello del mondo.  Beat, il termine stesso con cui Kerouac definì la generazione di protesta del secondo dopoguerra, esprime il senso di sconfitta – più ancora che il senso mistico di beato, o musicale di ritmo. La sconfitta è quella dell’uomo moderno di fronte alla falsa comunicazione, all’avidità di denaro, alla sete di potere, all’amore della violenza. E quando Ginsberg lanciò il suo Urlo, la sua raccolta di versi, fu in un tentativo di salvare le anime giovani non ancora contaminate dal conformismo di massa.

Ore 22,30 ‘Il corpo nostro è simile ad un giardino’ nel Giardino degli odori:

il doveroso omaggio che le Orestiadi dedicano alla poesia e al teatro di Franco Scaldati, già direttore del Festival, curato dalla Compagnia Franco Scaldati diretta da Melino Imparato. Un viaggio dentro il giardino degli odori ci accompagnerà dentro la scrittura dell’autore. Letture di frammenti di testi di Scaldati a partire dalle riscritture di Shakespeare de La tempesta, Macbeth, Otello, navigando tra le cuciture con brani di suoi testi (operazione cara a Franco). In scena, tra gli alberi del giardino, Melino Imparato e Salvatore Pizzullo, accompagnati dai suoni di Michele Cirringione.

Il potere visionario, comico e drammatico della poesia di Scaldati, la musicalità della sua lingua, in un viaggio tra i suoi personaggi più crudi e disperati o le angeliche e innocenti figure del suo teatro. Scompaginazione e reimpaginazione di pagine per   raccontare il potere visionario dei suoi testi. Una lingua nuova per un nuovo teatro, come Scaldati amava descrivere il senso della sua scrittura.

Dalle ore 22,30 alle ore 24,00 saranno visitabili gli spazi del Museo delle Trame Mediterranee che ospitano i lavori di ‘Collective Intelligence’, collettivo di 10 artisti che vivono e lavorano in Finlandia, Germania e Palermo, ospitati in residenza dalla Fondazione Orestiadi, da maggio a luglio.Growing a Language è una proposta transdisciplinare del collettivo e comprende una mostra e una serie di performance. Negli stessi orari sarà possibile visitare anche la mostra ‘Trasversalità dello spazio, Luogo di desideri’ realizzata in collaborazione con la Facoltà di Belle Arti dell’Università dei Paesi Baschi di Bilbao.

 

Domenica 8 luglio, dalle ore 21.15 entriamo nel vivo di uno dei temi principali del nostro Festival, “#ClassicoContemporaneo”, grazie ad un adattamento originale dell’Orlando Furioso con Stefano Accorsi, che giocherà con i versi dell’Ariosto per condurci alla scoperta delle appassionanti avventure di Orlando, sotto la Montagna di sale di Paladino (Baglio di Stefano). Un mondo romanzesco e senza confini abitato da dame in pericolo e cavalieri senza paura, in un rocambolesco viaggio che porterà il pubblico dalla Francia di Carlo Magno fin sulla luna. Uno spettacolo che toglierà il fiato tra duelli e colpi di scena e che avrà sempre al centro la romantica storia d’amore tra la bella Angelica e l’indomito Orlando.

Iniziano così le Orestiadi 2018 che si svolgeranno fino all’11 agosto, attraversando i quattro temi principali: #ClassicoContemporaneo, #QuarantaCinquanta, #CittaLaboratorio, #PoeticamenteSicilia. Il programma mira a rafforzare l’identità delle Orestiadi attraverso l’unicità dei suoi progetti, confermando Gibellina come uno dei poli principali del teatro contemporaneo in Sicilia.

Concerto al tramonto degli Alenfado in una terrazza sul mare nella suggestiva cornice dell’Arco Azzurro di Mongerbino. Un arco naturale sospeso tra cielo, mare e roccia, reso celebre negli anni ’70 da una pubblicità dei Baci Perugina.

