Thursday, November 23, 2017
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Una motoape, a Palermo, è una vera miniera, di sensazioni, suoni, profumi e odori. No, non parlo dell’odore che proviene dal tubo di scappamento e nemmeno delle “abbaniate”, gli urli reiterati, per attrarre eventuali compratori, che quasi ti sorprendi possano provenire da un mezzo di trasporto tanto piccolo. Lo street foodautentico si porta in giro così, sull’Ape Piaggio. Chissà chi fu, nei tempi, che avviò la Start Up dello sfincionello? Chi convinse il pubblico riottoso palermitano, della validità della vetrina a domicilio, in cui basta far scorrere l’anta, per arrivare, dal marciapiedi, all’agognata fetta di sfincionello, che ti viene servita dopo un’ulteriore aggiunta di olio? Dagli altoparlanti del “ma chi cosi belle, io ’o petitto ci fazzu rapiri”, tutti lo riconoscono e se hanno voglia di sfincione, anzi di spincione, corrono a procacciarsene un pezzetto. Lo sfincione è una pizza locale, una base spugnosa, con alici, pomodori, caciocavallo e cipolle, tante cipolle.

Dietro la cattedrale di Palermo, via Sant’Isiodoro alla Guilla, si trova la rivendita principale e ufficiale, che fornisce tutti i venditori ambulanti di sfincionello. Al motto tradizionale “scarsu ri ogghiu e chinu ri pruvulazzu” (scarso d’olio e pieno di polvere, perché destinato a viaggiare per le strade piene di smog), te lo preparano sotto il naso, nottetempo, è anche una delle tappe forzate, del dopo discoteca, come alternativa locale al banale cornetto. La zona è contaddistinta da un forte odore di cipolla e origano che impregna l’aria.

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Non volete separarvi dal vostro cane? Vi siete organizzati per viaggiare con lui? Non sapete a chi affidarlo quando siete in viaggio? Sappiate che da adesso esiste un itinerario per siti culturali, musei compresi, pensato apposta per padroncini e cani. L’iniziativa si inaugurerà domenica 10 aprile con il dog trekking dell’associazione di cultura cinofila “Zampa5stelle”, diretta da Ester Balboni e Natalie Carieri. Il prossimo percorso di cinoturismo, pensato apposta per un’escursione con cane al seguito sarà a Palazzo Adriano lungo il sentiero Montagna delle Rose, nel cuore della Riserva Naturale Parco dei Monti Sicani. “Le attività sono aperte anche a chi non ha un amico a quattro zampe al seguito. È sufficiente condividere un modo nuovo di fare cultura e turismo insieme ai nostri cani”, precisa Natalie Carieri.


A fare da cicerone per i sentieri, Valeria Tumminelli, guida naturalistica, che accompagnerà il gruppo lungo un percorso naturale straordinario, ricco di curiosità e particolarità.
Grazie alla collaborazione con il Comune di Palazzo Adriano, durante la seconda parte della giornata, sarà inoltre possibile effettuare una visita a itinerario storico monumentale presso i diversi musei presenti nel territorio.
Tra questi, il museo geonaturalistico del Permiano, con la sua rara collezione di fossili dell’era paleozoica, il museo del cinema con la mostra fotografica permanente delle più belle scene del film “Nuovo cinema paradiso” e il museo civico ed etnoantropologico “Real Casina”, in cui sarà possibile ammirare le riproduzioni dei costumi della tradizione arbëreshë.

Per informazioni tel 328/9184595, oppure collegarsi su facebook all’evento (https://www.facebook.com/events/233677053644537/) o al sito www.zampacinquestelle.com.

Se usi la bicicletta per muoverti in città, se vai in centro, qualcuno te lo avrà detto: sali da via Dante. Chissà perché soprattutto in Sicilia, si usa il verbo salire, per intendere risalire, come se via Dante fosse una collina o un pendio o meglio una specie di fiume di macchine (ma non è che forse è così?). In effetti nel gergo siculo si usa spesso l’espressione “da dove salire?” per sincerarsi da che senso raggiungere un luogo, un posto, forse per riferirsi alla difficoltà di muoversi nel traffico cittadino, di fatto un vera e propria esclation di impedimenti fra lavori pubblici e ore di punta.

