Monday, August 21, 2017
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La tradizione palermitana infatti lo festeggia con il rito del biscotto di San Martino “abbagnatu nn’u muscatu”.

In questi giorni le massaie ne avranno preparati una gran quantità, mentre nei bar e nei panifici ci sarà stata la ‘coda’ per accaparrarseli. Eh sì, perché sono duri e friabili allo stesso tempo, aromatizzati con  anice e cannella, e tassativamente impregnati  della mediterranea fragranza del moscato.

Il biscotto di San Martino lo si può trovare in tre varianti: il tricotto(croccante e friabile, destinato all’inzuppo), il rasco (pasta morbida, inzuppata di liquore, destinata ad essere riempita di crema di ricotta) e la versione del biscotto decorato, si tratta di una pasta morbida, scavata e riempita di conserva, glassata e merlettata con zucchero e decorato con un cioccolatino e frangette d’argento.

Nella storia egli fu, per il suo atto di carità patrono dei medicanti, per il mantello dei sarti; per la cinghia alla quale era appesa la sua spada, dei conciatori di pelli dei lavoratori del cuoio. Poiché una volta trasformò l’acqua in vino, è patrono degli osti, dei fabbricanti di brocche, dei bevitori e degli ubriachi. È patrono dei viticultori e dei vendemmiatori e dei sommelier, perché in occasione della sua festa si beve il vino nuovo, ma anche dei mariti traditi, quindi dei cornuti, ed a proposito di questi ultimi  tradizionalmente nel napoletano si dice che:San Martino se purtava ‘a sora ncuollo.
San Martino si portava sulle spalle la sorella per evitare che cadesse preda dei vogliosi concittadini ma vanamente, perchè questa, trovava sempre il modo per sfuggire alla sorveglianza del fratello, e chiamala scema…

Perché ‘estate di S. Martino’? è il nome con cui viene indicato un eventuale periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. Nell’emisfero il fenomeno si osserva in tardo aprile – inizio maggio, mentre nell’emisfero boreale a inizio novembre (S. Martino viene festeggiato l’11 novembre).

 

Il premio Efebo d’oro 2016 alla carriera va alla regista, sceneggiatrice e fotografa francese Agnès Varda, vera icona del cinema mondiale, che sarà presente a Palermo alcuni giorni durante la 38° edizione del Premio, dal 22 novembre al 3 dicembre. E dalla Scozia arriva a Palermo uno dei più importanti, innovativi e geniali “visual artist” della sua generazione, premiato a soli trent’anni con il prestigioso Turner Prize: Douglas Gordon riceverà il Premio per i nuovi linguaggi, sempre dell’EFEBO D’ORO.

La nuova edizione della manifestazione, la trentottesima, verrà presentata martedì 15 novembre alle 10 a Villa Niscemi, a Palermo: saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il presidente del Centro di ricerca Egle Palazzolo, il direttore artistico Giovanni Massa, e Ines Curella, direttore generale della Banca Popolare Sant’Angelo, storicamente vicina al Premio internazionale che ogni anno va al miglior film tratto da un’opera letteraria.

Il 38° Efebo d’Oro è realizzato con il contributo di Ministero dei Beni Culturali, Direzione Generale Cinema, della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e SpettacoloUfficio speciale per ilCinema e l’Audiovisivo / Sicilia Film Commission e della Città di Palermo, Assessorato alla Cultura. Patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Sicilia. Main Sponsor Banca Popolare Sant’Angelo. La 38ma edizione dell’Efebo d’oro è organizzata con la collaborazione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Palermo, del Centro Tau, della Cinetaca Nazionale, di Civita, della Libreria Broadway, della Cineteca di Bologna.

 

Sito: www.efebodoro.it  FB: https://www.facebook.com/efebodoro

Somenica 13 novembre, nelle cantine Al-Cantàra di Randazzo, si inaugura la mostra “Stappiamolarte” promossa da Pucci Giuffrida, fondatore dell’azienda vinicola che ha associato l’amore e la passione per il vino di qualità – prodotto da eccellenti e curati vigneti dell’Etna – a quello per l’arte, la poesia (ogni etichetta s’ispira ai versi di Nino Martoglio) e l’illustrazione d’autore. Protagonisti dell’esposizione, in programma dalle ore 15, saranno sculture e installazioni realizzate da 68 artisti con decine di tappi di sughero “marchiati” dall’inconfondibile logo di Al-Cantàra: il volto di donna nato dalla matita dell’illustratore Alfredo Guglielmino, icona distintiva dell’azienda vinicola nata nel 2005 e i cui vini sono stati più volte premiati in occasione di concorsi nazionali e internazionali.

