Thursday, June 29, 2017
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Un nuovo progetto per il Castello di Carini: un antico maniero che si apre all’arte contemporanea, a spazi reinventati, ad una nuova narrazione internazionale. Oggi (15 giugno) alla GAM (Galleria d’arte Moderna) di Palermo è stato presentato “MOON”, nuovo progetto che all’interno della fortezza medievale, grazie ad un recente rinnovamento di sei locali che si trovano a pianoterra, proporrà una nuova piattaforma culturale, strettamente legata al territorio ma, nello stesso tempo, aperta ad una dimensione culturale internazionale.
Ne hanno parlato il sindaco di Carini, Giovì Monteleone, l’assessore comunale alla Cultura Salvatore Badalamenti, Giuseppe Buzzotta, ideatore e direttore artistico del progetto “Moon” e i due membri del comitato direttivo, Daniela Bigi, direttore di Arte e Critica, e l’artista Gabriella Ciancimino.
MOON è un centro d’arte internazionale indipendente, ideato da Giuseppe Buzzotta: ovvero luogo di creazione, sede espositiva, spazio aperto, luogo per residenze, workshop e incontri. Nasce come risposta progettuale all’esigenza del Comune di definire un programma di ricerca dentro il contemporaneo capace di tradursi anche in progetto politico, in termini di possibile incidenza nella vita di una comunità attraverso l’arte.
“MOON – spiega Giuseppe Buzzotta, giovane artista palermitano impegnato da tempo nella costruzione di una rete di relazioni europee per artisti – nasce da un’idea sviluppata in un anno, dopo un decennio passato a Carini, alla scoperta del territorio e delle sue potenzialità, ma anche delle criticità e delle aspirazioni”.
“Questo è il nuovo corso di Carini – interviene il sindaco della cittadina, Giovì Monteleone – che sta cercando il suo rilancio sul territorio attraverso la cultura”. Forte di oltre 40 mila visitatori ogni anno, “Il Castello di Carini è il punto nevralgico di questo progetto di apertura al territorio e attenzione per i giovani artisti”, spiega l’assessore Salvatore Badalamenti.
MOON agirà come un vero e proprio centro per l’arte contemporanea, cominciando con l’indagare nuove pratiche per rapportarsi all’arte e alla storia e per riposizionarle al centro di un programma di sviluppo di una comunità, come ama sottolineare l’assessore Salvatore Badalamenti, che ha fortemente voluto la nascita di un progetto di respiro internazionale.
Previsto già un cartellone di mostre, seminari e workshop, costruiti dal comitato direttivo formato da Giuseppe Buzzotta. Daniela Bigi e Gabriella Ciancimino; a loro si unisce il board curatoriale composto dallo storico dell’arte e curatrice Valentina Bruschi e dalla ricercatrice e curatrice Maria Rosa Sossai.
Il castello La Grua Talamanca aprirà ufficialmente le porte all’arte contemporanea il 15 luglio, dando avvio ad una programmazione che intende aprirsi su più livelli:
1. sono previste residenze d’artista con possibilità di produzione. Gli artisti ospiti potranno scegliere o di lavorare all’interno del display mostra, scegliendo di costruire percorsi espositivi in alcuni dei tanti spazi che il Castello offre ai vari piani, oppure di progettare interventi aperti alla cittadinanza, ovvero fondati su ampie modalità di relazione e di condivisione con la comunità cittadina;
2. dimensione espositiva come territorio di ricerca per gli artisti emergenti.
3. omaggi ad artisti storici noti e meno noti;
4. mostre collettive che permettano di indagare questioni condivise da artisti nazionali e internazionali legati da un’appartenenza generazionale;
5. workshop tenuti da artisti, rivolti soprattutto ai giovani;
6. programmi di performance, live set, videoscreening;
7. lectures.
La programmazione inaugurale si articola in tre tipologie di intervento: una mostra/focus dedicata al lavoro dell’artista greca Mary Zigouri, attualmente presente a Documenta14 a Kassel e Atene, conosciuta per le sue performance di grande impatto, che spesso coinvolgono anche il pubblico presente; una residenza con mostra dell’artista romano Gianni Politi, che lavorerà nel piano nobile del Castello; una doppia personale che vedrà confrontarsi gli emergenti Campostabile e Stefania Zocco.
Nei mesi a seguire, a Carini arriveranno anche gli artisti internazionali Ute Mueller e Christoph Meier. Le mostre apriranno i battenti in contemporanea e occuperanno l’estate. Il castello di Carini – che ogni anno tocca i 40 mila visitatori – è aperto ogni giorno, compresi i festivi dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 20. Il biglietto di ingresso (che comprenderà sia la visita del castello che le mostre) varia tra 1,50 euro a 3,50 euro a persona. Ogni sabato sera, ingresso libero ed orario continuato. “Vogliamo che il Castello divenga uno spazio fruibile anche con idee innovative che possano nascere in corsa – dice Daniela Bigi – deve essere aperto ai giovani artisti, una casa da abitare, dove lavorare e produrre”.
Il format cambierà di volta in volta, si procederà quindi, con la libertà, la varietà, le asimmetrie e lo spirito di ricerca del centro indipendente, ma in una cornice, quella del Castello di Carini, che ha tutta la profondità storica e la qualità architettonica di un’istituzione di grande statura, che intende dialogare con le strutture e la comunità artistica internazionale.
L’intento è duplice: da una parte prendere parte al dibattito più attuale interno all’arte contemporanea attraverso la presenza di artisti, critici, curatori e figure di primo piano della scena nazionale e internazionale, dall’altra assumere un ruolo attivo nel programma di crescita culturale del territorio di Carini. Saranno coinvolte le imprese e gli artigiani dell’area, si immaginano collaborazioni, investimenti e nuove forme di sviluppo; è centrale l’idea di un dialogo stretto con le associazioni che lì agiscono da anni, ascoltandone le proposte per immetterle in una prospettiva più ampia di reti internazionali. Nella stessa direzione è in programma la costruzione di percorsi specifici rivolti ai giovani, per sostenerli nel prendere consapevolezza delle loro potenzialità singole e di comunità.
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Le residenze d’artista, le mostre, i workshop, le attività performative saranno alcuni dei momenti da sviluppare con la cittadinanza e la scena giovanile, su cui si focalizzeranno i lavori di MOON.
Forte presenza avrà la didattica, nella collaborazione con istituzioni e accademie siciliane e non solo, accogliendo idee e partecipando a progetti indipendenti della scena artistica contemporanea internazionale. Il fine è quello di contribuire attivamente alla definizione di una nuova visione dell’educazione dopo anni in cui questo aspetto centrale della vita dei singoli e delle società ha subito nel nostro paese forti rallentamenti e gravi disaffezioni.
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In questo senso MOON condivide con l’Amministrazione l’immagine di una società in cui ogni singolo sappia essere parte critica e riconoscere l’autenticità nelle espressioni artistiche, disponendosi come risorsa al servizio di una comunità che torna a crescere in rapporto alle esperienze dei suoi componenti.
La città di Carini, con la sua storia millenaria, segnata dall’arte, dalle leggende, da risorse naturalistiche e architettoniche, diviene dunque un luogo ideale per alimentare questo dialogo trasversale, etico e politico, a partire dal fare arte e dal progettare insieme intorno all’arte. Il lavoro che si svolgerà a Carini sarà inserito nel più ampio cantiere progettuale che Palermo rappresenterà tra quest’anno e il prossimo. La sede di Moon a Palermo, che garantirà questo legame con la città, le sue istituzioni, i suoi artisti, sarà presso A&D, giovane struttura che si occupa di interior design e che ha da tempo aperto le sue porte alle residenze d’artista.