Però una cosa la devo ammettere; se arrivi dal Politeama via Dante è in salita (adesso c’è un tranche di pista ciclabile, nuova nuova) una piccola pendenza certo, ma devi pestare sui pedali, ti devi mettere sulla destra e poco prima del tramonto il sole che arriva da via Serradifalco è così basso che ti taglia gli occhi e non vedi quasi niente e puoi immaginare sì, di risalire anche se stai solo percorrendo una strada del centro, una strada che io, personalmente, conosco a memoria: all’altezza di Palazzo Ziino, ad esempio c’è un filo della luce perennemente abitato dai colombi, all’angolo con piazza Lolli c’è sempre il venditore di calia e semenza – con le caldarroste e il fumo d’inverno -, i cani randagi, belli grassottelli e sudici, che dormono, quattro sedie sotto una tettoria, qualche volta qualcuno che gioca a carte. Di fronte, d’estate, si munnano i fichi d’india e si mancia u miluni. C’è pure un resto di una specie di torre, quasi all’incrocio con via Filippo Parlatore, intorno a cui prospera un negozio di quadri e cornici. Più avanti le ville, ma quelle le conoscete tutti. E ne parlerò ancora, con i loro ingressi che riportano indietro nel tempo e con la siepe che forma la W dei Whitaker sempre verde, con tutte le stagioni. Lì la natura si fa sentire, anche di fronte, dove prima si trovava un bel vivaio, e si vede il verde pure dalle finestre delle cliniche, e lo so perché un poco ci sono stata.

Mi è capitato, in maniera monella, di ridiscendere via Dante in bicicletta, dalla corsia degli autobus – non ditelo ai vigili e alla polizia municipale mi raccomando – in questo modo mi evito, visto che le guardo dal senso di marcia opposto, la famosa apertura di sportello delle auto sicula, quella che avviene di botto, dopo il posteggio mascalzone, senza guardare, così come il lancio a parabola della cicca di sigaretta.  Mi guardo i semafori con i segnali appositi per i servizi pubblici, mi stringo piccola piccola verso il marciapiedi per far passare i taxi che suonano il clacson.

Mi piace fare sosta a piazza Virgilio, da una parte guardo le vetrine del negozio ad angolo con i kilim in mostra, dall’altra c’è la veranda a vetri liberty di villino Favaloro e mi pare di ridiscendere un fiume in piena di gente indaffarata.

Da Palermo, con il consueto appuntamento a piazzale Giotto (adesso intitolato al Beatles Lennon), si può partire per una piccola avventura di trekking. Se volete superare il concetto tradizionale di gita fuoriporta o picnic del Lunedì dell’Angelo, ecco una pasquetta, utile a ricongiungersi con l’amore per la natura in rinascita. Un’escursione su una delle più belle cime di Sicilia. In dialetto la chiamano “a ramusa”, il riferimento è all’intrico di rami, il significato è “quella cosa ricca di rami (d’albero)” tradotto dai “piemontesi” in Alpe Ramosa. Il torrione isolato si trova nei pressi del Bosco della Ficuzza e Rocca Busambra, a vederlo è un colpo d’occhio, un frammento di lecceta sospeso nel vuoto, circondato da altissime pareti di roccia (prediletto dagli arrampicatori). Nonostante l’aspetto inaccessibile esiste una via d’accesso, non facilissima, ma neppure troppo complicata, attarverso cui le guide di Artemisia condurvi.
http://www.artemisianet.it/ramusa.htm

Programma

Partenza da Piazzale Lennon alle 7,30 per Ficuzza e Contrada Bufarera. a Piedi per sentiero e pendio erboso fino alla Fonte Ramusa e poi Sella Ramusa, quindi per sentiero roccioso alla Rocca. Ritorno alle auto compiendo il periplo della Rocca. Per chi volesse partecipare, ma non avesse voglia di percorrere il tratto roccioso del sentiero, può aggregarsi fino alla erbosa sella ai piedi della Ciacca di Bifarera. Pranzo al sacco proprio. Rientro a Palermo previsto per le 18.00.