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Alla mostra “Stappiamolarte” è dedicato un catalogo che riunisce tutte le opere realizzate per Al-Cantàra insieme a brevi ritratti dei 68 artisti che hanno accolto l’invito di Pucci Giuffrida. Nel solco delle precedenti iniziative solidali di Al-Cantàra – come quella delle etichette d’autore – anche queste opere saranno messe all’asta e il ricavato devoluto a favore di onlus impegnate nell’assistenza dell’infanzia abbandonata. Maggiori informazioni su www.al-cantara.it

Numerose sono le opere letterarie e musicali che si sono ispirate alla leggenda medievale di Geneviève de Brabant. Sposa del conte palatino Sigfrido, la giovane sposa viene ingiustamente accusata di adulterio dal malvagio Golo e per questo condannata a morte.  Decisa a salvarsi, fugge in un bosco e si rifugia in una grotta.

Lo spettacolo ripropone questa antica leggenda nella forma di un’opera comica per marionette adattando l’opera di Erik Satie il cui libretto perduto fu ritrovato dopo la morte del compositore in un angolo del suo appartamento. Un viaggio nel passato tra storia e leggenda in uno spettacolo in cui ingenuità, franchezza, tenerezza si fondono con un’ironia che rende quest’opera “in miniatura” di Satie un piccolo capolavoro.

Predicatore: José Géal – Toone VII; Voce delle marionette: Nicolas Géal – Toone VII; Soprano: Natacha Kowalski; Pianoforte: Pierre-Alain Volondat.

Il Théâtre Royal de Toone è uno dei più antichi teatri di marionette di Bruxelles. Fondato nella prima metà dell’Ottocento da Antoine Genty (il primo Toone – diminutivo di Antoine – della genealogia della famiglia), dal 1963 la compagnia viene diretta da José Gèal (Toone VII) allora presidente dell’Unima. Dal 2003, la direzione della compagnia è affidata a Nicolas Géal, figlio di José. Appassionato conoscitore di cultura popolare, José si forma in ambito teatrale sia collaborando precocemente e continuativamente con il Teatro di Toone, sia frequentando corsi di declamazione e arte drammatica.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Info: 091.328060

www.festivaldimorgana.itwww.museodellemarionette.it

Alla Fondazione Puglisi Cosentino, dove fino al 15 gennaio è in corso la mostra di Ugo Nespolo “That’s life” – ideata e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro e a cura di Danilo Eccher – proseguono nel weekend con due nuovi laboratori dedicati ai bambini dai 4 ai 10 anni le attività di didattica museale affiancate ai servizi di visite guidate per studenti (dalla materna all’università) e gruppi.

Sabato 12 novembre (ore 17) si giocherà con i numeri e le forme geometriche. Il laboratorio si intitola “I numeri si amano?”, prende spunto da alcune opere in mostra (come “Addizione”,smalti su legno del 1973) e a condurlo sarà Marisa Casaburi, illustratrice e artigiana della cartapesta. “Un laboratorio – spiega la Casaburi – che unisce l’esplorazione del mondo dei numeri e delle forme nello spazio con la fantasia e la creatività. Con la tecnica del collage si creeranno delle coloratissime carpette che ogni bambino potrà personalizzare con molteplici forme e geometrie”.

Domenica 13 novembre  (ore 17) di scena la disegnatrice Nadia Ruju con “Cromo-Collage”, un laboratorio ispirato alle opere di Nespolo e ad alcuni divertenti e a volte impercettibili, per gli adulti, dettagli figurativi che la fantasia dei bambini trasformerà in personaggi e creature bizzarre del mondo dei fumetti.