Sabato 7 luglio, ore 19:00

Il fado portoghese: tradizione, contaminazioni, assonanze

Geosito Arco Azzurro

Strada comunale Mongerbino-Aspra (PA)

Ingresso € 8.00

Per informazioni e prenotazioni: 3801391111

Indicazioni stradali

Per chi viene in autostrada: a Bagheria imboccare in direzione mare/Aspra il corso Baldassare Scaduto (Strada Provinciale 16bis), continuazione di Corso Butera. Alla fine del corso Scaduto girare a destra in via Francesco Paolo Perez  (Strada Provinciale 23 – litoranea). Dopo circa 1,5 chilometri girare a sinistra nella Strada comunale Mongerbino.

Per chi fa la strada via Messina Marine – Ficarazzi – via Rammacca: una volta entrati a Bagheria, girare a sinistra in  corso Baldassare Scaduto e seguire le istruzioni precedenti.

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Un viaggio musicale che dalle note malinconiche del fado, nelle magiche e intense atmosfere dei quartieri di Lisbona, ci porta alla scoperta di sonorità assonanti in altre musiche popolari, attraverso la Spagna, l’America Latina e la Sicilia.

ALENFADO

Francesca Ciaccio: voce

Toni Randazzo: chitarra acustica, guitarra portuguesa, arrangiamenti

Roberto Buscetta: chitarra flamenca, cori, testi

Fabio Barocchiere: basso acustico

Angela Mirabile: percussioni, glockenspiel, cori

Mariangela Lampasona: violino
Appassionati di musica etnica, gli Alenfado si dedicano alle ricerche, musicali e testuali, di brani della tradizione del fado portoghese e della musica iberica, per rintracciare tematiche e sonorità risuonanti con le emozioni e i sentimenti di altre musiche popolari.

Il loro repertorio comprende, tra gli altri, brani riarrangiati di Amália Rodrigues, “la regina del fado”, ma anche di coloro che hanno raccolto la sua eredità, come i Madredeus, Dulce Pontes e Mariza, e che include anche brani di Cesária Évora, Las Migas e altri, ma anche brani italiani tradotti in portoghese o in spagnolo, e brani originali scritti e arrangiati dagli stessi Alenfado.

Il nome Alenfado, che in portoghese significa “oltre il fado”, indica l’intenzione del gruppo di interpretare e riarrangiare, con la propria sensibilità personale, canzoni popolari antiche e moderne, non solo portoghesi, ma anche di altre tradizioni popolari (soprattutto spagnole e dell’America Latina), salvando però il carattere e l’anima di ogni brano.

Il Fado (dal latino “fatum”, destino), canzone urbana di Lisbona, riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco, è il simbolo dell’identità della città e del Paese, che racconta i sentimenti, le pene d’amore, la nostalgia e la vita quotidiana.

Collage con Mariangela II

Impegnativo quanto divertente Acquatrek lungo il corso di uno dei tanti torrenti dell’altopiano Ibleo. Tra questi, ai pochi conosciuto,  vi è la parte finale del torrente Tellesimo alla confluenza con il fiume Tellaro. Le acque perenni del torrente, nei millenni, hanno inciso un profondo canyon formando urvi (laghetti), cascate, scivoli, cascatelle e alcuni tratti inforrati ricchi di vegetazione ripariale tipica degli ambienti fluviali iblei,  rendendo il luogo uno dei più belli ed ammalianti dell’intera zona iblea. Un  luogo per molti aspetti ancora selvaggio, in quanto poco accessibile all’uomo, laddove il torrente forma un percorso sinuoso ed incantevole, in molti casi incontaminato. In questo tratto la cava è molto stretta e in alcuni punti consente soltanto il passaggio dell’alveo fluviale; non vi è segnato alcun sentiero, ma ci si può far largo tra rovi e arbusti, camminando nelle acque del torrente fino alle ginocchia o immergendosi completamente e nuotando per attraversare degli stretti e profondi canyon dalle pareti a strapiombo come quelle dell’Urvu Palummaru. Saremo a contatto con una natura incontaminata dal microclima interno caldo/umido, quasi tropicale, dove le tracce antropiche inesistenti lasciano spazio alle parecchie testimonianze geologiche e naturalistiche che ci mostreranno la bellezza di questo ambiente fluviale dove vive la lucente e indigena Trota Macrostigma, secolare abitante di queste acque. Un luogo incantato, quindi, che vi verrà svelato nel modo migliore … camminandoci dentro, a “mollo” per tutto il tempo. Per gli amanti del torrentismo nei luoghi selvaggi…

