Wednesday, September 20, 2017
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“Parlami di musica e non andare via” è il libro di Valentina Frinchi che verrà presentato a breve in città.

Dice la Frinchi :”si tratta di un viaggio tra le epoche generazionali che ha attraversato la storia di Palermo, e che dagli anni ’60 ad oggi ha visto la musica protagonista nei generi, nei fermenti e nei fenomeni”.

Il contenuto è il risultato della sua esperienza fatta da incontri con i nomi più ‘significativi’ della musica palermitana dai quali ha ascoltato storie indimenticabili, momenti con una loro identità che hanno trionfato lasciando segni indelebili in quella Palermo fatta di battiti e di armonie irripetibili.

“Scrivere questo libro – prosegue – ha rappresentato per me un grande oggetto di studio, sono diventata detentrice di testimonianze uniche e ho ricercato ciò che mi veniva raccontato con una curiosità intrisa di mistero e di bellezza con la sensazione che quei racconti li avessi davvero vissuti”.

Le prime pagine attraversano il fenomeno della “Dance”, per arrivare ad un capitolo dedicato al Malaluna – Tempio della Musica e al genio del fermento rappresentato da Ezio Gonzales, si prosegue con una parte interessante dedicata al “ritmo”, sino all’incontro culturale con la parte dedicata alle “sonorità intrise di identità”, alla storia che ha fatto di Palermo la capitale del jazz, ai maestri e non solo, dando spazio anche ai nuovi virtuosismi del pop, del soul e del blues. E per finire un saluto nostalgico al “Paradiso della Musica” dedicato agli artisti che ci hanno lasciato davvero presto. Il Libro si conclude con una preghiera a “Rosalia” , Patrona di Palermo, scritta dalla cantante Soul Anna Bonomolo a difesa della propria identità nella dignità della Musica.

Stasera ai Cantieri Culturali alla Zisa, si conclude ‘Oro colato’, la kermesse con dimostrazioni dal vivo sulle antiche lavorazioni dei metalli preziosi capitana dal maestro orafo Gaetano Chiavetta.

Gaetano Lo Monaco Francesco Celano

Gaetano Lo Monaco Francesco Celano

In questi giorni al padiglione n. 5 si sono svolte performance sulla lavorazione ‘a staffe’, Gaetano Chiavetta, insieme al maestro Gaetano Lo Monaco Celano (nipote ed erede dell’arte drammatica del nonno Peppino Celano, prestigioso cuntastorie e puparo del Capo), e Francesco Scherma, hanno fatto vedere come si crea un ‘pezzo’ tramite l’affascinante lavorazione in terra.

Anche oggi ci saranno dimostrazioni dedicate all’esplorazione di nuove forme per la creazione di gioielli rigorosamente hand made, sarà un’occasione unica per assistere dal vivo alla creazione di monili interamente realizzati a mano da Chiavetta e dal suo entourage.

Gaetano Chiavetta, (conosciuto come Tano Spitfire) è orafo da oltre 20 anni, si forma a Palermo con i maestri della tradizione isolana del settore e si specializza in Inghilterra, dove vive e lavora.

A Londra dal 2009 collabora con prestigiose case orafe internazionali quali Bentley&Skinner, Antique Jewel&Gem, intessendo rapporti con le realtà internazionali del mondo dei gioielli. Il suo studio londinese diventa in poco tempo fucina e laboratorio di sperimentazione, in cui si realizzano pezzi esclusivi per le gioiellerie storiche di Londra. Nel 2014 Gaetano firma i gioielli per la Corona e inizia a dedicarsi alla formazione. Mosso dalla passione per l’oreficeria si specializza nella lavorazione dei metalli con pietre preziose e nelle tecniche della filigrana e della granulazione.