I laboratori sono preceduti dalla visita guidata alla mostra. Per partecipare o prenotare la visita guidata (coordinata da Identitas – Servizi Culturali e Fundraising) occorre prenotarsi al nr. 329 45.71.064 o scrivere email a info@didatticaidentitas.it.

La mostra di “Ugo Nespolo. That’s life” è visitabile dal martedì alla domenica: 10-13 e 16-20. Biglietto: intero 8 euro, ridotto 5 euro. Martedì e venerdì pomeriggio ingresso ridotto a 3 euro per tutti. Catalogo in vendita al bookshop.

 

“UGO NESPOLO. THAT’S LIFE” Notizie sulla mostra

Fino al 15 gennaio la Fondazione Puglisi Cosentino ospita il mondo stravagante di Ugo Nespolo, esplorato e raccontato nell’antologica “That’s Life” dal curatore Danilo Eccher in una mostra ideata e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo.

Piemontese, 75 anni, Nespolo è uno degli interpreti più singolari nella pittura del Novecento italiano e questa sarà la sua prima mostra nell’isola. “A Catania e alla Sicilia – scrive il curatore Eccher – il compito di ridistribuire le carte per una nuova lettura del piemontese Nespolo, recuperare tracce importanti che raccontano di leggerezza goliardica nell’analizzare le dinamiche logico-matematiche, l’ironia profonda, dai profumi situazionisti, per una drammatica crisi sociale che nel 1969 gli farà realizzare opere come ‘Champagne-Molotov’, i giocattoli giganti di un poverismo metafisico, gli anagrammi e gli incastri da cui poi prenderanno vita le figure e i paesaggi immersi nelle esplosive atmosfere deperiane”.

In mostra a Catania sono oltre 170 opere, provenienti da collezioni private, realizzate dall’artista in un arco temporale di circa cinquant’anni, fra il 1967 e il 2016. Insieme ad un corpo di disegni, figurano sculture, installazioni, mobili e tappeti di design, costruzioni in legno che sono la cifra identificativa del maestro piemontese. Una sezione, in particolare, è dedicata al cinema sperimentale degli anni Settanta.

Scrive Eccher nel suo saggio introduttivo: “Come spesso capita, attorno alle cose che si pensa di conoscere molto bene si scopre invece un’infinità di aspetti ignoti e di elementi sorprendenti; di un artista conosciuto e apprezzato, anche dal grande pubblico, come Ugo Nespolo, si pensa di conoscere tutto, ci si illude di esaurire l’intera sua ricerca nei legni policromi. Invece, il percorso creativo di Nespolo nasconde brusche sterzate, inattesi inciampi, improvvise impennate, nasconde un mondo visionario e acrobatico che si lascia solo intuire nelle opere più note. A Catania proporremo un itinerario a ritroso per ritrovare alcune pagine ancora oscure della storia dell’arte contemporanea ma anche per ricostruire la complessa mappa artistica di un grande e singolare protagonista dell’arte italiana. Significa ricostruire le prime esperienze ‘fluxus’ con Ben Vautier, le mostre da Arturo Schwarz, rileggere le critiche di Pierre Restany, scorrere i primi film sperimentali con Lucio Fontana attore, cogliere l’ironia e lo sberleffo che accomunava Nespolo all’amico Alighiero Boetti. Togliere le incrostazioni interpretative legate alla bellezza superficiale per scavare nei pensieri più ruvidi, nella poesia più intima dell’arte di Ugo Nespolo, è quello che la mostra siciliana di Catania intende restituire. Non un artista diverso ma più completo, non una semplice mostra ma una ricerca curiosa e interessante”.

