Wednesday, September 20, 2017
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Sempre con piacere condividiamo le attività di vaicoltrekking con le proposte messe a punto dalla guida Attilio Caldarera. Le passeggiate, le escursione, uniscono la tradizione – la Festa dei Giudei che si celebra a San Fratello, ad esempio, è molto sentita, variopinta e particolarissima – e la cultura al trekking e a una vita sana all’aria aperta. Le offerte di viaggi a piedi, che riguardano il periodo di Pasqua e Pasquetta (il Lunedì dell’Angelo è tradizionalmente dedicato alle gite fuoriporta) sono intorno a Nebrodi. Non manca il tipico pranzo, preferibilmente da gustare sotto il sole della Sicilia. Per conoscere poi le Rocche del Crasto al Bosco di Mangalaviti e dalla Cascata del Catafurco, il tour pasquale fa capo ad Alcara Li Fusi.

25 marzo 2016 – VENERDI’ SANTO – TREK A MONTE SAN FRATELLO E FESTA DEI GIUDEI

La Pasqua sui Nebrodi è straordinaria. Il venerdì santo più particolare è quello di San Fratello immersi in questa “festa” per le strade animata profanamente dai Giudei che affollano le strade con le loro figure, le loro suonate. Il pomeriggio da inizio alla pasqua sui Nebrodi di Vaicoltrekkingsicilia. Partiamo da San Fratello con la passeggiata/escursione al monte Vecchio per ammirare i panorami sul tirreno, poi per le vie del paese partecipando al particolarissimo rito con i Giudei di San Fratello.

Guida: Attilio Caldarera349 7362863attiliocaldarera@gmail.com –www.vaicoltrekkingsicilia.com – www.attiliocaldarera.com –

Quota: € 10,00 (guida, assicurazione, organizzazione, degustazione).

Ritrovo: venerdì 25 marzo ore 15,00 San Fratello (ME).

Fine escursione: venerdì 25 marzo ore 20,00 San Fratello.

Viaggio: utilizzo auto propria. Difficoltà: Facile.

Attrezzatura necessaria: abbigliamento da trekking.

25/28 marzo 2016 – PASQUA SUI NEBRODI, TREK E TRADIZIONI NEI BORGHI

Dal venerdì santo al lunedì di pasquetta con tutti i giorni bellissime escursioni tra i luoghi ed i paesi del Parco dei Nebrodi da Alcara Li Fusi, a Longi a San Marco d’Alunzio. Escursioni previste a San Fratello, ad Alcara Li Fusi, sulle Rocche del Crasto al Bosco di Mangalaviti e dalla Cascata del Catafurco. Un tour dei Nebrodi con base ad Alcara Li Fusi, la città Borgo Natura con lo scenario delle Rocche del Crasto e del volo di aquile e grifoni. Garantita l’accoglienza ed i migliori sapori dei Nebrodi.

Guida: Attilio Caldarera, 349 7362863, attiliocaldarera@gmail.com –www.vaicoltrekkingsicilia.com – www.attiliocaldarera.com –

Quota: € 50,00 (guida, assicurazione, organizzazione).

Altre spese: € 170,00 (comprendono: pernottamenti in b&b, cene, pranzo di lunedì). I costi non comprendono: colazioni, pranzi a sacco di sabato e domenica.

Ritrovo: venerdì 25 marzo ore 15,00 San Fratello (ME).

Fine escursione: lunedì 28 marzo ore 17,00 Alcara Li Fusi.

Viaggio: utilizzo auto propria. Difficoltà: Media.

Attrezzatura necessaria: abbigliamento da trekking.

 

Che bello vivere le feste nelle Isole, partecipare alle celebrazioni della comunità, vivere con gli altri la trepidazione la tradizione. In Sicilia, fra vampe (i fuochi accesi nella notte di San Giuseppe) el le sfince, si celebra la figura del Santo con gli altari e i pani votivi. Comincia oggi, alle Egadi, la Festa di San Giuseppe, che prevede una serie di iniziative organizzate dal Comitato Religioso dei Festeggiamenti, con la Parrocchia Maria SS delle Grazie di Marettimo e il Patrocinio del Comune di Favignana – Isole Egadi. In molte case si organizzano gli altari che potete vedere in un paio di immagini (ne parla anche Giuseppe Russo nel suo post, su Balestrate).

La ricorrenza verrà seguita dall’Amministrazione Comunale e dalle istituzioni isolane con grande partecipazione in tutte e tre le isole: a Favignana domani a partire dalle ore 15 il parroco della Chiesa Matrice, padre Damiano, farà il giro degli altari allestiti nelle varie abitazioni, per la benedizione, e venerdì alle 17 verrà celebrata la Santa messa cui poi farà seguito, alle 18, la Processione per le vie del paese cui prenderà parte l’assessore Tiziana Torrente. In mattinata, alle ore 11.30 si terrà l’ “invito ai Santi”, con una tavolata allestita in piazza Matrice.

Altare a Marettimo

Altare a Marettimo

La popolazione viene interamente coinvolta, protagonista assieme alle istituzioni, il sindaco, Giuseppe Pagoto e il vice sindaco, Enzo Bevilacqua.

Come si legge nel comunicato stampa:

L’atmosfera di festa è già viva alla vigilia per l’alza bandiera con l’effigie di San Giuseppe e l’arrivo della banda musicale, che attraversa le vie del paese e raccoglie fondi per un particolare rito. La sera, infatti, tutta la popolazione assiste al rito della “Duminiara”. Si fanno ardere tre cumuli di legna composti da arbusti raccolti sull’isola e fatti essiccare per qualche giorno; i tre fuochi rappresentano la Sacra Famiglia: per tradizione nel fuoco centrale si bruciavano le vecchie barche al grido di “Evviva u Patriarca di San Gnuseppe”, seguito da un corale “Vivaaa”.