Una passeggiata raccontata storico – antropologica alla scoperta di luoghi del proibito, di antichi bordelli, di poteri e subalternità sociale ma soprattutto di maliziosi segreti delle belle “signorine”, dispensatrici di piacere.

Un viaggio sul fenomeno della prostituzione, dalle Veneri ericine alla legge Merlin. Un itinerario seducente e passionale sulle tracce di #meretrici, donne di mal’affare, lenoni, case chiuse e pratiche amatorie, attraverso racconti, testimonianze, aneddoti piccanti e divertenti. Una passeggiata intrigante e ricca di fascino sul mestiere più antico del mondo e sui luoghi del piacere.

N.B.: In caso di condizioni meteo avverse, mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti o altre cause impreviste, lo staff si riserva di modificare e/o annullare l’evento, dando comunicazione tempestiva ai partecipanti.

PALERMO A LUCI ROSSE. EROS, VIZI, PECCATI E CASE CHIUSE: domenica 25 giugno 2017
RADUNO: Piazza San Domenico | ore 20:45
CONTRIBUTO INIZIATIVA: €3 (soci TACUS) | €5 (NON tesserati)
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: 320.2267975

I nostri passi continuano a percorrere le cave iblee lungo i sentieri della
maestosa Cava Grande del Cassibile – recita il comunicato di Kalura per l’escursione del 18 giugno –  prezioso ambiente naturale per molti tratti ancora integro e ubicato nella zona centro-orientale dell’altopiano calcareo ibleo.

Il fiume Manghisi-Cassibile, che all’interno vi scorre, nel tempo ha scavato una serie di laghetti e marmitte conosciuti localmente come “urvi” modellando così una tipica quanto spettacolare morfologia a gradinata del letto fluviale. Il micro-habitat umido è di grande interesse biologico poiché ospita numerosissime e diversificate specie vegetali tra le quali il Salice, il Pioppo e l’ormai raro Platano Orientale che qui raggiunge dimensioni notevoli.