“Sono sinceramente molto felice di aver contribuito in maniera determinante a realizzare questa mostra che può considerarsi una retrospettiva del percorso culturale ed artistico del mio caro amico Ugo Nespolo. – afferma il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e promotore dell’iniziativa, il quale aggiunge – Dopo anni in cui le nostre vite non hanno più consentito di incontrarci, grazie all’amabilità del gallerista Enrico Lombardi ho avuto modo di rivedere alcune sue opere e con grande emozione ritrovare, attraverso di esse, quel periodo così gradevole che ha caratterizzato la mia vita giovanile negli indimenticabili anni Sessanta, in cui i grandi protagonisti erano Arturo Schwarz e la sua meravigliosa galleria, il caro amico Giorgio Marconi ai primi passi della sua avventura professionale e gli artisti a quell’epoca considerati rivoluzionari, ovvero Baj, Crippa, Dova, Bertini, Harloff, Tadini e Del Pezzo, dei quali faceva parte, appunto, anche Nespolo. In mostra abbiamo portato un compendio di opere che sintetizzano l’intera e variegata sua parabola artistica, a cominciare dalle sculture di fine decennio, per continuare con le incursioni nell’Arte povera dei primi anni Settanta, con i tappeti ed i ricami degli anni Settanta ed Ottanta e con la poliedrica produzione dell’ultimo ventennio, incluse l’esperienza cinematografica che lo ha visto autore di pellicole e manifesti di film e le opere di ispirazione deperiana. Sono dunque molto felice che questa retrospettiva complessiva di Ugo Nespolo sia stata realizzata su mio impulso grazie alla Fondazione che presiedo, non solo come omaggio ad un rapporto amicale antico attualmente rinnovatosi, ma soprattutto quale testimonianza concreta del fatto che – in un’epoca così convulsa, in cui il mondo accelera in maniera sorprendente giorno dopo giorno – i valori culturali che mi avevano suggestionato tanti anni fa mantengono inalterato il loro effetto trascinante ancora oggi.”.
“Nespolo – dice Allegra Puglisi Cosentino, Presidente della Fondazione Puglisi Cosentino – ha l’abilità di ‘portare l’arte nella vita’, spaziando attraverso settori completamente diversi e sempre con il proprio stile inconfondibile. Si tratta di un artista incredibilmente poliedrico, capace di esplorare nel corso della sua vita mondi sempre nuovi come la grafica pubblicitaria, il design, il cinema, il teatro, l’illustrazione, l’abbigliamento. La sua ricerca spazia attraverso materiali, supporti, tecniche differenti, sempre guidata da uno spirito ludico e da un’inondazione di colori che travolgono inesorabilmente lo spettatore. Un artista senza confini, che si slega dalle tradizionali forme d’arte come la pittura o la scultura affrontando con coraggio sfide sempre diverse e arrivando a progettare tra le tante cose anche un orologio Swatch, un’etichetta Campari e la maglia rosa del Giro d’Italia 2003. Siamo entusiasti di ospitare questa mostra negli spazi della Fondazione Puglisi Cosentino dando l’opportunità ai visitatori di conoscere da vicino l’arte di un grande interprete del Novecento”.

 

Alla mostra “That’s Life”, che vede il coordinamento generale di Enrico e Lorenzo Lombardi, è dedicato un prezioso catalogo-volume edito da Franco Maria Ricci che, insieme a immagini e documenti inediti con cui si ricompone lo straordinario percorso artistico di Ugo Nespolo, raccoglie con il testo del curatore Eccher anche un’accurata antologia critica di saggi dedicati al maestro da studiosi e storici dell’arte nel corso della sua decennale attività.

UGO NESPOLO. “That’s life”

A cura di Danilo Eccher
Catania | Fondazione Puglisi Cosentino | via Vittorio Emanuele 122

2 ottobre 2016 – 15 gennaio 2017.