Quota di partecipazione €8;
Contributo spese carburante per chi fruisce di passaggio: €4;

Necessaria prenotazione telefonando a Giuseppe: 3403380245;

Scheda tecnica

dislivello: m 500;
lunghezza de percorso: km 10;
difficoltà: media, due-tre omini;
natura del percorso: sterrata, sentiero, pendio erboso, breve tratto di sentiero roccioso;

Artemisia, società cooperativa a r.l. per il turismo sostenibile e l’educazione ambientale. Via Serradifalco, 119 – 90145. Palermo. Tel. 3403380245; E-mail: artemisianet@gmail.com Sito: http://www.artemisianet.it/

Iniziata il 17 marzo, la mostra “C’è occhio e occhio” prosegue fino al 26 aprile. Per l’occasione il museo Mandralisca organizza laboratori didattici per bambini dal titolo “Scarab/OCCHIO!”. Infatti è proprio l’occhio il fil rouge dell’esposizione ideata dalla galleria “Il Gabbiano” di La Spezia. Il percorso comprende 157 opere d’arte, nate dall’estro di artisti nazionali e internazionali chiamati – ognuno misurandosi con la tecnica più congeniale – a realizzare un’opera a tema su un supporto quadrato di 10×10 centimetri. Il risultato è una compagine di “un’eterogenea omogeneità”.

I laboratori sono previsti nei giorni 23 marzo 2016 e 2 aprile 2016 dalle ore 16 alle 18. Durano circa due ore e costano 2,00 euro per bambino (bambini dai 3 ai 10 anni per un max di 15 bambini a turno).
L’esperienza offerta dal Museo Madralisca ai più piccoli, comprende  la realizzazione di un’opera con protagonista l’occhio con materiali creativi differenti, questo dopo la visita alla mostra e in seguito, una merenda didattica chiuderà .
Sponsor del ciclo di laboratori sono Supermarket Giardina di Giuseppe Miciotto & C. s.n.c. (Cefalù), Deep Line s.n.c. di Giuseppe e Delia Tumminello (Cefalù) e l’associazione Fare Ambiente Cefalù Madonie.

Mia nonna era nata negli anni ’20, nella Palermo Liberty e della Belle Epoque. Al contrario del marito lei non raccontava storie della sua infanzia o episodi di vita. Aveva mani ruvide, la nonna, e capelli corti. Preparava gli gnocchi e la pasta fresca, il pane fritto avvolto nello zucchero, quando andò in pensione trascorreva il suo tempo a impiattare prelibatezze e lavare panni. Per noi, tutto questo ben di Dio, per noi. Tutto ‘stu beneriIddio. Profumava di casa e di bucato. E ogni “milinciana” fritta era stata affettata e immersa nell’olio per noi, ogni fogliolina di mentuccia destinata a noi, perché sprigionasse odori, a lato del basilico sminuzzato con le mani, perché colori e sapori ci rendessero felici davanti al tavolo imbandito. Così viveva la nonna. E andava in giro con la borsa, prendeva autobus e ci accompagnava dal parrucchiere o in città a comprare scarpe.

E la sua borsa, aveva un figlio piccolo, il borsellino (dal quale lei tirava fuori gli spicci che ci distribuiva), e una confezione di caramelle di carrubba, avvolte nella carta, un pettinino d’osso,  un flacone minuscolo di acqua di colonia di zagara (qualche goccia la rubavo di nascosto e poi la annusavo tutto il giorno, nell’incavo del braccio) e una piccola tasca con i documenti, i Santini e le foto. Quelle immagini le si materializzavano in mano appena incontrava commari e colleghe, come noi facciamo adesso, quando apriamo la gallery fotografica dallo smartphone. Erano le nostre foto. Magari scattate con il ciripà, con gli occhi strizzati dal sole, col biberon o l’abito di comunione. Le mostrava e mandava a memoria voti di pagelle e giudizi di maestre, per poterli snocciolare orgogliosa.