La Cava è anche un interessante contenitore di beni archeologici e culturali per la presenza di complessi funerari preistorici, abitazioni rupestri, mulini ad acqua, ruderi di masserie e una centrale elettrica dell’inizio del ‘900 a testimonianza di una continua presenza dell’uomo nei secoli. Un’escursione ravvivata da piacevoli bagni nell’Urvu Tunnu…

Percorso ad anello adatto a tutti (1 orma), della lunghezza di circa 8 km su
sentiero e sterrato con dislivelli max in salita di 150 mt.

Si consiglia sempre il classico equipaggiamento da escursione giornaliera
primaverile e cioè scarponi da trekking o in alternativa scarpa bassa comoda
e chiusa, zaino piccolo (capacità max consigliata 25 lt.),cappello per
proteggersi dal sole, crema protettiva solare, giacca a vento leggera, acqua
e pranzo a sacco. Costume da bagno, telo mare, scarpe da scoglio
(facoltative).

Appuntamento per la partenza alle 8,30 in Piazza Libertà a Ragusa.
Richiesta la prenotazione.
Per eventuali altri luoghi e orari d’incontro vi preghiamo di contattarci
per stabilirli di comune accordo.

Per maggiori info e prenotazioni:
segreteria Kalura 327.0069217 – mailto:info@kalura.org

Si è svolta sabato, in condizioni meteo-marine ottimali, la 5^ edizione della Egadi Swim Race, la prova natatoria con una traversata che unisce l’Isola di Levanzo aquella di Favignana, separate da uno dei tratti di mare più suggestivi della Sicilia, organizzata dalla Extrema a.s.d. con il supporto dell’Area Marina Protetta ‘Isole Egadi’ e della Capitaneria di Porto di Trapani, in collaborazione con la UISP Regionale Sicilia e il Comune di Favignana.

L’evento, nato come traversata di gruppo nell’ottica della promozione dello sport, della fruizione ecosostenibile e della valorizzazione delle straordinarie risorseambientali delle isole Egadi, è diventato nel tempo una competizione sportiva molto attesa, che quest’anno ha registrato un vero record di atleti partecipanti per questa tipologie di gare, ben 110, provenienti non solo da diverse regioni d’Italia, ma anche da Malta, Austria, Usa, Sud Africa. Tra gli atleti che si sono sfidati ieri, anche l’atleta disabile Enrico Giacomin, e Maurizio Romeo, atleta ipovedente.

Novità di questa edizione sono state le due distanze previste: alla tradizionale 4.5 km si è affiancata una prova di 9.5 km. La partenza per entrambe le prove è stata unica dal Faraglione Grande di Levanzo. La prova sui 4.5 km si è conclusa a Favignana, in località Punta Faraglione. Gli atleti partecipanti alla 9.5 km hanno proseguito sotto costa fino a raggiungere la spiaggia in località Cala Rotonda. Gli atleti hanno nuotato in sicurezza scortati dai mezzi nautici dell’Area marina protetta, della Capitaneria di Porto e della Polizia Municipale.

Queste le classifiche per entrambe le prove:

Prova sulla distanza della 4,5 km maschile:

1° classificato Toni Trippodo 51.53”
2° classificato Giampiero Brugaletta 1.07.36
3° classificato Alberto Alatri 1.09.45

Prova sulla distanza della 4,5 km femminile:

1^ classificata Milena Barbieri 1.13.41
2^ classificata Valentina Trabucco 1.18.17
3^ classificata Carla Cerutti 1.21.28

Prova sulla distanza della 9,5 km maschile:

1° classificato Marco Millefiorini 2.18.31
2° classificato Davide Guglielmi 2.29.30
3° classificato Alessandro Molani 2.30.28

Per la classifica femminile dei 9.5 km il podio viene conquistato dalla sudafricana Lynne McGracor in 3h 14’ e la seconda classificata è Sabrina Peron con 3.28.35.

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Tutti gli atleti si sono dichiarati “affascinati e stregati dalle isole” e grande è la soddisfazione espressa dall’organizzazione. La Extrema asd conferma che l’appuntamento verrà ripetuto il prossimo anno e ringrazia l’Area Marina protetta, per il supporto assicurato all’iniziativa, e anche la Capitaneria di Porto di Favignana e quella di Trapani, per la presenza costante e il supporto.

Soddisfazione è stata espressa anche dal Sindaco e presidente dell’AMP, Giuseppe Pagoto, che ha sottolineato “come le Egadi si prestino a essere meta di un turismosportivo ecosostenibile, legato alla vela, al trekking, al nuoto e al cicloturismo. La Egadi Swim Race è ormai un appuntamento fisso, con crescente successo, che sosteniamo e vogliamo ripetere negli anni a venire”.