Unendo le due escursioni programmate per questo fine settimana escursionistico la prima sabato 12 novembre a Rocca di Novara e la seconda domenica 13 novembre alla Grotta del Lauro e Rocca Calanna ad Alcara Li Fusi, ecco spuntare un weekend al quale aggiungere la visita del borgo di Alcara Li Fusi e una serata da passare assieme tra buon cibo e nuove amicizie. In ogni caso potete partecipare anche alle singole giornate.
12 novembre 2016 – ROCCA DI NOVARA, CERVINO DI SICILIA
Da molti chiamata il Cervino di Sicilia per la sua somiglianza con questa vetta alpina, dai novaresi è detta la Rocca Salvatesta, la Rocca di Novara è una delle cime più alte e più riconoscibili dei peloritani. Alta 1340 metri offre una bella escursione che permette di circumnavigarla e scalarla. Una domenica di trekking per ammirare il panorama che spazia dall’Etna, a Tindari, al Golfo di milazzo, allo Stretto di Messina.
13 novembre 2016 – Grotta del Lauro e Rocca Calanna
Sulle Dolomiti di Sicilia, le Rocche del Crasto per scoprire uno dei suoi luoghi più particolari, la Grotta del Lauro, una grotta di origine calcarea da esplorare ed ammirare. Bello l’itinerario che partendo dai piedi di Rocca Calanna, passa sotto il nido dell’aquila tra le splendide pareti rocciose ed arriva all’ingresso della grotta. Poi due ore all’interno tra stalattiti e stalagmiti calcarei che creano effetti speciali da vivere. Alla fine pronti per la discesa magari scrutando il volo dell’aquila o dei grifoni. Il tutto ad Alcara Li Fusi all’interno del progetto Alcara Borgo Natura
Per chi volesse può partecipare anche all’escursione di sabato a Rocca di Novara e poi pernottare ad Alcara li Fusi e partecipare la domenica a questa escursione.
Guida: Attilio Caldarera, 349 7362863, attiliocaldarera@gmail.com –www.vaicoltrekkingsicilia.com – www.attiliocaldarera.com
Quota: € 30,00 (guida, assicurazione e organizzazione delle 2 escursioni)
Altre Spese: € 50,00 (comprendono pernottamento ad Alcara Li Fusi, cena, colazione)
I costi non comprendono: pranzo a sacco di sabato e domenica
Ritrovo: sabato 12 novembre 09,30, Novara di Sicilia (ME).
Fine escursione: domenica 13 novembre ore 16,30 Alcara Li Fusi (ME).
Viaggio: utilizzo auto propria. Difficoltà: Media
Attrezzatura necessaria: abbigliamento da trekking.

Le Isole Eolie in inverno, un viaggio fuori stagione. Le isole con pochi turisti, poche barche, senza bagnanti. Le isole quasi solo per noi. Il mare è sempre li, ma a dicembre distrae meno che in estate e lo si guarda con altri occhi. Un viaggio sui vulcani, lungo i sentieri inverditi della stagione umida ed un particolare interesse per l’archeologia.

Programma

Giovedì 8 dicembre: Partenza alle ore 8.30 da piazza Giotto con i mezzi propri e condivisi (chi preferisce anche con mezzi pubblici) per il porto di Milazzo. Imbarco su aliscafo per Lipari delle ore 12.15 e arrivo a sull’isola alle ore 13.30. Sistemazione, pranzo leggero ed escursione circa tre ore a Contrada Falcone e Monte Guardia m 369, anello sulla parte meridionale dell’isola di Lipari con vista su Vulcano. Rientro in albergo, cena e pernottamento.

Scheda tecnica: lunghezza km7, dislivello m400 circa, natura del percorso sterrata, sentiero; ( un omino).

Venerdì 9 dicembre: Partenza in autobus per Quattropani ed escursione al Monte Pilato m475 per il sentiero che attraversa l’antica colata delle Rocche Rosse, datata tra l’VIII ed il VII secolo d.C., una delle più recenti dell’isola. Il Monte Pilato è il punto più alto dell’orlo del cratere da cui è fuoriuscita ed è costituito da bianchi depositi piroclastici di pomice. Nel pomeriggio, rientro albergo per la cena e il pernottamento.

Scheda tecnica: lunghezza km9 , dislivello complessivo circa m 500 in salita e m 700 in discesa , natura del percorso sterrata e sentiero; (due omini).

Sabato 10 dicembre: Dopo colazione, visita del museo archeologico di Lipari e partenza con aliscafo delle ore 11.40 per isola di Vulcano. Escursione al cratere e passeggiata lungo sentieri alle pendici del vulcano. Ritorno a Lipari con aliscafo delle ore 16.55 (arrivo 17.05). Cena e pernottamento.

Scheda tecnica escursione salita al cratere di Vulcano :lunghezza km6 circa, dislivello 400 m circa, natura del percorso sterrata e sentiero (uno/due omini).

Domenica 11 dicembre: partenza con autobus per località Quattropani ed escursione lungo il sentiero della costa occidentale: Terme di San Calogero e Piano Conte. Rientro a Lipari. Imbarco su aliscafo delle 17.35 per Milazzo dove si arriva alle 18.40 Rientro a Palermo in serata.

