Saturday, May 25, 2019
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Annusare il vento, lasciarsi abbracciare dalla luce e meravigliarsi gettando lo sguardo su uno scorcio di città vecchia. Ecco cosa vi attende durante una visita alla Torre difensiva di San Nicolò di Bari all’Albergheria.

Dalla torre trecentesca che svetta dritta e sicura sui conci di tufo nei pressi del vecchio mercato storico di Ballarò, lassù sulla terrazza che domina tetti e variegata geometria urbana potrebbe capitarvi di avere la sensazione di venire rapiti da una stella luminosa, di toccare la coda di un cirro, gettare il cuore nel vortice dell’aria tiepida che mulina i primi profumi primaverili.

A condurvi lassù, dove il tempo si fa clemente e senza frenesia è Terradamare, una cooperativa palermitana giovane attiva e attenta alla tutela e alla promozione del patrimonio architettonico della città.

Terradamare organizza su prenotazione visite guidate alla scoperta dell’antica Torre dell’Albergheria, riservando ai partecipanti magiche sorprese.

In particolari ricorrenze, combina tour serali ricchi di affascinanti suggestioni.

Per San Valentino, il 14 febbraio, ad esempio, Terradamare ha in serbo per turisti e appassionati oltre la visita guidata, il lancio di lanterne volanti Kongming e la pesca di poesie. Come da consuetudine il tour si svolge con la suddivisione in gruppi che sarà condotta sulla terrazza della Torre, dalle 18 alle 23 con la cadenza di un’ora.

lantern

Il programma della serata prevede, l’ascesa alla torre, la visita guidata, la vista più bella di Palermo, il lancio di lanterne e una pesca di poesie.In più verrà offerto un dolce omaggio e, naturalmente, l’amore visto dall’alto.

Per partecipare allo speciale tour di San Valentino sulla Torre di San Nocolò di Bari bastano solo 3 euro di ticket.

Per info e prenotazioni: 392.8888953 | 320.7672134 | info@terradamare.org
(per prenotare occorre indicare orario scelto per la visita e un contatto telefonico)

Turni disponibili: 18:00, 19:00, 20:00, 21:00, 22:00, 23:00

Lui e lei si baciano su un costolone di roccia, un ponte naturale, l’Arco azzurro di Mongerbino, non hanno l’aria di stare in precario equilibrio, anzi, dinamici, non mostrano paura alcuna di mettere un piede in fallo. Ricordo la gonna a ruota di lei, pesante, scura, pare fossero vestiti ispirandosi al famoso dipinto Il bacio di Francesco Hayez.

Sto parlando di quanto mostrava un pubblicità degli anni Sessanta, quella dei baci Perugina. A due passi da Palermo, a Santa Flavia, su quel ponte naturale – nessuno lo ha costruito, se non l’erosione del mare sulla roccia – simile nella forma a una proboscide di elefante. Questo posto si chiama Arco azzurro, un nome bello quanto il suo aspetto (lì naque anche un ristornate che porta lo stesso glorioso nome). Fra poco sarà di nuovo fruibile, spettacolare com’era allora. Per vederlo basta andare a Santa Flavia, un borgo di pescatori, a pochissimi chilometri da Palermo, percorrendo la statale 113 che va da Messina fino a Trapani.

Il Comune di Bagheria è entrato in possesso delle chiavi, ed è stato presentato alla soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Palermo il progetto che garantirà di nuovo un’agevole accessibilità all’Arco Azzurro, e che consentiranno di poter organizzare in tutta sicurezza eventi e visite guidate (e magari scambiare il famoso bacio) verranno realizzate opere a baso impatto ambientale.

Dichiara il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, ormai quasi un anno fa, sul finire di febbraio 2015: “Sembrano operazioni semplici ma dietro invece ci sono prassi burocratiche lunghe, permessi da richiedere, verifiche da fare, oltre alle questioni del diritto di acceso ma pare che finalmente, dopo anni di immobilismo ci sia stata un’accelerata. Auspico che anche questa bellezza naturalistica possa presto essere fruita e volano di sviluppo per condurre nuovo turismo a Bagheria”. Confidiamo in quest’estate, per visite romantiche o semplici gite.

