Friday, September 20, 2019
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Passeggiare sugli Iblei ragusani godere dei panorami intorno al Lago di Santa Rosalia, bacino artificiale formato dalle acque del fiume Irminio, ormai sosta privilegiata di stormi di uccelli migratori. Da qui ci si può muovere per Cava Gria, un’ampia e florida cava attraversata dal torrente omonimo tributario di sinistra del fiume Irminio. L’appuntamento per questa escursione ad anello di 12 chilometri circa, adatta a tutti, sarà alle 8,30 in Piazza Libertà a Ragusa il 10 aprile.

Lungo la via vi stupiranno muri a secco e terrazzamenti, di masserie e grandi campi coltivati, di trazzere e mulattiere oramai in disuso. Dallo cima lo sguardo potrà abbracciare la bellezza del
tavolato ibleo circostante.

Si consiglia sempre il classico equipaggiamento da escursione giornaliera primaverile e cioè: Scarponi da trekking a collo alto, zaino piccolo da escursione giornaliera (capacità max consigliata 30 lt), mantellina o giacca per la pioggia, cappello per proteggersi dal sole, crema solare, asciugamano piccolo,calze di ricambio,acqua e pranzo a sacco…

Richiesta la prenotazione. Per eventuali altri luoghi e orari d’incontro vi preghiamo di contattarci per stabilirli di comune accordo. Info e prenotazioni: segreteria Kalura 327.0069217 – mailto:info@kalura.org

Sacche dove sdraiarsi e telai balneari per riparare dal sole, oggetti che alla fine del periodo estivo non si conservano, ma rientrano nel processo di smaltimento naturale. Cosa c’è di più bello di sentirsi comodi in riva al mare? Ecco un progetto sostenibile che sposa il design e l’ambiente.

Si parte da questa domanda: come riutilizzare la Posidonia spiaggiata nel design? Noi abbiamo già segnalato l’azienda Maressentia che produce una linea fitocosmetica di qualità utilizzando questa pianta acquatica, ma ecco un’altra collaborazione eccellente, che vede protagonista le risorse siciliane.

Medonia è un progetto di ricerca di design sostenibile, a cura dell’Università di Roma “La Sapienza”, il centro di ricerche ENEA e l’Area Marina Protetta “Isole Egadi”. Il 7 aprile alle  15.00 si presenta a Palazzo Florio a Favignana.

L’obiettivo principale è la salvaguardia e il riuso della biomassa vegetale spiaggiata come risorsa attiva. Questo porta a dei vantaggi: il miglioramento della balneazione e l’aumento al contempo della capacità di carico degli arenili, tutto questo rendendo fruibili superfici di costa rocciosa altrimenti non balneabili.

Il progetto, sperimentale, è possibile grazie alla collaborazione di tre aziende partner, la Unopiù® , la Plastitex® e la Gottifredi Maffioli® prevede la realizzazione di alcuni “arredi da spiaggia”, ovvero: sedute “a sacco”, imbottite di biomassa vegetale, destinate ad agevolare la fruizione e la balneazione degli utenti soprattutto su superfici rocciose e telai balneari in legno, coperti da sacche imbottite con la biomassa suddetta per creare delle zone d’ombra destinate agli utenti. I prodotti verranno usati a scopo sperimentale e temporaneo per il periodo estivo prossimo (giugno 2016- agosto 2016), senza scopo di lucro, ai fini di proporre un nuovo modo di riusare tale biomassa, rispettandone, contemporaneamente, l’importante ruolo ecologico che svolge per l’habitat marino, poiché le sacche, terminato il periodo estivo, saranno svuotate per rimettere in natura la biomassa. L’Area Marina Protetta “Isole Egadi” ha previsto, tramite manifestazione di interesse, la richiesta di collaborazione a titolo gratuito dedicata agli operatori locali che offrono servizio al turismo balneare, per il posizionamento di sacche e telai, la loro gestione. Dopo, tramite un questionario, chiederanno al pubblico se hanno gradito l’eco-innovazione.