Anche Levanzo è pronta per le iniziative religiose e ludiche – seguite dall’assessore al Turismo Giusy Montoleone, programmate a partire da venerdì mattina alle 10, con la Santa Messa, per proseguire alle ore 11 con l’”invito ai Santi”, una Processione alle 16.30 e a seguire i giochi d’artificio. In serata, alle ore 19.30, il cabaret con Marco Manera, comico, attore, autore e formatore teatrale (che si esibirà  ancora il venerdì 19 in serata a Favignana a Cava Sant’Anna);  Il 19 marzo è in programma ancora una Santa Messa alle 10 e alle ore 21 la “Vampata”, che si concluderà con una degustazione di busiate e salsiccia arrostita e una serata danzante. Sabato 20 marzo alle 14.30 si terranno i giochi d’intrattenimento per adulti e bambini tra cui il classico gioco delle “pignate” per la chiusura delle manifestazioni:

A seguire il programma organizzato a Marettimo:

Giovedì 17 Marzo:

ore 10,00 – Arrivo Banda Musicale, ingresso e giro di saluto per il Paese

ore 11,00 – ALZABANDIERA  in presenza delle autorità civili militari e religiose con l’effige di San Giuseppe

ore 15,00 – Inizio Giochi Folkloristici in Piazza

ore 17,30 – Novena di San Giuseppe e Santa Messa

ore 18,30 – Tradizionale rito della “Duminiara”, tre falò in onore di Gesù, Giuseppe e Maria

ore 21,15 – Degustazione in Musica – Spettacolo Varietà

 

Venerdì 18 Marzo:

ore 9,30 – Arrivo delle autorità religiose, civili e militari

Ore 10,00 – Santa Messa in Piazza

Ore 11,00 – Tradizionale rito dell’ALLOGGIATE e Pranzo in Piazza offerto alla Sacra Famiglia, degustazione di “divuzione”

Ore 16,00 – Rito della consegna della chiave da parte del sindaco delle Egadi. Processione delle Statue raffiguranti San Giuseppe e San Francesco di Paola “Santu Patri”.

Giochi pirotecnici

Degustazione in musica

 

Sabato 19 Marzo:

Ore 8,30 – Giro Bandistico

Ore 10,00 – Giochi Folkloristici in Piazza

Ore 15,00 – Giochi Folkloristici in Piazza con la partecipazione di Carla Maltese della Rai dal programma “Mezzogiorno in famiglia”

Ore 21,30 – Spettacolo Musicale e Varietà con il gruppo “H Mora” e il duo comico “Toti e Totino”.

Quest’anno, per la prima volta, sarà possibile seguire le iniziative legate al Santo Patrono a Marettimo anche in streaming: dalle 10 del mattino di venerdì 18 marzo, sul canale youtube del sito on line Tvio.it, una foto sulla home page rimanderà al collegamento.

Un modo per rendere partecipi i tanti marettimari lontani dalla propria isola che non hanno mai dimenticato le loro origini e le loro tradizioni.

Raccontare Palermo e i suoi monumenti, complice la gestualità e la capacità di cuntare di un giovane attore, le visite diventano animate e coinvolgenti.

In occasione della festa di San Giuseppe, giorno 19 marzo 2016, Ass. Kleis, in collaborazione con Terradamare organizza le Visite animate con Salvo Piparo incentrate su ‘Gli antichi mestieri’ a Palazzo Asmundo. La visita si conclude in bellezza, per gli ospiti, infatti, è previsto un buffet di Sfince di San Giuseppe, il dolce della festa del papà, offerte dalla storica pasticceria Scimone.

La passeggiata, avverrà all’interno di Palazzo Asmundo, Salvo Piparo sarà accompagnato e coadiuvato da Costanza Licata, Davide Velardi, Francesco Cusumano.

Ad illustrare le stanze che ospitano gli spettacoli estemporanei, e fornire delucidazioni sulle collezioni Martorana-Genuardi, ci saranno gli operatori culturali della Cooperativa Turistica Terradamare.

Sabato 19 marzo 2016, le visite saranno su due turni, uno alle 18 e l’altro alle 21.

L’ingresso:  € 15/12, qui la pagina evento Facebook: www.facebook.com/events/240083876330101 ae il sito web: www.visiteanimate.com/date

Infoline

329 8765958  – 320 7672134info@terradamare.orgwww.visiteanimate.com/contatti

sms o whatsapp: 328 8663774

 

Si dice che sia la rivisitazione in chiave pop del piatto di pesce capone (lampuga per i continentali) servito dagli aristocratici siciliani in salsa agrodolce con olive sedano e cipolle. Ma c’è un’altra teoria che riporta le origini della caponata alla pietanza consumata nei caupone, antiche taverne marinare.

