Wednesday, September 20, 2017
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Ecco l’incontro con una costumista che fa borse favolose. Ridà vita a corde, giummi e stogffe di tappezzeria. Si chiama Linda MariaSofia Rosalia Randazzo e  indovinate dove vive e lavora? A Palermo

Una sera per caso ho visto una delle tue meravigliose borse indossata da una donna molto simpatica, me ne sono innamorata… mi racconti come nascono?

“Le mie borse nascono dall’ossessione  per la raccolta compulsiva di stoffe, pizzi, merletti, accessori vintage, perline, spilli, e “camurrie” varie che cerco e conservo da anni, credo nel tentativo inconscio di simulare e custodire storie di donne, di nonne, di zie appassionate di antiquariato; dietro a una macchia ingiallita, a una muffa su una stoffa trovata in un baule, in un mercatino di Palermo, c’è l’anima di una famiglia: nelle tracce sbiadite dei fiori delle stoffe c’è l’iconografia dell’ottocento inglese, che tanto la  borghesia siciliana aveva accolto sui propri divani, in certi merletti c’è il design liberty dei lampioni sulle strade, in certe spille la disperazione romantica di donne innamorate alla finestra… in certi broccati c’è la storia dell’aristocrazia barocca. In alcune borse ci sono i colori contrastati del blu, del giallo, del rosso, dei carretti siciliani, della pittura popolare su vetro. Le mie borse nascono dalla memoria della mia infanzia e da quella culturale della storia iconografica siciliana. Nascono dal desiderio di immaginare una figura di donna dimessa forse, ma molto romantica. Una donna sognatrice d’altri tempi.”

 

Che materiali utilizzi, come le assembli e da cosa è nata l’dea di produrre
accessori così tanto originali?

“I materiali che uso sono prevalentemente trovati, cercati, raccolti e comprati   nei mercatini, o riutilizzati da abiti dismessi. Uso stoffe macchiate, ingiallite, a volte hanno uno strano odore di vecchio, spesso sono recuperate dai bauli di chi se n’è dimenticato. Utilizzo anche molti materiali della tappezzeria, vorrei che le mie borse avessero il sapore intimo di certi salottini barocchi pieni di polvere dove conservare pensieri inconfessabili, come oggetti personali da infilare dentro borse della memoria femminile. Mi piace usare i gioielli, le corde, i giummi, i nastri, le catenelle, i manici di legno che nessuno vorrebbe più usare. L’idea di produrre questi accessori è quasi spontanea dato che uso la macchina da cucire per fare costumi teatrali e maschere e perché sono una pittrice;  allora le due cose insieme funzionano benissimo, infatti adopero le stoffe come fossero pigmenti, le accosto seguendo un criterio cromatico ben preciso. Una borsa è una cosa utile, ma per me è anche “un’opera di stoffa” che si porta addosso.”

Quali sono i tuoi colori più utilizzati? Ho visto dei turchesi improvvisamente ornati con colate fucsia, bellissimo accoppiamento, ti piacciono i contrasti?

“Esattamente! Adoro i contrasti, trovo che sia bellissimo usare dei damascati, dei broccati pieni di dorati, di fiori e poi abbinarci sopra una passamaneria anni settanta, magari di un rosa eccentrico: trovo che sia ironico sminuire tanta pomposità, è un po’ come prendersi in giro da soli, sdrammatizzare il tentativo di sentirsi eleganti. Sono borse che cucio con la piena libertà creativa, quasi come fossi una bambina. Sono giocattoli per bambine che si sentono signore. Non parto mai da disegni o tagli, assemblo le stoffe e le decorazioni seguendo un istinto cromatico, per me è pittura fatta con la stoffa, poi cucio e mentre cucio seguo il senso plastico che mi suggerisce il materiale stesso che uso … e poi ecco la borsa!”

Raccontami il tuo percorso artistico e la storia delle tue borse.