Gaetano Chiavetta

Gaetano Chiavetta

La processione dei Misteri si svolge a Trapani il Venerdì Santo, da 400 anni. Questa processione molto suggestiva ed evocativa di rituali tradizionali è molto antica, avendo origini spagnole che risalgono alle antiche Cazasas, ed attira oggi moltissime persone provenienti da tutta l’Italia, coinvolgendo la città intera. Essi sono la rappresentazione artistica della morte e passione di Cristo in una lunga processione, composta da 20 gruppi sacri. Furono concessi in affidamento, tramite atti notarili, dalla Confraternita di San Michele Arcangelo, che istituì il rito alle Maestranze locali (termine con cui si indica una “moltitudine di mastri” ovvero “Maestri d’arti manuali”) con l’impegno di curarne l’uscita in processione. Essa ha inizio alle 14 del Venerdì Santo partendo dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio, per concludersi ventiquattro ore dopo, e viene  per questo considerata la più lunga manifestazione religiosa italiana dopo la Sagra di Sant’Efisio che dura 4 giorni. Fu la Confraternita del Preziosissimo Sangue (oggi Confraternita di San Michele) che nei primi anni del XV secolo provvide alla costruzione dei primi gruppi statuari, rimettendo tale incarico agli artisti trapanesi, che dopo un lungo iter fu affidato nel 1612 alle Maestranze.

Maestranza

Maestranza

A ciascuna di esse si concesse in uso un Mistere mediante la stipula di atti notarili rogati fra il 1612 e il 1782, nel cui contenuto emergeva il diritto-dovere di condurre il proprio gruppo in processione e di abbellirlo a proprio piacimento. Le Maestranze avevano l’obbligo di partecipare alla Processione sotto la diretta partecipazione o supervisione del Senato grazie al quale, come afferma Burgio, la processione raggiunse un elevato stato di bellezza e motivo di grande orgoglio da parte dei trapanesi. Attorno all’800 non furono più le maestranze a portare in spalla il Gruppo scultoreo  come tradizione e devozione voleva, ma affidarono questo oneroso compito ai Massari.

Massari

Massari

Per la realizzazione di questi gruppi non ci si ispirò all’iconografia classica, ma ad episodi citati nei sacri testi o nei vangeli apocrifi ed interpretando, secondo l’abilità degli artisti trapanesi, quella dinamicità rappresentativa, che rimane ancora unica nel panorama delle rappresentazioni sacre. Dal 1950 si iniziò a coprire i cavalletti con un sontuoso mantello nero (a’ manta), su cui è impresso il nome del ceto di appartenenza. Scenograficamente la rappresentazione dei Misteri è ambientata nel periodo medievale, come giustificato dalle divise che indossano i personaggi, ispirati a soldati spagnoleggianti che indossano i pennacchi.   La tecnica di realizzazione delle statue, iniziata da Giovanni Matera, consiste nello scolpire nel legno i volti, le mani ed i piedi, così come di legno è lo scheletro. Sono internamente sostenuti da ossature in sughero, sui quali si modellavano gli abiti grazie al fatto che la stoffa, precedentemente immersa in una mistura di colla e gesso, permetteva una maggiore naturalezza degli abiti e  maggiore plasticità espressiva, secondo una tecnica tipicamente trapanese, detta carchèt, consentendo nei drappeggi dei vestiti la realizzazione delle pieghe che diversificavano ogni figura dall’altra. Le statue sono fissate ad una base lignea detta vara, con un procedimento particolare, al fine di consentire una certa oscillazione durante il trasporto, tale da esprimere una scenica rappresentatività al gruppo, nota come annacata. Attualmente i membri del gruppo che vengono chiamati consoli, si occupano  della scelta dei  massari (figure che portano in spalla le vare), della banda musicale, degli addobbi floreali e di tutto quanto occorre alla processione, mentre a capo di ogni gruppo c’è un capoconsole.

