Tuesday, November 21, 2017
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Avete mai sentito parlare di Art Brut? Sapete che la Sicilia, “terra matta” è ricca di opere e di artisti che si scagliano, come schegge impazzite, nel panorama dell’arte?

Fuori dalla cultura artistica ufficiale o sperimentale, esiste un’arte indipendente caratterizzata da un impulso creativo spontaneo, libera da modelli, poco interessata all’abilità tecnica: la personale necessità espressiva di individui che inventano da sé i propri codici e il proprio apparato iconografico per dar forma al proprio mondo parallelo, alle proprie ossessioni, a ciò che Harald Szeemann definì “Mitologia individuale”. Un’urgenza creativa e catartica, spesso maturata a seguito di eventi traumatici, quella che spinge alcuni individui, generalmente estranei al mondo dell’arte, a estendere nel segno il proprio modo di essere. Produrre arte è di fatto un processo di trasformazione della materia, ma esige anche un’elaborazione di sentimenti e pulsioni: così come la materia assume nuovo aspetto e nuovi significati, così l’artista rinasce attraverso il processo creativo.

Istituito a Palermo nel 2008, l’Osservatorio Outsider Art è un organismo di ricerca sull’arte irregolare fondato e guidato da Eva Di Stefano, già titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Al centro degli interessi della professoressa Di Stefano sono da sempre la relazione tra arte e psiche in chiave iconologica. Specialista di Klimt e del Secessionismo viennese, al centro delle sue ricerche negli ultimi anni vi sono i fenomeni legati all’Art Brut e, in genere, alle espressioni artistiche irregolari. L’Osservatorio è da anni attivo in una costante opera di esplorazione, divulgazione e supporto orientato al complesso mondo dell’arte prodotta al di fuori dei canali ufficiali. Tanti gli eventi organizzati e promossi in questi anni di attività, e tanti sono gli artisti la cui opera è stato oggetto di scoperta, studio e salvaguardia. Guidata dalla stessa Di Stefano, la rivista semestrale “O.O.A.”: nata nel 2010, in continuità con il convegno “La creazione differente”, organizzato dall’Osservatorio nel 2010, tratta i temi dell Outsider Art affrontando il tema alla luce di molteplici prospettive disciplinari e metodologiche. Ogni numero è impreziosito dall’abilità grafica di Luca Lo Coco che caratterizza ogni articolo con la stilizzazione dei segni peculiari dei fenomeni artistici trattati. Inizialmente pubblicata dall’Università degli Studi di Palermo, è oggi edita dalla giovane casa editrice palermitana Glifo Edizioni che, oltre a pubblicare un’edizione cartacea della rivista, provvede a diffondere una versione ebook interamente in lingua inglese. «Il tema è l’arte che “non conosce il suo nome” e che non abita sulla via maestra. Pubblichiamo recensioni, scoperte, storie, proposte, saggi. Non solo su artisti siciliani. Anche se la Sicilia “terra matta” è il cuore della nostra ricerca» campeggia sul sito della rivista.

Tanti sono i siti, gli itinerari, le opere, che in questa isola, in cui arcaico e contemporaneo si fondono e confondono, diventano un polo d’attrazione per appassionati e studiosi di arte irregolare.

“L’Art Brut (…) è un’orfana ribelle senza famiglia, non conosce parenti, ascendenze o discendenze, non ci viene incontro col vestito buono, non si adegua, è – non per scelta, ma per natura e circostanze – sovversiva, indipendente, clandestina, autarchica, si nutre solo di se stessa e della propria ossessione, nasce dal fuoco interiore della vita dell’autore. (…) è perturbante perché ci riconduce alla sorgente dell’atto creativo umano, dando voce a dubbi profondi e rimossi, abbordando senza mediare la selvaticheria delle nostre pulsioni e qualcosa di noi che forse abbiamo da molto tempo smarrito o fingiamo di non sapere”.

