Sunday, October 22, 2017
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Vedere Il festino dall’alto (religioso e i giochi di fuoco)

Dai terrazzi del Palazzo assicurato uno sguardo sulla maestosità della festa e sulle migliaia di devoti lungo il Cassaro.

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Diciamolo, siamo tutti innamorati pazzi della Santuzza a Palermo, l’amata Patrona Santa Rosalia, ma il momento dei fuochi, se è possibile da vedere dal mare oppure da una terrazza (sempre vista mare) è magico assai.

Chi può affitta barche va in rada, affetta meloni (angurie) e si gode lo spettacolo. ma ecco che in città, per gli amanti degli aperitivi si apre una golosa opportunità che coniuga sacro e profano. A Palazzo Asmundo, si organizzano due speciali Apericene il sillogismo a metà tra aperitivo e cene, che tanto dà da pensare ai puristi della lingua italiana, ma rende l’idea di abbondanti libagioni.
Dai terrazzi del Palazzo assicurato uno sguardo sulla maestosità della festa e sulle migliaia di devoti lungo il Cassaro.
La è prenotazione è obbligatoria. Contatti: 329.8765958 – 320.7672134 – eventi@terradamare.org – www.terradamare.org/infoline

›  Apericena con vista sul Piano della Cattedrale – 393° Festino di Santa Rosalia  
Palazzo Asmundo, via Pietro Novelli, 3 | venerdì 14 luglio 2017 dalle 19 › costo: € 50

›  Apericena con vista sul festino religioso
   Palazzo Asmundo, via Pietro Novelli, 3 | sabato 15 luglio 2017 dalle 20 › costo: € 35
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Palazzo Asmundo
La costruzione di Palazzo Asmundo risale al 1615. Venne iniziata da un certo dottor Baliano sull’antica “strada del Cassaro” (odierno Corso Vittorio Emanuele), dopo l’allargamento e la rettifica avvenuta nel 1567, per volontà del viceré Garcia De Toledo. Solo nel 1767 l’edificio fu ultimato. “Compita videsi la nobile casa del cassaro di Giuseppe Asmondo”: così dice il marchese di Villabianca ne “Il Palermo d’oggigiorno”.
L’edificio, prima che ne venisse in possesso il Presidente di Giustizia Giuseppe Asmundo, marchese di Sessa, era appartenuto alla famiglia Joppolo dei Principi di S. Elia.
Il palazzo (ce lo ricorda la lapide ivi collocata), accolse Maria Cristina, figlia di Ferdinando III, profuga da Napoli assieme al marito Carlo, duca di Genova e di Sardegna.
Un’altra lapide, posta sulla facciata principale, testimonia che in questo palazzo nacquero, rispettivamente nel 1821 e nel 1822, Anna Turrisi Colonna e la sorella Giuseppina, pittrice e critica d’arte la prima, poetessa la seconda.
Il francese Gaston Vuiller, che ivi soggiornò per un breve periodo, menziona questo palazzo nel suo libro La Sicilia, impressioni del presente e del passato, con queste parole: “sulle pareti tinte di un verde pallido, delle volute leggere si intrecciano capricciosamente e vanno a svolgersi sul soffitto in una cupola ornata di pitture aeree. Le porte hanno ornamenti d’oro opaco e d’oro lucido. La bellezza decorativa di questa sala che era una alcova con tende fittissime ermeticamente chiuse, mi sorprende. Questo evidentemente è un antico palazzo. La sua bellezza un po’ appassita alla luce viva, conserva tutto il suo splendore nella semi oscurità. Apro la finestra e mi avanzo sul balcone che gira tutto il piano e rimango abbagliato…”.

L’edificio con le sue malte, gli stucchi di scuola serpottiana, gli scuri Veneziani e le porte Barocche, gli affreschi con allegorie di Gioacchino Martorana, l’alcova settecentesca con i suoi putti, i suoi tralci e le tortore che intrecciano il nido d’amore, rappresenta un vero e proprio scrigno d’arte rendendo ancora più preziose “le sue collezioni”: i quadri, le cassapanche maritali del XVI e XVII secolo ivi esposte in permanenza; nonché le ceramiche siciliane, i mattoni di censo, devozionali ecc.; le porcellane napoletane, francesi, ecc.; i rotoli, i vasi, i ventagli, i ricami, le armi bianche e da fuoco, la copiosa documentazione cartografica e numismatica che arricchiscono volta per volta le esposizioni, ripropongono quella “Palermo Felicissima” tanto menzionata da libri e riviste antiche e moderne e tanto osannata dai “viaggiatori” di allora.

 

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