Capoconsole e Massari

Capoconsole e Massari

Oggi i gruppi sono custoditi durante l’anno nella Chiesa delle Anime del Purgatorio, nel centro storico di Trapani. Qui, durante i sei venerdì quaresimali, avvengono i Scinnute (in siciliano, discese): uno dei Sacri Gruppi, accompagnato dalla banda musicale, viene spostato al centro della chiesa, dove si celebra la S. Messa, mentre prima e dopo la funzione religiosa la banda musicale intona all’esterno della chiesa alcune tipiche marce. Alle 14 in punto di venerdì, le porte della Chiesa del Purgatorio si aprono ed inizia la processione. L’uscita dalla chiesa dei gruppi sacri è uno dei momenti più emozionanti: prima passa lo stendardo della maestranza, poi i figuranti, poi i massari con in spalla la vara ed infine la banda musicale che intona le marce funebri. Uno dopo l’altro i gruppi escono dalla chiesa e si incamminano lungo le strade di Trapani, alternati dalle immancabili annacate e circondati dalla folla che ne ammira il passaggio con devozione. Tramontando il sole, cambia la luce e la conseguente atmosfera che accompagna la processione; mentre la sera le statue, illuminate sapientemente dalla luce artificiale, assumono un aspetto diverso, che accentua la tragicità di ciò che rappresentano, la notte le bande smettono di suonare ed i Misteri continuano a girare, in religioso silenzio, accompagnati solo dai tamburi. Dalle 8 del mattino seguente i Misteri iniziano a rientrare in chiesa e terminano la processione attorno alle 14. Si chiude così il sipario su questa grande manifestazione

La sosta

La sosta

I Misteri sono composti dai seguenti 20 gruppi sacri (più precisamente da 18 gruppi scultorei più 2 simulacri, quelli di Gesù Morto e di Maria Addolorata) e maestranze:

  1. La Separazione‘A Spartenza ( o Licenza ) a cura del ceto degli Orefici
  2. La Lavanda dei piedia cura del ceto dei Pescatori
  3. Gesù nell’orto dei Getsemania cura del ceto degli Ortolani
  4. L’arrestoa cura del ceto dei Metallurgici
  5. Caduta al Cedrona cura del ceto dei Naviganti
  6. Gesù dinanzi ad Hannaa cura del ceto dei Fruttivendoli
  7. La Negazionea cura del ceto dei Barbieri e Parrucchieri
  8. Gesù dinanzi ad Erodea cura del ceto dei Pescivendoli
  9. La Flagellazionea cura del ceto dei Muratori e Scalpellini
  10. L’incoronazione di spinea cura del ceto dei Fornai
  11. Ecce Homo!a cura del ceto dei Calzolai
  12. La Sentenzaa cura del ceto dei Macellai
  13. L’ascesa al calvarioa cura del ceto del Popolo
  14. La Spogliazionea cura del ceto Tessili e Abbigliamento
  15. La sollevazione della Crocea cura del ceto dei Falegnami
  16. Ferita al costatoa cura del ceto dei Pittori e Decoratori
  17. La Deposizionea cura del ceto dei Sarti e Tappezzieri
  18. Il Trasporto al sepolcroa cura del ceto dei Salinai
  19. Il Sepolcroa cura del ceto dei Pastai
  20. L’Addolorata a cura del ceto dei Camerieri, Cuochi, Cocchieri, Autisti, Baristi, Pasticcieri, Albergatori, Ristoratori e Affini.

Testo e Foto sono di Giuseppe Russo

seguite il suo Blog ZOOM,ANDATA&RITORNO  https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/

Si possono vedere altre foto cliccando al link 

https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/albums/72157666189023852

 

La Deposizione

La Deposizione

Il maltempo non fermerà la consueta settimana Santa, che in Sicilia è particolarmente sentita e celebrata anche con coreografiche rievocazioni. A Favignana, la rappresentazione della Passione Vivente di Cristo è stata rinviata a domenica sera. All’evento segue la tradizionale Rappresentazione dell’Aurora, si tratta di una rievocazione commovente dell’incontro tra Gesù risorto e la Madonna, inizialmente previsto per le 10 della stessa domenica di Pasqua.
Alle ore 18 di giovedì, si celebra la messa in Coena Domini con il rito della lavanda dei piedi e subito dopo, alle 21, l’adorazione all’altare della deposizione, in Chiesa Madre.
Il 25 marzo – Venerdì Santo – prevede dalle 21,la processione del Cristo morto che si snoderà per il paese.

