Friday, September 20, 2019
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Qualche bagno, con il sole splendente, potrete anche concedervelo, così come i giri per l’isola, gli assaggi e soprattutto la tintarella. Il clima caloroso e temperata dal mare vi stupirà con la sua accoglienza e una serie di eventi che animano l’isola in questo periodo dell’anno. Favignana, è appena designata  tra le isole preferite da TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione di viaggi, che ha annunciato i vincitori dei premi Travelers’ChoiceTM Islands 2016. I vincitori vengono determinati da un algoritmo basato sulla quantità e la qualità di recensioni e punteggi di hotel, attrazioni e ristoranti ottenuti dalle isole di tutto il mondo negli ultimi 12 mesi.

Ci sono, in primavera, ad esempio gli appuntamenti del ciclo “Delfini Guardiani delle isole Egadi” promosso da Marevivo e MSC Crociere, che è stato dedicato alla riscoperta degli antichi mestieri e saperi delle Isole Egadi dedicati ai più piccoli e si terrà fra il 28 e il 20 aprile.

Fra le visite segnaliamo quella allo scultore da Benito Alessandra, che ha convertito un’antica cava di pietra in galleria d’arte all’aperto, facendone un “giardino incantato”. Storia, natura e sacralità sono i temi che l’artista ha rappresentato nelle sue opere, suscitando stupore, meraviglia e domande degli studenti, aspiranti “delfini”. “E’ la pietra che ha già in sé il soggetto che nascerà  fuori”, ha spiegato l’artista ai ragazzi, che si sono anche cimentati in un laboratorio creativo di lavorazione del tufo, creando dei piccoli manufatti.

Da visitare il Museo Del Mare  guidati dall’Associazione “Di qua e di là dal Mare”.

Il 27 aprile ad esempio, Favignana indice una giornata ecologica organizzata dal Comune in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Rallo” e l’Area Marina Protetta, e le associazioni Legambiente, Fareambiente, Associazione Imprenditori Isole Egadi, e Associazione Albergatori Isole Egadi con il supporto dell’Agesp.

 

 

 

 

 

Ci sono gioielli a Palermo di cui puoi godere soltanto in rare occasioni. Luoghi di eterna bellezza nei quali ci si immerge respirando la meraviglia di affreschi, dipinti e opere scultoree, rimanendone letteralmente rapiti. E’il caso de l’Oratorio della Carità di S. Pietro, che a seguito di fortunate aperture straordinarie, ha ottenuto un così  ragguardevole successo tale da spingere un gruppo di giovani volontari appassionati dell’arte e della cultura della nostra amata terra, di concerto con l’Ente gestore a riaprirlo e a consegnarlo ai tesori fruibili della città, con delle visite  guidate, tutti i Sabato e Domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:00.

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All’Oratorio della Carità di S. Pietro si accede da Via Maqueda con uno scalone in marmo rosso del celebre architetto palermitano Giacomo Amato, che termina sul Chiostro della casa dei Crociferi. Appena entrati dentro l’Oratorio a fare rimanere senza fiato sarà la maestosa volta e i dipinti  del Borremans da poco restaurati.

Tutte le pareti sono affrescate riccamente; di particolare bellezza la “Liberazione di San Pietro dal carcere” e “la Gloria di San Pietro”. Sull’altare marmoreo la statua lignea di San Pietro in cattedra vescovile. Molte sono le pitture e le sculture presenti, alcune delle quali di ignoti artisti  del XVII/XVII secolo. Ad oggi l’Oratorio è sede della Società di Mutuo Soccorso tra i sacerdoti della Carità di San Pietro.

L’invito è, dunque, di non perdere l’occasione di farvi avvolgere dalla storia e dall’arte di una Palermo ancora sconosciuta, che conserva gelosamente i suoi tesori, che sapientemente vogliono uscire fuori dallo scrigno segreto ed essere restituiti alla pubblica fruizione.