Tutto questo conteneva, insieme al fazzoletto ricamato, la borsa di mia nonna.

Chi di noi, bambino, non ha mai posseduto un ifschietto? Si tratta di un elemento fondamentale per la pastorizia, il fischietto serve per chiamare e radunare. Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota su una mostra originale, a seguire la nota stampa:

Anche quest’anno ritorna l’appuntamento con la mostra del fischietto organizzata dall’associazione culturale “Terra Erea” in collaborazione con i Musei civici e il patrocinio del Comune di Caltagirone ospitata presso Palazzo Libertini.

Unica in Sicilia la terza edizione della mostra dal tema “Fischiettando fra il Giubileo e il Bicentenario della Diocesi di Caltagirone” sarà inaugurata venerdì 18 marzo alle ore 19 e sarà visitabile sino al prossimo 18 aprile ed è aperta a coloro i quali hanno presentato opere inedite, la mostra intende richiamarsi alla nostra tradizione coniugando, le varie tecniche di cottura e di decorazione in modo da poter consentire a ceramisti, artisti e studenti la possibilità di poter esprimere, con le loro prestigiose opere, tutta la loro creatività.

Diversi i ceramisti aderenti a questa nuova iniziativa: Grazia Maria Ambra, Giovanni Apuzzo, Antonio Barletta, Irene Cabibbo, Ivano Agatino Carpintieri (scultore di Mascalucia), Vincenzo Forgia, Santina Grimaldi, Alessandro Iudici, Giacomo Lo Bianco, Duglas Mauro, Mario Milazzo, Concetta Modica, Antonino Navanzino, Luigi Navanzino, Michelangela Sammartino, alcuni collezionisti calatini oltre agli studenti della Vittorino da Feltre di Caltagirone.

Oltre alle splendide opere realizzate dai bravissimi ceramisti calatini i visitatori potranno apprezzare gli scatti riguardanti il Giubileo, il Bicentenario della Diocesi di Caltagirone e della Pasqua realizzati dai fotografi Andrea Annaloro, Mario Alberto Alberghina dell’associazione Punto Focale 2.0; Giovanni Canfailla; Aldo Gattuso dell’associazione Pentaprisma e Roberto Strano.

“Per il terzo anno consecutivo riproponiamo la mostra del fischietto – dichiara Omar Gelsomino, presidente dell’associazione culturale Terra Erea – oramai una delle poche in Sicilia che ha l’obiettivo di far riscoprire e valorizzare questa antica tradizione. Questa edizione la dedichiamo a due eventi religiosi importanti, il Giubileo e il Bicentenario della nostra Diocesi coinvolgendo non solo gli abili artigiani calatini ma anche artisti, fotografi e studenti, affinché questi ultimi conoscano le nostre radici culturali”.

La mostra con ingresso gratuito sarà visitabile sino al 18 aprile dal martedì al sabato dalle ore 9,30 alle 13,00.

Per ulteriori informazioni è possibile scrivere alla mail: ass.terraerea@gmail.com oppure consultare la pagina Facebook “Terra Erea”.

 

Prima regola, un cuoco/a siciliana/o, improvvisato che sia, se vi invita a mangiare a casa sua, è pressoché impossibile che a tavola vi proponga qualcosa di estremamente semplice, se gli chiedete “senti, non ti preoccupare, una cosa leggera, tipo un pesce appena scottato e condito con un filo di olio e limone”. Penserà che avete una costipazione di stomaco in corso e indagherà, “che hai, ti senti male?”. Le ragioni sono banali e fanno parte dei codici, atavici, della decantata ospitalità siciliana. Vige un vademecum, non scritto, di regole di ospitalità siciliana.