Nella sede “Catena” dell’Archivio Storico di Palermo (ex-convento dei Teatini), che raggiungete da Corso Vittorio Emanuele, è conservato il documento cartaceo più antico del mondo occidentale. La produzione della carta in Europa fu introdotta probabilmente alla fine dell’XI secolo in Spagna e, solo all’inizio del XIII secolo, si avvia la produzione nelle cartiere italiane.

Anticipando di più di un secolo la diffusione della carta come supporto alternativo alla pergamena, il manoscritto, redatto in due lingue, ebraico e arabo, testimonia quanto sia penetrata in Sicilia, anche in età normanna, la cultura musulmana, ambito dal quale proviene l’uso della carta. Il documento è firmato da Adelasia Del Vasto (Piemonte, 1074- Patti, 16 aprile 1118), nota anche come Adelasia degli Aleramici, terza moglie di Ruggero d’Altavilla (Hauteville-la-Guichard, 1031 circa – Mileto, 22 giugno 1101) Gran Conte di Sicilia, fondatore della dinastia normanna in Sicilia, e madre di Ruggero II. Il matrimonio tra Ruggero e Adelasia avvenne nel 1089 a Mileto, in Calabria, suggellando l’alleanza tra aleramici e normanni. La Sicilia era ormai interamente sotto il controllo normanno dopo quasi due secoli di dominazione araba.

L’arrivo di Adelasia al porto di Messina avvenne in pompa magna. Dalle navi furono sbarcate dote, scorta e un seguito di suoi conterranei piemontesi che l’avevano seguita per insediarsi in alcune zone dell’isola (cominciò in quel periodo un flusso migratorio che si protrasse fino al XIII secolo – ancora oggi esistono alcune isole linguistiche nel cuore della Sicilia dove si parla un antico dialetto Gallo-Italico, in particolare nelle località di Sperlinga, Nicosia e San Fratello). I coniugi ebbero due figli: Simone, morto a dodici anni, e Ruggero. Dopo la morte del marito, Adelasia fu reggente del regno fino al 1112, anno in cui il figlio Ruggero raggiunse la maggiore età. Durante il lasso di tempo che occupò da governatrice Adelasia produsse il documento giunto fino a noi: è un mandato del 1109 in cui la contessa ordina ai vicecomiti di Castrogiovanni (l’attuale Enna) di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna, ubicato nella Valle di San Marco, che rientrava fra i suoi possedimenti. Fu redatto su carta proprio perché si trattava di un atto di natura transitoria; in caso contrario, si fosse cioè trattato di documento dal tono solenne, sarebbe stata usata la pergamena, come in uso a quel tempo. Nel documento sono ancora visibili le tracce del sigillo in ceralacca. “A noi arriva dallo speculario dell’Abbazia di San Filippo di Fragalà, che nei secoli successivi fu acquisito dall’Ospedale Grande di Palermo, per giungere, infine, insieme con molti altri tabulari, nell’Archivio di Stato”, dichiara Claudio Torrisi, il direttore dell’ Archivio di Stato di Palermo, dalle pagine di “Storica”, rivista del National Geographic che al manoscritto ha dedicato un servizio.

Attualmente il documento è consultabile facendone richiesta scritta. Viene esibito solo in occasione di eventi straordinari o durante le domeniche di marzo, in adesione ad un progetto ministeriale legato alla Festa della Donna, come segno, autografo, lasciato da una donna che, seppur transitoriamente, ha governato un regno.

Dopo che il figlio Ruggero occupò il posto di regnante cosa accadde ad Adelasia? L’anno successivo alla dismissione del ruolo di reggente la contessa sposò in seconde nozze Baldovino di Boulogne, incoronato, il giorno di Natale del 1110, re di Gerusalemme. L’approdo in Oriente non fu meno sfarzoso di quello avvenuto precedentemente in Sicilia. Un cronista dell’epoca ne descrisse i fasti: “aveva con sé due triremi, su ognuna delle quali erano imbarcati 500 guerrieri e sette navi cariche d’oro, argento, porpora e ingente quantità di pietre preziose e stoffe magnifiche nonché armi, corazze, spade, elmi e scudi”. Baldovino, che si occupava prevalentemente di dilapidare il patrimonio di Adelasia, aveva però nascosto di essere ancora legato ad un precedente matrimonio. Quando Adelasia lo scoprì, nel 1117, ottenne l’annullamento del vincolo e il ripudio da parte di Baldovino. Decise quindi di tornare in Sicilia e di ritirarsi a Patti, dove morì l’anno successivo. Ancora oggi, nella cattedrale di Patti, sono conservate le sue spoglie. Il coperchio dell’urna, di età rinascimentale, ne ritrae l’esile figura. A Palermo le è dedicata la via che conduce dalle vie Costantino Lascaris e Guglielmo Albimonte alle vie Villa Caputo e Contessa Giuditta.