Per informazioni e prenotazioni potete chiamare al numero di telefono 329 84908778 – 3938466092

 

Nella provincia di Caltanissetta – lungo il corso del fiume Imera – ci sono castelli e torri di avvistamento. Conosciuto ai più ecco quello medievale di Pietrarossa, e vicino a Delia, cittadina nota per i suoi biscotti (i cuddureddi), c’è il castellaccio di Delia, appunto. Caltanissetta è il secondo comune più alto della Sicilia dopo Enna, attorno le prosperano prati verdi dove passeggiare.
Sempre nei dintorni c’è il castello Manfredonico, a pochi chilometri da Mussomeli, legato alla leggenda della morte di Donna Laura Lanza. Lei aveva solo 14 anni quando, per volere del padre, andò in sposa, al barone di Carini. Delusa dalle poche attenzioni che le dedicava il marito, la baronessa divenne l’amante di Ludovico Vernagallo. Colta in flagrante adulterio dal padre, Laura venne uccisa insieme al suo
amante. La stanza in cui avvenne l’assassinio è crollata completamente ma si narra che il fantasma della baronessa ancora vaghi per i corridoi del castello.
Sulla costa ovest che gurda a Gela, altro celebre castello è quello di Falconara.
Caltanissetta è la città che vanta il numero maggiore di scalinate in pietra nel centro storico, quantità che si ritrova solo a San Francisco. Visitarla è un continuo saliscendi.

Qalat in arabo significa castello e nissa donna: si è guadagnata questo nome perché quando gli arabi espugnarono la Sicilia, giunti qui, fra Agrigento ed Enna, trovarono solo donne e bambini, perché gli uomini erano tutti a lavorare nei campi.

Da scoprire il mercato storico strata ’a foglia (o fogghia, alla sicula), la strada delle verdure nel quartiere San Rocco, uno dei quattro quartieri storici insieme a San Francesco, Santa Flavia
e Zingari.

 

Il mercato conserva un assetto orientale, accurato l’accostamento di colori, tra formaggi, mazzi di verdura e finocchietto selvatico, spicchi d’aglio, qualche cesta di babbaluci (lumache) d’estate. Le lumache in Sicilia si mangiano, proprio come fanno i francesi, vengono cotte con qualche coccio di pomodoro e aglio.

Gli odori del mercato li potete riconoscere anche nei piatti fusion del cuoco Siller che opera dalle cucine del ristorante Al Vecchio Pozzo, in via Tommaso Tamburini, 63/65, proprio immerso nella strata ’a foglia.

Per quanto riguarda lo street food oltre ai torronai, che modellano zucchero e frutta secca per creare
la delizia della cubaita, ci sono le panelle fritte della famiglia Mirabella, in viale Regina Margherita (in pieno centro storico dove vale la pena godersi il paesaggio dalla terrazza in cui
confluisce il viale ampio e alberato).

Una passeggiata sui generis? Vi segnaliamo il cimitero monumentale, un gioiellino, con tombe del periodo “storicistico”, di metà Ottocento. Da non perdere la messa di buon mattino presso la chiesetta di Santo Spirito, insieme a una passeggiata tra le stradine del centro, osservando le basole e le mensole barocche di balconi.

Pianificare un viaggio nella Sicilia sud occidentale, significa fare obbligatoriamente tappa ad Agrigento. Per forza, direi, qui c’è tutto quello che un turista di lungo corso può trovare se ama la storia, l’archeologia ellenica e romana e il mare. La Valle dei Templi, il Giardino della Kolymbetra, le chiese bellissime e la casa, il teatro e la biblioteca pirandelliana non sono che necessarie soste diunitinerario affascinante. Per non parlare dei bei castelli che si trovano disseminati tra  Racalmuto, Favara, Palma di Montechiaro e Naro.

Non solo Agrigento, quindi, ma anche i paesini, le riserve naturali che fanno da corollario a questa bellissima fetta di Sicilia che guarda alle coste del nord Africa, sono luoghi dove sostare e fare il pieno di Bellezza e di Gusto.

Qui, oltre le bellezze naturalistiche e il segno dell’uomo, perfino il cibo ha il sapore del mito e del sole cocente. Piatti che affondano le radici in una lunga tradizione marinara e contadina hanno fin dall’aspetto un potenziale calorico di tutto rispetto, che non potrete mancare di assaggiare in tutta la loro opulenza e bontà.

Primi fra tutti, tre primi piatti i cui ingredienti sono molto tipici di queste zone: La minestra di Seppie di Siculiana Marina, la pasta con fave e ricotta di Montevago. I Cavatelli all’agrigentina in cartoccio, con pomodoro, melanzane basilico e mozzarella, a quali si aggiunge anche la variante con la ricotta.

Poi c’è il famoso Farsu magru (falsomagro), che non è altro che un gustosissimo rotolo di carne imbottito di pancetta o prosciutto, formaggio, erbe aromatiche e uova sode, il più delle volte tuffato nel sugo di pomodoro, utile per farci scarpetta con il pane fatto in casa.