Camminare, degustare, vivere un’esperienza immersi nella natura e insieme assaggiare il nettare degli Dei. Come nasce il vino, e come si sposa con il territorio? Un itinerario multisensoriale per attraversare vari aspetti della Valle dell’Acate che apre le porte della sua cantina agli appassionati che desiderano scoprire i segreti dell’arte di fare il vino e immergersi in un’atmosfera incantevole ricca di storia, tradizioni e cultura. Succede io 9 aprile, segnate in agenda.

Dai vigneti, lo sguardo spazierà dai filari fino ad addentrasi nell’azienda fino a conoscere la moderna bottaia di barriques e tonneaux, dove maturano e invecchiano i vini di valle dell’Acate, fino ad approdare al wine tasting guidato, dove si potranno degustare fino a 5 vini tra quelli prodotti da Valle dell’Acate: la famosa D.O.C.G Cerasuolo di Vittoria, i D.O.C Il Frappato, Insolia e Zagra, gli I.G.T il Moro, Bidis, Rusciano e Tané.
In mezzo una visita al vecchio “palmento” oggi “museo del vino” che ospita una mostra fotografica di Maurizio Cugnata: un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato.
La suggestiva architettura in pietra rievoca l’antico mondo contadino, facendo rivivere, in un’atmosfera bucolica il modo in cui una volta si faceva il vino. Nell’ampio locale riposano i torchi Dal Negro che hanno sostituito la vecchia “cianca” deputata alla spremitura dell’uva.

Ma l’esperienza non finisce qui: verranno creati speciali abbinamenti a piatti tipici della cucina siciliana realizzati con prodotti biologici e a km zero.

per informazioni e prenotazione chiamare Giusi +39 3496419964 o scrivere a info@walkingeolie.com

Io la chiamo la puttana discreta. Per via della sua indole silenziosa, del suo incedere che non muove foglia. Sebbene lei sia già nei dintorni e ti si avvicini, dopo averti adocchiato per ragioni che non ti spiegherà mai.

L’ho incontrata per la prima volta sette anni fa. Ho incrociato il suo sguardo invisibile.

Deve avere qualcosa di magnetico, quel suo sguardo. Perché riesce a calamitare il tuo. L’effetto è curioso. Persino affascinante. Un’ombra grigia ti vela un occhio, può durare poco o più di quanto vorresti, ma non hai il tempo di gridare che la visuale t’è restituita. Con un sovrappiù difficile da interpretare. Da sognatore, da vecchio lettore di fumetti, rischi di scambiarlo per un superpotere utile a qualcosa. Vedi doppio. Il cervello immagazzina immagini simili a quelle di una tecnica cinematografica che hai imparato ad amare, lo split-screen. Un soggetto (un oggetto) si gemellano in un doppio speculare, separato da una linea grigiastra, fumosa. Orizzontale o verticale. Se fosse una vignetta, potrebbero dialogare tra loro, quelle realtà sdoppiate che hanno fatto irruzione nel tuo mondo. Questa è la parte fantasiosa della storia. Poi arriva la fase ansiogena. Di solito te la comunica il medico. Non la chiama vignetta, come avevi sperato. Si tratta di diplopia. Decifri. Il tuo cervello ha cominciato a comunicare male con la vista. E viceversa. Vedi doppio, appunto.

Allora ti fai coraggio. Per me coraggio significa estorcere allo specialista la versione peggiore della storia in atto. Una diagnosi senza fronzoli. La risposta è un acronimo. Fateci caso: alcuni medici amano abbreviare, usano le iniziali quando sono costretti a informarti che c’è poco da sorridere.

S.M. E’ così che m’hanno comunicato il nome della mia discreta puttana. Ve lo dico subito: non significa Sua Maestà, sebbene ne abbia tutti i poteri. E’ la sclerosi multipla.

Sette anni di silente, inconsapevole convivenza tra noi, dicevo. Lo so bene: ebbi una prima avvisaglia, mi sottoposi a una risonanza magnetica (R.M, l’ancella di S.M.) che poi avrei scoperto inadeguata. Non rilevò nulla di strano. E nel frattempo S.M. mi carezzava le mani, il ventre, spandeva olii di torpore sul mio corpo. Spellava la mielina dal mio sistema nervoso: la guaina che protegge i contatti elettrici fra il corpo stesso e l’encefalo. Potrei essere impreciso, e chiedo perdono. Non sono un medico, ma di una cosa sono certo: mettendo da parte l’anima, in fondo non siamo altro che sistemi meccanici, funzioniamo come un circuito, un elettrodomestico. Viviamo per conduzione elettrica. Se perdiamo guaina, andiamo in corto.