“Ho studiato al liceo artistico, poi storia dell’arte, finalmente scenografia: ai tempi dell’accademia frequentavo il teatro per fare un po’ di gavetta, al teatro Garibaldi mi misero a lavorare con la costumista, per cui entrai in contatto con la macchina da cucito, ma nella dimensione del teatro appunto, dimensione dell’ onirico per eccellenza. Dunque non ho fatto un percorso sartoriale per come si deve. Ho anche fatto un master in design per il teatro al Polidesign di Milano, e li finalmente l’incontro con l’opera lirica …Ho studiato la storia del costume, il che equivale a dire la storia della moda riadattata alle esigenze del sogno, del teatro, del cinema, della letteratura, dell’amore poetico. Ho anche studiato pittura in accademia per cui adesso sono riconosciuta ufficialmente come pittrice, una delle più conosciute  sul territorio siciliano, ma continuo a cucire le maschere che indosso per le mie performance, i pupazzi, le marionette, i costumi per alcuni spettacoli, e così nelle mie borse c’è tutto questo, diciamo in pochi centimetri di stoffa, quella che a volte rimane e non va su un palco, finisce addosso a una bella signora.”

 

Ci racconti dei tuoi ventagli?

“Sono una vera e propria trovata giocattolo perché disegno direttamente su ventagli di plastica cinesi scadenti, li uso come fogli, però ci faccio su dei disegni fantastici e poi pizzi, merletti, catenine con perline finte, diventano bellissimi e super romantici. Ne ho disegnati alcuni con gli animali, e altri con donne come la Signora delle Camelie, Franca Florio, Marlene Dietrich. Si vendono  solo in alcuni contesti molto raffinati e pronti a capire la sottile ironia della scelta dozzinale del pezzo iniziale.”

Che tipo di donna indossa i tuoi accessori?

“Una donna romantica, ironica, bizzarra, libera, sognatrice, bambina e nonna allo stesso tempo. Una donna che non smette di comprare carillon, borse, scarpe, giocattoli, cartoline antiche … che ama arredare la casa, ama i gatti e le piantine, le coperte fatte all’uncinetto, una donna innamorata sempre.”
Le donne palermitane e siciliane in genere preferiscono spesso le griffe
famosissime, cosa bisogna fare secondo te per aumentare numericamente quelle che indossano opere d’arte o artigianato? Impresa impossibile, o ci si prova magari imponendosi un po’?

“Bisogna crudelmente farle studiare e quelle colte farle uscire dai loro palazzi impolverati, prendere i loro divani e tagliarli a pezzettini  e poi regalargli tutta la loro vita in pochi centimetri di borsa.”

Trovate le sue creazioni presso La pregiata bottega di Arti Applicate (circuito Alab), in via Discesa dei Giudici.

 

I vini siciliani sono sempre più apprezzati sulle tavole di tutto il mondo. Si tratta di un comparto in ascesa, da sostenere e promuovere. Il vino racconta la storia di questo territorio a cui si lega indissolubilmente. Parliamo di Marsala, la città di Capo Lilieo, torna ad ospitare nel suo “Porto di Dio”dal 17 al 20 marzo, la 7^ edizione della Rassegna di Vini Siciliani “Enodamiani”, organizzato dall’I.S.I.S.S. “Abele Damiani”.

Vini, abbinamenti, sapori e aromi, non mancheranno in questa tre giorni che celebra il nettare degli Dei. L’evento è organizzato in collaborazione con l’AIE, Associazione Enologi Enotecnici Italiani – sezione Sicilia, l’Istituto Regionale della Vite e del Vino, con l’Associazione Italiana Sommelier, con la Federazione Italiana Cuochi e con l’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino), si avvale del patrocinio del Comune e della Regione Siciliana – Assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari – e del sostegno di numerose aziende locali, sia del settore vitivinicolo, Cantine nello specifico, che di altri settori, come quello della ristorazione o delle energie alternative.

Enodamiani comincia con una degustazione di vini provenienti proprio dalle cantine marsalesi, giovedì alle 9 nell’aula magna dell’Istituto di via Trapani nell’ambito dell’appuntamento “Esperti a confronto”, prevista la presenza di numerosi addetti ai lavori, tra cui rappresentanti di Assoenologi, dell’Ais, giornalisti di settore, dell’ONAV, dello stesso Istituto Agrario e ancora docenti della Facoltà di Enologia. Le degustazioni proseguiranno nel pomeriggio dalle ore 14.30 alle ore 18.