Dalle 22 di sabato è in programma la veglia pasquale e la domenica di Pasqua alle ore 10.30 la Santa Messa.

Anche a Marettimo giovedì 24 marzo, alle ore 19, verrà celebrata la messa in Coena Domini, con la lavanda dei piedi ai bambini, e la deposizione del Santissimo all’altare dell’adorazione. Il Venerdì Santo, dalle 16, l’Adorazione della Croce e, alle ore 18.30, la Via Crucis con processione di Gesù morto e Maria Santissima Addolorata. Sabato la Veglia Pasquale e poi alle ore 23.15 la Santa Messa di Resurrezione. Domenica di Pasquale alle ore 10:30 la Santa Messa.

Il mare è una metafora della vita, tempestoso, calmo, accogliente, da attraversare, da vivere, il mare è simbolo di distanza e di avvicinamento. Cominciata sabato 19 marzo, prosegue la manifestazione il Mare nel Mare, una serie di appuntamenti dedicati alle Attività e alle tradizioni marinare e dell’emigrazione, che hanno preso il via dall’isola di Marettimo: fra questi si apre, la mostra delle opere di Stefano Zangara e Salvatore Girgenti “Il mare in una tela”.

“Il Mare nel Mare” – così come racconta Piero Pellegrino, Luogotenente dei Fratelli della Costa – è un progetto nato della sinergia tra Fratelli della Costa – Tavola di Marsala, Associazione Culturale Tempo Reale, Ass. C.S.R.I. Marettimo e Otium Comunicazione Culturale e che si pregia del Patrocinio del Comune di Marsala, del Comune di Favignana, dell’ Area Marina Protetta Isole Egadi-  è un’idea che i Fratelli della Costa, insieme a Stefano Zangara e Barbara Lottero hanno voluto vivere intensamente, dando origine a un progetto con la messa in rete di più realtà associative. L’intenzione è quella di delineare una riflessione sul mare attraverso più forme d’arte: l’iniziativa ha l’intento di aprire una finestra sul mare, attraverso magie e sensazioni quali l’arte,  la poesia, la musica, la fotografia, l’archeologia, i racconti, le tradizioni e i sapori della nostra terra. Si tratta della messa a punto di un ciclo d’incontri all’interno dei quali la sinergia tra più associazioni permette un nuovo approccio al dialogo sul nostro salso maestro, il mare: una rete come sviluppo di un nuovo modello di una promozione culturale per far conoscere e vivere le nostre coste, il nostro sole, il nostro mare”.

Sabato  2 aprile, dunque, per le 17.30 nella sale della Pinacoteca Comunale di Marsala, l’ex Convento del Carmine, si inaugura la mostra  di pittura dal titolo Il mare in una tela: due generazioni a confronto, protagoniste le opere di Stefano Zangara e Salvatore Girgenti. L’esposizione è curata da Giovanna Mauro.

Parteciperanno all’appuntamento: Alberto Di Girolamo – Sindaco di Marsala, Clara Ruggieri – Assessore alla Cultura, Piero Pellegrino – Fratelli della Costa, Tavola di Marsala, Barbara LotteroPresidente Otium, Comunicazione culturale, Giovanna Mauro –  Curatrice della mostra, Antonella Pantaleo – Storico dell’arte, Danilo Gianformaggio – Presidente Tempo Reale, associazione culturale, Stefano Donati – Area Marina Protetta delle Egadi, Stefano Zangara – Autore delle opere, Fiorenza Frazzitta – Consulente finanziario.

Nel corso dell’inaugurazione della mostra verrà presentato il catalogo delle opere di Stefano Zangara, a cura di Giovanna Mauro; seguirà il concerto de I Musicanti: “Canti di Mare”.

Quindi a seguire gli appuntamenti della manifestazione che si terranno presso l’Associazione Culturale Otium, in Via XI Maggio 43 a Marsala.

Domenica 3 aprile 2016 – ore 18,00: Cinemare.