Questa è una delle chiavi di lettura che suggerisce la prof.ssa Eva Di Stefano nel suo libro, “Irregolari – Art Brut e Outsider Art in Sicilia” (Edizioni Kalòs. Palermo, 2009), per introdurci nella comprensione del fenomeno dell’Art Brut. La docente è alla guida dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo e della rivista omonima di cui si è scritto anche nella prima parte dell’articolo.

Art Brut e Outsider Art, due dei nomi che designano non uno stile o una corrente, ma un insieme eterogeneo di creazioni individuali: un fenomeno artistico nei confronti del quale negli ultimi anni è evidente il crescente interesse di pubblico, critici e media. Mostre, pubblicazioni, eventi, si susseguono nei più svariati paesi del mondo e le quotazioni di artisti outsider cominciano a raggiungere cifre ragguardevoli. L’Outsider Art Fair, a New York è diventata negli anni uno degli eventi topici dell’arte newyorkese: un appuntamento di risonanza internazionale, nel quale vengono presentate opere di outsiders, artisti che, pur godendo di mercato e popolarità più ristretti rispetto all’arte mainstream, sono sempre più ricercati da studiosi e collezionisti. La Biennale di Venezia 2013 diretta da Massimiliano Gioni, è stata intitolata “Il Palazzo enciclopedico“, traendo ispirazione dall’opera omonima di Marino Auriti, artista outsider. Immigrato abruzzese, meccanico in un garage in Pennsylvania, Auriti aveva trascorso anni a progettare un monumento che contenesse tutto lo scibile umano. Il prototipo di quella “torre di Babele”, abitualmente conservato al Folk Art Museum di New York, è stato il nucleo del percorso della Biennale. Una Biennale junghiana, quella di Gioni, che non a caso si è aperta con la presentazione del Libro rosso, la raccolta di immagini e riflessioni sulle forme archetipiche, al quale il celebre psicologo lavorò per più di 16 anni.

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Palazzo Enciclopedico Marino Auriti

L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome: quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome” Jean Dubuffet

Negli anni in cui la seconda guerra mondiale aveva trasformato intere città in macerie gli artisti tentano di ritrovare l’energia primordiale dell’atto creativo. Nel 1940 venivano scoperti i graffiti preistorici di Lascaux: documento della necessità espressiva dell’uomo agli albori della storia, le pareti di alcune grotte erano dense di immagini dai significati magici e apotropaici. L’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985) è interessato all’idea di un’arte pura e scevra di sovrastrutture e condizionamenti culturali. Egli cercava artisti autodidatti, lontani da accademismi, che non fossero contaminati da una società che aveva prodotto l’orrore delle guerre. Non si limita a conoscere l’arte dei malati di mente, ma di eremiti moderni, di persone socialmente emarginate. Ultimo erede di un Romanticismo che esalta il fiabesco, la cultura popolare e la sincerità di un sentimento non mediato, Dubuffet conia il termine Art Brut. Brut, come lo champagne prodotto dall’azienda di famiglia: grezzo, non edulcorato, autentico, è questo l’aspetto che Dubuffet intende sottolineare delle forme d’arte al centro dei suoi interessi, un termine che, al pubblico italiano, data l’assonanza con alcuni termini della nostra lingua, potrebbe far pensare erroneamente a un’arte “brutta”, “brutale”; da non confondere inoltre con un’altra forma di produzione autodidatta, l’arte naïf, che pur avendo tratti comuni con l’Art Brut, è caratterizzata da modelli ripetitivi e idilliaci: mentre l’arte naïf è consolatoria, l’art Brut è intensa, selvaggia. Fu nel 1972 che Roger Cardinal, uno storico d’arte inglese in contatto con Dubuffet, pubblica un libro sull’Art Brut e, insieme al suo editore, conia il termine Outsider Art. Mentre la definizione di Art Brut designa una qualità, Outsider è un attributo legato alla “posizione”: un’arte dislocata fuori dai canali e dai luoghi deputati generalmente all’arte. Nel 1976 si inaugura a Losanna, in Svizzera, il primo museo esclusivamente dedicato all’Art Brut. Il primo nucleo di opere è composto dalla collezione di Dubuffet. E tra le opere esposte non mancano quelle realizzate da artisti siciliani come Filippo Bentivegna, l’autore del Giardino delle teste scolpite di Sciacca, il palermitano Sabo e, tra le recenti acquisizioni, figura Giovanni Bosco, l’artista di Castellammare del Golfo scomparso nel 2009.

