Wednesday, August 23, 2017
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Fra le isole dell’arcipelago delle Egadi, Levanzo è la più piccola, 5 kmq di estensione, ed è caratterizzata da rocce calcaree bianche e coste dirupate. Grazie al relativamente basso numero di abitanti l’isola è riuscita a conservare circa 400 specie di piante, soprattuto rupestri, alcune delle quali endemiche. Altro aspetto che rende l’isola unica è la presenza, sulle pareti di una delle grotte di origine marina, di incisioni paleolitiche e figure dipinte di età neolitica. Le incisioni e le pitture della grotta nota come “Grotta del Genovese”, hanno portato nuova luce nel panorama dell’arte preistorica europea. Uno degli aspetti paesaggistici più gradevoli di Marettimo è la diffusa copertura del suolo da parte di piante arbustive mediterranee. Non le piante erbacee annuali o le graminacee che in Sicilia sono il risultato della trasformazione millenaria della gariga in pascolo o seminativo. A Marettimo, come in vaste aree della Sardegna e della Corsica, il verde si mantiene anche in estate, a dispetto dell’aridità, e i colori della gariga mediterranea, con l’aggiunta dei suoi aromi, dominano insieme al blu e al rumore del mare. Cinque specie vegetali sono endemiche esclusive di Marettimo. Tra queste c’e’ una piccola apiacea rupestre, il Bupleurum dianthifolium Guss., che doveva avere in passato areale ben piu’ esteso e oggi si trova solo sulle rupi del Monte Falcone, m 686, la cima più alta dell’isola. Marettimo si è separata dalla Sicilia, per innalzamento del livello del mare, circa 600.000 anni fa. Dai Greci fu chiamata Jiera (falco) ed è la più verde, la meno antropizzata, la più montuosa delle isole Egadi. La costa occidentale presenta imponenti pareti calcaree a strapiombo sul mare e numerose grotte.

Programma

Venerdì 2 giugno: Raduno dei partecipanti a Piazzale John Lennon (ex Giotto) a Palermo alle ore 7.45 e partenza con auto proprie per Trapani. Imbarco in aliscafo per Levanzo alle ore 09.40. Arrivo previsto alle ore 10.25. Dopo aver lasciato i bagagli al bar vicino al porto, partenza a piedi lungo il sentiero costiero verso i faraglioni e alla Grotta del Genovese. Visita guidata della Grotta e rientro a piedi lungo sterrata. Nel pomeriggio possibilità bagno in mare a Cala Mennula. Alle 18.20 aliscafo per Marettimo dove è previsto l’arrivo intorno alle 18.45 Sistemazione in B/B ed in appartamenti in stanze doppie e/o triple. Cena e pernottamento.
Scheda tecnica: lunghezza percorso km8 circa, dislivello complessivo m300 circa.

Sabato 3 giugno : Dopo la prima colazione, partenza a piedi per Punta Troia; possibilità di fare il bagno. Colazione al sacco. Rientro in paese in pomeriggio (possibilità di rientrare con servizio barca-taxi). Cena e pernottamento.
Scheda tecnica: lunghezza percorso (andata e ritorno): 8 km circa, dislivello: 300 m circa

Domenica 4 giugno: Dopo la prima colazione, partenza per escursione alle Case Romane e Semaforo (500 m s.l.m.), discesa verso Punta Libeccio e Faro, con possibilità di bagno a Cala Nera. Rientro lungo sterrata forestale. Cena e pernottamento.
Chi non ha preso un giorno di ferie il lunedì 5 può rientrare oggi in serata a Trapani.

Scheda tecnica: lunghezza circa km12, dislivello complessivo circa m700 (compresa la salita lungo la strada del ritorno).

Lunedì 5 giugno: Prima colazione e partenza per escursione a Punta Bassana (183 m s.l.m.). Discesa verso Cala Marino con possibilità di fare bagno. Chi lo desidera potrà effettuare, se le condizioni meteo lo consentono, il giro in barca dell’isola. In pomeriggio, ripresi i bagagli, partenza in aliscafo per Trapani alle ore 16.30 con arrivo previsto alle ore 17.50. Rientro a Palermo in serata.

Quota di partecipazione: €245 comprensiva di tariffa aliscafo, tre cene, tre pernottamenti con prime colazioni, ingresso alla grotta del Genovese e quota Artemisia. Ovviamente chi parte domenica pomeriggio ha la quota di partecipazione decurtata di conseguenza.

Contributo per il trasporto, a carico di chi fruisce di passaggio in auto da Palermo a Trapani, €10. Chi desidera può arrivare al Porto di Trapani con il pullman di linea. In tal caso appuntamento al molo degli aliscafi entro le 9,15.