Scheda tecnica: lunghezza km 8 circa, dislivello m 500 circa in discesa e m 300 in salita. Natura del percorso sterrata e sentiero (uno/due omini).

Quota di partecipazione 230 € comprensive di quota Artemisia, servizio di mezza pensione (cena, pernottamento,prima colazione) presso albergo a Lipari (in camere doppie o triple), aliscafo A/R Milazzo- Lipari e A/R Lipari-Vulcano. La quota non comprende i pranzi al sacco, gli ingressi al museo archeologico e i biglietti dell’autobus a Lipari. Condivisione spese di viaggio (per chi fruisce di passaggio): € 20 (compresi i pedaggi autostradali). Per prenotazioni, entro martedì 22 novembre, versamento acconto di €50. Per informazioni telefonare a Luigia 3286655656.

Eclettica, affascinante, anticonformista nobildonna palermitana, un passo avanti rispetto al suo tempo, Topazia Alliata di Salaparuta è sempre stata uno spirito libero. Pittrice, gallerista, curatrice, talent scout dal gusto deciso e sicuro, ma anche donna sportiva ed elegante, con due occhi straordinari, Topazia ha percorso un intero secolo, il Novecento, viaggiando parecchio, sola e con il marito Fosco Maraini, da cui ebbe tre figlie, Dacia, Yuki e Toni. Pur legata alla nobiltà europea, curatrice di mostre internazionali, è sempre rimasta avvinta alla Sicilia, fino alla sua morte, avvenuta un anno fa, a 102 anni.

Una mostra a Palermo – prima retrospettiva a lei dedicata, voluta dalle figlie Dacia e Toni Maraini e dalla nipote Gioia Manili – la racconta attraverso fotografie, disegni, lettere e alcune tra le sue tele più interessanti, al fianco di opere di suoi amici e colleghi: da Guttuso a Pupino Samonà.

“Topazia Alliata. Una vita per l’arte” [Palermo, Palazzo Sant’Elia, 11 novembre 2016 – 11 gennaio 2017] vede la curatela del critico d’arte Anna Maria Ruta, grande esperta del ‘900 e studiosa del Futurismo, che sei anni fa per l’editore Kalòs ha pubblicato la prima biografia dell’artista e gallerista. Organizzata dalla Fondazione Sant’Elia (ente della neonata Città metropolitana presieduta dal sindaco Leoluca Orlando) in collaborazione con l’associazione Lo Stato dell’Arte, la mostra ha il patrocinio del Comune di Palermo.

 

Il percorso espositivo osserva in filigrana una nobildonna che rifiutò la tradizione e volle correre per il mondo, animata da uno spirito curioso e sicuro da elegante conoscitrice, amica di poeti, intellettuali, scrittori ed artisti come, oltre a già ricordati Renato Guttuso e Pupino Samonà, Corrado Cagli o Carlo Levi, ma anche di intellettuali impegnati come Danilo Dolci.

A Palazzo Sant’Elia, l’obiettivo della Ruta mette a fuoco la figura della nobile aristocratica anticonformista, cresciuta in una famiglia di artisti (le zie pittrici Felicita ed Amalia Alliata, ma anche Quintino di Napoli); ne ripercorrela vicenda umana, i rapporti, le amicizie, la capacità artistica. Il racconto è scandito da otto sezioni tematiche che, partendo dalla storia della famiglia Alliata, toccano gli anni in cui frequentò l’Accademia di Belle Arti, i maestri, i giovani colleghi; il rapporto e il matrimonio con l’etnologo e fotografo Fosco Maraini, il trasferimento in Giappone durante la seconda guerra mondiale e la sofferta parentesi vissuta da tutta la famiglia in un campo di concentramento nel paese del Sol Levante; il ritorno in Sicilia e l’avventura da imprenditrice alla guida della Vini Corvo; gli anni ’50, gli intellettuali e gli amici artisti; la nascita della Galleria d’arte a Trastevere e i rapporti con artisti e collezionisti internazionali. Ciascuna delle sezioni ospita opere appartenenti agli eredi di Topazia Alliata o in prestito da istituzioni e collezionisti privati.