Sabato 17 giugno, con l’apertura degli ultimi padiglioni, sarà definitivamente consegnato al pubblico il Museo Interdisciplinare Regionale di Messina del quale, dallo scorso mese di dicembre, è fruibile metà degli spazi espositivi.

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Il museo riunirà in un ampio percorso – riorganizzato secondo un rigoroso criterio cronologico – il patrimonio storico artistico della città, faticosamente recuperato dalle macerie del terribile terremoto del 1908, e quanto rimasto della collezione dello storico Museo Civico Peloritano: pezzi che documentano la millenaria storia di Messina e già in parte esposti nelle sale della ex Filanda Mellinghoff, opificio ottocentesco risparmiato dal sisma.

Dopo aver completato il trasferimento delle ultime opere custodite nei caveau (quelle nella Filanda sono state spostate a dicembre, per l’allestimento della grande mostra “Mediterraneo. Luoghi e miti. Capolavori del Mart”, conclusa il 5 marzo) è in corso in questi giorni una febbrile attività da parte di numerosi professionisti coordinati dalla dott.ssa Caterina Di Giacomo, Direttore del Polo Regionale di Messina per i Siti Culturali e responsabile dell’ordinamento scientifico del nuovo museo, e dall’arch. Gianfranco Anastasio, Responsabile dei lavori di completamento della struttura. Con loro la dirigente Grazia Musolino che, con la collaborazione degli storici dell’arte della struttura, ha monitorato lo stato di conservazione delle opere destinate all’esposizione.

Fra i professionisti, impegnati in queste ore nel cantiere del nuovo percorso museale, figura uno dei decani dei restauratori italiani: si tratta del prof. Ernesto Geraci, ex docente dell’Istituto d’Arte formatosi all’Istituto Centrale del Restauro di Roma con i maestri Brandi e Moro. “Geraci – spiega la direttrice del Museo di Messina – è un profondo conoscitore delle tecniche e delle problematiche delle tavole di Antonello da Messina, tanto da essere già intervenuto più volte su quelle messinesi e sull’ “Annunciazione” di Palazzolo Acreide adesso esposta a Siracusa, nel Museo Bellomo. Più recentemente ha curato interventi su opere di Antonello in occasione della celebre mostra allestita nelle Scuderie del Quirinale (2006) .

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Oltre alla revisione della superficie pittorica ed al fissaggio preventivo di parti del “Polittico di S. Gregorio” di Antonello, fra le opere che hanno richiesto la sapiente mano di Geraci c’è anche l’immensa Pala di Girolamo AlibrandiPresentazione al Tempio”, la cui frammentarietà ha richiesto interventi strategici già dalla seconda metà degli anni Settanta. Spiega la Di Giacomo: “Per garantire la piena funzionalità e stabilità della complessa parchettatura lignea che supporta la grande tavola di Alibrandi, si è intervenuti con il rinforzo delle traverse e la rimozione e sostituzione di elementi ammalorati”.

Il completamento del Museo Interdisciplinare Regionale – che ha richiesto fondamentali lavori di adeguamento degli impianti alla normativa internazionale (finanzianti con i Fondi Europei Po Fesr 2007-13) – segue il varo dello scorso dicembre. In quell’occasione, per la prima volta dalla realizzazione del complesso museale, avvenuta fra il 1985 e il 1994, una parte della struttura è stata aperta al pubblico che per giorni ha gremito le sale. Erano il padiglione A (con la sezione archeologica) e l’Ala nord con i capolavori del Caravaggio, la sala dei caravaggeschi e il monumentale complesso statuario del Montorsoli (statue di Nettuno e Scilla). Ulteriori dettagli sulla cerimonia di consegna del 17 giugno saranno comunicati nei prossimi giorni dalla Direzione del Museo.

In occasione del suo nono anniversario di nascita, la Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte di Catania (S.G.La Punta), istituzione attiva nella valorizzazione dei quattro fondi patrimoniali di cui dispone (il parco; la sezione di opere d’arte moderna e contemporanea; la collezione di abiti d’epoca e di libri antichi) e nella promozione artistica attraverso l’organizzazione di attività ed eventi culturali, è lieta di annunciare un’importante mostra dedicata al grande maestro siciliano Renato Guttuso.

La mostra, pensata insieme alla Galleria De Bonis di Reggio Emilia che da molti anni si occupa della divulgazione delle ricerche e delle opere degli artisti del novecento italiano e in particolare delle opere di Renato Guttuso, sarà in permanenza negli spazi della Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte dal 19 giugno al 5 novembre 2017.

Rosso Guttuso presenta una selezione di lavori del pittore neorealista nato a Bagheria nel 1911 e morto a Roma nel 1987, tracciando un duplice percorso che è, allo stesso tempo, cronologico e tematico. In mostra, infatti, saranno esposte opere che vanno dal 1934 fino al 1984. Il testo critico è di Giorgio Agnisola.