Le adesioni vanno comunicate a Giuseppe (3403380245) contestualmente al versamento di un acconto di €50 (in sede Artemisia in portineria via Serradifalco, 119 o presso il negozio Genchi Extreme in via Cavour,28 a Palermo o bonifico). Il numero dei posti è limitato quindi si accetteranno le prenotazioni fino ad esaurimento degli stessi.

Qualche nota naturalistica la trovate qui: https://murieta70.blogspot.it/2014/03/marettimo.html

Guida: Giuseppe Ippolito

Prende il via sabato 29 aprile la seconda edizione di Verba Manent, rassegna di teatro contemporaneo di ricerca ospitata dal Teatro Del Baglio, 200 posti in tutto,  in cima a corso San Marco, nel centro storico di Villafrati. Uno spazio ricavato dall’antico granaio del Palazzo Filangeri, inserito nel contesto di uno spazio inaugurato nel 2004 dalla Provincia di Palermo, sostenuto dalla Regione Siciliana e anche dalla locale amministrazione comunale. Un luogo suggestivo nel quale il teatro si inserisce con un’offerta fuori dal coro.

«Un teatro – spiega Salvatore La Barbera, presidente dell’Istituzione Teatro del Baglio – sul quale abbiamo puntato molto. Abbiamo programmato e gestito questo spazio anche in base a delle leve turistiche, andando oltre alle offerte più strettamente legate al teatro contemporaneo che hanno rappresentato l’identità del teatro stesso. La nostra gestione ha implementato un modello più aziendale che guardasse al pubblico e alla domanda che lo spettatore fa. Spettatore che proviene dai diversi comuni del territorio, ma che speriamo arrivi sempre più anche da altre aree geografiche. La sinergia con l’amministrazione comunale, poi, ci ha dato una grossa spinta ad andare avanti e fare sempre meglio, ma è soprattutto grazie al contributo del Fondo unico dello spettacolo che la rassegna riparte con maggiore forza e sempre più qualità. Importante, inoltre, la rete nata con realtà come il Teatro Nisseno e l’Agricantus di Palermo, che ci fa pensare ad altri possibili scenari futuri».

Sinergie, ma soprattutto capacità di fare sempre meglio anche attraverso proposte diversificate a seconda delle fasce di età, con compagnie che nel cartellone di questa seconda edizione di VERBA MANENT provengono da quattro città italiane come Roma, Parma, Messina, Palermo. I testi proposti sono assolutamente originali e raccontato la contemporaneità: il rapporto col cibo, la solitudine degli anziani, l’amore e il rapporto col mare, lo sfruttamento della prostituzione. Quattro punti di vista forti, quattro poetiche differenti, rappresentative di quattro generazioni e di quattro modi diversi di fare teatro. Temi forti, trattati con grande delicatezza e con linguaggi diversi e originali.  Comune denominatore fra le quattro opere la ricerca di una corrispondenza tra forma e contenuto. Tutti i temi, poi, sono sviluppati attraverso linguaggi che si pongono l’obiettivo di essere compresi, ma al contempo offrono quattro differenti modi di guardare al mondo e di fare teatro. Ogni testo, però, è differente e lontano dall’altro, per una ben precisa scelta.

«Potevamo puntare a una rassegna che fosse in linea unica – spiega il direttore artistico della rassegna, Valeria Sara Lo Bue – ma abbiamo voluto diversificare l’offerta dando modo di vivere il teatro a 360 gradi. Sono 4 spettacoli molto diversi tra di loro, scelti anche in base alle generazioni a cui appartengono i registi, ma anche ai linguaggi a cui prestano attenzione. Il Teatro del Baglio nasce con esigenza di creare e fare teatro in un comune come Villafrati, alle pendici di Rocca Busambra e del bosco di Ficuzza, ma fa riferimento a un intero territorio costituito da ben 6 comuni. Differentemente da quello che si potrebbe pensare, la risposta dei giovani c’è sempre stata perché, per esempio, abbiamo avuto un laboratorio teatrale che ha creato non solo spettatori ma anche attori che hanno continuato il loro percorso arrivando anche molto lontano. Abbiamo avuto una battuta di arresto per mancanza di finanziamento, ma ora torniamo riprendendo le fila di un discorso interrotto. Questa rassegna, infatti, segna un nuovo inizio».