Ho pianto, dopo aver saputo di avere la sclerosi multipla. E’ un lusso che mi concedo meno di quanto dovrei, quello delle lacrime. Ho avuto paura. In certi casi, non sai che futuro ti aspetta, insieme alle puttane taciturne: il tracollo, la depressione nera o un’esperienza che ti migliora. Infine ho sospirato di sollievo. Sono affetto da una forma-recidivante-remissiva di SM. Significa che la puttana va e viene. E se ne sta buona in un angolo finché le offri il suo aperitivo preferito. Si chiama interferone. Fastidiosi effetti collaterali, la schiavitù di una macchinetta per iniettarlo, che richiede basse temperature, ma nulla di che.

Nel frattempo, ringrazio la mia puttana discreta perché l’ho scoperta amica di alcune mie nuove amiche. Pare che lei abbia una predilezione per le donne. Anch’io. E mi convinco che mi abbia scelto per questo. Sono un buon amico delle donne – non il tipo di gregario macho – e mi piace parlare con loro. La puttana discreta si diverte un mondo a sentirci spettegolare dei suoi dispetti, ironizzare sulla sua invadenza. S.M. è in cerca di amici e amiche che le tengano testa. Che le facciano abbassare un po’ la cresta.

Bene. Li ha trovati. Io, gli altri, e i medici che non si fermano. Perché la ricerca continua. Palermo, per quel che ne so e ho vissuto finora, gode di eccellenze nel campo. Ogni tanto le capita. Ci aspettano buone notizie.

Di S.M. non si muore.

Si impara a tollerare. Ad amare. A pazientare.

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E pensare che la coffa siciliana ha origini ‘virili’. Eh già, questo affascinante accessorio costruito grazie all’intreccio di foglie di palma nana, anticamente veniva utilizzato come contenitore per porre la biada ai cavalli, oppure come borsa per trasportare chili e chili di merce che veniva appoggiata sugli asini. Riuscite ad immaginare la scena? C’erano questi uomini possenti, in canottiera a costine e col volto bruciato dal sole che cavalcando muli, facevano la spola da un paesino dell’entroterra siculo all’altro, adornati da queste ceste di diverse dimensioni. Virile eccome, tanto che oggi, se solo gli uomini sapessero o meglio ‘ricordassero’ potrebbero tranquillamente indossarla come accessorio must per delle mise originalissime.

Ad ogni modo, quello che un tempo serviva anche come unità di misura per trasportare materiali, col tempo è diventato un accessorio fashion; gli stilisti di fama mondiale come Dolce & Gabbana hanno riproposto la ‘coffa’ in versione chic e siciliana al cento per cento perché tempestata di specchietti, bardature e passamanerie coloratissime. Ricalcando l’onda del passato in cui si potevano ammirare nei giorni di festa queste magie come elemento decorativo del carretto siciliano.

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Nella storia della coffa, c’è pure una siciliana, Ida Di Bella che ha spopolato a Londra con un genere di coffa rivisitata, nel caratteristico quartiere di Notting Hill e più precisamente nella boutique della catanese Letizia di Guardo; le sue borse tradizionali sicule hanno uno stile molto elegante, romantico e bucolico e così gli inglesi sono impazziti.

Restando sempre in Sicilia la coffa è stata intrecciata di sana pianta da due artisti palermitani, Francesco Pellegrino e Simonetta Russotto in arte Sangù. La novità è che stavolta la caratteristica cesta viene lavorata all’uncinetto con filo di juta da cima a fondo, foderata con stoffe pregiate e completata con robusti manici in cuoio. Non ci sono decorazioni, ma si gioca coi colori che spaziano dal ‘naturale’ al vinaccia per arrivare al giallo ocra, verde acido e rosso come i pomodori di Sicilia. Ecco la Ri_Coffa.