In programma venerdì alle 9 il 4° Concorso Original Cocktail “Eno-Damiani”, per i ragazzi del 3°, 4° e 5° anno dell’istituto Alberghiero, che si esibiranno a colpi di shaker e fantasia davanti a una giuria AIBES.

Sabato alle 10 si animerà il convegno moderato dalla giornalista Jana Cardinale “DOC e DOCG – Valorizzazione territoriale e importanza socio economica”. Si aprirà con i saluti e gli interventi del Dirigente scolastico, Domenico Pocorobba, del sindaco Alberto Di Girolamo,del Dirigente Ambito Territoriale, Luca Girardi  e del presidente di Assoenologi Giacomo Manzo. Anche in questa occasione partecipano molti addetti ai lavori.

A chiudere il convegno, la premiazione dei vini in rassegna.

Dulcis in fundo, per concludere in bellezza, una open dell’Istituto che, dalle ore 17 alle ore 20, aprirà le porte alla città offrendo una prelibata degustazione di dolci preparati dagli allievi abbinati ai vini in rassegna.

“Si tratta per noi di un appuntamento fisso – dice il preside, Domenico Pocorobba – che si colloca, come sempre, in un periodo intenso di iniziative. Ci apprestiamo, infatti, anche quest’anno, alla trasferta a Verona per la 50esima edizione del Vinitaly che si svolgerà dal 10 al 13 aprile, alla quale parteciperanno in totale una cinquantina di alunni del corso di Enologia e dell’Alberghiero, accompagnati dai docenti della scuola. Rivolgo un invito alla cittadinanza, e quanti sono da sempre vicini all’Istituto Agrario, che continua a formare i propri alunni puntando alla vocazione del territorio e alla valorizzazione delle eccellenze, a partecipare all’EnoDamiani”.

 

Questi i relatori del Convegno di sabato mattina:

Antonio Rallo, Presidente Consorzio Vini

“Importanza economica della Doc Sicilia”

 

Diego Maggio, Consigliere delegato della Tutela Vino Marsala

“Stato dell’arte di un’opera d’arte: il Marsala”

 

Nino Barraco, Assessore Agricoltura Comune di Marsala e Produttore vinicolo

“La riscoperta dei vini artigianali”

 

Giacomo Ansaldi, Cantine Baglio Donna Franca

“Grillo e Nero D’Avola, storia, biologia e diffusione”

 

Carlo Albero Pannont, esperto in denominazioni

“Nero D’Avola e Grillo, due vitigni da blindare per la produzione della nostra isola”

 

Ercole Alagna, direttore responsabile Azienda Alagna Vini

“Le diverse tipologie di Marsala e la possibilità di creare una DOCG”

Sapete cos’è un Pecha Kucha? Vi conviene impararlo, se avete una start up o un’impresa che volete farvi finanziare. Rispolverate l’inglese, date un nuovo smalto alle vostre capacità oratorie e mettetevi in gioco puntando l’attenzione sulla capacità di sintetizzare le idee, con l’aiuto delle immagini, ma soprattutto rispettando un ordine capace di renderle fruibili e di generare l’empatia necessaria a farle apprezzare.

Giovedì 17 marzo alle 18.30 nella sede, nuova nuova, di Digital Magics Palermo, nell’ambito della tappa palermitana di SmArt City Italia, ci sarà un momento dedicato al Pecha Kucha (si pronuncia Pecia Cucia), si discuterà in maniera informale di Smart City da punti di vista differenti, reinventare tradizione e innovazione attraverso presentazioni lampo. Piccole storie appassionanti.

Sfilano 20 slide, a cadenzare 6 minuti e 40 secondi, altrimenti si va fuori sincrono e si perde il filo del discorso, fondamentale per far apprezza l’idea.

Il primo Pecha Kucha, una sorta di presentazione di 20 immagini senza pausa (solo 20 secondi e un numero sufficiente di parole da spendere su ognuna), si è svolto a Tokyo nel 2003, si rivela importante scegliere 20 foto significative ed evocative per il progetto e per il pubblico.

L’evento è curato da PUSH, in collaborazione con Energia Media, ha deciso di adottare questo format creativo per un racconto fuori dagli schemi sul tema delle Smart City.  Sponsor tecnici dell’evento sono Digital Magics Palermo con Factory Accademia e Tenute Orestiadi.