Quale sia la verità, non lo sappiamo. Di certo c’è che la caponata siciliana rappresenta un must, un indispensabile antipasto o contorno nelle tavole isolane. Oggi annoverata anche tra il cibo di strada o street food, come dir si voglia, il suo gusto corposo, intenso, in bilico tra l’agro dell’aceto e il dolce di zucchero o miele, il profumo delle cipolle rosolate con le melenzane e il sedano, rendono da sempre la caponata un piatto molto appetitoso e ricercato da turisti e cultori di assaggi.

caponata2

In Sicilia se ne conoscono varie versioni, tutte buone da gustare anche sotto il marchio di nobili conserve.
A Palermo la caponata viene preparata in modo classico. Tutto fritto nell’olio. Olive melenzane, sedano, cipolla, capperi, sale, aceto e zucchero (o miele) e salsa di pomodoro, con l’aggiunta facoltativa di mandorle, basilico e pinoli. Dove, nel messinese, la salsa di pomodoro viene sostituita con i pelati che rendono ancor più ricco il sapore dei singoli ingredienti.
Ad Agrigento le melenzane si sposano ai peperoni arramascati o friggitelli insieme a carote, aglio e peperoncino, mentre a Catania, i peperoni gialli e rossi accolgono nel gustoso composto anche le patate. ABivona vi uniscono perfino le famose pesche e le pere locali.

Se proprio vi va di osare, nel cuore dell’antico mercato di Ortigia a Siracusa, nell’accogliente bottega deiFratelli Burgio, tra i taglieri colmi di prelibati salumi, è possibile gustare una ottima conserva di caponata che può essere consumata anche dentro una focaccia al sesamo e condita con del prelibato pecorino locale.

La Sicilia è rumorosa, ha dei suoni tutti suoi. Mentre camminate per le strade capiterà di trasalire per un’improvvisa abbanniata (uno strillo) di un venditore ambulante. Abbanniare, come mi fece notare il mio amico scrittore Ettore Zanca, somiglia al termine di Facebook Bannare, ovvero, allontanare da un profilo del social media del momento. In questo caso l’intento è contrario, è un modo di farsi avvicinare e chiamare in raccolta.

Se andate al mercato, un classico, il pescivendolo abbanierà il pesce, e i fruttivendoli, probabilmente, gli faranno il coro.
Ad esempio, per le strade, a svegliarvi da un sonno soave, potrà capitare di sentire abbaniare il venditore di sfincionello animato da queste parole: Ma chi cosi belle, io ’o petitto ci fazzu rapiri. Questo detto lo conoscono tutti i venditori palermitani di sfincionello, lo senti quasi cantato, dai loro altoparlanti. Certo, a chi non è panormita bisogna spiegare cos’è lo sfincione, anzi, lo spincione. Si tratta di un sorta di pizza locale, un pezzetto della nostra anima condita con acciughe e caciocavallo. Avete presente certi telefilm dove i manager americani si concedono un hot dog in piedi? Be’, noi ci pigliamo lo sfincionello da queste piccole vetrine ambulanti: lo tirano fuori sempre caldo, avvolto in un tovagliolo di carta, trasuda olio e bontà.

Ma c’è un’altra cantilena: «Sali, accattativi ’u sali! Cinque pacchi! Accattativi ’u sali! Quando mi cercate non mi trovate!» (la nuova versione è: «Accattitivi ’u sali, ’u sali cà ci vuole!». Di solito, questa frase, proviene, abbanniata col megafono da una motoape caracollante pacchi di sale, magari che si annuncia con un colpo di clacson.
Il “quando mi cercate non mi trovate” è una headline che farebbe invidia ai più grandi pubblicitari: “Io ti solleverò” sembra suggerire la frase, “da un destino sciapo (anzi, come diciamo noi in Sicilia, grevio) e te ne renderai conto solo quando ti mancherò”. Famose, poi, le abbanniate dei venditori ambulanti di bibite a Mondello, una era sequela di cocacolaranciatabirraaaaa!

In Sicilia non c’è Pasqua senza . E non è un’eresia, perchè uno degli appuntamenti irrinunciabili dopo avere ottemperato alle rinunce quaresimali, per un siciliano è “la mangiata” “lo schiticchio” o la tavolata. Se variabili e personalizzati possono essere i menù del giorno che celebrano la Resurrezione di Cristo e che nella maggior parte dei casi inneggiano tutti al più pagano ritorno della primavera, univoca è la sceltà del dolce da consumare a tavola con parenti o amici.

La cassata siciliana, accompagnata da pupi con l’uovo, i cuddureddi e le uova di cioccolata, ambite soprattutto dai bambini, è la regina incontrastata dei dolci pasquali. Non la battono neppure i pur famosi cannoli.

Solo a guardarla ci si riempie gli occhi: il tripudio di colori e le decorazioni barocche rendono da sempre questo dolce uno tra i più scenografici al mondo. Ad esempio, la mia amica Francesca, dietro le sagge istruzioni della sua nonna paterna, ogni anno, due giorni prima di Pasqua, si barrica in casa e svolge puntigliosamente i dettami della ricetta. Non risponde nè al telefonate nè agli eventuali appelli di Chi l’ha visto. Lei dedica un intero giorno solo alla cassata.

In effetti, per preparare a dovere tutto e alla perfezione, del resto, il tempo deve essere un alleato paziente. La cassata siciliana è frutto di un’eredità poderosa, ci son voluti arabi, normanni e spagnoli per renderla così avvenente e golosa.

E in effetti, imbattersi nella preparazione della cassata è davvero un’impresa titanica, che necessita di tempo, pazienza, cura meticolosa, oltre naturalmente di una notevole predisposizione per cucinare i dolci.

cassata1

Per preparare una cassata tradizionale, perchè poi, in realtà in Sicilia ne esistono diverse varianti, occorrono: 6 uova, 6 cucchiai di acqua, 200 gr di zucchero, 300 gr di farina ed una bustina di lievito per dolci, da bagnare con 200 ml di acqua, 70 gr di zucchero, 1 tazzina di liquore dolce, 1 buccia di limone. Poi per la farcitura occorrono 1 kg di ricotta di pecora molto fresca, 270 gr di zucchero a velo, 1 cucchiaio di essenza di vaniglia, 120 gr di gocce di cioccolato fondente. Per glassare 350 gr di zucchero a velo e 3 cucchiai di acqua e per guarnire 100 gr di marzapane, colorante alimentare verde q. b. e canditi misti.