Si parte alle 21.15 di sabato 29 con DIGERSELTZ, di e con Elvira Frosini,  spettacolo sulle mitologie contemporanee del mangiare. Uno spettacolo sull’attore: marginale, patetica e testarda vittima sacrificale che si ostina a mettere in scena l’eccedenza e lo spreco rituale.  Quello che avverrà sulla scena sarà un rito teatrale cannibalico per una civiltà sconsacrata.
Percorsa da visioni ironiche e parole masticate da una bocca sempre in movimento, la performance si offre in pasto agli sguardi, essenziale come un sacrificio: una torta con candelina, un agnellino, un presepe-barricata, i rituali della festa di compleanno, il banchetto, l’orgia, il convivio funebre, indagando le funzioni di un cibo che invade sempre di più la nostra società vorace o anoressica. Drammaturgia e regia di Elvira Frosini, collaborazione artistica di Daniele Timpano, disegno luci: di Dario Aggioli. Prodotto da Kataklisma in collaborazione con Officine CAOS/Stalker Teatro, Arti Vive Habitat e Consorzio Ubusettete.

Alle 21.15 di sabato 13 maggio sarà la volta di HOMOLOGIA,  con Rocco Manfredi e Riccardo Reina,  regia di Alessandra Ventrella. Residenze artistiche: UOT | Teatro alla Corte Teatro delle Briciole. In questo caso siamo davanti a un eterno silenzio scandito dall’abitudine. Un anziano, solo, immerso nel vuoto, in perenne dormiveglia. Qualcosa, però, risveglia questo corpo intorpidito nel giorno del suo compleanno. Un’altra immagine dell’uomo sembra prendere vita. Il buio incombe e le ombre si moltiplicano.

Gli altri due spettacoli della rassegna avranno inizio alle 19.15.

Domenica 21 maggio sarà per MARI con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello. Scena e regia di Tino Caspanello per Teatro Pubblico Incanto – nucleo teatrale dell’Associazione Culturale Solaris, fondata dallo stesso Caspanello. Un uomo e una donna, il mare; una lingua, quella siciliana, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire, fatta di necessità quotidiane. Qualità che possiede solo il presente, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra.

MARI si presenta quasi come una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole, accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. Quante volte in riva al mare abbiamo parlato di Dio e del mondo o del nostro pane quotidiano? Accade che l’uomo e la donna si parlano, non lo fanno quasi mai, sorprendendosi del loro parlare e anche del loro cantare insieme a quelle materie che solo se le conosci bene ti aiutano ad amare, anche senza la necessità di dirlo. È proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. E quando la donna, arrivata là apparentemente per caso, comincia ad avvicinarsi all’uomo che ama e che se ne sta solo a pensare sulla spiaggia, ecco che i due sciolgono finalmente i nodi che nessuna lingua potrà mai sciogliere, in parole che nessun suono potrà mai restituirci.

MARI ha vinto il Premio speciale della Giuria — Premio Riccione 2003 con la seguente motivazione: “Delizioso duetto musicale in dialetto messinese, dedicato dall’autore a coloro che amano senza parole, mentre vede prolungarsi un ripetuto breve addio, sulle rive del mare, tra un marito ansioso di restare solo a pescare e la moglie che continua a rinviare il rientro in cucina, riattaccando il discorso. Anche qui vibra una voce spasmodicamente interessata al linguaggio, che tende la rete invisibile di un sortilegio amoroso a imprigionare coi ritmi della sua partitura il movimento, legando le due figurine struggenti nel notturno marino”.

A chiudere VERBA MANENT sarà,  domenica 4 giugno, SERӐ BISERICӐ. Un  progetto a cura di Santa Briganti con Simona Malato, Chiara Muscato, Rosario Palazzolo e Marcella Vaccarino. Regia di Giacomo Guarneri e Marcella Vaccarino, scenografia di Giacomo Guarneri. Prodotto da Santa Briganti | La pentola neraco- produzione CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) con il  sostegno di: Flai CGIL

Quella di Zio è un’azienda a conduzione familiare che produce pomodori. È estate quando due donne rumene, Alina e Nicoleta, iniziano a lavorare per lui: braccianti di giorno e guardiane di notte. Il podere è isolato nelle campagne, recintato, inaccessibile. Non ci sono altri occhi, non ci sono testimoni. C’è un uomo che vorrebbe «un poco di amore», e ci sono donne vulnerabili. Zio esprime la sua brama, lo fa a modo suo. Alina e Nicoleta hanno reazioni inconciliabili. Una è idealista, l’altra pragmatica. L’incontro di tre diverse solitudini genera una dimensione claustrofobica. Il ricatto, più o meno esplicito, genera rifiuto o consenso, sacrificio o abuso, intimidazioni, rimorsi. S’innesca un processo di reazioni a catena. L’uomo familiarizza con la sua tensione all’assoggettamento, le donne mettono in atto complesse strategie volte alla sopravvivenza. Ogni personaggio ha le sue ragioni, il suo passato che riaffiora, e una disperazione che somiglia ora all’amore ora alla morte.