Ecco gli speaker dell’evento:

Alvise De Sanctis – Expo in città

Angelica Agnello – Orto Capovolto

Enzo Fiammetta – Fondazione Orestiadi

Morena Fanny Raimondo – MORE

Gandolfo Gabriele David – Dimora OZ

Carmela Dacchille – Edizioni Precarie

Fabio Rizzo – Indigo

La partecipazione è gratuita: sarà sufficiente registrarsi tramite Eventbrite all’indirizzo http://pechakuchahappyhour.eventbrite.it/.

Rigore, emozione, condivisione di un tributo dovuto a una donna che ha fatto parte della storia culturale di questo Paese. Da Modus Vivendi che in città ormai si sta facendo promotore di iniziative culturali di spessore, si presenta il libro “Rileggendo Miriam Mafai” (Istituto Poligrafico Europeo). Con le curatrici Beatrice Agnello e Simona Mafai, interviene la giornalista e scrittrice Bianca Stancanelli. L’appuntamento da segnare in agenda è martedì 15 marzo alle 18 ( Modus Vivendi si trova in via Quintino Sella 79, tel. 091323493).

Miriam Mafai un’intellettuale esemplare, la sua attenzione per la società, e il suo occhio sulla condizione femminile, l’hanno resa una penna autorevole, fra i fondatori del quotidiano la Repubblica, oltre ché un punto di riferimento.

Parole da rileggere.

Il libro contiene testi di Giovanna Fiume, Simona Mafai, Franco Nicastro, Salvatore Nicosia, Egle Palazzolo, Maria Concetta Sala; intervista di Beatrice Agnello alla figlia di Miriam, Sara Scalia; nove lettere di Miriam Mafai ai familiari.

Dal comunicato: Libertà e uguaglianza: sono due parole che Miriam Mafai ha sempre sentito con urgenza e passione, con un forte senso del valore dell’individuo ma insieme del valore di una società di eguali, di una comunità senza dominatori e dominati: fondata, per usare la terza parola della triade originaria, sulla fraternità. Riflettere su come le ha fatte giocare insieme nella sua vita e nei suoi scritti è importante per capirne la personalità, ma anche per riproporne il senso alto nel nostro presente che spesso sembra averlo smarrito.

Una cioccolata unica, che ci ha resi noti nel mondo, lavorato secondo un’antica tradizione Azteca, a freddo. Per chi ha la passione per il cioccolato e sogna di produrre, divertendosi per giunta, a modellarlo e lavorarlo, dei cioccolattini artiginalissimi ecco che Tulime Onlus organizza sabato 19 marzo, in occasione della festa del papà, il Laboratorio per la creazione di cioccolatini di Modica che seguono la ricetta tradizionale.

Profumo di cacao e storia diventeranno bocconcini deliziosi da condividere, infatti i cioccolattini creati potranno essere portati a casa. Al laboratorio possono partecipare adulti e bambini, quindi che aspettate a iscrivervi con i vostri figli?

L’evento si svolgerà Tulime Onlus dalle 16,30 alle 19,00 in viale Regione Siciliana, 2156 a Palermo (angolo con via Di Blasi). Quota di partecipazione: 14€ euro (coppia genitore-bambino o adulto) e 12€ per i tesserati. Iscrizioni preferibilmente entro giovedì 17 marzo inviando una mail di conferma all’indirizzo info@tulime.org Per informazioni: info@tulime.org – www.tulime.org – tel. 091.217612 Evento fb: https://www.facebook.com/events/1582843352039003/

Se volete conoscere una cinematografia estremamente interessante e diversa dalla nostra, francofona ma che ha sviluppato una sua cifra stilistica innovatrice e indipendente, non vi resta che seguire le giornate del cinema quebecchese che si terranno a  Palermo.

Le Giornate del cinema quebecchese in Italia sono organizzate in collaborazione con il Conseil des arts et des lettres du Québec, la Société de développement des entreprises culturelles du Québec, la Delegazione del Québec a Roma, l’Ambasciata del Canada in Italia e l’Institut français Milano. In collaborazione con Sudtitles e Institut français Palermo.