Si comincia l’ardua impresa con la preparazione  del pan di Spagna. Occorre quindi separare i tuorli dagli albumi e montare gli albumi a neve che bisognerà lasciare da parte.  I tuorli vanno lavorati con l’ acqua bollente e a questi va aggiunto lo zucchero, la farina ed il lievito setacciati. A questo punto, bisogna amalgamare il tutto e unire poi gli albumi con movimenti delicati. Il composto va versato in una teglia da 26 cm. Imburrata ed infarinata, e infine infornata a 180° per 30 minuti.

A parte, bisogna preparare la farcitura mescolando la ricotta passata, lo zucchero a velo e la vaniglia e unirvi le gocce di cioccolata, e mettere tutto in frigo. Una volta pronto il pan di Spagna, occorre tagliarlo e bagnarlo, preparando uno sciroppo con acqua, zucchero e liquore sul fuoco, poi farcitelo con la crema di ricotta ormai fredda, ponete un peso sopra e lasciate in frigo per 3 ore. Impastate intanto il marzapane con il colorante e ritagliatelo dopo averlo steso, nelle forme che preferite e tenete da parte. Quindi preparate la glassa sciogliendo sul fuoco lo zucchero a velo nell’ acqua, colatela sulla torta e spalmatela bene, infine, decorate con il marzapane ed i canditi di ciliegia, di manderino, con la zuccata e i fichi.

Se nel giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, è l’arancina a farla da padrona, il 19 marzo, il profumo che si respira ovunque in tutta la Sicilia occidentale e specie per le strade di Palermo è quello della Sfincia di San Giuseppe, considerata in tutta l’Isola la prima festività della nuova stagione primaverile, oltre che la Festa del Papà. Col tempo, il prodotto ha perso il legame con la stagione primaverile ed è diventato disponibile al consumo in tutti i giorni dell’anno.

ETIMOLOGIA

Il nome sfincia deriva dal latino spongia, oppure dall’arabo isfanǧ, che hanno entrambi lo stesso significato di  “spugna”. Gli arabi infatti chiamano ancora oggi Sfang o Isfang delle morbide frittelle condite con miele. Questi nomi hanno origine dalla particolare forma di questo dolce, che si presenta come una frittella morbida e dalla forma irregolare, proprio come una vera e propria spugna, sia che abbia il buco in mezzo o meno. La preparazione tramite una frittura e dolce fa sì che l’impasto si gonfierà raddoppiando il suo volume iniziale, divenendo soffice e alveolato al suo interno, giustificandone il nome.  Il condimento è composto da una delicata crema dolce di ricotta, praticamente onnipresente nei dolci della tradizione siciliana, con l’aggiunta di piccole gocce di cioccolato fondente e decorate con frutta candita, solitamente una scorzetta d’arancia e una ciliegia.

RICETTA 

INGREDIENTI PER 25 SFINCE

Per l’impasto: 150 ml di acqua, 3,5 grammi di sale, 200 grammi di farina 00, 5 uova, 65 grammi di burro, 1 pizzico di bicarbonato

Per la crema: 600 grammi di ricotta di pecora, 180 gr di zucchero a velo,  50 gr di gocce di cioccolato

Per friggere e guarnire: 1 kg di strutto (o 1 litro di olio di semi di arachide), granella di pistacchi, ciliegie candite, scorza di arancia candita

PROCEDIMENTO

Mettere la ricotta di pecora a sgocciolare in un colino e riporla in frigorifero, quindi setacciarla, mescolarla per bene in una terrina insieme allo zucchero a velo e aggiungere le gocce di cioccolato, riponendo nuovamente la crema in frigo.

Procedete quindi con la preparazione: versate acqua, burro e sale in un pentolino, unendo – una volta raggiunto il bollore – anche la farina 00, mescolando gli ingredienti sul fuoco con un mestolo di legno per 2-3 minuti, fin quando il composto non si staccherà dal pentolino. Lavorate l’impasto per circa 1 minuto ed unite una alla volta le uova: dovete ottenere una pastella liscia e densa. Aggiungere il pizzico di bicarbonato e lavorare, infine aggiungere le ultime due uova con lo stesso procedimento descritto, fin quando la pasta sarà ben amalgamata.

Per friggere NON bisogna infatti usare una padella, perché le sfince hanno bisogno di galleggiare nell’olio. Tradizione vuole che vengano fritte nello strutto ma qui si è preferito utilizzare l’olio di arachidi. Prendete dunque una pentola e riempitela di olio per metà. Adesso attendete sino a quando l’’olio raggiunge una temperatura di circa 160 -180 C.       A questo punto bagnate due cucchiai nell’olio caldo, prendete una cucchiaiata di impasto e fatela scivolare nella pentola e far cuocere, per circa venti minuti, immergendole continuamente, fin quando le sfince saranno ben dorate da entrambi i lati.

Con il dorso del cucchiaio date alle sfince dei colpetti oppure provate a tenerle giù immerse nell’olio;  è questa la cosa fondamentale per farle gonfiare.

Quando le sfince avranno triplicato il loro volume lasciate nell’’olio fin quando non raggiungeranno un colore dorato in superficie. Tenete conto che le sfince raggiungono un volume di circa 3 volte quello iniziale quindi a seconda della grandezza del pentolino non mettetene più di 2-3 per volta.  Se la temperatura dell’olio è giusta, le sfince cominceranno a sfrigolare dolcemente senza imbrunirsi subito.

