Sunday, September 22, 2019
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Una lettera da Gaza: come si vive lì? Condividiamo le parole di Ramy

Scrive Ramy Balawi: Vorrei chiedere a voi se posso ottenere l’ammissione alla scuola d’arte di Palermo o da qualche altra parte.

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Noi non riceviamo spesso lettere che non siano comunicati stampa o richiesta di eventi e tour che premono per essere segnalati, ma questa storia, che ci arriva dalla nostra stimatissima Daniela Thomas di Domodama, ci invita a riflettere sul nostro modo di muoverci nel mondo, qui e ora e su come è possibile intervenire.

Ve lo copia  e incollo, “in via del tutto eccezionale” anche se non è il solito argomento di turismo di cui ci occupiamo, perché merita la lettura e perché chi la spedisce, merita, simbolicamente, una  seconda possibilità, come tutto il territorio da cui proviene e come tutte le persone del mondo. Alla fine quello che chiede è qualcosa a cui noi possiamo accedere con relativa facilità, essere ammesso alla scuola d’arte.

Eccola:

so bene che siamo in estate e molti di noi sono in vacanza: ma intanto, nel mondo accadono cose terribili, ed esserne testimoni non basta, non serve a niente e a nessuno – nemmeno a noi, che un giorno saremo ricordati così, come testimoni ignavi.
Ho ricevuto una lettera da Ramy Balawi, giovane maestro elementare di Gaza, che forse alcuni di voi ricorderanno giacché noi di Domodama ce n’eravamo occupate in passato. La condivido con voi: potrete leggerla cliccando qui oppure leggendola di seguito:

Scrive da Gaza Ramy Balawi:

Ciao Daniela, non so cosa dire o come descrivere come vivo in questi giorni, dopo che ho perduto mio fratello, malato da settimane, perché il mondo lo ha privato di ogni diritto a una cura, così come ha privato la mia famiglia del diritto di vivere durante l’ultima guerra. Non so come descrivere la mia sofferenza di vivere nella solitudine più crudele, con un dolore insopportabile. Non so come tradurre la mia vita in parole, perché non c’è modo di esprimere che cosa vuol dire quando svanisci dentro e muori clinicamente esalando l’ultimo respiro e rendendoti conto che quello è l’ultimo respiro della tua vita. Nessuno è in grado di immaginare che cosa significa quando si muore lentamente, senza nemmeno poter gridare dal dolore perché si sa che nessuno vuole sentire questo dolore dato che sei stato abbandonato, perché hai chiesto solo l’opportunità di vivere come un essere umano nel mondo. Io non sogno che una semplice opportunità di vivere da essere umano, e anche se ho perso tutto nella vita, posso dire che il mondo non mi ha privato del mio diritto di vivere, pur avendo privato la mia famiglia del proprio. Io sto attraversando i momenti più terribili di tutta la mia vita, mentre sento che respiro il mio ultimo respiro. Per favore, Daniela, perdonami se le mie parole sono dure, ma non posso esprimere la mia vita crudele in nessun altro modo.

Gli ho risposto così:

Ramy, io speravo che tuo fratello si sarebbe ripreso. Mi dispiace che non ce l’abbia fatta. Il mondo è in ginocchio in questo momento, ma noi dobbiamo resistere. Resistere perché ci siamo: siamo vivi. Guarda gli alberi: vivono anche quando intorno a loro infuria la guerra e la devastazione. E anche quando qualcuno li brucia, spesso dopo un po’ di tempo spuntano foglie nuove. Il nostro compito, in questo momento, è quello di non perdere la speranza. Quello che accade dipende dall’ignoranza. La gente è pazza e ignorante, Ramy. Noi dobbiamo mostrare ai più giovani e ai bambini che si può andare oltre, dobbiamo ancora raccontare le favole e guardare le stelle e la luna e l’alba e il tramonto, Ramy. Tu sei un Maestro e non devi dimenticare questo. Il tuo compito è insegnare la storia: non solo quella passata, ma quella presente, quella di ogni momento.

E allora lui mi ha scritto:

Daniela, è difficile riscuotersi da tutto questo dolore insopportabile, perché non si può immaginare che cosa significa attraversare questa crudeltà e perdere tutto, senza avere l’opportunità di respirare o recuperare. Vorrei chiedere a voi se posso ottenere l’ammissione alla scuola d’arte di Palermo o da qualche altra parte.

Lo so che in questo momento sono milioni le persone che stanno male. Però credo che anche il cammino più lungo comincia con un piccolo passo, e vi chiedo: cosa possiamo fare, noi? Ramy è un maestro elementare, ha la responsabilità di molti e molti bambini, che hanno diritto a un futuro. In che modo possiamo farlo venire qui da noi? Cosa possiamo fare tutti insieme? Cosa potremmo rispondergli? Perché se lasciamo cadere la sua richiesta, siamo anche noi complici. Complici di questo momento assurdo in cui è possibile vedere su Internet i filmati degli orrori più inimmaginabili, ma sempre e solo dopo almeno 15 secondi di pubblicità.

Mobilitiamoci, non ci vuole poi tanto, secondo me. Fatemi sapere qui, presto.

Daniela Thomas

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