Il costo del biglietto singolo è di 5 euro, mentre l’abbonamento per tutti e quattro gli spettacoli di 15 euro. Proprio nell’ottica di fare incontrare il mondo del teatro con quello turistico e le realtà produttive, acquistando ogni biglietto si riceverà in omaggio un ticket valido per uno sconto del 10% su pizza + bevanda in una delle strutture del territorio. Un’occasione per decidere di portarsi sino a questo suggestivo angolo della nostra regione per vivere e respirare la magia del teatro, insieme a quella della tante qualificate offerte turistiche locali.

 

Passeggiata a piedi nudi, chi vuole anche con le scarpe, lungo la spiaggia di Eraclea Minoa fino alla foce del fiume Platani (il nome greco di questo fiume era Halycos). Dalla spiaggia, salita sulla scogliere fino al sito archeologico di Eraclea, piccolo insediamento greco che fu colonia selinuntina fondata intorno al 570 a.C. La passeggiata consente di osservare le dune di sabbia chiara sulle quali si insedia vegetazione alofila e psammofila e la falesia di Capo Bianco, la grandiosa bianca scogliera del Pliocene. Altri punti di interesse naturalistico sono la flora ripariale del Platani e la sorprendente entomofauna delle dune di sabbia. Il Capo “bianco” è tale per il colore delle marne a globigerine del Pliocene di cui la scogliera è costituita.

Le marne sono un misto di argilla e calcare ed è interessante osservare sul posto (con dettagliate spiegazioni della guida) i ritmi regolari nella percentuale di calcare nella successione sedimentaria che registrano variazioni periodiche millenarie dei parametri orbitali terrestri.

Programma
Il raduno per la partenza è fissato alle ore 8,15 in Piazza John Lennon (Piazzale Giotto). In auto per la Palermo-­Sciacca e quindi SS115 in direzione di Agrigento. Il percorso si sviluppa prevalentemente lungo la spiaggia con un breve tratto sulla scogliera. Possibilità di bagno di mare. Pranzo al sacco condiviso. Il rientro è previsto per il pomeriggio intorno alle ore 19,00.

In occasione della festa dei lavoratori prevediamo letture di testi a tema durante la sosta pranzo, chi vuole può proporre un proprio contributo.

Scheda tecnica:
Dislivello: circa m 50
Lunghezza circa km8
Difficoltà: facile, un omino.

Si prevede il trasferimento con auto proprie. Chi ne è sprovvisto può trovare passaggio al momento della partenza. Si raccomanda di comunicare alla guida la propria partecipazione sia per assicurarsi il passaggio auto sia per offrirlo.

Si consigliano scarpe comode, anche aperte, ma con cinghia al tallone e suola scolpita, soprattutto per il tratto sulla scogliera. La spiaggia è percorribile anche a piedi nudi. Chi ritiene può portare il costume da bagno.

Quota di partecipazione: €8,00 euro. Ingresso facoltativo area archeologica di Eraclea Minoa €4/2 (intero/ridotto). Per la condivisione delle spese di trasporto indichiamo una quota individuale di circa €9 euro.