Man mano che le sfinge saranno pronte, metterle a sgocciolare su carta assorbente e farle raffreddare pastella liscia e densa.

Lasciateli intiepidire, quindi prendete la crema di ricotta, lavoratela nuovamente e ricoprite la superficie delle sfince, guarnendole con granella di pistacchi, ciliegia candita e scorzette d’arancia.

Testi e foto di Giuseppe Russo se volete saperne di più visitate il suo blog https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/

foto 2 Sfince di San Giuseppe

Cinque pennoni di luci su ogni lato della Piazza Rettore Evola, la scritta luminosa W S. GIUSEPPE sulla porta d’ingresso della Chiesa Madre e 2 festoni luminosi ai suoi lati, accolgono con semplicità balestratesi, visitatori ed ospiti provenienti da svariate località, che con festoso e fedele peregrinare la sera del 18 marzo, vigilia della festa di S. Giuseppe, come ogni anno dopo i Vespri Solenni e la Santa Messa, officiati dal Vescovo di Monreale Mons. Pennisi, si dipana come un rosario per le strade di Balestrate.

Entrano ed escono dalle case private dove sono allestite le mense, recitando le lodi della Sacra Famiglia, scandendo a gran voce “E griramu tutti…Evviva Gesù, Maria e Giuseppi”, ruotando attorno alla tavola imbandita di ogni ben di Dio e pronando il capo davanti all’altare di San Giuseppe, ricevendo un pane e un limone o arancio benedetti nella mensa. Con altrettanta semplicità e profondità di significato in questa edizione del 2016 famiglie, gruppi familiari e associazioni aggregate, hanno preparato 12 altari, rinnovando la tradizione e devozione al santo più venerato a Balestrate e interpretando ognuno di essi il messaggio di povertà e cammino di fede del padre putativo di Gesù verso il senso di pietà che muove al perdono, tema che coincide con l’anno giubilare ancora in corso, l’Anno Santo dedicato appunto alla Misericordia. Ogni composizione floreale, paramento, colore, tessuto, decorazione, statua, quadro, ha un simbolo particolare che, secondo la tradizionale e spontanea proposta delle varie famiglie, al pari di un’esposizione museale viene messa a disposizione attraverso oggetti preziosi ed evocativi in tema all’evento. Con questa diffusa pratica ogni volontario contribuisce ad accrescere la sua appartenenza religiosa e devozione a San Giuseppe e l’aggregazione sociale alla vasta comunità locale, in cui tutti sono dediti a proporsi, sentendosi membri e rappresentanti della festa più sentita all’anno, la prima grande festa religiosa dell’anno, che segue quella “pagana” del carnevale, annunciando la primavera. Con il patrocinio di Comune di Balestrate, Parrocchia Sant’Anna e Congregazione San Giuseppe di Balestrate, l’aggregazione sociale e religiosa si perpetua, sconfinando per la prima volta oltre i confini fisici del piccolo comune rivierasco in provincia di Palermo, grazie alla tecnologia mediatica che con collegamenti live via “streaming” consentono anche ai numerosi emigrati balestratesi all’estero (Germania, Svizzera, USA, Canada, Venezuela) di seguire e partecipare in diretta a gruppi di preghiera, messe, canti e rosari, precedenti la vigilia e il giorno di festa. Tecnologia e tradizione si incontrano ed interagiscono a Balestrate per rinnovare la devozione a San Giuseppe, davanti ad altari imbanditi di gigli e fiori multicolori.  Tra i 12 altari, tutti indicati da grossi rami di palma che incorniciano i rispettivi ingressi, come vuole la vecchia tradizione, quello delle famiglie Randazzo e Marino presenta, addossato ad una parete di juta un altare classico a 5 gradini con al centro di ognuno di essi statue di San Giuseppe, Crocifisso, Sacra Famiglia, Maria Bambina e Bambino Gesù, tra vasi di gerbere, rose e ginestre, mentre ai lati 2 grossi vasi contenenti simmetriche composizione di felci e canne.                   Le famiglie Tripoli e Bellante interpretano originalmente ad angolo un altare a 4 gradini, rivestito di raso bianco anche sulla parete (su cui è appena un ovale raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino, tra 2 angioletti in porcellana), con al centro di ognuno di essi statue di Crocifisso, Sacra Famiglia, Gesù Bambino ed il Messale affiancato da Maria Bambina, tra candelabri d’argento, composizioni floreali di singapore, gerbere bianche e pani con i classici simboli, mentre ai lati sono 2 simmetriche composizioni di edera, limoni e pani.

FOTO 2 FAM. CHIODO – MUSSO      

2 Altarini                                                                                                                                                                                  

Le famiglie Chiodo e Musso propongono un altare tradizionale a 4 gradini, addossato a parete rivestita da un candido e prezioso copriletto a filet, su cui si staglia un quadro della Sacra Famiglia, e incorniciato in alto da una mantovana in raso arancio, in basso da un festone di paramenti sacri intagliato a filet in bianco e arancio e lateralmente da 2 simmetriche decorazioni in vaso di rami di alloro, sui cui rami pendono pani. La riproposizione per il 2° anno consecutivo degli “Squartucciati”, pani lavorati secondo la tradizione di Poggioreale con pasta ripiena di fichi triturati e finemente intagliata, è arricchita con una assortita esposizione nelle diverse forme di pani, tutte legate a simboli religiosi.  Al centro di ognuno dei 4 gradini dell’altare sono posti uno squartucciato a forma di Ostensorio, uno squartucciato a forma di Cuore, Maria Bambina, uno squartucciato a forma di Croce appoggiato ad un rosone di pane di tipo tradizionale e un Bambinello Gesù, tra candelabri bronzati, composizioni floreali di gigli, gerbere e rose bianche e gialle e vari altri panetti squartucciati nelle varie simbologie di angeli, pesci, bastone, spiga, cestino e chiave. Ai lati su 2 piccoli tavoli sono poste varie statue sacre e offerte di cibo, tra cui pasta e legumi, mentre su una parete si distingue una riproduzione di San Giuseppe con il Bambino Gesù, inquadrata da  una originale cornice con rosoni di pane di squisita fattura e certosina esecuzione a mano del capofamiglia!