Il rosso così com’è declinato all’interno delle opere di Renato Guttuso diventa sinonimo di sofferenza, passione, pietà, violenza, lotta, speranza, in altre parole, simbolo di vita attiva e partecipata, di vita sentita e vissuta, di vita umana ed in quanto tale debole e forte, buona e cattiva, reale e sognata.

Gli olii su tela che ritraggono figure umane in interni domestici (un suo topos stilistico), nature morte, processioni di martiri e un carrettiere a riposo, dialogano con le chine su carta in cui quelli che appaiono abbozzi e appunti presentano già la consistenza del lavoro finito. Ad esempio, gli “studi per la crocefissione” presenti in mostra, sebbene siano solo una parte del lavoro completo, hanno in se stessi una forza e una personalità che pochi artisti, come Guttuso, sono in grado di creare con il solo gesto della propria mano.

“Dentro ma anche al di là del segno – scrive Giorgio Agnisola – il colore rosso riflette un condizione d’anima, una passione immanente e trascesa, che apre al pulsare sanguigno dello sguardo, ma anche al vibrare sotteso della memoria, alla dolcezza e al sogno della vita trasfigurata dagli ideali”.

Rosso Guttuso sarà visitabile su prenotazione da giugno a novembre, attraverso dei percorsi in visita guidata e dei laboratori didattici creati ad hoc per la mostra e suddivisi per tipologia di pubblico e di interessi, volti ad avvicinare sempre di più il grande pubblico al linguaggio dell’arte moderna e contemporanea, coerentemente con la mission dell’istituzione presieduta da Alfredo La Malfa.

R. Guttuso: I Martiri

R. Guttuso: I Martiri

Andrà in scena il 13, il 14 e il 15 giugno alle ore 21 al Baglio Palma, in contrada Bambina a Marsala, il nuovo spettacolo del TAM – Teatro Abusivo Marsala – liberamente tratto da “La tempesta” di William Shakespeare.

Un lavoro complesso e ricco di spunti suggestivi, preparato con la consueta passione per il teatro, dal regista Massimo Pastore e dai suoi “abusivi”.
Allo spettacolo si potrà accedere con ingresso gratuito. È obbligatoria la prenotazione per una delle tre serate, chiamando il 327/0409597 (è previsto il posto singolo non numerato).

“La verità è come una tempesta. Quando arriva, starsene fermi, al riparo, aspettando che passi, può essere la scelta migliore. Quella più saggia e ragionevole. Noi preferiamo attraversala”.

Si può condensare in questo breve assunto il senso di questa nuova produzione del TAM, che è anche il senso di una ricerca portata avanti, ormai da più di cinque anni, in ogni lavoro preparato con i tanti ragazzi che nel tempo hanno frequentato il laboratorio di via Turati.

“Cosa abbiamo cercato in queste tempesta? – racconta il regista, Massimo Pastore -. Come sempre, abbiamo cercato noi stessi e le nostre ombre. È stata una preparazione molto difficile e molti sono stati i momenti in cui ci siamo interrogati sulla nostra effettiva capacità di affrontare un testo così complesso, pieno di allusioni, di rimandi, un testo criptico, cifrato. Noi –continua Pastore – lo abbiamo inteso come una sorta di “conchiglia” – definizione di Nadia Fusini, autrice del saggio “Vivere nella tempesta” – da appoggiare all’orecchio per ascoltare l’eco del mare, dei nostri pensieri più profondi. Ma la conchiglia è anche un luogo protetto, un luogo del sogno e della nostalgia.

Abbiamo provato a immaginarla come la conchiglia dello stesso Shakespeare che, alla fine della sua attività di drammaturgo, sceglie Prospero come suo alter ego.
Dentro la tempesta il bardo fa risuonare tutto il suo teatro, con richiami e riferimenti che noi abbiamo concretizzato in una sorta di “apparizioni” di altri personaggi e di altre parole tratti dal corpus shakespeariano.

Uno spettacolo pensato, dunque, come se fosse una sorta di palestra dell’anima, dove l’autore decide di tornare per l’ultima volta ad allenare le corde e le vibrazioni del suo teatro e a far sudare ancora  il suo cuore e la sua anima, forse in quel momento delusi e giunti sulla soglia di un enigmatico silenzio.

Quest’anno il lavoro va in scena in una location particolare, una piccola latomia messa a disposizione dalla famiglia De Vita all’interno del Baglio Palma, un luogo bellissimo e ammaliante, dove poter far risuonare la meraviglia del teatro, dove custodire le migliori  emozioni, dove ancora ancora una volta cercare di fare Teatro.