Recapiti telefonici: Giuseppe 3403380245

Un parallelepipedo sonoro di 3 metri per lato e un’altezza di 3,70 m. dentro cui sono installati 216 altoparlanti: una grande istallazione chiusa, un nido sonoro in cui ascoltare la musica dell’Universo. Ci si ritroverà immersi nelle note a 360°, prendendo come base le informazioni scientifiche elaborata dalla NASA sulla formazione delle galassie e il continuo sviluppo evolutivo dell’universo, trasposte in musica grazie ad un innovativo linguaggio sonoro. Tutto questo è Expansion of the Universe (AUS), l’istallazione che aprirà domani sera (venerdì 28 aprile) alle 19,30 alla Sala Perriera dei Cantieri Culturali alla Zisa (via Paolo Gili 4, a Palermo) il festival di CURVA MINORE, che quest’anno festeggia il ventesimo compleanno.
L’istallazione è opera del compositore austriaco Rudolf Wakolbinger che tenta così di rappresentare musicalmente l’evoluzione dell’Universo, accompagnandola con la proiezione di materiali video messi a disposizione dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che nel 2014 ha elaborato il progetto Illustris: la simulazione al computer dell’evoluzione di circa 50.000 galassie. Illustris copre un lasso temporale di 0,9 miliardi di anni dal Big Bang fino all’era contemporanea. Ispirato a Illustris, Expansion of the Universe utilizza le informazioni assunte dalla tecnologia astrofisica per rendere acusticamente la storia dell’Universo. Il pezzo dura 13,8 minuti corrispondenti ai 13,8 miliardi di anni dal Big Bang ai giorni nostri.
Expansion of the Universe accompagnerà, per un mese (fino al 27 maggio), l’intero programma del festival di musica contemporanea: sarà infatti visitabile ogni giorno dalle 10 alle 23 (biglietto: 3 euro).
Sarà anche inaugurata la mostra fotografica “Pictures at more exibitions”: gli scatti di Mauro D’Agati, Roberto Masotti, Sergio Gambino, Davide Carrozza, Ross La Ciura, Alessandro D’Amico, Lorenzo Gatto, si uniscono ai disegnatori di suoni Paolo Di Vita, Gianni Gebbia, Lillo Nantista, Ernesto Sanfelice, Vittorio Villa. Esposizione di manifesti e materiali di comunicazione.
universe
Sempre domani, ma alle 21 ai Cantieri, il grande virtuoso violoncellista olandese Ernst Reijseger si unirà alla Sicilian Improvisers Orchestra per il concerto “Expansion of the Universe” che inaugura il festival. Un’interazione acustica e performativa con l’istallazione e sulle musiche di Wakolbinger che si basano sul magnetismo e sul movimento della materia nell’universo in espansione. Si può considerare come un incontro tra universi, quello fisico materico e quello immateriale a partire dalla materia sonica. Ernst Reiseger ha inoltre voluto dedicare a Curva minore due nuove composizioni che saranno eseguite per la prima volta in Sicilia dalla Sicilian Improvisers Orchestra, il più importante ensemble siciliano di rilievo internazionale attivo sulla scena delle musiche di confine. Il festival continuerà poi sabato alle 21 con l’incontro sonoro tra due grandi musicisti del nostro tempo: il virtuoso violoncellista di Amsterdam Ernst Reijseger e il grande sassofonista siciliano Gianni Gebbia. Prima due sessioni singole, poi un gioco improvvisativo a due, violoncello e sax. Domenica 30 aprile alle 21, invece sempre il violoncellista olandese si confronterà per la prima volta, con Alessandro Librio, virtuoso violinista, violista e compositore. Biglietto: 8/5 euro.
Degustazione di vini offerta da Lorenzo Piccione di Pianogrillo tra cui il “Curva minore” della Cantina Pianogrillo di Chiaramonte Gulfi (Rg)

Visual artist e writers di fama internazionale hanno raggiunto Prizzi, cittadina del palermitano alle pendici dei Monti Sicani, per dare il via a “Dallas in Prizzi”, progetto artistico pensato da Dave Atkinson, giovane psichiatra americano che vive e lavora a Dallas. Dopo il suo viaggio in Sicilia nel 2015, Dave Atkinson si è perdutamente innamorato di questa terra e dei siciliani e ha pensato di ricambiare l’ospitalità ricevuta ideando un progetto che desse un input positivo alla Sicilia e creasse un ponte culturale tra l’isola mediterranea e la città texana.

Atkinson ha coinvolto tre artisti texani: la visual artist Olivia Cole, la graphic artist e designer Maria Haag e lo street artist Frank Campagna. I tre writers molto conosciuti in America realizzeranno dei murales in alcuni quartieri del suggestivo centro storico del comune più alto di Sicilia. Il progetto artistico e l’esperienza sociale verranno riprese e documentate da Luca Vullo, documentarista, regista e produttore cinematografico pluripremiato, da anni riconosciuto come ambasciatore della cultura siciliana nel mondo. La collaborazione tra il regista e lo psichiatra è iniziata in Texas durante uno dei workshop sulla gestualità italiana che Vullo stava tenendo presso la University of Dallas

I cittadini di Prizzi hanno accolto il gruppo di artisti texani e la troupe cinematografica già a partire dalla Settimana Santa, la più importante e sentita per la comunità. Proprio in quei giorni, e dopo la partecipazione degli artisti al leggendario Ballo dei Diavoli, è iniziato lo scambio culturale tra il Texas e la Sicilia e le riprese per il documentario. 

“L’obiettivo del viaggio – spiega Luca Vullo – è anche quello di smontare lo stereotipo negativo della Sicilia all’estero mostrando quanto di bello esiste in questa isola del Mediterraneo ma anche di presentare la ricerca “filosofica” dello stesso psichiatra. Dave andrà in giro a parlare con la gente e cercherà di comprendere il perché una delle terre più belle, ricche di arte, storia e cultura al mondo, che vanta inoltre un popolo straordinario non riesca però a riscattarsi definitivamente da una condizione di sofferenza e disoccupazione. Il suo scopo è quello di valorizzare le realtà positive sul territorio e di proporre soluzioni concrete. Di certo in questo senso l’arte e la cultura hanno un ruolo determinante”. 