E’ un percorso ad anello, impegnativo… per camminatori esperti e che sappiano nuotare per lunghi tratti (3 orme), della lunghezza di circa 5 Km tra fuori sentiero e tratti dentro il torrente, con dislivello max in salita di 100 mt. Requisito minimo richiesto: ottima acquaticità…

Oltre al classico equipaggiamento da escursione estiva e cioè scarponi da trekking o in alternativa scarpa bassa comoda e chiusa, zaino piccolo (capacità max consigliata 25 lt, preferibilmente a tenuta stagna),cappello per proteggersi dal sole, crema protettiva solare, acqua e pranzo a sacco si raccomanda costume da bagno o muta/mutino, vecchie scarpe da ginnastica o anfibie con suola spessa, telo mare, guanti da lavoro per i rovi e ricambi vari da tenere in auto. Si consiglia di proteggere il contenuto dello zaino con sacchetti a tenuta stagna, di facile reperibilità, o in alternativa con il classico e sempre troppo disprezzato sacchetto di plastica nera. Consigliamo inoltre di portare, per chi ne avesse bisogno, dei dispositivi di galleggiamento, come giubbottini salvagente o tavolette da piscina.

Appuntamento per la partenza alle 8,30 in Piazza Libertà a Ragusa.
E’ richiesta la prenotazione.
Per eventuali altri luoghi e orari d’incontro vi preghiamo di contattarci per stabilirli di comune accordo.

Per maggiori info e prenotazioni:
segreteria Kalura 327.0069217 – info@kalura.org

N.B.: Vi preghiamo di avvisare in tempo, se dopo aver prenotato, non si avesse la possibilità di venire all’escursione. Così facendo qualcun’altro potrà partecipare al vostro posto. Grazie

Mancano poche ore alla XIII Edizione del Sole Luna Doc film Festival che si aprirà questa sera, lunedì 2 luglio, allo Spasimo di Palermo con la direzione artistica di Chiara Andrich e Andrea Mura. “Un’edizione più ricca del solito – dice la fondatrice Lucia Gotti Venturato – che trasformerà il Complesso di Santa Maria dello Spasimo in una cittadella del documentario e dell’arte con quattro sale di proiezione ad ingresso gratuito – Navata, Giardino e Sale Giardino – e più aree dedicate a mostre e installazioni”. Il via alle 19 con l’esibizione musicale di Banda alle Ciance e l’apertura di Le arti in Festival, il focus dedicato all’arte contemporanea pensato appositamente per l’anno in cui Palermo è Capitale italiana della Cultura e ospita Manifesta 12, e declinato attraverso vari linguaggi espressivi: la fotografia con la mostra Il Sacro degli Altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia di Attilio Russo e Giuseppe Muccio a cura di Gabriella D’Agostino e organizzata in collaborazione con Fondazione Ignazio Buttita e Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino; la musica, con l’installazione sonora Crossfade di Davide Cairo e Francesco Novara ispirata ai suoni e ai popoli del Mediterraneo; e la video art con l’installazione dedicata ai lavori della giovane artista emergente, Martina Melilli, “protagonista esclusiva” all’interno del Ridotto della Sala Giardino nell’ambito della rassegna fuori concorso Renegotiating Identities che nei giorni successivi ospiterà altri artisti di calibro internazionale.

A partire dalle 20 il Festival entrerà nel vivo con i saluti istituzionali e il via alle proiezioni nella Navata e nel Giardino dei primi cinque film in concorso, tutte première. “Il simbolo di questa edizione – dice la direttrice scientifica Gabriella D’Agostino – è il Gelsomino migrante (gelsomino di Sicilia), un fiore originario del Caucaso che si è naturalizzato in moltissimi Paesi del mondo: dall’Africa del Nord, all’Europa, all’America”.  Tutte le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli in italiano e inglese.