Intanto il cuoco/a padrone di casa, reputa sconveniente, povero e miserrimo, offrire un piatto sguarnito di contorno ripassato in padella (se il pasto è fra maschi, le porzioni saranno over, altrimenti vengono reputate poco virili).

La rosa di combinazioni, nel quale è capace di sconfinare in lungo e largo, fra pesce al forno, condimenti in agrodolce con cipolla, passolina e pinoli, alloro, capperi e fritture varie, è praticamente infinita. Basti pensare che la caponata, o le melenzane alla parmigiana, in Sicilia, sono considerate semplici antipasti. Vanno in tavola perché ci “devono” stare, fra un piatto e l’altro, vanno spiluccati.

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È questa che io reputo: generosità culinaria. Se avrete il privilegio di essere invitati a cibarvi in seno a una famiglia siciliana, magari in un pranzo pensato appositamente per voi, in onore della vostra presenza insomma,vi conviene prepararvi fisicamente e psicologicamente con almeno una mezza giornata di digiuno ascetico per assaporare come si conviene (cioè onorare la tavola con svariati ritorni) la sfilza di portate che una brava/o cuoco/a siculo/a è in grado di produrre. Il bis e la scarpetta finali sono importanti, per dimostrare di aver gradito la pietanza, se vi limitate a piccole porzione potreste non dare sazio, e capita sovente di sentirsi apostrofare dalla domanda “che c’è, non ti è piaciuto?”. Il menu tipo, semplice e tradizionale, di solito, è doppia porzione di pasta alla norma o pasta a forno (a forno, proprio  questa la dicitura), seguita da un secondo come spiedini di carne alla palermitana con contorno di melanzane in agrodolce. Se no pasta con le sarde, polpette con le sarde al sugo e sarde a beccafico a tignitè (a più non posso). Irrinunciabile, a fine pasto, un dolce della pasticceria siciliana. Di solito bombe caloriche, non vi fidate delle forme minute, tipo sciù alla ricotta, biscottini alle mandorle, cassatine e varie pasticcini versione mignon, tipo setteveli declinati al pistacchio o al cioccolato. Alla fine c’è il caffè.

Lanterne dette anche mongolfiere di carta. La lanterna è simbolo della guida e dell’intuito e indica una via di ricerca.

Accendere una piccola fiammella e lasciarla andare è un rituale per offrire luce all’oscurità. Per ricordare Angelo D’Arrigo, principe del volo che ci lascia troppo presto, a soli 45 anni in un incidente, nel decennale della sua scomparsa, si leveranno in volo centinaia di lanterne di carta al tramonto del 26 marzo prossimo dall’Etna e da tutte le montagne che lui amava e conosceva,  dall’Everest all’Aconcagua,

Angelo d’arrigo, aviatore, recordman, aveva volato per la prima volta dal vulcano più alto d’Europa in piena eruzione: l’Etna. Lui era nato a Catania, vissuto a Parigi, quella Muntagna probabilmente faceva parte dell’immaginario della sua infanzia.

Ed è proprio sul vulcano di Catania, nella zona dei Monti Silvestri, che si svolgerà una cerimonia in onore dell’Icaro siciliano, con la scopertura di un grande monumento in suo onore, scolpito nella pietra lavica dallo scultore Luca Zuppelli. Oltre ai familiari di D’Arrigo, saranno presenti autorità e decine di associazioni culturali, sportive e di tutela ambientale che saluteranno così il campione di volo. L’evento è organizzato dalla Fondazione Angelo D’Arrigo – con la collaborazione de Parco dell’Etna, dell’Area Metropolitana di Catania, del Comune di Nicolosi e della Funivia dell’Etna – . Se volete seguire sui social le immagini del lancio delle lanterne seguite l’hashtag #angelodarrigo (Instagram/Twitter/Facebook).

“Saremo in contatto – ha detto Laura Mancuso, moglie di d’Arrigo – attraverso il web e i social media, con tutti coloro i quali, in ogni parte del mondo, hanno conosciuto e apprezzato Angelo. A ciascuno di loro abbiamo chiesto di far volare una lanterna al tramonto del 26 marzo. Le migliaia e migliaia di luci nel cielo della sera saranno un simbolo di ciò che mio marito ha lasciato a tutti noi: la consapevolezza della necessità di superarsi, di scoprire, di studiare, di essere curiosi del mondo”.