Oggi esiste un universo parallelo di musei, istituzioni, editoria, che svolge un’attività di valorizzazione e ricerca di cui la Sicilia, attraverso il capillare lavoro di ricerca dell‘Osservatorio Outsider Art palermitano, e il Museo di Arte Contemporanea di Caltagirone, l’unico dei musei pubblici italiani ad avere allestito una sezione dedicata all’Art Brut, rappresenta un polo nevralgico.

Se è vero che gli autori outsider oggigiorno difficilmente vivono le medesime condizioni di isolamento degli artisti scoperti da Dubuffet, è pur vero che nella contemporaneità esistono nuove forme di alienazione e marginalità sociale che che in alcuni individui possono sviluppare “strategie creative di resistenza”. Negli ultimi decenni è mutato anche il clima quasi clandestino delle esposizioni di artisti outsider, è sempre più frequente che nelle mostre vengano accostate opere di artisti professionali a opere brut. I confini tra arte ufficiale e outsider sono mobili e sempre più sfumati. Tanti possono essere i fattori che determinano l’attenzione, sempre maggiore, ai fenomeni artistici spontanei. Da un punto di vista estetico è un dato di fatto che, sin dall’affermazione della corrente espressionista, il pubblico è ormai abituato a una produzione artistica più grezza, meno interessata a virtuosismi tecnici, che esalti però la visceralità emozionale. In un’epoca in cui l’inquinamento visivo ci bombarda quotidianamente di immagini mediate, c’è forse il desiderio di un ritorno all’autenticità del messaggio? Se “l’arte è una ferita che si trasforma in luce”, come sosteneva Georges Braque, il potere salvifico che l’arte ha esercitato sugli artisti outsider, risuona nei meandri della nostra psiche permettendoci di intercettare le medesime ferite radicate in noi stessi?

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte:
Dal volume “Irregolari – Art Brut e Outsider Art in Sicilia” di Eva Di Stefano (Edizioni Kalòs. Palermo, 2009)
Dal sito web dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo e dalla rivista omonima.
Da appunti del convegno “Outsider Art: la creazione differente”.

 

Che ne pensate di scoprire le immani meraviglie che inondano di rara bellezza il Parco naturale delle Madonie? Svegliatevi! Per chi non lo sapesse questo è l’Anno nazionale dei Cammini e se non hai mai portato uno zaino in spalla e usato un bastone da trekking, stavolta ti conviene provare e partecipare con spirito avventuroso e tenacia muscolare.

Avendo al mio attivo qualche anno di “scorribande” al CAI e un corso indimenticabile di speleologia, vi ci porto io.

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È chiaro che girarlo tutto a piedi, sarebbe un’impresa ardita e assai impegnativa, ma vi assicuro che dove vi condurrò potrete saggiare in nuce ciò che tutta la vasta area è in grado di offrire sia dal punto di vista naturalistico, faunistico e geologico, sì perché il Parco è inserito nel circuito del  Network European Geopark e nella lista dei geoparchi mondiali  dell’Unesco 2015.

Di preciso vi porterò in Contrada Saraceno (zona D) dove vi mostrerò l’impareggiabile biodiversità, delle specie naturali invidiateci anche da autorevoli esponenti della facoltà di Agraria di Zurigo.

Tra lecci, agrifogli, faggi, castagni, ciclamini selvatici, felci reali e ginestre vi condurrò in una radura dove scorre impetuoso un piccolo torrente che prende il nome dall’omonima contrada, mentre immersi nel suono del fruscio delle acque, vi mostrerò alcune parti rocciose esposte di natura calcarea dolomitica ed elementi tipicamente carsici come inghiottitoi e pozzi.