 

La mostra sarà un excursus storico-artistico sulla creatività della famiglia Alliata, sui maestri – Pippo Rizzo, Archimede Campini, Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella; sui colleghi d’Accademia – Renato Guttuso, Nino Franchina, Ezio Buscio, Piera Lombardo, Lia Pasqualino Noto, Giovanni Rosone; sugli artisti ospitati da Topazia e lanciati dalla Galleria Trastevere. Un frammento è dedicato agli anni giapponesi: «Seguii Fosco fino alla fine del mondo» scrive Topazia parlando del suo soggiorno in Giappone concluso poi nel campo di concentramento. Le firme raccontano un secolo di arte italiana: dagli Alliata, a Quintino Di Napoli, Renato Guttuso, Ettore de Maria Bergler, Lia Pasqualino Noto, Pina Calì, Archimede Campini, Pippo Rizzo, Mario Mirabella, Nino Franchina, Elisa Maria Boglino, Nino Garajo, Piera Lombardo, Michele Dixit, il soprano e pittrice Ester Mazzoleni Cavarretta, Daniele Schmiedt, Corrado Cagli, Ezio Buscio, Giovanni Rosone ed altri.

Le opere di Topazia Alliata non sono moltissime, ma mostrano una mano sicura, attenta, influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo. «Non so perché mia madre abbia smesso di dipingere – scrive Dacia MarainiProbabilmente non aveva abbastanza fiducia nel suo lavoro. Come tante donne, portava in sé la memoria atavica della sfiducia istituzionale».

 

La nobildonna

La retrospettiva di Palazzo S. Elia, a cura del critico d’arte Anna Maria Ruta, prende le mosse dai primi anni passati tra il nobile palazzo di famiglia di Palermo e la villa di Bagheria: la giovane Topazia è irrequieta e affamata d’arte; nella Sicilia appena uscita dalla Prima Guerra, lei porta i pantaloni, fuma e guida l’auto (è una delle prime donne in Sicilia a prendere la patente) si impone sulla morale del tempo e convince il padre, il duca Enrico di Salaparuta –, uomo nemico di ogni pregiudizio, interessato alle nuove culture e all’ antroposofia, vegetariano e naturista, mentre la madre è Amelia Ortuzar Olivares detta Sonia, figlia di un diplomatico cileno, straordinaria cantante d’ opera che ha interrotto la carriera per sposare il duca siciliano -, a farle frequentare non solo l’Accademia di Belle Arti, ma anche la Scuola Libera del Nudo, allora proibita alle donne.

Viaggiatrice, curiosa, sportiva, a 18 anni raggiunge Firenze dove conosce Fosco Maraini, giovane etnologo, scrittore e fotografo: è amore a prima vista, i due giovani dopo pochi anni si sposano e, dopo una parentesi da bohémien a Fiesole, si trasferiscono in Giappone dove Maraini ottiene un incarico universitario; la famiglia – nel frattempo sono nate le tre figlie – rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò ed è perseguitata dalle leggi naziste; sarà rinchiusa in un campo di concentramento di Nagoya da cui verrà liberata soltanto nel 1945.

Il ritorno in Sicilia porta Topazia Alliata alla guida dell’azienda vinicola di famiglia. Iniziano i primi dissapori con Fosco, dopo pochi anni la coppia si separa: Topazia, che ha sempre continuato a disegnare e dipingere, seppure senza continuità, inizia a viaggiare tra Roma e Palermo, rinsalda i rapporti con il mondo dell’arte e le gallerie; il suo gusto sicuro le fa scegliere pittori e scultori, intuisce l’estro e le potenzialità di giovani come Pupino Samonà e li lancia sul mercato. Dopo qualche anno apre la sua a Roma: la Galleria Trastevere diventa ben presto un punto focale del movimento artistico degli anni Sessanta, ribalzando su Palermo un’attività straordinaria che porta la nobildonna ad essere apprezzata da Bruno Caruso ed Enzo Sellerio.

La Galleria si apre con una mostra su Cascella nel ‘59, seguirà Nuvolo e tanti altri, fino alla chiusura nel ‘64. Topazia sostiene Danilo Dolci, si accosta al Movimento Federalista Europeo e, alla sua nascita, aderisce al Partito Radicale, ma è anche separatista di Sinistra, come lei stessa confessa, distinguendosi dalle rappresentanti dell’aristocrazia siciliana, così lontane da lei per comportamenti e cultura.

