Sunday, September 15, 2019
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Fare la salsa in Sicilia, profumo di pomodoro e ricordi

Altro che supermercato e supermercato, altro che boatte apri e chiudi con strani sapori, anzi con sapori quasi inesistenti, che manco da lontano ricordavano la salsa del nonno Peppe.

pomodori

Io me lo ricordo ancora il profumo di pomodoro mentre insieme ai miei cugini facevamo la ‘salsa’. Erano gli anni Settanta e mio nonno Peppe ci metteva a catena di montaggio per: pelare i pomodori, tagliuzzarli, infilarli delicatamente dentro le bottigliette della coca-cola con un cucchiaio di legno e un imbuto e alla fine erano pronti per la bollitura nel grande pentolone.

Ci svegliavamo alle cinque del mattino, era settembre o forse fine agosto, e noi eravamo tutti emozionati, qualcuno gridava: “la salsa, la salsa, oggi si fa la salsa”, altri erano un po’ seccati perché c’erano ancora le vacanze estive, la scuola sarebbe cominciata di lì a poco e magari voleva leggere un episodio di ‘Topolino”. Ma la salsa vinceva su tutto, e si doveva fare, perché poi sarebbe arrivato il lungo freddo inverno e tutta la famiglia avrebbe utilizzato quelle bottigliette color rosso per mangiare gli spaghetti con la salsa. Altro che supermercato e supermercato, altro che boatte apri e chiudi con strani sapori, anzi con sapori quasi inesistenti, che manco da lontano ricordavano la salsa del nonno Peppe.

E così alle cinque del mattino ci vestivamo con le cose più vecchie che trovavamo nei grandi armadi antichi e con gli specchi macchiati: pantaloncini sdruciti, canottiere a costine e infradito nere; ci dovevamo preparare per una giornata faticosa e caldissima, e alla fine saremmo stati tutti pieni di macchie colorate di rosso, roso pomodoro. E così dopo che il nonno aveva lessato i pomodori, qualcuno cominciava a pelarli e dopo qualche ora sbuffava, un altro li tagliava a piccoli pezzi, e poi iniziava la parte dell’imbottigliamento.

pomodori 2

Le bottigliette della coca-cola le avevamo raccolte nei bar dei luoghi di vacanza, nonno Peppe ci diceva: “quando bevete la Fanta, il chinotto o la cocacola, conservatevele in tasca”, e noi lo facevamo. Poi per premio ci arrampicavamo sugli alberi di carrubo e facevamo le lotte, sì le lotte sceme dei bambini degli anni Settanta, formavamo due squadre e iniziava la guerra di carrube; nell’aria intanto c’erano odori fortissimi di fiori di campo rigogliosi, prezzemolo e basilico, e noi ci facevamo pure i profumi. Erano i profumi dei ragazzini degli anni Settanta, quelli senza tecnologia.

Era bello, era magico e se penso che oggi i ragazzini non si arrampicano più, mangiano bottiglie di salsa coi conservanti, giocano solo con roba elettronica, sono pigri e non sentono più certi odori come quello della salsa fresca, un po’ mi di nostalgia mi viene…

 

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