LE PROIEZIONI IN NAVATA. Primo film in gara, alle 21, sarà “In the name of…” (Norvegia, 2017, 54’), pellicola d’esordio della regista malese Erlynee Kardany che racconta la sfida di confrontarsi con l’Islam da donna moderna e che viene presentato in anteprima assoluta a Palermo. Un film autobiografico che ruota attorno al  matrimonio della regista con un uomo norvegese e alla ricerca del segreto della pace e del compromesso all’interno di una famiglia interculturale, la sua.  Seduta in prima fila ci sarà proprio Kardany con marito e figli, tutti protagonisti del film. Alle 22,30, un altro documentario di grande impatto visivo ed emotivo: Untitled-Viaggio senza fine (Germania e Austria, 2017, 107’) di Michael Glawogger e Monika Willi, un viaggio per il mondo con gli occhi e la mente aperta per ascoltare e sperimentare. Il regista è scomparso prematuramente durante le riprese e il montaggio è stato realizzato dalla sua storica collaboratrice Willi. Presentato al Berlinale, il film ha già vinto numerosi premi e sta per approdare nelle sale cinematografiche.

LE PROIEZIONI AL GIARDINO. Tre le pellicole in concorso in programma a partire dalle 21, tutte anteprime nazionali. Si inizia con Sea of Sorrow – Sea of Hope (Danimarca, 2018, 29’) di Estephan Wagner e Marianne Hougen-Moraga, storia di una donna in fuga dalla Siria e delle sue traversie per riuscire a ricongiungersi con i figli, anche a costo di pericolosi viaggi illegali per mare. A seguire, Raghu Rai – An unframed Portrait (Finlandia, India e Norvegia, 2017, 55’) di Avani Rai, figlia del grande fotografo dell’agenzia Magnum Raghu Rai di cui, in questo film, racconta la vita attraverso un viaggio che diventa l’occasione per un dialogo intimo ed emozionante con il padre, autore di foto epocali che hanno immortalato le storie dell’India. Infine, Before my feet touch the ground (Israele, 2017, 78’) di Daphni Leef. La storia è quella vissuta in prima persona dalla regista che nel 2011 realizzò una protesta civile contro i prezzi degli affitti piazzando una tenda nel centro fi Tel Aviv. Nel giro di pochi giorni un intero viale si riempì di tende. Da regista, Daphni ripercorre questo periodo turbolento per mostrare il percorso che da giovane donna ingenua l’ha trasformata in icona nazionale celebre e controversa.

LA NUOVA SALA GIARDINO. Novità di quest’anno è la Sala Giardino, una terza sala dove ogni giorno andranno in replica i film del giorno prima. Tra le 10 e le 13 i film proiettati in Navata e dalle 15 alle 18, quelli proiettati in Giardino. Nella serata inaugurale, alle 21, in collaborazione con il Fai, una delle associazioni partner di quest’anno, proprio qui sarà trasmesso Oreto. The urban adventure (2012, 28’) di Igor D’India. Il fiume Oreto, da decenni in attesa di essere ripulito del tutto e di ospitare un parco sulle sue sponde, è tra i luoghi del cuore da poter votare quest’anno e una delle sfide del Fondo italiano per l’Ambiente e della città di Palermo.

I NUMERI DEL FESTIVAL

Oltre 40 le proiezioni di quest’anno tra film in concorso e fuori concorso. Ventotto le pellicole in concorso, di cui 15 anteprime nazionali che confermano il Sole Luna doc Film Festival come luogo accreditato del cinema del reale grazie alla capacità di mostrare le nuove tendenze del cinema documentario internazionale e di promuovere registi emergenti. Tre le sezioni in concorso: Human Rights che raccoglie documentari che raccontano con grande potenza visiva storie di diritti negati, mortificati o conseguiti; The Journey, che assume il viaggio come esperienza e metafora della dimensione umana; Short Docs, una rassegna di corti su temi cruciali della nostra contemporaneità quali il lavoro, i rapporti di genere, la maternità e la questione migratoria.