Infine non potrete farvi sfuggire l’assaggio di tutti i dolci e le pasterelle fatte con mandorle locali. Una vera e propria tentazione per gli appassionati di golosità.

Nascere a Catania significa vivere ai piedi dell’Etna. Una presenza pervasiva, ingombrante e allo stesso tempo un luogo capace di ricondurre in continuazione, alla natura, con la sua bellezza e impulsiva, simboleggiata dall’escandescenza della viscere della terra.

A Muntagna, il vulcano più attivo d’Europa, che quando impazzisce paralizza la città con eruzioni e non fa volare nemmeno gli aerei.

A Catania, come mi fa notare una ragazza del posto, si gode di una splendida luce durante
l’alba e il tramonto. Una delle cose da fare è questa: guardare il tramonto da Castello Ursino.

Da quelle parti potrete consocere anche il lavoro di Gammazita: l’Associazione culturale per la riappropriazione dei beni comuni e l’auto-organizzazione dal basso. Fra le loro iniziative la piazza dei libri, la biblioteca all’aperto dove potrete anche ammirare le opere di Rosk e Loste dedicate all’attivista Florinda.

Si dice sia scura, questa città, ammantata di cenere (proprio lascito delle attività eruttive). La lava ha un posto di primo piano nella vita della città, è parte integrante dell’architettura.

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Come avviene spesso in Sicilia le strade di Catania sono avvolte da profumi – soprattutto al centro dove prosperano biscottifici noti come quello di Nonna Vincenza al numero 7 di piazza San Placido, con il suo mobilio ottocentesco, e lungo la via Etnea, con pasticcerie storiche come Savia, che addolcisce la vita degli etnei dal 1897 e dove vi serviranno “pezzi” di rosticceria appena preparati succulenti.

In diverse piccole botteghe si possono assaggiare le crespelle ripiende fritte dette crispedde o sfinci. Se ne volete assaggiare, bollenti, alla ricotta (solo uno dei gusti), andate alla famosa Antica friggitoria Stella in via Monsignor Ventimiglia, 66.

A Catania aleggia infatti un odore persistente di vaniglia e zuccheri, una fragranza di candele
spente e di umido dovuta alle numerose cererie (durante la festa dedicata alla patrona sant’Agata, un sottile strato di cera fusa, colata dai lumini devozionali, mista ai resti dei fumi di carni arrostite, ricopre l’asfalto).
A Catania c’è persino un palazzo della moda voluta dalla stilista Marella Ferrera, il museo del Fashion di palazzo Biscari da vedere anche perché si tratta del palazzo privato in stile barocco più bello della città. Nel Settecento questo luogo era considerato il terzo museo d’Italia, ne scrive persino Goethe nel suo Viaggio in Sicilia. È stato riattivato solo nel 250° anniversario dalla sua prima apertura a opera del principe Ignazio Paternò Castello V principe di Biscari. Il museo del Fashion ha rivalutato un’ala del palazzo, la Galleria Naturalia cosiddetta perché ricca di reperti fossili (l’altra è l’Antiquaria e custodiva una collezione donata al museo civico del castello Ursino). Si trova in via Museo Biscari 10.

Come ogni primavera ed estate siciliana, ricominciano le rappresentazioni classiche della stagione 2016. Sedersi al teatro greco di Siracusa non è solo assistere a uno spettacolo è partecipare a un rito secolare.

Il teatro greco di Siracusa può contenere fino a novemila persone. Il bello dei teatri greci è che non tenevano conto di divisioni gerarchiche e non hanno palchi d’onore, come invece avviene all’opera.

Il teatro greco era un momento di condivisione di precetti morali e religiosi, la messa in scena degli
impulsi umani più incontrollabili, un vero e proprio rito collettivo che tocca la catarsi, come scriveva Aristotele.

Cose da sapere:

Non occorre mettersi seduti vicinissimi: con un minimo di distanza poi, si può godere meglio delle creazioni scenografiche montate sulla scena.

Si può sentire meglio cosa dicono gli attori? Non esistono posti dove si sente meglio la voce degli attori perché i greci la sapevano lunga in fatto di acustica e agli spettatori arriva tutto, anche i bisbigli.
Conviene riservare i posti per tempo: gli americani e i giapponesi sono dei veri appasionati del teatro antico e nel mese di febbraio già prenotano, ci sono habitué che ogni anno scelgono continuamente lo stesso identico posto. Il ciclo di rappresentazioni, come sempre, è curato
dall’Inda, l’Istituto del dramma antico di Siracusa (per informazioni, www.indafondazione.org).