“Sarebbe bello – commentano gli artisti – farle indossare anche agli uomini, ma siamo sicuri che il gentil sesso vincerà questa scommessa”.

Francesco Pellegrino e un'intrecciatrice

Francesco Pellegrino e un’intrecciatrice

 

Sarà illuminata di blu, colore simbolo della giornata, Porta Palermo, uno degli ingressi monumentali del centro storico della città. Succede a Sciacca, la bella città che si fonde con il mare. Città di Terme e di acque curative. Il Comune di Sciacca anche quest’anno aderisce alla Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo. L’iniziativa parte dagli assessori alla Cultura Salvatore Monte alle Politiche Sociali David Emmi.

“Una luce che si affianca ad altre luci che si accenderanno in tante parti del mondo – dicono gli assessori Monte e Emmi – per tenere desta l’attenzione su una sindrome che colpisce tante persone e che, stando ai dati della fondazione per l’autismo, è cresciuta di 10 volte negli ultimi 40 anni. Un segno di solidarietà e sostegno a chi soffre e uno sprone per spingere la ricerca a trovare al più presto risposte, soluzioni e terapie adeguate”.

Sabato 16 aprile 2016 la Fondazione Casa della Divina Bellezza, inaugura i suoi spazi alle ore 17.30. Da un panorama privilegiato, 420 metri sul livello del mare da cui ammirare la costa e le vicine città di Taormina e Castel Mola.

Si tratta del borgo collinare medievale Forza d’Agrò, in provincia di Messina, immerso  nella Valle d’Agrò parte dell’Unione dei Comuni delle Valli Joniche dei Peloritani.

Qui negli anni ’70 il regista  Francis Ford Coppola ambientò parte dei suoi film dedicati alla saga della famiglia Corleone (“Il Padrino”).

“La Casa della Divina Bellezza – spiega il presidente della fondazione, il prof. Alfredo La Malfa – è stata creata nel 2009, nel 2014 è divenuta una fondazione e nel 2015 ha ottenuto il riconoscimento da parte della Regione Siciliana come persona giuridica privata senza fini di lucro. Frutto di un restauro durato circa tre anni, la Fondazione – un unicum nel panorama siciliano – è finalizzata al rapporto fra arte contemporanea, teologia cristiana e dimensione del sacro. Il viaggio che s’intraprende accedendo alla casa vuole corrispondere a un’ascensione spirituale, scandita da simboli grafici e architettonici, particolari che vanno cercati e ricercati dal visitatore-pellegrino. La scelta di dare alla dimora il nome di “Casa della Divina Bellezza” nasce da un’attenta riflessione con cui ho voluto sottolineare la nuova natura della struttura. Non più casa privata, ma luogo aperto in cui ospitare eventi atti ad arricchire lo spirito di chi lo visita. Un luogo dove condividere religioni e spiritualità, mostrando un percorso che si svela soltanto attraverso la manifestazione della bellezza”.

La casa si inaugura con due eventi: la conferenza “Arte e senso dell’Oltre” a cura dello storico e critico d’arte Giorgio Agnisola e la personale temporanea di Lorenzo Reina (Poeta-contadino e scultore-pastore) “Come in alto” a cura di Daniela Fileccia.  

 

“Come è in alto” – afferma la curatrice della mostra – è la materializzazione del segreto iniziatico del testo ermetico: un cuore di pietra e sangue, incarnato anche nel dolore e nella durezza della vita, è il solo in grado di intercettare la connessione fra realtà e illusione. La condizione perché ciò avvenga è che le coordinate spazio temporali, simboleggiate dalla croce, siano rese divine dal fare sacro; ed è così che il cuore si specchia in un cielo posto in basso. La carne come nel corpo di Cristo diventa cibo spirituale e il sangue nettare e promessa d’eternità. È così che Lorenzo rende sacra la materia senza che essa perda la gioia di esserci, il respiro supera i confini del corpo, si espande e va oltre. Il corpo di queste sculture è tempio del divino ed esso stesso divino. Lorenzo non conosce la rabbia di Michelangelo e trova la sua pace rendendo sacra la materia.”.