La visione dei film in programma sarà in versione originale e con sottotitoli in italiano. L’appuntamento è ai Cantieri culturali alla Zisa, in quello che viene considerato il cinema del Comune, la bella e accogliente Sala De Seta.

Ecco a seguire i film in programma e le loro brevi sinossi:

Per l’11 marzo, alle 20 e 30 si potrà assistere a Corbo di Mathieu Denis – / 2014 / 119’
Montréal, primavera 1966. In un Québec sconvolto da una profonda mutazione sociale, Jean Corbo, è un sedicenne idealista, un adolescente di origine italo-québécois, schiacciato tra i principi della famiglia di origine e i suoi giovani ideali rivoluzionari. Travolto da un’amicizia sentimentale, si lega indissolubilmente a Julie e François, due giovani militanti di estrema sinistra. Insieme i tre aderiscono alle operazioni di un gruppo militante clandestino, con l’obiettivo di scatenare la rivoluzione socialista nella provincia del Québec industrializzato.
Questo gruppo clandestino è il Fronte di Liberazione del Québec, (FLQ). E Jean ha intrapreso un cammino, in cui il destino della sua ostinazione è inesorabilmente già scritto.

Chorus

 

Per il 12 marzo tocca  a Chorus di François Delisle – Francia / 2015 / 96’
Lui ha scelto il Messico. Lei, la musica antica, in una corale dove canta tra gli alti. Pensano entrambi di consolarsi cosi, almeno ci provano. In realtà sanno bene che nulla potrà mai restituire il loro piccolo Hugo, il figlio scomparso all’improvviso, all’età di otto anni. Quando un giorno, la polizia annuncia che sono state ritrovate delle ossa, che forse potrebbero essere quelle di Hugo. Potrà la loro vita riprendere il suo corso naturale? François Delisle gira con estrema delicatezza, la paralisi di una madre e di un padre, un film unico, intenso e disturbante. Selezionato al Sundance Film Festival e alla Berlinale.

 

L’anno scorso mettemmo una bella inserzione con scritto “chi ci ospita?” . In pratica chiedemmo ai titolari di caffè palermitani di trasformarci in una redazione itinerante. Il caffè ce lo saremmo pagate da sole, e anche una pasterella. Assicurato. Usufruendo quindi della connessione internet, avremmo lavorato, chiacchierato, magari invitato qualcuno per un’intervista e sparato un sacco di foto sui nostri canali social. Protagonisti noi e i succulenti cornetti e cappuccini caldi e schiumosi.

Qualcuno ha colto il nostro spirito, ma ci saremmo aspettate di più e di meglio, anche soltanto per la brillante idea di condividere attraverso una foto la nostra postazione, utile per veicolare un modo nuovo di promuovere luoghi, locali e far assaporare l’accoglienza. Stare “assittate” (sedute) ed essere riverite. Ci piace.

Perchè diciamolo con franchezza, la nostra esperienza di co-office con la nostre amiche Daniela Di Sciacca e Simonetta Russotto non è solo un momento per mettere nero su bianco i nostri pensieri, ma offre anche l’opportunità di confrontarsi su idee e pianificare progetti futuri. Lavorare ed essere presenti fuori dal virtuale, ragionare con la pancia piena.

Noi siamo favorevoli a questa  buona pratica del co-office, che dunque ossequiamo con gusto. Ci crediamo ciecamente. Appena c’è occasione mettiamo sul fornello la moka  e scartiamo una bella “guantiera”, come dicono a Palermo, di dolcini.

Per questo accogliamo con entusiasmo la proposta che ci arriva dal Bio-bistro Freschette. Loro infatti inaugurano un co-office il 3 aprile, alle 19 ovvero aprono al pomeriggio a lavoratori pc-muniti (un portatile lo mettono a disposizione) il loro delizioso locale in centro, mettendo in condivisione linea Adsl , fax e stampanti. Pensate, potrete lavorare, fare merenda, persino pianificare la spesa per la cena, scegliendo fra i loro prodotto bio, seduto a uno dei tavolini, che volete di più?