“Un teatro non facile e spesso esigente – evidenzia Pastore – che richiede la volontà del pubblico di volersi mettere lì non tanto per capire o decifrare, ma per lasciarsi incantare – nella testa e nel cuore – dallo stupore.
Uno stupore da richiamare quando la notte si fa troppo buia e quando le speranze e la nostra stessa vita sembrano essere sul punto di scolorire. Il nostro teatro vorrebbe essere questo: una magica, straordinaria tavolozza di colori con i quali dipingere le notti buie per non avere paura. E, in un certo senso, questo lavoro è anche la mia personale casa sull’albero, quella che avrei voluto quand’ero bambino, dove rifugiarmi e guardare da lontano un po’ tutto, e sentirmi protetto. Il teatro è la mia protezione e dentro questo lavoro c’è tutta la mia migliore e più appassionata volontà di non arrendermi, c’è la migliore e appassionata gioia di questi meravigliosi ragazzi, straordinari, generosi, veri, illuminati dal desiderio di darsi alla vita senza remore. E c’è anche la mia migliore casa sull’albero. La più bella. La più amata”.

L’invito del TAM è, dunque, quello di attraversare assieme questa tempesta: un viaggio che non punta verso un approdo sicuro, ma verso il mistero lucente e vibrante di tutte le tempeste dei nostri occhi e della nostra vita.

Questo il cast dello spettacolo:

Giovanni Lamia, Nicoletta Vaiarello, Luca Ingrassia, Stefano Romano, Alessandra De Vita, Cosimo Clemenza, Enrico Governale, Alessia Angileri, Clelia Barbanera, GiulioColicchia, Sofia Del Puglia, Adele Errera, Felicia Fici, Gaspare e Giorgio Grimaudo, Monica Gualtieri, Alberto Licari, Biancaluna Misso, Sara Russo, Yves Riccaldone e Raysi Santana.

Palermo, da secoli terra di approdi per i migranti di tutto il mondo e simbolica Capitale dell’accoglienza, sposa Refugees Welcome, progetto che promuove l’ospitalità domestica per richiedenti asilo e rifugiati, attraverso un programma già accreditato sul piano internazionale ed attivo in altre 15 città d’Italia. Refugees Welcome Italia è un’organizzazione apartitica e senza scopo di lucro che, avvalendosi di una piattaforma tecnologica e di un team di professionisti qualificati, mette in contatto giovani rifugiati con persone – singole, coppie, famiglie – disposte ad ospitarli a casa propria. Un’esperienza di scambio e di condivisione a tutti i livelli, che ha già al suo attivo 40 convivenze in diverse parti del Paese. L’obiettivo di Refugees Welcome Italia è quello di promuovere un nuovo modello di accoglienza in cui l’ospitalità familiare possa affiancarsi ed integrarsi alle modalità attualmente esistenti di prima e seconda accoglienza.Il progetto mira infatti a creare un cambiamento culturale a partire dalla consapevolezza che l’ospitalità in famiglia sia il modo migliore per facilitare l’inclusione sociale dei rifugiati, contribuendo più di ogni altro intervento al superamento della dimensione di vulnerabilità, passività e disagio tipica dei centri di accoglienza e favorendo l’espressione delle potenzialità personali, la partecipazione e il raggiungimento del benessere.

L’accoglienza in famiglia costituisce una grande opportunità di arricchimento culturale ed emotivo anche per i cittadini che decidono di aprire le porte della propria casa. Chi ospita in casa un rifugiato ha la possibilità di conoscere una nuova cultura, aiutare una persona a costruire un progetto di vita nel nostro Paese, esercitare una cittadinanza più consapevole e attiva e costruire nuovi legami di comunità. Il percorso inizia sulla piattaforma on line www.refugees-welcome.it, alla quale possono iscriversi sia le famiglie che vogliono aprire le porte della propria casa, sia coloro che desiderano far parte del progetto come attivisti. L’associazione si avvale poi del lavoro sul campo di un team di professionisti altamente qualificati, che si occupano di trovare il miglior abbinamento possibile tra le persone disposte ad ospitare ed i rifugiati, sulla base delle necessità e delle caratteristiche di entrambi. L’intero processo viene seguito in tutte le sue fasi con metodologie specifiche e rigorose, dalla selezione dei profili ad una verifica costante dell’andamento dell’accoglienza.