Lu tempu di lu pisci spata (cortometraggio di Vittorio De Seta, 1954); Sirene e Colapesce (visioni di Gaetano Anzalone, campione mondiale di fotografia subacquea); Il mare (filmato e commento di Stefano Zangara)

Parteciperanno all’appuntamento: Gaetano Anzalone, Stefano Zangara, Piero Pellegrino.

Domenica 10 aprile 2016 – ore 18,00:  Il mare, nei versi e nelle note

Poesie di Renzino Barbera e Salvatore Girgenti e i suoni e i canti che hanno animato i falò sulla spiaggia. A cura di Sonia Luisi

Parteciperanno all’appuntamento: Piero Pellegrino, Sonia Luisi, Natale Montalto, Tommaso Lentini, Guglielmo Lentini, Enzo Campisi, Gregorio Caimi, Massimo Pastore.

Sabato 16 aprile 2016 – ore 18,00 : Il mare incontra l’autore

A concludere tutti gli eventi previsti in calendario un ospite che di mare si nutre da sempre, lo scrittore e corallaro Ninni Ravazza che terrà una relazione sul tema: “L’uomo e il mare”

Sostengono il progetto: Fiorenza Frazzitta – personal advisor Wibiba, Di..,Vino B&B, Ass. Eticologica, Banca Marsalese della Memoria, Baia dei Fenici, Comunità Saman, Cantine Bianchi, Cantine Martinez. Azienda Nino Castiglione e I Musicanti.

Lo chiamano wedding tourism ed è già da oltre due anni la nuova tendenza in fatto di matrimoni. A quanto pare, secondo l’Osservatorio giornalistico internazionale Nathan, sempre più stranieri, coppie con relativo codazzo di parenti e amici accomunati dalla passione per il vino scelgono l’Italia come meta per il fatidico “sì”. E lo fanno in luoghi non convenzionali. Sono infatti le cantine e le aziende vinicole le location più trendy e gettonate, quelle più prestigiose dove tra cibo e buon vino si festeggia il giorno più importante.

Pensate che se solo volete farvi un’idea su quest’ultima tendenza cool che, fuor di metafora, accoppia Cupido e Bacco, vi basta andare a dare un’occhiata ai dati diffusi sul portale del brand Wine&Wedding (www.wineweddingitaly.com) per avere anche la minima idea di quanto le aziende vinicole siano ormai diventate le prescelte per progettare il ricevimento di nozze, sia da parte di stranieri che da connazionali.

Anche in Sicilia il wedding on wine, l’accoppiata matrimonio e cantine è una tendenza in crescente ascesa. Ad esempio La Foresteria di Planeta, il Capofaro Malvasia & Resort di Tasca d’Almerita e Donna Carmela di Pietradolce in Sicilia offrono alle coppie ed ai loro invitati “wedding package chiavi in mano” anche con standard di altissima qualità. Il fenomeno di per sé non stupisce affatto se solo si pensa che appena lo scorso anno il flusso turistico del segmento enogastronomico ha portato nelle cantine e case vinicole siciliane circa 600mila visitatori con buona pace dell’economia di settore che sempre più si assesta su standard alti e genera un numero sempre maggiore di appassionati di Bacco.

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La lapa, un mezzo tipico del lavoro dei siciliani, prediletto dai venditori ambulanti di frutta e di street food (avete presente lo sfincionaro e il panellaro doc?) è anche molto utilizzato come taxi, soprattuto nelle isole del Sud, vista la capacità di inoltrarsi nei vicoli e nelle straduzze, come taxi. In questo solco si inserisce l’iniziativa lanciata del Comune di Sciacca. Dichiarano il sindaco Fabrizio Di Paola e l’assessore ai Trasporti Gaetano Cognata nel comunicare che è stato emesso il relativo bando per il rilascio delle licenze a privati.“Risultato raggiunto. Trova conclusione l’iter amministrativo, iniziato nel 2014, per l’attivazione in città del servizio di trasporto con motocarrozzette o, come sono state definite, ‘ape taxi’. Un mezzo per Sciacca innovativo che andrà a potenziare l’offerta dei servizi al turista”.

Il bando è stato emesso in questi giorni dal dirigente della Polizia Municipale Francesco Calia che ha curato tutto il procedimento amministrativo.