Quella di quest’anno sarà una stagione all’insegna della donna. Le tre opere che saranno protagoniste del cinquantaduesimo Ciclo di spettacoli classici al Teatro Greco saranno infatti: Elettra di Sofocle, Alcesti di Euripide e Fedra di Seneca.

Intanto Palermo è la patria dello street food, che è questo inglesismo favoloso, per indicare quel cibo che vendono ovunque, per strada, ed è un cibo povero, a buon mercato, di solito una pura invenzione del bisogno, buonissimo, capace di ritemprare lo spirito e il cuore e farvi tornare a scarpinare attraverso la città con rinnovato vigore.

Al primo posto mi sento di segnalare questo: mangiare le patate bollite
Povero, poverissimo, in Sicilia c’è un detto: cu mancia patati vogghiute un mori mai. Basta passare davanti a un fruttivendolo per trovare pentole bollenti dove vengono cotti puntualmente patate e carciofi. Di solito si trovano anche teglie con cipolle al forno, ottime mangiate in insalata con un filo di olio e aceto. Le patate fatele sistemare in un cartoccetto e mangiatele prima di arrivare a casa.

polpo

Gustare il polpo bollito a Mondello: lo servono vista mare(ne parliamo anche qui, è un rito imperdibile), in un piatto da portata in ceramica colorata, perché anche l’occhio vuole la sua parte, calato nell’acqua tre volte come vuole la tradizione.

Lo sfincionello, acquistato rigorosamente dalla Lapa, che sarebbe la motoape. Il venditore sposterà una vetrina e ve lo servirà avvolto in carta beige.


Assaggiare la pasta al forno: non cotta la forno, ma proprio afforno. Sono i classici anelletti, con il sugo di carne.
Mangiare la classica focaccia con la milza: una pignatta che bolle e pezzetti di milza che soffriggono nella sugna. La focaccia con la milza ha un sapore indimenticabile. Decidete come la volte, se schietta (single) o maritata. La prima è con succo di limone, la seconda con caciocavallo.
Provare la caponata (a tinchitè, nelle sue varianti): sì perché la trovate anche di pesce e di carciofi, a seconda della stagione, solo per dirne due. Un’osteria come si deve annovera certamente la caponata tra i suoi antipasti.
Assaporare il gelato nella brioche col tuppo e la panna zuccherata. Il gelato venne inventato d au siciliano, Procopio De Coltelli, naturalizzato in Frncia, volete che il gelato siciliano non sia dei migliori? La Bioscia col tuppo ha una piccola protuberanza che sembra una croccia di capelli acconciati. La pnana è aromatizzata con zucchero a velo, il più delle volte…
Mangiare il panino con le panelle: che ve lo dico a fare? Frittelle con farina di ceci, succulente, ottime chiuse dentro un panino fresco (accompagnate da birra atturrunata, ovvero appena uscita dal frigo). Se volete rispettare la tradizione aggiungete anche qualche crocchè di patate.


Concedersi (almeno) due arancine una abburro e una accarne: arancina, femmina, a Palermo non si transige, la varianti ormai sono infinite, ma abburro (prosciutto e formaggio) e carne (ragù) sono le fondamentali per cominciare a conoscere questa specialità.
Assaggiare più dolci possibili, cassate e cannoli, poi le invenzioni sono molteplici, le vetrine delle pasticcerie palermitane sono un trionfo. Se esagerate camminate di più (molto di più).

Buon appetito.

L’auto scordatevela, considerate che il centro storico ormai è zona pedonale, oltre ché – scusate se è poco – sito Unesco considerato patrimonio dell’umanità (parliamo del percorso arabo-normanno di cui scriveremo diffusamente). In primavera potrete camminare fra i profumi di gelsomino in fiore, odore di zagare, nuvole di fritto che si levano dalle friggitorie e sanno di arancine e panelle, un pout pourri di sapori e impressioni che fanno la storia di questo posto.