Punto di partenza dell’indagine di Atkinson è, come lui stesso spiega, “la bassa autostima collettiva dei siciliani”. “Mi sono subito innamorato delle bellezze della Sicilia, una terra così ricca di cultura e con un popolo così accogliente – dichiara Atkinson -. Ho pensato che arricchendo Prizzi di murales, la cittadina che è già bellissima potrà essere riconosciuta e apprezzata come la più ricca di opere di street art della Sicilia centrale. Per questo ho pensato di condividere il progetto con alcuni degli street artist più famosi in Texas. Volevo che questo momento di trasformazione culturale venisse documentato – continua – e dopo aver incontrato e apprezzato il lavoro del regista siciliano Luca Vullo, non ho potuto far altro che coinvolgerlo”.

La Vigilessa Riciclessa, Nunzia Ogliormino, fa un salto di qualità spostandosi nel cuore di Palermo di fronte allo storico Palazzo Ziino ed a 100 metri dal Teatro Politeama. Da indiscrezioni trapelate pare che lo spostamento sia stato dovuto ad una location più idonea a ricevere nel proprio salotto personaggi pubblici appartenenti al mondo della moda e dello spettacolo. Sappiamo per certo che si attende il rientro dagli States di un personaggio famosissimo che da sempre ha apprezzato la creatività dell’ormai famosa Vigilessa in arte Siria. “Ci saranno due eventi all’anno importanti – commenta l’artista – eventi mirati a diffondere la cultura del riciclo e del vivere sano. A differenza del primo Atelier, questo nuovo, accoglierà manufatti anche di altri selezionati artisti. Sarà ancora presente con nuovi personaggi la collezione SIRIA-SANGU’ che ha sortito non poco successo sia in America che in Belgio, tra gli altri accessori si troveranno coloratissime borse realizzate in PVC da ragazze pugliesi, detergenti naturali fatte artigianalmente con i metodi delle nonne di un tempo, creati da un gruppo di ragazzi siciliani di Pachino amantissimi del vivere eco.. e tante altre novità a seguire” L’arredo e lo stile solcano i binari del precedente atelier ma stavolta sarà arricchito da una luce e una gioia più forte, il tutto grazie ai consensi che Siria accumula giorno dopo giorno.

La Ogliormino che insieme alla figlia e al compagno non si risparmiano in creatività, sono stati anche molto apprezzati a Milano, tanto da progettare un futuro atelier anche nella bellissima città della moda. Abbiamo saputo che le spese per il nuovo arredo sono ammontate a sole 30 euro, perchè sono stati usati materiali poveri destinati alla discarica, legno, vetro, tanto cartone e molte bottiglie di plastica. Per tutti i curiosi la saracinesca si alzerà il 2 maggio alle 18.

Chissa se le multe della Vigilessa sono cosi artistiche come i suoi bijoux! Noi di “Cose da Fare in Sicilia” che l’abbiamo sempre seguita ci informeremo, raccoglieremo testimonianze e vi faremo sapere.

Tre vini prodotti sull’Etna dall’azienda Al-Cantàra di Randazzo (Ct) hanno conquistato le cinque stelle ed entreranno nella prestigiosa guida “5 Star Wines The Book”, la bibbia dei winelovers, che segnala a buyers ed appassionati i 300 vini migliori al mondo.

Le tre etichette Al Cantàra – premiate nel corso dell’ultima edizione del Vinitaly di Verona – sono due rossi Etna doc, “Lu veru piaciri” (2014) e “O ’scuru o’scuru” (2014), e il bianco Etna doc “Luci Luci” (2014). La commissione giudicatrice, su oltre tremila bottiglie in gara ha assegnato 92 punti al bianco doc “Luci Luci” (solo un quindicina hanno ottenuto valutazioni superiori su oltre mille concorrenti) e 90 punti agli altri due rossi.

Soddisfatto il patron di Al-Cantàra, Pucci Giuffrida, anima dei vigneti di Contrada Feudo S. Anastasia di Randazzo, quasi lambiti dalle acque del fiume Alcantara cui è intitolata la cantina. Una produzione concepita come omaggio all’unicità di un territorio straordinario, qual è quello dell’Etna, e con una forte identità evocata in ogni singola etichetta dai nomi, ispirati dai versi di poeti e letterati siciliani, e animata da personaggi creati dalla matita felice dell’illustratore Alfredo Guglielmino.