Inutile dirvi che non è affatto desueto trovare impronte e tracce di cinghiali, volpi e conigli, mentre in alto volteggiano indisturbati falchi e aquile reali.

Cosa aspettate dunque? Contattateci potreste correre il rischio di degustare anche i prodotti tipici locali.

cosedafareinsicilia@gmail.com

A Palermo quando si nomina il cibo da strada, detto in termini internazionali street food, si equivale ad evocare qualcosa di sacro, un’entità mistica. Già perché panino con la milza, sfincione, arancine, spitinipannellecazzilli, babbaluci, caldume, stigghiola e frittola non sono solo roba da mangiare, ma anche e soprattutto l’anima, l’identità culturale stessa della città, il cuore pulsante. La testimonianza del passaggio di diverse culture che approdate qui, a Palermo, anche per rendere bello il nucleo centrale del tessuto urbano, a certi sapori hanno dato un significativo contributo.

Mangiare il cibo da strada a Palermo non è soltanto passione, vastasarìa (eccesso) che si compie per esaudire la voglia di uno spuntino succulento e corposo adatto a qualsiasi ora del giorno, ma rientra in un codificato rituale, necessario, imprescindibile che talvolta serve perfino a scandire momenti speciali, compleanni, sbagnamenti (inaugurazioni), aperitivi molto rinforzati, l’anteprima abbondante di una cena, un pranzo veloce. Il palermitano verace non si lascia concupire dagli hamburger dei fast food delle multinazionali, preconfezionati con carne la cui composizione è praticamente ignota.

Come dire, megghiu u bonu canusciutu (meglio mettersi al sicuro con qualcosa che ben si conosce). Si mangia con fame autentica un’arancina al burro o alla carne, un panino con la milza, lo sfincione e perfino la frittola, miscuglio di frattaglie recuperato da un grosso paniere coperto da uno straccio, così, ad occhi chiusi, sapendo già di professare un atto di fede assoluto.

Succede, però che, per quanto riguarda i venditori tradizionali di babbaluci, (lumache, piccole escargot, rinomate e ricercate durante i giorni del Festino di Santa Rosalia, il 14 luglio), i venditori di quarume (interiora ) che dalle quarare (grosse pentole di rame) profondono i roventi vapori del centopeddi e dello ziniere o i venditori di grattatelle (granite) e gli sfincionari, non vi sia di fatto alcuna regolamentazione che li garantisca. Un problema serio che piomba come una fatidica tegola su quanti sono ritenuti i depositari di un patrimonio di tradizione culinaria da tutelare, che rischierebbe altrimenti l’estinzione.

In difesa di queste categorie si è fortunatamente levata la voce di qualche presidente di circoscrizione, che da qualche tempo ha tutta l’intenzione di volere trovare una soluzione concreta per regolarizzare queste attività tradizionali, che nel rispetto delle norme igienico sanitarie nazionali ed europee, necessitano dunque di normative, deroghe o regolamenti comunali per non scomparire.

Nelle more di una svolta definitiva, noi da streetfoodlovers, cioè da amanti incondizionati del cibo da strada, ci associamo alla crociata pro “meusa” e auguriamo lunga vita alla caldume, ai babbaluci, alla frittola e alla stigghiola!

Da martedì 15 dicembre 2015, il servizio Bike Sharing offerto dal Comune di Palermo è attivo. Le prime stazioni e le primi bici bianche e azzurre fanno bella mostra di loro in alcuni punti nevralgici della città. Ma chi le usa? Mentre in città infuriava la polemica sulle ZTL, chi è che ha inforcato le bici comunali e ha deciso di pedalare? Qualche palermitano ha cambiato idea sulla mobilità? Ha abbandonato la sua auto? Ha integrato il suo abbonamento car sharing a quello della bike e magari è pure con quello del nuovo tram? Avete voglia di raccontarci la vostra esperienza? Di documentare quali piste ciclabili avete attraversato? Vogliamo le vostre testimonianze. In un tweet, in un messaggio, con una foto sulla nostra pagina Instagram, usando l’hashtag #pedaloinBiciPA, raccontateci come usate la vostra bici condivisa e e quanto questo vi ha cambiato, se non la vita, la quotidianità e il modo di vivere il traffico palermitano.