  1. Attraversare via Maqueda: sì l’antica”strada nuova” che prende il nome dal Duca Maqueda, ormai è chiusa al traffico, si comincia a percorrerla da piazza Verdi, dando un’occhiata al teatro Massimo e magari concedendovi una sosta nell’antico caffè riaperto al pubblico (davanti alle scale troverete artisti di strada e vi accorgerete che è un punto di ritrovo per bikers e coppie di innamorati). Procederete fra vetrine colorate, piste ciclabili, un’infinità di localini affacciati sul marciapiedi e palazzi nobiliari.
  2. Fare un giro per il quartiere Olivella. Voglia di mangiare? Desiderio di comprare un ricordo di Palermo proveniente da una bottega artigianale?  Qui trovate Il Museo Archeologico Salinas (non si può sbagliare, l’Olivella che prende il nome dall’antica chiesa, è il reticolo di vicolo che trovate di fronte al teatro Massimo) le specialità? Kebab e carni arrostite ala griglia. E trovate pure Fud, tra tradizione e innovazione.
  3. Visitare il porticciolo della Cala. E sì, troverete due locali, entrambi con tavolini fuori, dove prendere il sole insieme all’aperitivo. Ma non mancano le  panchine e il tappeto erboso al molo Sailem – è una zona molta amata dai runners palermitani – dove potrete vedere Ape Bianca, l’installazione dell’indimenticabile Andrea Di Marco dedicata alla lapa sicula. Provatelo all’ora del tramonto, guardate le barche dondolare dolcemente nella brezza e le luci che cominciano ad accendersi in città.
  4. Andare al mercatino di Piazza Marina (la domenica mattina). Usato? Vintage? Pezzi di carretto, antichi attrezzi rurali siciliani, qui trovate di tutto, oltre e a cartoline e poster antichi, persino ante di armadi, specchi, cappelli, borse e occhiali. Sulla stessa piazza si trovano monumenti fondamentali, come palazzo Steri e la Chiesa della Catena.
  5. Fare l’acchiannata di Monte Pellegrino. I ciclisti e i runners lo adorano, ma è un ottimo percorso anche per il trekking. In verità l’acchianata nasce (e rimane) come rito religioso, un voto, l’acchianata (ovvero la salita), da donare alla Santuzza, la notte in cui si celebra Santa Rosalia, la Patrona della città. Da non perdere la vista del belvedere, Goethe lo definì “Il promontorio più bello del mondo”.
  6. Mangiare il polpo a Mondello. Se siete vegetariani andrà bene anche prendere un gelato o un panino con le panelle. Di certo il rito del polpo tagliato a tocchetti e mangiato caldo e irrorato di succo di limone in piedi, da uno dei diversi locali che si affacciano sul lungomare, è un classico.
  7. Visitare il faro di Capo Gallo: una volta superato l’ingresso (lato Mondello) procedete a piedi fino in fondo. Il faro non è più in funzione, ma rimane uno dei posti più romantici della costa palermitana. Capo Gallo è riserva naturale orientata, il mare è cristallino. Fra i luoghi consigliamo il Costa Ponente (visibile subito dall’ingresso di Mondello). Qui si organizzano feste di matrimonio con vista mare fra le più chic della Sicilia.
  8. Fare una sosta alla taverna Azzurra. Si tratta di una taverna storica, se siete astemi sarà un peccato almeno non fotografarla. La sera è un ritrovo di giovani come tutto il mitico quartiere Vucciria, che sembra immerso in un incantesimo, con ancora le mura diroccate e le rovine reduci da un bombardamento del ’43.
  9. Procedere da Porta Nuova a Porta Felice: in pratica si tratta di attraversare la città e i suoi monumenti più significativi passando per le due antiche porte che ne delimitavano le mura. Si procede da piazza Indipendenza, con il suo palazzo dei Normanni fino al mare, passando per la Cattedrale e per i palazzi nobiliari che si affacciano sul Kassaro adesso chiamato corso Vittorio Emanuele.
  10. Fare un giro di shopping per le botteghe di Alab. L’acronimo sta per Associazione Liberi Artigiani/Artisti Balarm (Balarm è l’antico nome arabo della città), e si tratta di una realtà che riunisce laboratori artigiani e artigianali disseminati per il centro storico. Qui trovate più info: http://www.alabpalermo.it/alab/sedi-espositive-e-laboratori-alab/

Se non fosse che si è a due passi dalla Piazza dei condannati dall’Inquisizione, all’ombra delle mura del palazzo chiaramontane, può sembrarci di essere in nord Europa. Già, perchè in una delle zone più suggestive del centro storico, se hai voglia di prenderti una sosta speciale e gustarti un dolce con ingredienti genuini, c’è la Cioccolateria Lorenzo che per gusto e maniere somiglia alle bakery d’oltralpe.

