Thursday, December 14, 2017
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Agrigento e la Sagra del mandorlo in fiore: un’installazione artistica per festeggiare Giufà, patrimonio immateriale Unesco

L'accademia di belle arti Michelangelo di Agrigento (www.abama.it) chiamata ad aderire ai percorsi culturali della sagra, dedica alla figura di Giufà un progetto artistico curato da uno dei docenti dell'ateneo, il professore Domenico Boscia coadiuvato

giufà

Da quest’anno, Giufà, che dorme sepolto in files di memoria care alla mia infanzia, è protetto, è di respiro internazionale, è patrimonio immateriale dell’Unesco. Significa che è diventato parte di espressioni della cultura immateriale del mondo (come le lingue, i riti, le tradizioni) in un elenco stilato dall’UNESCO.

Sarà lui il protagonista indiscusso della Sagra del mandorlo in fiore, che con la sua anima folk colorerà come di consueto la spettacolare valle dei templi.

Mia nonna e mia madre mi cuntavano i cosi i Giufà. A Palermo quando si dice “i cosi di Giufà” ci si riferisce a un gesto sciocco, una sbadataggine ingenua, una distrazione. Giufà è un perenne bambino, dall’incanto lieve, sempre sorpreso, ingenuo, stralunato e credulone, pronto a bersele tutte e a prendere ogni parola per vera. Raccolse le sue avventure il grande etnoantropologo Giuseppe Pitrè, fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, raccogliendo in giro per l’Isola tutte le leggende, orali, che venivano tramandate da secoli sul suo conto. Per farvi capire quanto Giufà faccia parte della nostra quotidianità basti pensare che se perdi le chiavi che credevi di aver appoggiato sotto al naso, ti metti una mano in testa e dici: “mah! Cosi di Giufà! Ma se le avevo messe qua!”. Delle volte ridiamo amaro di Giufà, perché ci rivediamo nella sua genuina stoltezza.

La storia più famosa di Giufà, che chiunque avrà sentito nominare è imperniata sulla raccomandazione che gli rivolge la madre. La donna sta per andare in chiesa e mentre lo lascia solo a casa gli fa presente: “mi raccomando tirati la porta quando esci!”. Giufà la prende alla lettera, togliendo la porta dai cardini e accollandosela, fino a raggiungere la madre così: con la porta sulle spalle. Ma Giufà non è solo siciliano, è un’espressione del bacio del Mediterraneo, ancora oggi nei paesi del Maghreb esistono cicli di racconti che hanno come protagonista Djehà, un nome che si pronuncia in modo simile a Giufà: giuhà.

L’accademia di belle arti Michelangelo di Agrigento (www.abama.it) chiamata ad aderire ai percorsi culturali della sagra, dedica alla figura di Giufà un progetto in multistrato di legno e tempera acrilica, curato da uno dei docenti dell’ateneo, il professore Domenico Boscia coadiuvato dalla professoressa Alessia Contino.

Domenico Boscia al lavoro

Domenico Boscia al lavoro

“L’immagine è frutto di una ricerca che rielabora diverse rappresentazioni di Giufà: da Giufà giovane, in vesti arabe, fino a un Giufà anziano, su un asino, in abiti quasi principeschi – spiega Domenico Boscia -. Il risultato è un volto dalla pelle olivastra, un siciliano-arabo”. Fra giare,  colonne, un tamburello, ecco altri simboli isolani, Giufà infatti tiene in mano un ramoscello di mandorlo fiorito, per celebrare l’albero che con i suoi fiori punteggia la valle dei templi con un colpo d’occhio di bianco e rosa.

Il lavoro dell’Accademia diretta da Alfredo Prado che opera in città dal 1979, sarà messo in mostra a piazzetta dei Cinquecento, adiacente alla Chiesa del Purgatorio, nella centralissima via Atenea durante i giorni della Sagra del mandorlo in fiore, dal 4 al 12 marzo.

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