Il bando prevede, l’assegnazione di 6 autorizzazioni per il servizio di noleggio di motocarrozzette a fini turistico-ricreativi con conducente. Nel bando sono specificati destinatari, requisiti, modalità e scadenza. Bisogna avere cittadinanza italiana o essere cittadini di uno stato dell’Unione Europea, essere in possesso del diploma di istruzione secondaria di I grado, essere in possesso di un titolo abilitativo per la guida delle motocarrozzette, essere in possesso del certificato di abilitazione professionale rilasciato dall’Ufficio provinciale della ex Motorizzazione Civile, essere iscritto nel ruolo dei conducenti – sezione noleggio da rimessa, di non essere e di non essere stato, negli ultimi cinque anni, titolare di licenza Taxi anche presso altri comuni.

La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata entro il termine di trenta giorni dalla data di pubblicazione del bando. L’istanza dovrà essere redatta sul modello di domanda scaricabile dal sito internet del Comune (www.comunedisciacca.it). Lo stesso modello sarà disponibile presso il Comando della Polizia Municipale, in via Figuli.

 

A Sammrasi, come in dialetto siciliano viene chiamato San Biagio Platani, non si arriva per caso. Giungere in questo piccolo comune della provincia di Agrigento in Sicilia, situato nell’entroterra a 38 km dal capoluogo e sul versante medio di una collina degradante verso il fiume Platani, percorrendo la Strada Provinciale che, dopo aver superato la collina di Sant’Angelo Muxaro, ne lascia vedere sulla sua destra la panoramica vista, è una emozione “antica”. San Biagio Platani, con la sua tradizionale esposizione degli Archi di Pasqua, invita a visitare il grazioso centro sicano nel bel mezzo della media valle del Platani, che in occasione delle festività pasquali esce dal torpore invernale, animandosi con un evento particolare e suggestivo. Essa è una delle celebrazioni più affascinanti e tradizionali legate alla Pasqua, consistente nell’allestire il centro del paese con archi costruiti con pane ed elementi legati alla natura, riproducenti gli elementi architettonici della chiesa, che lascia stupefatti per la loro esecuzione manuale ed artistica. Questo rito che nasce dal culto della Madonna e di Cristo, pone le sue radici nel ‘700, quando ancora il paese non contava mille abitanti, risalendo le sue origini al 1635, anno in cui Giovanni Battista Gerardi ottenne la “licentia populandi”.  A questa tradizione si deve la nascita delle due confraternite, Madunnara (devoti alla Madonna) e Signurara (devoti a Gesù), che con tanta certosina passione rinnovano annualmente questa meravigliosa manifestazione. Questa divisione del paese nelle due confraternite non da origine ad un antagonismo violento, ma ad una competizione vivacissima ed appassionante, che si conclude la notte di sabato, quando ciascuna confraternita allestisce la parte del corso che le compete. La preparazione, che inizia qualche mese prima della Pasqua, richiede una grande quantità di materiale, tutto rigorosamente concesso dalla natura e intrecciato, incollato, dipinto, secondo l’abile estro creativo dell’intera comunità, usando principalmente le canne, salici , agave e barre di ferla (pianta diffusa nella zona e volgarmente conosciuta come Finocchiaccio), che vengono incastellati per costituire i pannelli del viale e dell’entrata. Su essi vengono composti artistici quadri in mosaico con cereali, asparago, vetro, alloro, rosmarino, agrumi, pane e pasta e portali con pane lavorato; si addobbano tra essi le nimphe (lampadari) con datteri, pane, pasta, cereali, corda e mais, nelle più svariate forme e dimensioni, ognuno dei quali ha una grande valenza simbolica, con portali di entrata laterali che si affacciano sulle vie del caratteristico paese, fonti battesimali, quadri religiosi, fiori, piccoli nidi di uccelli e persino alberi, opera della maestria e dell’inventiva delle donne del paese. Preziosi capitelli di pane e sculture, “giochi” di fontane a tema si alternano sotto gli archi, manifestando la frenesia e la gioiosa follia degli autori, che con abili mani esperte hanno formato secondo l’estro creativo.

