Friday, September 20, 2019
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Cose da fare a Palermo: vivere un sabato a Mondello

E non ci sono più le "abbanniate" di una volta. In spiaggia il tormentone dell’anno è l’uomo cioccolatino che ripete:”pellicula, custodia, pellicula”, roba per tecnologia avanzata.

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Sabato mattina, Mondello ore 9.30: tutti al mare.

Finalmente non c’è vento, non piove, il sole bacia tutti, brutti e belli, anche se a Palermo (Panormus, città tutto porto), il suo accesso non è per tutti.

Ma non ci arrendiamo, nonostante la fila lunghissima per accaparrarci un lettino blu a Valdesi – l’alternativa sarebbero pochi centimetri di battigia e un telo mare sull’altro. Dopo tre quarti d’ora di fila (c’è una sola bigliettaia dentro una cabina infuocata), finalmente il biglietto, praticamente una ‘botta’ per il portafogli: 15 euro più uno di caparra per il badge che utilizzeremo per valicare la prima staccionata bianca di legno. E il mare dov’è? E l’agognato lettino? Settore xyz, numero 00, caspita sembra una caccia al tesoro senza premio, visto che il mare dopo aver percorso metri di gimkana ancora non lo vediamo. In aiuto arriva però uno dei gentilissimi ragazzi dello staff e finalmente è relax. Beh, si fa per dire, visto che siamo incollati alla sdraio della vicina che ci tuona :” ma lei lo sa come sono a Rimini ste cose? Praticamente un lettino sull’altro, bah!”. Per carità, meglio Mondello, almeno il mare ad inizio stagione è sempre stato cristallino. E così superiamo le altre staccionate e finalmente ci tuffiamo insieme alla bolgia degli altri bagnanti che da mesi attendono una rinfrancante nuotata. Bello, bellissimo, ne è valsa la pena, il mare è caraibico e la frescura è arrivata nonostante tutto.

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In spiaggia il tormentone dell’anno è l’uomo cioccolatino che ripete:”pellicula, custodia, pellicula”, roba per tecnologia avanzata, roba che si sostituisce alle nostalgiche cavigliere con pendagli; quegli accessori orientali che compravi in riva al mare e che ti rendevano più sensuale la caviglia abbronzatissima. Altro tormentone, il telo mare tunisino in cotone, da sostituire rigorosamente alle obsolete e pesantissime tovaglie di spugna.

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E ovviamente un tripudio di cori che si uniscono: “cocco bello”, “chi cavura a ciambella” e il simpaticissimo fruttivendolo che si allavanca (cade per terra). Così almeno c’è scritto sull’anguria; solo che lui ci tiene a precisare “io però un maiu allavancatu mai (io però non sono mai caduto per terra”.

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