 

Ballarò, un nome che in un palermitano rievoca profumi, spezie, carni e pesce in mostra. Luci che dondolano sopra i banchi, frutta lucida sistemata nella cassette, verdura colorata. Si levano e abbanniate, il pesce spada riposa dopo la lotta tra blocchi di ghiaccio.

Se volte visitare il mercato con una formula differente c’è Anima Ballarò, che questa settimana sarà anticipata: l’appuntamento è per domenica 20 marzo. Stessa formula. Un modo per vivere e far vivere a turisti e palermitani il quartiere. Un mercante adotta un artista, un artista adotta un mercante. A seguire “mangiata” a Piazza Mediterraneo.

E se un artista volesse adottare una bottega o un locale del quartiere come può proporsi? Occorre spedire una email all’indirizzo: info@sosballaro.it

In una sola domenica è possibile:

– Fare la spesa al mercato di Ballarò;

– passare una mattina alla scoperta di un quartiere pieno di storia e monumenti;

– assistere a svariate performance di tanti amici artisti.

E infine, cogliere l’occasione per conoscere bella gente con il pranzo a piazzetta Mediterraneo.

Invito agli artisti: adottate il mercato.

Invito ai cittadini: comprate al mercato anche solo un frutto e condividetelo con noi al pranzo sociale!

Evento Facebook: www.facebook.com/events/1060968037260022

Vista la concomitanza con la festività religiosa della Domenica delle Palme, si è deciso di iniziare il programma domenicale con:

“Sacra Rappresentazione della entrata a Gerusalemme di Gesù “ coordinata dal  Don Francesco Furnari  della Parrocchia di San Nicolò di Bari all’Albergheria.

PROGRAMMA

Ore 9.30

Partenza della rappresentazione da Porta Sant’Agata e inizio percorso lungo il mercato storico di Ballarò, accompagnati dal coro e dai musicisti della comunità Ghanese della Parrocchia di San Nicolò di Bari all’Albergheria

Ore 10.30

Benedizione delle Palme nella piazza davanti la Chiesa del Gesù detta Casa Professa

› Ore 11.00

Santa Messa  nella Chiesa  di San Nicolò di Bari  ( via Nunzio Nasi .18) accompagnati dal coro e dai musicisti della comunità Ghanese

Dalle 11.00

Appuntamento a Piazza Mediterraneo  per  “le buche Arabo Normanne di Via Porta di Castro”  iniziative pubblica dell’assemblea SoS Ballarò  per mettere in luce il grave ritardo da parte dell’amministrazione comunale  per il ripristino del manto stradale di Via Porta di Castro . Verranno quindi realizzati con tutti i residenti e i partecipanti ad Anima Ballarò dei cartelloni, striscioni  di protesta da disporre lungo Via Porta di Castro.

Verrà inoltre ospitato   l’evento “Newroz a Ballarò  -Capodanno Curdo”

(Il Newroz è il capodanno nella tradizione del popolo curdo. Letteralmente significa nuovo giorno, e viene festeggiato a ridosso dell’equinozio di primavera.  Questa celebrazione inte esprimere la nostra viva solidarietà alla causa del popolo curdo che, nonostante la violenta repressione operata dal governo turco e la lotta contro il sedicente stato islamico, sta costruendo nel  proprio territorio un nuovo progetto sociale rivoluzionario, democratico, ecologico e femminista. Di seguito il link dell’evento del comitato “Palermo Solidale con il con il Popolo Curdo”.

alle  13.00

A fine mattina, a piazza Mediterraneo si svolgerà il pranzo popolare offerto dalla comunità alla comunità: le domeniche di festa a Ballarò (gli ingredienti- una patata, un pomodori, una zucchina -sono richiesti come contribuito di partecipazione agli esercenti del mercato).