La proposta dalle famiglie Vitale e Cottone è concepita come un altare votivo di una cappella, rivestito di carta marmorizzata e con 2 grandi riproduzioni fotografiche, una in alto rappresentante un classico santino di San Giuseppe con Gesù Bambino, incorniciato da 2 colonne, ed una in basso sulla base dell’altare, che raffigura Gesù che parla tra i dotti del Tempio. Su 2 gradini dell’altare sono statue della Sacra Famiglia e del Bambino Gesù, alternate a candelabri dorati e composizioni floreali di orchidee e calle gialle e bianche con rami di felci ed edere, su cui spicca un ostensorio ligneo, definite sul bordo inferiore da un prezioso paramento sacro a filet. Sul lato destro una simbolica esposizione con messale, rosone di pane lavorato secondo l’uso di Salemi, statue sacre e candele candide.

Il Gruppo Compagnia San Giuseppe propone un altare che rappresenta con reale allegoria la povertà di San Giuseppe ed il suo percorso che lo conduce ad essere abbracciato dalla Misericordia.  Su un terreno simboleggiato desertico o e sassoso sono le statue di San Giuseppe e della Madonna sotto un albero di ulivo, dove sono posti come simboli un messale, un recipiente d’acqua ed uno di olio, grappoli d’uva, e una forma di pane azzimo. Da qui il percorso mistico con l’aiuto e la ricerca della luce e della purezza, rappresentate rispettivamente dai lumini e dai gigli, si raggiunge la Misericordia, raffigurata dalla statua del santo circondata da vegetazione floreale multicolorata, proposta con numerose composizioni di gerbere, gigli, margherite, ginestre, mandarini cinesi e rami di alloro, anche sul bordo della piattaforma rivestita di juta grezza.

Il Gruppo Uniti per San Giuseppe propone un altare semplice, classico e nello stesso tempo raffinato nei suoi preziosi addobbi, addossandolo su una coperta all’intaglio 500 di squisita fattura. Sui 5 gradini sono posti San Giuseppe con il Bambino Gesù, il Crocifisso, la Sacra Famiglia, Maria Bambina e il Bambinello Gesù,  tra composizioni floreali di fucsie, singapore e ginestre,  e candelabri in argento, mentre ai lati sono un Crocifisso a sinistra, sotto cui è simboleggiata la parabola del Figliol Prodigo (raffigurata da un paio di sandali e da una tunica), e a destra una statua della Madonna su un tappeto di edera.  Sulle pareti laterali diverse riproduzioni di San Giuseppe, alternate a pani, e una squisita piccola nicchia incorniciata, che al suo interno rivestito di raso cangiante rosa antico, contiene una statua in porcellana della Sacra Famiglia, a sua volta racchiusa da un passepartout in vetro dipinto con effige di un polittico sacro.

FOTO 3 GRUPPO UNTI PER SAN GIUSEPPE

3 Altarini

Il Gruppo del Rosario propone un altare originale, supportato dalle Suore Cappuccine di Balestrate, in cui è raffigurata seguendo il percorso di San Giuseppe verso la Misericordia la sua povera abitazione con pareti rivestite di canne, dentro cui sono poste le statue della Sacra Famiglia, la sorgente dell’acqua a sinistra (che indica la purezza) circondata da piante grasse ed il cammino di San Giuseppe, passante per la porta Santa fino a raggiungere verso destra la Misericordia (raffigurata dal Sacro Cuore di Gesù). Ai lati rami di palma con agrumi, pani e vari simboli sacri, mentre ai piedi dell’altare sono alcune ceste con offerte alimentari per i bisognosi.

La simbologia e l’attenzione certosina in pochi particolari del Gruppo Rinnovamento nello Spirito si manifesta nella godibile, semplice ed efficace interpretazione della tenda come luogo di preghiera, con un’idea giovane e vivace come il gruppo che lo rappresenta idealmente anche nello spirito. La tenda è intesa come semplice luogo di raccoglimento in cui pregare, già consigliato da Dio a Mosè durante l’esodo in Egitto. La semplicistica ed efficace rappresentazione è raffigurata dentro un’oasi di palme, con la sagoma di San Giuseppe con il volto di un uomo qualunque e il Bambino Gesù ai suoi piedi, circondati da composizioni floreali di bergere e gigli, mentre sulla destra una veste e un paio di sandali rappresentano la Parabola del Figliol Prodigo, simboleggiando la Misericordia a cui tendere.

L’altare delle famiglie De Corcelli, D’Aleo e Grigoli è deliziosamente piccolo come un bon bon. Presenta il quadro classico di San Giuseppe alla parete e la Croce e il Bambini Gesù ai 2 gradini, alla cui base c’è un paramento sacro intonato al verde monotematico, con cui si armonizzano candele e verdissime orchidee che insieme a fresie e foglie di alloro e spighe delle composizioni floreali si alternano con piccoli pani lavorati.                                                                                                                                                                                       Le famiglie Longo e Grippi propongono un altare tradizionale addossato a parete rivestita da una meravigliosa tovaglia ricamata con merletto veneziano di Burano, con al centro un quadro di San Giuseppe, incorniciata da angioletti e fiori. Sui 5 gradini sono posti la Sacra Famiglia,  il Crocifisso, la Madonna di Fatima, Maria Bambina e il Bambinello Gesù,  con accanto il Messale e predominante colorazione gialla, data dai tulipani a cui si intonano bianche margherite e fresie, che si alternano a candelabri d’argento, per concludersi in basso con la rifinitura di un prezioso paramento sacro.