 

Da un anno è on line per tutti i turisti e gli appassionati di viaggio il nuovo portale di informazioni turistiche e culturali. Si chiama Scopri Modica ed è una vera e propria guida su cosa vedere, cosa fare, dove dormire, dove mangiare, servizi turistici ma soprattutto a Modica, la splendida Contea barocca nel cuore degli Iblei. Il progetto è stato fortemente voluto dalla Pro Loco Modica, presieduta da Luigi Galazzo. Cliccando sull’indirizzo internet www.scoprimodica.it  (ma anche da www.prolocomodica.it), si apre il nuovo portale che vuole svolgere due importanti funzioni: da un lato desidera porre all’attenzione dei turisti  sulla storia e le attrattive di Modica, e dall’altra si pone come portale di informazione eventi ed iniziative destinato ai modicani e ai residenti dell’area iblea che potranno giornalmente conoscere le ultime novità per magari trascorrere una serata tra amici in città.

Il portale è una creatura voluta dalla Pro Loco di Modica, e realizzata dall’agenzia web e marketing Bonu-Q e dall’agenzia di comunicazione e ufficio stampa MediaLive.

Il portale è suddiviso in 5 sezioni, come è già stato espresso su Ragusa news: ” in cosa vedere è possibile guardare foto e descrizioni delle principali chiese, ma anche le schede sui musei, sui palazzi nobiliari, sui suggestivi vicoli del centro storico, senza tralasciare gli itinerari in campagna e lungo la bellissima e frastagliata costa. Le feste patronali, con particolare rilevanza alla Madonna Vasa Vasa, a San Giorgio e San Pietro, ed ancora tutte le indicazioni per le vie dello shopping e per la vita notturna sono invece le voci contenute nella sezione “cosa fare“. E all’interno di questa sezione si nasconde la più importante novità del portale, ovvero il calendario degli eventi, un calendario unico, stilato dalla ProLoco di Modica, dai centri commerciali naturali (La Melagrana, Francavilla, Polo Commerciale, Frigintini e associazione Ascot di Marina di Modica).

Una proposta unica ed integrata che, mese per mese, consente di restare sempre aggiornati sugli eventi sia a Modica centro che nell’area rurale di Frigintini, o ancora lungo la costa di Marina di Modica. Un calendario che ha subito riscosso l’interesse del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, intervenuto alla presentazione e pronto a trasformarlo in un veicolo di promozione anche all’Expo di Milano. Il primo cittadino, che ha dato il suo plauso lanciata dai privati, ha anche rimarcato la possibilità di avviare una proficua collaborazione con l’obiettivo comune di incrementare le presenze turistiche in città. Il sito web è completato dalle sezioni “dove dormire” e “dove mangiare” all’interno delle quali saranno inserite gratuitamente le varie strutture turistiche ed esercizi commerciali. Con un modesto contributo annuale, le stesse potranno acquisire una posizione di maggiore visibilità che prevede l’inserimento di foto, mappe e descrizioni dettagliate sui servizi offerti.

L’ultima sezione di www.scoprimodica.it è dedicata infine ai servizi turistici, dalle escursioni alle visite guidate, dagli itinerari su misura ai percorsi alla scoperta dell’enogastronomia e del cioccolato. Questa sezione è curata in collaborazione con il Modica Visitor Center”.  Scopri Modica è anche disponibile su facebook, twitter e instagram e con l’hashtag #scoprimodica. Il sito entro il primo maggio sarà multilingue.

Tre erano i popoli che hanno creato la Sicilia: Elimi, Sicani  e i Siculi. Fra gli antichi popoli anche i Fenici.

Per conoscere le  nostre radici, ecco un’escursione che parte domenica 13 marzo 2016 alla scoperta degli Elimi. Profughi di origine troiana, scampati da una tempesta trovarono riparo sull’Isola? Oppure popolazione ligure come si riscontra da alcune città omonime Lerici, Segesta, Entella? Di certo si insediarono nella parte occidentale della Sicilia. Prima di fondersi con gli altri popoli autoctoni, in un naturale integrazione, fondarono  un centro religioso sul Monte Erice; Entella, situata nell’entroterra palermitano; Iaitias su un promontorio che domina la odierna San Giuseppe Iato; appunto Segesta la più nota delle città. Poche le testimonianze che arrivano fino a noi.

La Rocca di Entella è morfologicamente interessante, oltre ad avere una storia affascinante, la zona della magica grotta di Entella – detta Grotta dei Dinari e ammantata di misteri e leggende – è stata dichiarata Riserva naturale.