Un successo, quello raccolto al Vinitaly 2017, che Giuffrida riconosce a tutta la squadra di Al-Cantàra e, in particolar modo, all’enologo Salvo Rizzuto, 38 anni, originario di Sciacca (Ag) che dal 2013 si prende cura della produzione. Dietro al nuovo successo ci sono infatti quelle varietà autoctone come il Nerello mascalese e il Carricante, espressione di una evoluzione della cultura del vino sempre più coerente alla storia e alla cultura del territorio dell’Etna. “A Rizzuto – dice Giuffrida – il merito di aver saputo fondere l’esperienza della tradizione con la sperimentazione dell’enologia contemporanea sollecitata, in questo caso, dal carattere dell’acino cresciuto sul terreno vulcanico”.

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«Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio»
(Michelangelo Merisi da Caravaggio)

Nella cornice dell’Oratorio di San Lorenzo di via Immacolatella, Daniele Franzella ha dato forma a una nuova Natività; un’opera composita, originale ed atemporale che rievoca la memoria della celeberrima Natività di Caravaggio.
La visita alla mostra – progetto dal titolo “Next” – sarà accompagnata da una visita all’adiacente oratorio, capolavoro di Giacomo Serpotta, da cui è stata trafugata la Natività di Caravaggio, furto clamoroso che da origine all’iniziativa stessa.

N.B.: In caso di condizioni meteo avverse, mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti o altre cause impreviste, lo staff si riserva di modificare e/o annullare l’evento, dando comunicazione tempestiva ai partecipanti.
CONTRIBUTO INIZIATIVA: gratuito soci TACUS | €5 NON tesserati
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: tel. 3202267975

LINK FACEBBOK: https://www.facebook.com/events/942477385855502/

La Festa di li Schietti, unica nel suo genere. Questa manifestazione, coinvolge tutta la cittadinanza e richiama centinaia di turisti, protagonista indiscusso delle giornate è l’albero.

Sì perché si fonda su una prova di destrezza, un  giovanotto “schetto” (scapolo) dimostra la sua abilità e la forza fisica in modo da impressionare la ragazza dei suoi sogni ed arrivare a conquistarne il cuore. Per far ciò egli solleverà un albero di arancio amaro del peso di 50/55 Kg e, mantenendolo alzato ed in equilibrio con una sola mano, lo farà roteare più tempo possibile, dimostrando la sua forza e la sua virilità.

La festa, che non ha origini antichissime, risale dalla seconda metà dell’800 ai primi del ‘900 e richiama le feste primaverili pagane dedicate ad Adone e collega l’inizio dell’equinozio con le ricorrenze pasquali e il trionfo della vita. E’ la festa della rinascita dove l’albero rappresenta la vegetazione ed è partecipe della natura intera come simbolo della fecondità che si rigenera senza interruzione. La festa viene organizzata da un comitato anticamente chiamato “Dubitazione”, costituito da un gruppo di scapoli che ha il compito di redigere il programma della manifestazione. Il rituale vero e proprio comincia il Sabato Santo quando, il comitato degli schietti, si reca in uno dei giardini di Contrada Paternella, per il taglio dell’albero. L’autenticità della celebrazione è garantita dalla cerimonia del taglio e da quella del sacrificio del montone. Si prepara così un banchetto a cui tutti sono invitati a partecipare per la tradizionale “manciata” a base di carne di castrato e sarde arrostite, il tutto accompagnato da un buon vino locale. Come accennato viene scelto un melangolo (arancio amaro) perché ha una resistenza maggiore rispetto ad altri agrumi, come il limone, e pertanto resiste meglio alle innumerevoli cadute a terra durante la gara. Al melangolo, inoltre, anticamente venivano riconosciute delle virtù taumaturgiche e mediche e si diceva che il suo frutto fosse indispensabile alle donne incinte. La deferenza con cui viene trattato l’albero a tutt’oggi è legata alle sue virtù naturali.

Dopo essere stato tagliato l’albero è opportunamente addobbato con fazzoletti rossi (di quelli usati dai contadini), nastri colorati e ciancianeddi, cioè campanellini usati per i finimenti dei cavalli. Anticamente nell’albero venivano disposti i cosiddetti “aineddi”, piccoli ornamenti costituiti da figure di agnellino modellati con formaggio tenero. Così addobbato l’albero viene portato in giro su di un carro trainato da un cavallo riccamente bardato con finimenti per le feste. A seguito del carro si riunisce una folla di ragazzini e di giovani che accompagna il comitato degli schietti. Ed è già il momento in cui si cominciano a fare i primi commenti sul peso e la robustezza dell’albero e, quindi, sull’abilità dei giovani nel cimentarsi nell’alzata. Tutto questo crea già un’ansia di gioia genuina che si propaga per tutta la popolazione, determinando un entusiasmo generale. Quindi l’albero arriva all’inizio del paese dove lo attende la banda musicale.