“Crediamo fermamente che l’accoglienza in famiglia possa essere, per i rifugiati, un passaggio fondamentale verso l’indipendenza, un momento per  investire in un progetto di vita nuovo. – spiega Sara Consolato, responsabile nazionale Refugees Welcome Italia –  Le convivenze avviate, anche se ancora poche, lo dimostrano. Penso a Rayane, che grazie anche al supporto della famiglia che la sta ospitando, ha vinto una borsa di studio per una prestigiosa università romana, al giovane Mohammed, che ha scoperto l’interesse per la cucina e ora spera di diventare un cuoco o a Saidou, che con l’aiuto della coppia che gli ha offerto ospitalità sta cercando un lavoro migliore”.  “Il gruppo territoriale Palermo si è formato grazie all’impegno di attivisti ed esperti che stanno investendo tempo e competenze per lo sviluppo del progetto – aggiunge Cristina Alga, referente territoriale di Refugees Welcome Palermo – Giuristi, attivisti dei diritti umani, psicologi, medici, giornalisti, operatori sociali: abbiamo davvero competenze variegate così tutti coloro che sceglieranno di accogliere potranno contare su un supporto ampio, continuativo e allegro. I migranti per cui cerchiamo ospitalità sono soprattutto neo-maggiorenni, hanno l’energia ed il bisogno di costruire un progetto di vita di tutti i ventenni del mondo, per questo, per loro e per chi ospita, la convivenza è un’esperienza di scambio e arricchimento reciproco appassionante”.

È il caso di Luca e Senem, giovane coppia italo-turca, che vive a Palermo, decisa ad ospitare in casa Kawsu, “un ragazzo gambiano di 18 anni, orfano, senza una casa, senza un lavoro – spiega Luca – in un paese straniero di cui ancora non comprende bene la lingua. Ma ha già cominciato a studiare l’italiano e presto sosterrà l’esame per la licenza media”.

Refugees Welcome offre ospitalità a coloro che, ottenuto lo status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale, sono in uscita dai centri di accoglienza, ma non sono ancora pienamente indipendenti e rischiano di trovarsi in una dimensione di marginalità che può compromettere i primi passi compiuti per inserirsi nel nostro Paese. Fra questi, i più vulnerabili sono i neo maggiorenni. Si tratta di ragazzi stranieri arrivati in Italia da minorenni, soli, senza famiglia al seguito. Generalmente vengono accolti in centri dedicati, dove iniziano un percorso di integrazione che rischia di essere bruscamente interrotto al compimento della maggiore età, quando sono costretti a lasciare queste strutture per andare nei centri per adulti. Da oggi Refugees Welcome  Italia è attivo anche a Palermo e famiglie, single, gruppi di amici che hanno una stanza libera hanno adesso la possibilità di fare la propria parte e contribuire a questo processo di cambiamento per una nuova cultura dell’accoglienza. L’iscrizione può attivarsi attraverso la piattaforma refugees-welcome.it.

 

Facebook: Refugees Welcome Italia
Sito: www.refugees-welcome.it

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Nasce la sezione “letteratura” del Teatro del Fuoco,International Firedancing Festival, ideato dieci anni fa da Amelia Bucalo Triglia. Dopo l’apertura della sezione “Teatro del Fuoco & Food”, lo show internazionale allarga i suoi confini per raccontare la valenza simbolica del fuoco nella letteratura e avvia una partnership con alcune giovani case editrici. Il primo incontro, dal titolo “Il fuoco della creatività, Giovani editori si raccontano”, si è svolto alle 12.00 del 9 giugno 2017 all’Orto Botanico in occasione di “Una Marina di Libri”.

All’evento, organizzato da Una Marina di Libri e Teatro del Fuoco, hanno partecipato gli editori di ‘Gorilla Sapiens’, casa editrice romana nata nel 2011, ‘Il Palindromo’, attiva dal 2013, e ‘Corrimano Edizioni’, fondata a Palermo nel 2014.

Il Teatro del Fuoco, nato dieci anni fa sul vulcano Stromboli, sito dalla straordinaria bellezza, è divenuto negli anni un prodotto di altissima valenza culturale e oggi ha scelto di esprimere sé stesso anche tramite la letteratura, con lo scopo di dare valore ai giovani editori e autori dedicando loro una sezione. L’idea è quella di lanciare un prodotto editoriale di giovani scrittori che possano rappresentare il significato del fuoco all’interno di una loro opera. Un modo per stimolare la fantasia e la creatività di tutte le giovani promesse nel mondo della letteratura. Il miglior prodotto editoriale, una volta selezionato e giudicato da una giuria di esperti che sarà designata appositamente, potrebbe rappresentare la sceneggiatura della prossima edizione del Teatro del Fuoco.

“Vogliamo raccontare i significati positivi del fuoco, dando spazio a una collaborazione solida, costruttiva e produttiva con i giovani editori. Un lavoro sinergico e di comunicazione congiunta che funziona solo se si è uniti”, ha detto Amelia Bucalo Triglia a conclusione dell’evento.

“Siamo aperti alla condivisione di piani che si possano intrecciare, facendo rete comune – ha detto Nicola Leo della casa editrice Il Palindromo – L’obiettivo è quello di creare un prodotto editoriale di qualità per stimolare l’ingegno creativo tra i giovani”.