1 SAN BIAGIO PLATANI - PANORAMA

 

Le grandiose costruzioni artistiche, di archi, cupole, e campanili vengono poi disposte, nelle distinte aree assegnate alle due confraternite, lungo i due rami opposti del corso Umberto I, la via principale del paese. Di anno in anno, viene cambiata l’estetica del corso, mentre resta invariata la struttura architettonica, costituita dall’entrata (che rappresenta la facciata di una chiesa), dal viale (la navata) e dall’arco opposto all’entrata (l’abside della chiesa stessa). Il Culmine della manifestazione si ha il giorno di Pasqua, quando al centro tra i due rami del corso Umberto I, davanti la chiesa Madre, il Cristo risorto e la Madonna si incontrano, portati in una evocativa processione dalle rispettive confraternite. Il significato storico e religioso di questo incontro è molto evidente, volendo rappresentare la resurrezione di Cristo, come la vittoria della vita sulla morte, ma anche il risveglio della stessa natura (con cui gli archi sono fatti) dopo il lungo austero inverno. La creazione degli archi affonda le sue radici nella miseria in cui versava la popolazione nel ‘700, il cui allestimento serviva appunto a far dimenticare la povertà. La tradizione degli Archi di Pasqua, unica nel suo genere, ebbe infatti origine nel ‘700 quando i grandi proprietari terrieri della famiglia Joppolo, venendo in visita a San Biagio Platani (durante il periodo pasquale) al fine di riscuotere tasse e gabelle, erano accolti in maniera “Trionfale” dalla folla con a capo il Governatore, il Clero e i Giurati; a questo periodo risale appunto anche la nascita delle due Confraternite “Li Madunnara” e “Li Signurara”, che avevano le proprie sedi rispettivamente nella Chiesa Madre e nella Chiesa del Carmine. Oggi sono cambiate molte cose, e pur continuando ad avere un significato religioso, hanno lo scopo di attirare una grande folla di cittadini e forestieri per assistere a questo spettacolo religioso, culturale ed artistico, frutto di una competizione artigianale e unico, nel suo genere, in Sicilia. In questo contesto si crea una “amichevole” rivalità tra le due Confraternite; questa conflittualità diventa un elemento di crescita e di aggregazione anche sociale, capace di trasformare radicalmente lo spazio urbano che viene utilizzato durante la manifestazione degli Archi di Pasqua. La straordinaria ricercatezza delle decorazioni, unita alla illuminazione serale trasformano San Biagio Platani nel più sontuoso ed accogliente salotto a cielo aperto con contestuali rassegne di arte, prodotti tipici ed eventi musicali e culturali. Gli Archi di Pane sono ufficialmente pronti ogni anno a decorrere dalla Settimana Santa, ma per consentirne la visione a quanti accorrono da aree lontane, ne viene prolungata la visita anche oltre questo periodo pasquale fino a maggio inoltrato, mentre dopo quel periodo è possibile vedere i pezzi della stagione in atto e di quelle precedenti nell’apposito Museo degli Archi. Tutta la comunità di San Biagio Platani, tesa a collaborare prima e durante l’evento con una spettacolare e suggestiva competizione artistico-artigianale, offre al visitatore che arriva nel paese una visione così scenografica di autentiche opere d’arte di pane, coloratissimi mosaici di pasta e cereali, riproduzioni di sculture maestose, che rende la Festa degli “Archi di Pasqua” unica nel suo genere in Sicilia.

2 IL TRIONFO DEGLI ARCHI

 

Testo e Foto sono di Giuseppe Russo, seguite il suo Blog ZOOM, ANDATA&RITORNO  https://russogiuseppefotoeviaggi.wordpress.com/ qui si possono vedere altre foto cliccando sul link https://www.flickr.com/photos/giuseppe_russo/albums/72157663941163043

Io me lo ricordo ancora il profumo di pomodoro mentre insieme ai miei cugini facevamo la ‘salsa’. Erano gli anni Settanta e mio nonno Peppe ci metteva a catena di montaggio per: pelare i pomodori, tagliuzzarli, infilarli delicatamente dentro le bottigliette della coca-cola con un cucchiaio di legno e un imbuto e alla fine erano pronti per la bollitura nel grande pentolone.