Dopo la chiusura della galleria, Topazia Alliata comincia a proporre e curare mostre in importanti musei: gusto sicuro, piglio energico, una grazia infinita, la nobildonna dagli occhi di smeraldo incanta prima la vecchia Europa, poi l’America. L’elenco delle mostre è infinito, ognuna è un grande successo. Topazia Alliata è scomparsa nel 2015, a 102 anni.

Festa dell’Immacolata  8-11 dicembre a Pachino per vivere l’evento TERRA LUCE BENESSERE.

Un lungo weekend all’insegna della diversità, dell’energia immergendosi nella Sicilia vera.

Non bisogna aspettare le vacanze di Natale per scoprire i mercatini, basta visitare il Cortile dei Tesori all’interno del Museo del vino di Nele Nobile con le  postazioni degli artigiani della ceramica, della cera, del cuoio, della pietra, dell’oro, ma ci sarà anche spazio per scoprire e acquistare le prelibatezze rigorosamente siciliane.

L’evento è un momento dal forte impatto emozionale perché cerca di offrire una forte immagine del territorio e sabato mattina ci offrirà un incontro dibattito dal titolo “SALUTE & ARMONIA  UN MIX  CHE FA GOLA” ospitato al Feudo Maccari.

La scelta al Feudo è stata voluta perché la forza del vino nella vita contemporanea diventa un perfetto emblema di localismo, territorialità e autenticità in una società sempre più globalizzata e virtuale.

Contatti:  info@furriando.it

Non è difficile arrivare a Racalmuto se da Palermo procedi verso Caltanissetta (e le sue uscite infinite dall’autostrada – Caltanissetta sud, Caltanissetta nord etc. di cui un giorno chiederò conto per pura curiosità) Racalmuto è un paese dell’agrigentino, ed è il paese di Sciascia. Leonardo Sciascia, lo scrittore dallo sguardo puntuto che tante volte il fotografo Ferdinando Scianna ha colto, saggista, giornalista, che ha svelato all’Italia tutta il significato della parola mafia e di piccoli loschi traffici di “dare e avere” capaci di creare infinite e lunghissime catenine clientelari, condite da saluti, cenni del capo, riti e frasi di circostanza.

Leonardo Sciascia è lì, fra i mattoni e fra le architetture, e il paese gli rende tributo, e riconoscenza.

Fondazione Sciascia, ph. Vincenzo Di leo

Fondazione Sciascia, ph. Vincenzo Di leo

Sciascia amava Racalmuto e Racalmuto ama lui, ne custodisce la memoria e, come può, lo spirito indomito.

Fra gli itinerari, infatti, del territorio, un percorso di turismo culturale che conduce per i luoghi di Sciascia. È interessante capire come il genio di Sciascia, una delle voci più autorevoli – in un’intervista a Fatti Italiani il giornalista Attilio Bolzoni, in occasione del premio Kaos gesti e parole di legalità ha dichiarato che insieme a Pasolini, quella di Sciascia è la voce che più gli manca e ha lasciato un vuoto – fosse contenuto in questi spazi: nella classe dove insegnava nella scuola che adesso porta il suo nome, nel circolo degli Zolfatai e in quello Unione.

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Racalmuto gli dedica anche la Fondazione Sciascia, dove si possono leggere i suoi carteggi con Pasolini, Bufalino e altri esponenti della cultura, di cui ci fregiamo, e che è bello ritrovare uomini, intenti a lavorare, ogni giorno, scambiare impressioni, suggerimenti, vederli muovere fra le pieghe della società in cerca di indizi, di rivelazioni, di notizie per sostanziare tesi, intuizioni, idee. Tutto questo a Racalmuto, dove potrete ritrovare un gioiellino minuto e finissimo come il teatro Regina Margherita o mangiare taralli dalla lassa freschissima, che si scioglie in bocca. Nell’Isola, sempre lei, che, qualsiasi cosa accada, è e rimane: un posto da sogno. “Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? – scrisse Sciascia –  Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando.”

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