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Dopo aver fatto tappa in tutte le Isole Eolie ed Egadi, sull’Etna, a Roma e a Tokyo, il Teatro del Fuoco si esibisce il 1 agosto per il quinto anno consecutivo a Palermo, recentemente nominata Capitale italiana della Cultura per il 2018. Così come annunciato da Forbes, testata giornalistica statunitense, il Teatro del Fuoco, International Firedancing Festival, è uno dei 12 appuntamenti più cool al mondo per cui vale la pena fare un viaggio.

Il Teatro del Fuoco è divenuto negli anni brand testimonial della cultura italiana nel mondo. Nel 2009 ha ricevuto una medaglia dal Presidente della Repubblica italiana quale prodotto di marketing culturale innovativo per l’elevato valore culturale. Nell’estate del 2016, la manifestazione si è svolta per la quarta volta consecutiva a Palermo in concomitanza con il riconoscimento Unesco del Percorso Arabo Normanno.

La pinacoteca di Palazzo dei Filippini apre le porte a 12 artisti contemporanei. Spira un’aria di rinnovamento al terzo piano delle esposizioni dove sarà possibile vistare, da ieri 10 giugno fino al 15 luglio Dove sta andando l’arte contemporanea, a cura del professore Filippo Scimeca (alcuni suoi lavori sono parte della collettiva).

Il Catalogo della mostra, distribuito in dono ai presenti, è stato curato dall’Accademia di belle arti Michelangelo, un gesto che condensa l’impegno culturale e il dialogo con le istituzioni.

I testi introduttivi del volume sono dei professori: Paolo Giansiracusa, dell’Accademia di belle arti di Catania, Alfredo Prado direttore dell’Accademia di belle arti di Agrigento Michelangelo, Filippo Scimeca dell’Accademia di belle arti di Brera, Stefano Puglisi dell’Accademia di belle arti di Catania.

Per tracciare una direzione e suggerire risposte su un percorso, sono stati coinvolti 12 nomi dell’arte contemporanea:

Miryam Bakhtiari, Luca Bonfanti, Anna Rita Cacciatore, Domenico Gabbia, Milo Lombardo, Vilma Maiocco, Vincenzo Pellitta, Barbara Pietrasanta, Stefano Pizzi, Salvatore Provino, Filippo Scimeca, Tiziana Vanetti.

Presenti tre di loro all’inaugurazione agrigentina: Luca Bonfanti, Milo Lombardo e Tiziana Vanetti, insieme a loro il presidente della ContainerLab Valerio Lombardo.

A fare gli onori di casa a Palazzo Filippini, il direttore dell’Accademia Michelangelo Alfredo Prado, con lui il Sindaco di Agrigento Lillo Firetto – “con le attività dell’Accademia in città si sta realizzando quanto era nel programma, la riqualificazione del centro storico attraverso l’arte e la bellezza” ha fatto sapere –, il curatore, professore Scimeca che ha ricordato il ruolo dell’arte come investimento, capace di nutrire la mente e della città ha detto: “Qui nasce la civiltà occidentale, bisogna darle lo spessore che merita nel mondo”. Ha concluso gli interventi di apertura il critico d’arte e professore Paolo Giansiracusa: “Mi sento come un ragazzino che guarda oltre un muro, Alfredo Prado e Filippo Scimeca mi hanno detto: sali sul muro, guarda e raccontaci cosa vedi, cerca di capire dove sta andando l’arte contemporanea”.

Dal Catalogo curato dall’Accademia di belle arti Michelangelo:

“…Come diceva Picasso – si legge nelle parole di Filippo Scimeca che aprono il volume – i pittori vendono quello che vuole la gente mentre gli artisti soltanto le proprie idee…”. “…

In questo attuale risveglio dell’arte, grande impulso ha dato e dà l’Accademia di belle arti Michelangelo, da me fondata e diretta – spiega nella sua nota introduttiva Alfredo Prado – anche oggi nel richiedere ed organizzare questa importante esposizione di dodici artisti contemporanei nel centro dell’antica Girgenti, presso la pinacoteca Comunale di Palazzo Filippini, in un progetto di cordiale e proficua cooperazione con l’amministrazione locale…”

“…Gli artisti chiamati al confronto non hanno ricevuto uno spartito ma un invito e in questo consiste il segreto della bellezza formale e morale che ogni visitatore saprà cogliere…” racconta nella sua presentazione Paolo Giansiracusa.

Nel brano a concludere le introduzioni Stefano Puglisi scrive “…Oggi l’artista è colui che determina un universo, egli è desiderio, egli è volontà, è l’atto continuo del pensiero della realtà. L’artista è la nostra vita. Il nostro corpo che sfida la realtà per essere qui adesso, ponendosi verso la vita come un’immensa opera d’arte”.

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