Undici i film presentati fuori concorso, frutto di collaborazioni con altri festival e istituti nazionali e internazionali: Festival International du Film Insulaire de l’île de Groix; Institut Français di Palermo; Animaphix International Animated Film Festival di Bagheria, Fondazione Benetton Studi e Ricerche.

LA SEZIONE ARTI IN FESTIVAL

La sezione speciale dedicata all’arte si apre con Renegotiating Identities, 12 opere di video-art selezionate dalla curatrice Sofia Gotti, sul tema dell’identità rinegoziata, attraverso il lavoro di affermati artisti e performers come Regina Josè Galindo, Juan Downey, Donna Haraway, Anna Maria Maiolino, Zineb Sedira, Marina Gržinić con Aina Šmid e un’installazione dedicata a Martina Melilli. Grazie alla partnership con l’Università degli Studi di Palermo il Complesso monumentale Chiaramonte – Steri ospiterà, inoltre, la performance Auto da fé del disegnatore e attivista Gianluca Costantini che dalle ex celle dell’Inquisizione, per tre giorni dal 5 al 7 luglio, racconterà le storie di chi oggi è recluso per reati di opinione nel mondo. In programma anche la residenza artistica Crossfade, un’installazione sonora dedicata ai temi del Mediterraneo, del viaggio e dell’incontro tra Oriente e Occidente, a cura di Davide Cairo e Francesco Novara e la mostra fotografica Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia di Attilio Russo e Giuseppe Muccio, in collaborazione con la Fondazione Ignazio Buttitta e il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino.

CREARE LEGAMI

Creare legami accoglie progetti legati al sociale e all’accoglienza: la presentazione del documentario “Tumankarè” realizzato da minori stranieri non accompagnati all’interno del progetto Re-Future; la proiezione dei corti del laboratorio di cinema “Cine Yagoua” in Camerun e infine la presentazione del progetto “Di Terra, di Mare, di Incontri”, un progetto di ItaStra di narrazione polifonica che ha visto coinvolti giovani migranti, artisti e docenti durante laboratori d’arte a Palermo.

LE GIURIE

A decretare i film vincitori sarà la giuria internazionale, presieduta quest’anno dal regista iraniano Nima Sarvestani, vincitore della scorsa edizione del festival, e composta dall’antropologo palermitano Ignazio Buttitta, dal regista vincitore di numerosi premi internazionali Alessandro Negrini, dalla giornalista e fondatrice di Green Film Shooting Birgit Heidsiek e dalla scrittrice ed esperta di neorealismo Ingrid Rossellini. I giurati assegneranno un premio al miglior documentario e le menzioni speciali a miglior regia, miglior fotografia, miglior montaggio e documentario più innovativo.

Altre due giurie speciali composte da giovani studenti degli istituti superiori e da minori stranieri non accompagnati – che svolgono attività di mediatori linguistici nell’ambito di ITASTRA, la Scuola di Lingua Italiana per Stranieri dell’Università di Palermo – valuteranno rispettivamente le sezioni Human Rights e Short Docs. Verranno assegnati inoltre il Premio Sole Luna – Un ponte tra le culture, conferito dall’omonima Associazione e il premio del pubblico.

All’interno del calendario di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, il festival è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione  Internazionale, dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, dall’Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni, e patrocinato e sostenuto dalla Regione Siciliana e dal Comune di Palermo e dalla Fondazione Sicilia ed è sostenuto dall’Accordo di Programma Quadro per la Sicilia – Sviluppo del Cinema e dell’Audiovisivo – Sensi Contemporanei.

XIII SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL

Palermo 2-8 luglio 2018

Chiesa Santa Maria dello Spasimo
h 10-24
Visite guidate in collaborazione con il FAI

COMPLESSO S. MARIA DELLO SPASIMO | PALAZZO STERI

www.solelunadoc.org