Ecco i nostri indirizzi

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L’attività promozionale del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale è partita da Milano, ma nel ristorante di uno chef palermitano Filippo La Mantia , l’11 febbraio scorso, tanto per rendere chiare anche le intenzioni, il distretto nasce per raccontare la Sicilia a chi siciliano non è, tutto questo mantenendo salde le radici, con un’attività di storytelling che tiene conto dei volti e delle anime che costituiscono il territorio, che si avvale della bellezza dei paesaggi e dell’unicità dei sapori come veicolo di cultura.

In ogni vino  autoctono e in ogni formaggio, così come in ogni spicchio di agrume, si respira la forza e la storia e di quest’Isola. Tutte sensazioni riassunte in quattro video emozionali che coinvolgono gli spettatori e li conducono dritti fra le braccia dell’allure tipica siciliana, quell’accoglienza fatta di profumi e luce, che esiste solo in questa porzione di costa affacciata fra il mediterraneo e il tirreno. I video sono stati presentati e apprezzati duranti la serata milanese.

Stagnone

Isola di Santa Maria, Stagnone, Marsala

Hanno partecipato alla cena/conferenza, il Presidente del Distretto Giuseppe Pagoto, l ‘Assessore Regionale al Turismo Anthony Barbagallo, il Vice Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Giuseppe Lupo e di alcuni dei Sindaci dei Comuni soci del Distretto.

Il Distretto Turistico, insieme ad operatori privati del territorio, presenzierà all’ITB di Berlino, la più famosa e importante fiera turistica mondiale, dal 9 al 13 marzo, per l’occasione il Distretto ha lanciato un concorso a premi, mettendo in palio proprio una vacanza di cinque giorni nell’angolo di Sicilia Occidentale.

Ma la strategia del distretto si muove su più fronti, fra questi ha preventitato anche gli educational dei tour operator. Dal 21 al 25 marzo, ne partirà uno che coinvolgerà sinergicamente i diversi aspetti delle quattro tipologie di turismo che il Distretto propone. Si partirà da Trapani, per poi toccare Marsala e la Via del Sale; la Riserva Naturale dello Zingaro e San Vito Lo Capo; Erice, Segesta e Favignana. Non mancherà l’aspetto dei sapori, curati da incontri di alta eccellenza, come quello presso la rinomata pasticceria di Maria Grammatico a Erice e al Centro di Cultura Gastronomica Nuara a Trapani. Focus sulle tradizioni, infine, con la celebre processione della Settimana Santa per le vie di Trapani, con i suoi ceri, le confraternite e la sua profonda religiosità.

I giornalisti che hanno presenziato all’evento milanese e altri rappresentanti di importanti redazioni nazionali saranno invitati ad unirsi a un press tour che il Distretto Turistico sta organizzando e che percorrerà le strade di questo magnifico lembo di Sicilia dal 14 al 18 aprile.

Per maggiori informazioni: www.distrettosiciliaoccidentale.it

Gustare i piatti tipici della cucina siciliana con gli occhi persi nel blu di Panarea. A raccontarcelo è Beppe Fontana, lo ‘cheffo’ del ristorante Raya.

“Ebbene sì – commenta Fontana – sono lo cheffo di questo posto incantevole, faccio una cucina siciliana rivisitata in leggerezza. Nei miei piatti non ci sono né fritti né soffritti, inoltre – prosegue – uso materie prime biologiche. Da noi si inizia con un fantastico aperitivo con dei barman bravissimi, uno si chiama Flavio e l’altro Riccardo; anche loro rivisitano i cocktail classici, poi la sera si balla nella discoteca più cool delle Eolie, mentre Myriam trascorre le sue ore vendendo affascinanti vestiti in batik, sono ricercatissimi”.