Finalmente arriva la domenica e fin dalle prime ore dell’alba gli schietti lavorano per dare gli ultimi ritocchi all’albero, pronto così a ricevere la benedizione del parroco del Duomo dopo la celebrazione della prima Messa. Inizia così il suo viaggio per le vie del paese dove, chi lo desidera, può alzare l’albero versando un’offerta. Le finestre, i balconi ed i terrazzi si riempiono di donne, bambini ed anziani desiderosi che almeno un’alzata dell’albero gli sia dedicata. L’alzata più importante, comunque, è quella che viene fatta sotto il balcone della fidanzata, la “zita”. Anticamente l’alzata era circoscritta ad una dichiarazione d’amore, quasi un’anticipazione alla “parlata” tra i genitori dei ragazzi che stabiliva l’impegno d’amore dei propri figli. In questo caso l’alzata dell’albero rivestiva un’importanza decisiva, perché la buona riuscita della prova poteva far nascere ammirazione o meno da parte della ragazza per la prestazione del ragazzo.

Mentre un tempo la festa si concludeva all’ora di pranzo della domenica, oggi l’alzata dell’albero continua nel pomeriggio in piazza Duomo con l’intervento di commissioni giudicatrici che alla fine della gara assegnano i premi ai vincitori, ovvero a coloro i quali riescono a tenere alzato l’albero per più tempo. Caratteristico è l’abbigliamento dei giovani schietti che indossano dei tipici costumi, ispirati a quelli degli antichi siciliani dell’agrigentino, che prevede pantaloni e gilet di velluto nero, camicia bianca, foulard rosso, dei “pon pon” anch’essi rossi che fungono da cravatta e, infine, un berrettino rosso.
per info: www.prolocoterrasini.itwww.comune.terrasini.pa.it/www.facebook.com/prolocoterrasini/
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Domenica 23 aprile, alle 12, il Museo civico di Castelbuono (Pa) inaugura “Schiuma di mare e attorno. Nuovo percorso. 1905-2017”, rilettura della collezione di arte contemporanea, nata nel 1997 dalla donazione Di Piazza, di un corpus di dipinti che comprende opere di Josè Ortega, Mario Schifano, Bruno Caruso, Corrado Cagli e Mario Bardi e in vent’anni si è arricchita con acquisizioni e produzioni legate alle mostre temporanee, con opere di Alessandro Bazan, Francesco De Grandi e Benny Chirco, solo per citarne alcuni.
Negli ultimi tre anni, sotto la direzione artistica di Laura Barreca, la programmazione espositiva del Museo di Castelbuono ha guardato con interesse alla storia locale e all’identità mediterranea invitando artisti internazionali a creare e a condividere immagini e visioni. Fra questi, figurano i lavori di Riccardo Benassi, Calogero Cammalleri, Sandro Scalia, Luca Trevisani, Seb Patane, Letizia Battaglia, Mimmo Cuticchio, Desideria Burgio, Carlo e Fabio Ingrassia, Fonte & Poe, Laboratorio Saccardi, Manfredi Beninati e Salvatore Arancio che, dopo la sua ultima personale a Castelbuono, è stato invitato alla 57° Biennale d’Arte Internazionale di Venezia.
Affianca il nuovo allestimento museale la mostra temporanea di Lisa Rampilli (artista e designer milanese che ha collaborato con Gucci, Frette, Galleria Luisa delle Piane e Pomellato) che, ispirata dalle preziose decorazioni in stucco dei Serpotta della Cappella Palatina del Castello dei Ventimiglia, ha realizzato una collezione di foulard in seta in edizione limitata.
Informazioni
Museo Civico – Castello dei Ventimiglia
Piazza Castello – Castelbuono (PA)
Info: 0921.671211 – www.museocivico.eu
Biglietto: intero € 4,00; ridotto € 2,00.
ORARIO INVERNALE (dal 1 settembre fino al 21 giugno)
dal lunedì al venerdì: 9.30 > 13 / 15.30 > 19
sabato e domenica: 10 > 13.30 / 15.30 > 19
ORARIO ESTIVO: (dal 22 giugno al 31 agosto)
dal lunedì al venerdì: 9.30 > 13 / 16.30 > 20
sabato e domenica: 10 > 13.30 / 16.30 > 20
Sono previste visite guidate giornaliere gratuite alle 11 e alle 17, in italiano e in inglese
organizzate dalla Pro Loco di Castelbuono