Per tutti è piazza Politeama, l’agorà del centro cittadino palermitano nel quale si intreccia ogni espressione della vita sociale. All’ombra del grande teatro e della statua di Ruggero Settimo, prendersi una sosta a piazza Politeama è gettare lo sguardo su un variegato campione di umanità. Qui si danno appuntamento coppie di innamorati, amici e studenti dopo la scuola. I capannelli di turisti armati di macchine fotografiche e ombrellini, i bikers per le pedalate cittadine, manifestanti . E all’imbrunire anche gli skaters di ogni età, che piroettano, capelli al vento, sulle loro tavolette a ruote, come acrobati. Di sera, alla luce di lampioni, quando si dileguano le strette di mano, nelle sagome allungate sulla spiazza si consuma l’ultimo bacio, nel bar vicino l’ennesimo caffè, la piazza diventa luogo di appuntamento preferito da chi vuol prendere un aperitivo o boccone veloce nei numerosi locali notturni che affolano le strade le zone limitrofe.

Che la Sicilia sia una terra ricca di tesori paesaggistici, è risaputo, ma attraversare in automobile i paesini del ragusano e ritrovarsi di fronte un vero e proprio paradiso terrestre, è davvero un’esperienza da raccontare.

È proprio ad Avola, a Cavagrande del Cassibile, in una bellissima giornata qualunque, che la natura incontaminata e l’azzurro di specchi d’acqua limpidi, come fossimo ai tropici, fanno la loro stupefacente apparizione. E nonostante per goderne la totale bellezza sia necessaria una scarpinata, si tratta davvero di una mèta turistica di straordinario interesse naturalistico da vivere insieme ai bambini. Lontana dai circuiti turistici più gettonati e presi d’assalto dai vacanzieri più easy, Cavagrande si presenta ai nostri occhi con il suo singolare fascino selvaggio da tipica Riserva orientata protetta, fuori dal tempo e dallo scempio naturalistico perpetratosi ormai in ogni dove. Ma c’è di più, nuotare specchiandosi nella trasparenza delle nitide acque dei laghetti baciati dal corso fluviale e azzardare tuffi dalla generose piattaforme rocciose in un paesaggio mozzafiato simile ad un canyon raddoppia il suo fascino e il divertimento.

Che dire poi della natura incontaminata del bosco con le sue varietà arboree e i diversi sentieri pietrosi che invitano a salutari scarpinate? Questi rappresentano certamente l’elemento più intrigante per una passeggiata avventurosa in famiglia. Allora via alla scoperta di misteriosi anditi tra la boscaglia ombrosa, distratti solo dal volo simultaneo di meravigliose libellule e di variopinte farfalle che abitano tra la frescura delle fronde di felci, platani e oleandri, è sorprendentemente bello pure per gli adulti. Per non parlare infine, di quando, persi tra i richiami dei rapaci tra il mistero della vegetazione, si giunge a passo lento lungo il percorso che conduce fino all’intrigante sito archeologico della necropoli bizantina del Cassibile con la sua grotta dei Briganti, per sembrare definitivamente dei provetti Indiana Jones.

Kalura, organizza per domenica una passeggiata lungo il “filo” del Cassibile, che dolcemente degrada verso il Golfo di Noto.

Si cammina sul margine destro di Cava Grande del Cassibile, quello del belvedere, da cui si parte seguendo nella prima parte la panoramica strada carrareccia di Tangi, che costeggia la cava dall’alto per gran parte del suo percorso, giù fino alla piana del Cassibile, tagliando a piccoli tornanti le pendici dell’altopiano Avolese che qui ha il suo massimo rilievo con i Cugni di Fassio, magnificamente affacciati sulla costa ionica.