Di fronte c’è lo spettacolo dello Stromboli, mentre nelle giornate più terse si può ammirare quello dell’Etna; si cena tassativamente alla luce di lumi a petrolio a base di prodotti biologici e bio dinamici che provengono dalle cooperative che coltivano e producono seguendo il corso delle stagioni, i cicli lunari e i ritmi della terra.

Il mitico Fontana, dopo questa chiacchierata, ci ha messo curiosità, acquolina in bocca, sete e voglia di ballare, così non vediamo l’ora di gustare qualcuna delle sue prelibatezze, per adesso accontentiamoci delle incantevoli foto che ci ha gentilmente spedito. Grazie Beppe.

Ci sono cose che solo in Sicilia. Mi riferisco al cibo, e soprattutto a particolari ingredienti che sanno di pazienza. Che nessuno oltre gli isolani utilizza. Ci rifletto mentre ai fornelli con il mio primogenito decidiamo di preparare il condimento della pasta con l’anciova (acciuga) in bianco. Mentre tra gli effluvi dell’aglio sminuzzato nell’olio bollente e i filetti disliscati delle acciughe, cominciamo a preparare padella e fuoco basso per “atturrare la mollica”.

Sì, perchè la mollica “attrurrata, cioè abbrustolita è un must di alcuni piatti “forti”della tradizione culinaria siciliana e soprattutto palermitana. Come dire, è proprio cosa nostra, fuor di metafora. Per i nordici e per chi sconosce la mollica atturrata, si tratta di un ingrediente decisivo, spolverato a casaccio sulla pasta così come si fa con il formaggio, fondamentale per esaltare alcuni primi piatti: dalla pasta con l’anciova sia in bianco che con l’estratto di pomodoro, passolina e pinoli, ai bucatini con broccoli arriminati (mescolata), anelletti alforno, maccheroncini con le sarde, spaghetti con aglio olio e peperoncino. Anche alcuni secondi piatti esigono questo ingrediente basilare:le sarde a beccafico, gli involtini di carne o di melenzane alla siciliane e il ripieno di peperoni.

La mollica atturrata si prepara con cura e pazienza. Non con la mollica di pane, ma con il pangrattato adagiato su una padella a fuoco basso, lasciato lentamente abbrustolire e mescolato con un cucchiaio per permetterne una doratura compatta. A cui  si aggiunge un filo d’olio e un pizzico di zucchero per favorirne la veloce cristallizzazione.

Ed è quando il forte profumo di pane abbrustolito si sprigiona dalla padella a tutta la cucina e l’addenti nel croccante gusto della pasta fumante che sai con certezza di aver preparato tutto a dovere.

 

 

 

Una scuola di mummiologia nascerà a luglio a Santa Lucia del Mela. La prima in tutto il mondo, proprio qui, in Sicilia, patrocinata dal Comune del messinese e dall’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia.

Si tratterà di un corso estivo condotto da Dario Piombino-Mascali, paleonantropologo messinese di concerto con l’università di Vilnius e Karl Reinhard, scienziato forense dell’Università del Nebraska, al quale parteciperanno studenti americani e di provenienti da altre università consorziate.

Ricordiamo che in nessuna nazione come negli Stati Uniti, infatti, la paleopatologia rappresenti una disciplina scientifica di grande rilevanza, che specie in ambito forense offre enormi contributi.
Il corso si articolerà in un approccio  teorico concernente lo studio delle mummie, come l’anatomia, la tafonomia, la parassitologia e la palinologia, sia sull’aspetto che riguarda la conservazione e musealizzazione dei reperti.

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Molto interessante sarà inoltre la parte del corso che interesserà lo studio e l’analisi di antichi virus e batteri estrapolati da resti mummificati. Discipline affascinanti che chiariscono abitudini e usi, e cause di morte per esempio di gruppi umani come nel caso delle mummie egizie di età dinastica a quelle delle torbiere del nord Europa o ai corpi delle chiese lituane. A quelle della famiglia Medici di Firenze o più semplicemente alle reliquie dei santi.