Oltretutto qui si trova e prospera la Diga Garcia, che oltre ad essere un punto di riferimento per le irrigazioni delle colture del territorio- ormai è considerato alla stregua di un placido lago – , è diventato anche luogo d’elezione per gli uccelli migratori che lo scelgono come punto di sosta durante i loro viaggi.

Si legge dalla bella presentazione curata da Luigia Di Gennaro

“I tre elementi essenziali di questo paesaggio di Sicilia al confine sud-occidentale della provincia di Palermo, sono, il gesso, l’argilla e il verde dell’erba di marzo. Dalla Rocca di Entella si osservano ampi paesaggi collinari e i massicci montuosi dei Sicani occidentali. La Rocca offre diversi livelli di lettura del paesaggio: uno geologico-geomorfologico con le rocce evaporitiche soggette al fenomeno carsico e un altro storico-archeologico con tracce e testimonianze dall’età del bronzo al conflitto arabo-svevo, passando attraverso le guerre greco-puniche. I percorsi sotterranei dell’acqua hanno creato sotto la rocca la bella Grotta di Entella e il territorio offre al buon osservatore tanti piccoli tesori naturalistici”.

Programma

Appuntamento alle ore 8,15 a Piazzale Giotto e trasferimento con mezzi propri per scorrimento veloce Palermo Sciacca sino allo svincolo Poggioreale e quindi in direzione di Contessa Entellina. Escursione a piedi alla Rocca d’Entella, Pranzo a sacco ai piedi della Rocca. Visita pomeridiana all’Antiquarium “Giuseppe Nenci” di Contessa Entellina. Rientro a Palermo previsto per le ore 18.30

Scheda
Dislivello m400
Lunghezza del percorso: circa km 6
Natura del percorso: Sterrata e sentiero, facile.

Contributo Artemisia : €8; Ingresso Antiquarium € 2; Contributo carburante per chi richiede passaggio in auto: € 6.

Informazioni e adesioni telefonando alla guida:
Luigia 3286655656

Artemisia coop. per un turismo sostenibile e l’educazione ambientale. artemisianet@gmail.com, 3403380245.

Sciatu, in lingua siciliana, è una parola dolce, una parola dell’affetto. Sciatu o ciatu o ciatò, significa fiato. L’espressione si usa per i cari. Sciatu mio, significa fiato mio, mio respiro.

Si chiama Sciatu, prendendo a prestito questa parola dal lessico siculo dell’amore, anche la lampada nata dall’estro di un designer siciliano, capace di accendersi con un semplice soffio. La lampada è costruita su una pianta simbolo dell’Isola, in grado di resistere ad alta temperature, spinosa, ma dai frutti dolcissimi, parliamo del fico d’India, quest’oggetto trascende l’oggetto stesso, si fa arte, infatti usa le pale di fico d’India alla fine del loro ciclo di vita. E prosegue, perché dalla semplice carcassa di una pianta, ricava un’utilità che si fonde con il quotidiano, con la natura, con la vita delle persone. Accendere la luce sarà un gesto carico di significati.

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Questo singolare, abbinamento pianta-luce crea pezzi assolutamente unici, assemblati a mano dallo stesso designer, Renato Belluccia, nativo di Gela, Belluccia che fa parte di Shiplab. La lampada eco è stata presentata alla 52ª edizione di Expocasa che si è svolta a Torino, incontrando molti favori. Ogni lampada ha un codice specifico che certifica il pezzo, ed inserendo il codice sul sito (www.sciatulamp.it) di riferimento sarà possibile trovare la carta di identità di ogni singola lampada. Una sorta di filiera e di certificato storico. All’interno della stessa troveremo la data della “rinascita”, il mese e il luogo della raccolta.

La lampada ecologica di Renato Belluccia si accende e spegne con un soffio. Inoltre è dotata di tecnologia touch, che da la possibilità di essere accesa e spenta anche al tocco. La lampada inoltre può rinascere e cambiare scopo, quando, una volta staccata dalla base, che contiene la parte tecnologica, si può gettare nel terreno e riprenderà il suo ciclo vitale, si fonderà con l’elemento natura dal quale proviene. Proprio in questi giorni, parte il crowfunding del progetto.

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