L’ultima parte del percorso si sviluppa in piano, ai lati del fiume, dove attraversando agrumeti e mulini abbandonati si arriva alla foce del fiume Cassibile che si tuffa nel mare.

È un percorso di media difficoltà (2 orme) per camminatori abituali e “pazienti”, della lunghezza di circa 14 km con un dislivello in discesa che non supera i 250 m., su mulattiere e sentieri poco agevoli e con un tratto di asfalto di circa 4 km. Presenza di un guado.

Si consiglia sempre il classico equipaggiamento da escursione giornaliera invernale e cioè: Scarponi da trekking a collo alto, zaino piccolo da escursione giornaliera(capacità max consigliata 30 lt), mantellina per la pioggia o giacca impermeabile, pile o felpa, berretto di lana, acqua e pranzo a sacco…

Appuntamento per la partenza alle 8,30 in Piazza Libertà a Ragusa. È richiesta la prenotazione.

Per eventuali altri luoghi e orari d’incontro contattate l’organizzazione.

Per maggiori info e prenotazioni:

segreteria Kalura 327.0069217 – mailto: info@kalura.org

Si dice che “la montagna insegna a vivere”, a collaborare, a rispettare la natura ad osservare e fare pazienza. Chi ha partecipato a una cordata vera, e non metaforica, lo sa. Esistono modi diversi di vivere la natura e attraversarla, uno è l’alpinismo, poi c’è il trekking, il nordic walking e naturalmente l’escursionismo.

Se volete affinare le vostre tecniche e imparare a muovervi al meglio durante le vostre passeggiate ecco la formazione che fa per voi.  Il corso di escursionismo base, con didattica ufficiale e patrocinio di AIGAE, organizzato dalle Associazioni Oros e Riportiamo alla luce, sarà tenuto da Adriano Madonia e Claudio Scaletta, Guide Ambientali Escursionistiche ed Istruttori Corsi Base AIGAE, è rivolto a tutti coloro che amano la montagna e l’ambiente naturale e, soprattutto, svolgono attività outdoor come l’escursionismo e il trekking, ed hanno la necessità di acquisire una certa autonomia durante le loro escursioni. Il corso darà loro la preparazione necessaria per muoversi con consapevolezza e sicurezza in ambiente montano e non.

Durata del corso: 32 ore con lezioni teoriche in aula e pratiche con escursioni in ambiente naturale ed esame finale.

Le lezioni teoriche si terranno a Ficarazzi (Palermo), dal 27 febbraio a 9 aprile, il sabato mattina dalle ore 9.00 alle ore 13.00, le uscite si svolgeranno nelle aree protette della Sicilia nord-occidentale.

 

Come scrive Jhon Muir: Migliaia di persone stanche, stressate e fin troppo “civilizzate”, stanno cominciando a capire che andare in montagna è tornare a casa e che la natura incontaminata non è un lusso ma una necessità.

Per informazioni: e-mail: outdoor@greensicily.net, Cell. 346 677 8346 – Claudio, Facebook: www.facebook.com/events/224478794552260/; www.riportiamoallaluce.org; www.oros-sicilia.it

Ogni conchiglia ha un suono e se la raccogli in un lungomare siciliano, la annodi ad altre e ci aggiungi ‘gioielli’ trovati per caso in una spiaggia, ecco che questa miscela si trasforma in magia per sconfiggere le negatività.

Nascono i ‘Giochini di vento’ di Maximilien Pasini (in mostra per un mese presso la Bottega di Arti Applicate alla Discesa dei Giudici 27/A, Palermo), affascinanti oggetti per arredare ambienti che l’artista ha creato dopo aver raccolto e assemblato conchiglie, semi, sassi, piastrelle levigate dal mare.

Somigliano tanto agli acchiappasogni, ma per Maximilien sono i ‘giochini di vento’ appunto. “Li chiamo così – spiega l’artista – perché rappresentano un modo per dare il benvenuto in una casa, le conchiglie producono dei suoni molto particolari e assemblate con altro, ne rivelano dei nuovi che sono di buon auspicio. Ho vissuto – prosegue – per dieci anni a Siracusa e ho raccolto innumerevoli pezzi cercando di farne un buon uso”. Nella collezione dell’artista siculo-francese si possono ammirare, dai semplici acchiappasogni, sostenuti da pezzi di legno trovati in riva al mare, ad emozionanti ‘giochi’ da appendere al soffitto e composti da: trame vegetali di fico d’india e corda, modellati come fossero vele di barca, e miriadi di conchiglie annodate a piastrelle levigate dal mare, perline, boe di pescatori, pietre e pezzi di vetro.