 

Non è solo la delicata ospitalità dei suoi proprietari a colpire gli avventori, ma l’atmosfera tranquilla e raffinata, fatta di tocchi d’arte, libri, cd che girano nell’aria come sottofondo gradevole. Reminiscenze d’assenzio e grandi vetrate da cui ammirare scorci d’affascinante architettura. Qui non si viene per gustare i dolci tipici della cultura siciliana, ma torte, bon bon e cioccolata di raffinata fattura e dolci della tradizione europea, preparati con ingredienti genuini, buoni come quelli che le nonne facevano un tempo e qui presentati con grazia. In bella mostra nell’opulenta vetrina e esposti in eleganti alzatine, pronti per essere gustati, accompagnati da una tazza di tè o da una fumante  cioccolata.

La Cioccolateria Lorenzo, ha anche il suo soave e delicato spazio all’aperto per i mesi che dalla primavera accompagnano pomeriggi e sere calde d’estate. E’ un angolo di piacevole ristoro, diverso dalle consuete pasticcerie isolane, e per questo meta prediletta da parte di turisti e studenti Erasmus.

La Sicilia da vedere con gli occhi, annusare e assaggiare. Da vivere passo dopo passo a piedi. Sì, ecco un miniviaggio sulle nostre gambe per i paesaggi e i luoghi del trapanese, escursione di Monte Cofano (che si affaccia praticamente su San Vito Lo Capo), Erice e Stagnone di Marsala, l’isola di Mothia, la Grotta Mangiapane, Erice e il centro storico di Trapani. Si dorme in una casa vacanze a a Marsala. A seguire il programma dei tre giorni.

Sabato 23 aprile
Luoghi di appuntamento:
ore 6,00 ritrovo a Ragusa presso parcheggio di Via Zama, accanto Terminal
Autobus
ore 6.30 presso distributore LUKOIL SS 514 C.da Coffa,
ore 10.30 Imbarcadero storico di Marsala.
(Vi preghiamo di specificare il luogo d’appuntamento al momento della
prenotazione)
Visita all’Isola di Mothia e alle Saline di Marsala con una camminata a
Isola Lunga…
Sistemazione in struttura
Visita del centro storico di Marsala
Cena a base di pesce
Pernotto

Domenica 24 aprile
Ore 7,30 sveglia e colazione Ore 9 partenza per escursione a Monte Cofano e
Grotta Mangiapane.
Cammineremo alle pendici del Monte Cofano con visita alla Grotta Mangiapane
Escursione in linea, adatta a tutti, su sentiero della lunghezza di circa 12
km, dislivelli non rilevanti.
Rientro in struttura
Cena a base di pesce
Pernotto

Lunedì 25 aprile Ore 7,30 sveglia e colazione ore 9 partenza per Erice.
Raggiungeremo il borgo medievale, situato sul monte San Giuliano, con la
funivia e dopo la visita alla città cominceremo la nostra escursione lungo
il sentiero di S. Anna che dolcemente ci riporterà al punto di partenza.
Escursione in linea, adatta a tutti, su sentiero della lunghezza di circa 5
km, dislivelli in discesa di circa 700 mt.
Ci sposteremo a Trapani dove visiteremo il caratteristico centro storico.
Partenza da Trapani ore 17,00 circa
Rientro previsto a Ragusa per le ore 21,00 circa.

Il programma può subire delle variazioni dovute ad eventuali cambiamenti
climatici o per esigenze del gruppo.

Per le escursioni consigliamo sempre il classico equipaggiamento da
escursione giornaliera primaverile cioè scarponi da trekking a collo alto,
zaino piccolo (capacità max consigliata 30 lt.), cappello per proteggersi
dal sole, crema solare, scarpe da mare, mantellina per la pioggia, acqua .

Quota di partecipazione € 150.00 La quota comprende:
– due pernottamenti
– due colazioni e due cene
-servizio guida e segreteria
-assicurazione
La quota non comprende:
– le spese di viaggio
– i pranzi a sacco
– biglietti per musei, funivia, barca…
Numero partecipanti: minimo 15

Richiesta la prenotazione.
Le prenotazioni dovranno pervenire alla segreteria di Kalura entro e non
oltre giovedì 21 aprile. Per motivi organizzativi legati alla prenotazione
della struttura ricettiva non è possibile disdire dopo aver prenotato, ciò
potrebbe causare il pagamento di una penale pari al 70% della quota.

Per maggiori info e prenotazioni:
Prenotazioni: segreteria Kalura 327.0069217 mailto:info@kalura.org
Info: Maurizio Roccuzzo 335.1790462