Balestrate nel 2016 con i suoi numerosi altari dedicati a San Giuseppe, compresi quello della famiglia Monticciolo e quello itinerante proposto dell’Associazione Insieme per Sperare, si conferma prodiga di idee artistiche, che tra raffigurazioni tradizionali e innovative pongono l’attenzione ai nuovi mezzi tecnologici e di comunicazione, restando fedeli alla tradizione più antica e radicata nella sua comunità.                                               …E GRIRAMU TUTTI…EVVIVA GESU’, MARIA E GIUSEPPI

Si può avere una lettura informativa sull’origine della Festa e delle sue passate edizioni, cliccando sotto https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/sicilia/balestrate-altari-e-pani-di-san-giuseppe-quando-la-tradizione-popolare-legata-alla-devozione-religiosa-sposa-larte/ 

FOTO 4 GRUPPO RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO

4 Altarini

Testi e foto Giuseppe Russo, il suo sito web è http://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com

 

Le bellezze monumentali di Sicilia si preparano a svelarsi in tutto il loro fascino con l’arrivo della primavera e grazie a un’appuntamento immancabile. Quello organizzato dal FAI per le giornate di primavera. Delegazioni e gruppi FAI hanno infatti in programma con il supporto delle scuole di ogni ordine e grado per il week end del 19 e 20 marzo la visita di chiese, palazzi, oratori, musei, castelli e siti archeologici. Ma anche biblioteche, case private, cortili e torri.

Chi vorrà non farsi mancare un piacevole tour tra i luoghi più rappresentativi della cultura e dell’identità isolana, potrà visitare i seguenti siti.

Solo per gli iscritti FAI: A Palermo Porta Nuova (sabato 19 e domenica 20, ore 9.00 – 16.30: ingresso riservato agli iscritti FAI);

A Corleone Chiesa di Santa Caterina (sabato 19 e domenica 20, ore 12.00: visita al Museo di Santa Chiara riservata agli iscritti FAI);

A Piana degli Albanesi Chiesa di San Nicola. Le visioni di Ioannikios (sabato 19, ore 10.30 – 13.00 / 15.30 – 17.00; domenica 20, ore 10.00 – 13.00 / 15.30 -17.00: visita della cappella privata nel piano dell’Eparca riservata agli Iscritti FAI solo su prenotazione: gruppofai.pianaescg@icloud.com – 339 8968804);

Ad Alcamo Villa Luisa (sabato 19 e Domenica 20, ore 9.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00: ingresso riservato agli iscritti FAI)

A Catania, Casa Mendola (sabato 19 e domenica 20, ore 9.30 – 13.00/ 15.30 – 18.30: ingresso riservato agli iscritti FAI);

a Caltagirone la Casa Natale di Luigi Sturzo (sabato 19 e domenica 20, ore 10.00 – 13.00 / 16.30 – 18.30: ingresso riservato agli iscritti FAI) e Chiesa di SS. Salvatore (sabato 19 e domenica 20, ore 10.00 – 13.00 / 16.30 – 18.30: ingresso alla sacrestia riservato agli iscritti FAI), Liceo Artistico Design Ceramico (sabato 19 e domenica 20, ore 10.00 – 13.00 / 16.30 – 18.30: ingresso alla mostra permanente e al terrazzo riservato agli iscritti FAI)

A Caltanissetta la dimora storica del Conte Testasecca (Corso Vittorio Emanuele, sabato 19, ore 9.30 -13.00 / 16.00 – 17.30: ingresso riservato agli iscritti FAI)

A Messina Ex Chiesa “Buon Pastore” (venerdì 18, ore 11.00: ingresso riservato agli iscritti FAI sabato 19, ore 9.30 – 17.30: apertura a tutti);

mentre i siti aperti a tutti per il 19 e 20 marzo:

A PALERMO si andrà alla scoperta del Piano della Galca, da Porta Nuova a Porta Felice. Il Museo dell’acciuga a Bagheria; il Museo delle armi a Caccamo; a Corleone la visita sette Oratori delle Compagnie Bianche del Venerdì Santo, alcuni dei quali aperti eccezionalmente proprio in occasione delle Giornate FAI; a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela le chiese bizantine e barocche. Ancora il tour degli Oratori di Scuola Serpottiana a Carini, il Percorso “Gattopardiano” a Ciminna con una inedita mostra fotografica, a cura dell’ associazione SiciliAntica, con 300 scatti, fra cui molti dietro le quinte, del set Viscontiano. Infine Castelbuono con il suo interessante e prezioso  Museo Naturalistico Minà Palumbo.

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A CATANIA: previsto tra le sue aperture l’Istituto per Ciechi “Ardizzone Gioeni”, ospitato in un palazzo neogotico caratterizzato da una cappella arricchita di decori e un magnifico portico. In provincia, invece, grazie ai Gruppi FAI si segnalano: ad Acireale il Faro di Capomulini; a Caltagirone il prestigioso Liceo Artistico di Design Ceramico; a Mineo la Casa di Luigi Capuana. Si segnala inoltre a Giarre l’apertura della Chiesa dell’Oratorio di San Filippo Neri, esempio luminoso di barocchetto siciliano.