La Sicilia proprio per la presenza di un cospicuo patrimonio mummiologico disseminato nei siti di Palermo, Piraino, Savoca, Gangi e Santa Lucia del Mela, rappresenta una meta di grande interesse per gli studiosi stranieri.

Come dichiarato dallo studioso e conservatore Piombino-Mascali «La scuola sarà il trampolino di lancio degli studiosi che intendono approfondire un settore particolare come la mummiologia. La scelta sul dove ospitare gli studenti è ricaduta sullo storico convento dei Cappuccini di Santa Lucia del Mela, di grande suggestione e rilevanza architettonica, anche per la presenza del corpo incorrotto del Beato Antonio Franco e delle mummie esposte nella cripta del convento stesso.»
A questo scopo, la parte teorica del corso satrà integrata alla visita dei siti del Sepolcro dei Sacerdoti di Piraino e delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo.

Una passeggiata fra paesaggi alpini ma nel pieno della Sicilia? Sì, è possibile, il 13 marzo. Volete conoscere la montagna delle neviere, che nei suo anfratti si conservava candida, per essere riutilizzata nella stagione calda? Stiamo parlando di Rocca Novara, che non è solo una montagna, ma ha instaurato con gli abitanti del luogo un rapporto d’intimità, la Rocca prende persino un altro nome, che non è presente sui libri ufficiali: Rocca Salvalatesta. Su una delle sue pareti si rivede la fisionomia di un volto, è un guardiano, come lo chiamano tutti, messo lì a custodire un tesoro lasciato dagli arabi. Sospeso fra sacro e profano, il monte, il 18 agosto, per i credenti, è meta di pellegrinaggio verso la cima, dove si trova una grande croce nera.

Ma davvero esiste un tesoro a cui è possibile accedere attraverso una serie di prove? La leggenda narra che Novara di Sicilia, un tempo sorta all’ombra della Rocca, venne costretta a riparare più a Sud davanti alla minaccia musulmana. In pratica fu rifondata, ma è davvero così? Nel pianoro che l’accoglieva, comunque, è ancora possibile rinvenire antichi resti di un insediamento bizantino.

La Rocca Salvalatesta, insieme a Rocca Leone (che ricorda proprio il felino nella forma) restano luoghi ammantati di fascino medievale dove respirare storia insieme all’aria pura della natura.
Non a caso Rocca Novara è detta il Cervino di Sicilia, l’esperienza della passeggiata in montagna qui raggiunge il suo apice. Come il paesaggio, che ripaga di ogni fatica, da qui, al confine tra i Peloritani e i Nebrodi, si vede dall’Etna alle Eolie.

Dopo vi aspetta un’ottima degustazione, l’escursione si conclude all’antico paese medievale di Novara di Sicilia, per una visita e l’assaggio del famoso formaggio Maiorchino.

INFORMAZIONI
ORARIO/LUOGHI: Ritrovo domenica 13/03 ore 10.00 a Novara di Sicilia, fine escursione ore 17.00 a Novara di Sicilia
DIFFICOLTA’: facile, circa 8,5 km
ATTREZZATURA: abbigliamento da trekking, scarponcini, borraccia
QUOTE: Euro 10 euro comprensivi di assicurazione, organizzazione, guida. Utilizzo auto propria
NOTE: I ragazzi sotto i 14 anni, accompagnati dai genitori non pagano nulla
PRENOTAZIONE: la prenotazione va fatta esclusivamente per via mail, inviando nome, cognome e un recapito telefonico, info@passopassotrekking.it. Per informazioni potete contattare i numeri di telefono sotto indicati. Non teniamo conto delle prenotazioni su facebook. Massimo 25 partecipanti
GUIDE AIGAE E CONTATTI: Antonio 3470346742, Saro 3471754126
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