Ci svegliavamo alle cinque del mattino, era settembre o forse fine agosto, e noi eravamo tutti emozionati, qualcuno gridava: “la salsa, la salsa, oggi si fa la salsa”, altri erano un po’ seccati perché c’erano ancora le vacanze estive, la scuola sarebbe cominciata di lì a poco e magari voleva leggere un episodio di ‘Topolino”. Ma la salsa vinceva su tutto, e si doveva fare, perché poi sarebbe arrivato il lungo freddo inverno e tutta la famiglia avrebbe utilizzato quelle bottigliette color rosso per mangiare gli spaghetti con la salsa. Altro che supermercato e supermercato, altro che boatte apri e chiudi con strani sapori, anzi con sapori quasi inesistenti, che manco da lontano ricordavano la salsa del nonno Peppe.

E così alle cinque del mattino ci vestivamo con le cose più vecchie che trovavamo nei grandi armadi antichi e con gli specchi macchiati: pantaloncini sdruciti, canottiere a costine e infradito nere; ci dovevamo preparare per una giornata faticosa e caldissima, e alla fine saremmo stati tutti pieni di macchie colorate di rosso, roso pomodoro. E così dopo che il nonno aveva lessato i pomodori, qualcuno cominciava a pelarli e dopo qualche ora sbuffava, un altro li tagliava a piccoli pezzi, e poi iniziava la parte dell’imbottigliamento.

pomodori 2

Le bottigliette della coca-cola le avevamo raccolte nei bar dei luoghi di vacanza, nonno Peppe ci diceva: “quando bevete la Fanta, il chinotto o la cocacola, conservatevele in tasca”, e noi lo facevamo. Poi per premio ci arrampicavamo sugli alberi di carrubo e facevamo le lotte, sì le lotte sceme dei bambini degli anni Settanta, formavamo due squadre e iniziava la guerra di carrube; nell’aria intanto c’erano odori fortissimi di fiori di campo rigogliosi, prezzemolo e basilico, e noi ci facevamo pure i profumi. Erano i profumi dei ragazzini degli anni Settanta, quelli senza tecnologia.

Era bello, era magico e se penso che oggi i ragazzini non si arrampicano più, mangiano bottiglie di salsa coi conservanti, giocano solo con roba elettronica, sono pigri e non sentono più certi odori come quello della salsa fresca, un po’ mi di nostalgia mi viene…

 

Ha una lapa, ovvero una motoape, in Sicilia è un vero mezzo di lavoro, adibito soprattutto alla vendita di frutta, sfincionello e, naturalmente, panelle. Vi capiterà di vederne alcune di lape, come riporta nel volume Borgo Vecchio la scrittrice Valentina Gebbia, che mostrano la dicitura “traslochi internazionali”, perché a dispetto delle dimensioni, le motoape vanno lontano. Le lape arrancano in salita, e con il loro inconfondibile rumore arrivano ovunque. In parte, questa storia di piccola imprenditoria che raccontiamo, lo dimostra.

Non fa eccezione, infatti, il mezzo della Friggitoria da Davide, se lo cercate lo trovate davanti a Villa Sofia, un noto presidio ospedaliero di Palermo in via Croce Rossa. Se conoscete le panelle, le mitiche frittelle di farina di ceci, non potete perdervi le sue innovazioni.

Qui, oltre all’olio, bolle qualcosa di originale in pentola.

Fra le specialità della Friggitoria da Davide si segnala il panino con farina bio di tumminia (antica varietà di grano sicula), kamut, segale o farro. La motoape si presta anche ad allietare eventi, come catering e apericene. La Friggitoria da Davide ha anche un seguitissimo profilo facebook. Chiedete l’add per conoscere uno dei siti con i panini più buoni della città, dove la tradizione si rinnova.