AD AGRIGENTO: imperdibile l’ “Insolita Akragas” che prevede la visita al Tempio di Demetra e al Baluardo a Tenaglia, solitamente chiusi al pubblico e il tour di chiese, palazzi, castelli, musei, biblioteche e torri ad Aragona (visita alla Chiesa Madonna del Rosario ove esiste un tetto ligneo dipinto di inestimabile valore e il Palazzzo Principe con gli affreschi del Borremans), Canicattì, Favara, Naro, Palma di Montechiaro e Porto Empedocle, con il suo Porto e la Capitaneria.

MESSINA: visita alla Cripta della Basilica della Cattedrale e la gradevole passeggiata per le vie di Castelmola.

A CALTANISSETTA: interessante e in esclusiva per le Giornate Fai di Primavera, la visita al sito archeologico di Sabucina, definito “La piccola Atene”. Nella vicina Mussomeli torna invece l’appuntamento con il celebre Castello Manfredonico di epoca medievale.

A ENNA: qui si andrà alla volta del Teatro Garibaldi con l’Aula Consiliare. Mentre per quanto riguarda leprovince, sarà possibile visitare Calascibetta il Villaggio Bizantino, mentre a Nicosia i palazzi Speciale di Mallia e Cirino e i cortili storici Russo Caprini e La Motta di  Salinella.

A RAGUSA: il FAI propone il percorso culturale la “Strada Interna. L’unione tra antico e moderno” e una passeggiata  naturalistica  sull’altopiano ibleo. In provincia si potranno visitare santuari, castelli e palazzi nobiliari a Ispica, Modica e Vittoria, compreso un trekking naturalistico e archeologico a Comiso.

A SIRACUSA: il percorso FAI punterà l’attenzione sullo storico quartiere  della Graziella a Ortigia. L’articolato programma si completa con le visite a chiese, palazzi e monasteri del centro storico.

A SCICLI: riflettori puntati sul Convento di Santa Maria della Croce dove saranno visitabili per l’occasione  installazioni di arte contemporanea. A Pozzallo, invece, sarà possibile visitare la  neoclassica Villa Marchese Tedeschi, oggi adibita a biblioteca comunale.

A TRAPANI: le giornate FAI si articoleranno con la visita alla Sede del Liceo Classico “Ximenes”, la Sede del Liceo Scientifico “V. Fardella” e il Palazzo Riccio di San Gioacchino – succ. Liceo Scientifico. Ad Alcamo, invece, la visita alla trecentesca Chiesa di San Pietro e Villa Luisa, esempio di architettura del novecento con il suo rigoglioso  giardino, e poi la zona archeologica di capo Boeo a Marsala. A Pantelleria sarà possibile visitare il Giardino Pantesco di Donnafugata, bene FAI.

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Emozioni stemperate dal vino. Sì, racconto a a chi mi chiede com’è stata l’esperienza al Midori Club, mi sono divertita. Quando arrivi sei piena di domande, perché un cena così non c’entra niente con il rito di mangiare al ristorante. Qui dovrai parlare e metterti in gioco. Se in un ambiente confortante, ma sai che la tua vena, la tua anima, andranno un minimo scoperte, se vuoi condividere il pasto con il massimo del piacere: conoscere altri sapori e parlare con altre persone. Le buone chiacchiere, fanno parte della tavola.


Al Midori Club, che ha le caratteristiche tipiche del Supper club – un caso, come segnala  The Guardian, di trasformazione della cucina in un ristorante estemporaneo con veri chef – , c’è un ingrediente in più: la segretezza. I messaggi per partecipare alla social dinner arrivano per posta, all’ultimo minuto, rivelando luogo e orario. Solo il menu è reso noto un po’ prima.

Poi è un attimo ritrovarsi su un terrazzo che domina i tetti del centro, fra vetrate, capriate, scale e altri dettagli di un appartamento curato e amato. In realtà Midori è un’associazione culturale, bisogna portarsi il vino con la formula: “Please B.Y.O.B.” (porta il tuo vino).

Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede, diceva Émilie du Châtelet in Discorso sulla felicità, quindi Midori Club gioca in casa in tutti i sensi. Intanto perché il luogo dove tutto si compie è proprio una casa che si apre allo sguardo e alla scoperta. Tutti elementi conosciuti, che fanno parte della nostra vita, come i bicchieri, come le posate e i deliziosi tovaglioli ricamati a punto giorno. La qualità delle relazioni riesce a fare la differenza. Lo chef, dopo, verrà a chiederci come siamo stati e se abbiamo gradito. I vini verranno assaggiati e commentati. Alessandra scatterà alcune delle foto che vedete.
Gli chef resident sono due: Gaetano Scarcella e Paola Camerata, gli ingredienti a chilometri zero, il cibo nei piatti, soddisfa vista e palato, riflette le nostre radici comuni. I prossimi eventi saranno Il 16 marzo e  il 19 marzo: la prima Kitchen Mashaup, sarà “croccante” e inedita e vedrà ai fornelli una chef sorprendente, la seconda, Goin’ Vegan, sarà preparata da una chef naturale.
Entrambe le social dinner sono riservate a soli dodici ospiti.
Si legge dal sito www.midoriclub.it una frase di Giacomo Zito “Midori è una parola giapponese che significa “verde”, il colore della vita. È anche il nome di un personaggio femminile di uno dei più bei romanzi che ho letto, Norvegian Wood, di Haruki Murakami (…)”. Collegatevi, se volete restare informati sulle prossime cene social, renderete più verdi le vostre vite.