Perché tenere le nostre conchiglie nel solito vaso di vetro, che poi è sempre un ingombro? Il lampo di genio viene proprio da li. “Lo studio di un oggetto che già esiste ma che deve essere solo rielaborato e creato con tanta pazienza – prosegue Pasini – e messo in esposizione nella propria casa come simbolo per dare il benvenuto. È proprio questa la funzione dei miei Giochini di vento, conchiglie che al tocco del vento, sbattendo fra loro, producono un suono per ogni tipologia, il tutto per allontanare le negatività…”.

La sua pagina fb https://www.facebook.com/Giochinidivento/?fref=ts

 

Siete in Sicilia? Siete venuti per il week end di San Valentino? Ovunque sarete sappiate che siete immersi in un luogo incantevole, di grande fascino.

Con un occhio al panorama e uno alla storia abbiamo provato a stilare una breve classifica dei luoghi dove baciarsi in Sicilia:

  1. Isola Bella di Taormina. Se deciderete di fare una sosta tra le bellezze mozzafiato dello Jonio, qui non avrete difficoltà a lasciarvi andare a facili romanticismi. I sassi bianchi e l’acqua cristallina sono un continuo invito alla passione. Con un solo sguardo lungo l’orizzonte, che divide il cielo turchino e il mare trasparente, perfino scrittori come Goethe, Guy de Maupassant, D.H. Lawrence, Wilde e Anatole France vagheggiarono pagine nuove. Questo è il luogo che in giorni meno remoti ha fatto innamorare scrittori come Truman Capote. Da sempre crocevia di artisti, scrittori e pensatori Isola Bella è approdo per gli amanti della Bellezza, della Natura ridente e selvaggia. Sosta e fuga ideale per famosi stilisti internazionali e attori hollywoodiani.
  2. La Scalinata di Caltagirone ovvero di Santa Maria del Monte è in tutto il mondo il simbolo di questa suggestiva provincia del catanese. Rappresenta il cuore del paese che si sviluppa in salita abbagliato dalla policromia delle maioliche realizzate dai Maestri Artigiani Calatini per i suoi centoquarantadue gradini stretti dalle nobili facciate che si inerpicano tra i riflessi di luce della città antica.
  3. Cefalù, la città sulla rocca del comprensorio madonita che ha la forma di una testa d’elefante è il posto ideale per una fuga romantica. E’ sinonimo di passeggiate mano nella mano tra le strade del centro arabo-normanno, all’ombra del Duomo sommerso dalla luce mediterranea, tra i vicoli affollati di turisti e botteghe artigiane,  le pasticcerie, il Museo Mandralisca e il lavatoio medievale. All’imbrunire sulla spiaggia sabbiosa tra il luccichìo delle onde e il chiarore fioco delle lampare dei barcaioli che escono per pescare.
  4. Marzamemi, è un sogno, una mèta d’incanto nel sud est della Sicilia, praticamente una piazza affacciata sul mare, un mondo di salsedine, luce abbacinante, di fiori, di geometrie. Un paradiso in una vecchia tonnara, nel borgo marinaro di antichi carpentieri, dove non può mancare una cena romantica a base di pesce spada affumicato, pomodorini di Pachino, Nero d’Avola e granita alle mandorle.
  5. Il porticciolo turistico dell’Acquasanta, è un piccolo gioiello incastonato tra la borgata omonima circondata da Monte Pellegrino e il mare che si estende dal porto fino a Capo Gallo. Si tratta di un porto dalla visuale molto suggestiva, ricco di imbarcazioni, è considerato tra i più importanti a livello turistico in città. Inoltre, gode di una vista preferenziale su uno degli alberghi più belli della città: l’Hotel Villa Igiea. Oggi infatti, da qui è possibile salpare con piccole imbarcazioni turistiche e fare un giro lungo la costa palermitana. Soprattutto all’imbrunire la luce dei lampioni di notte proietta sullo specchio d’acqua la sagoma dell’Hotel e getta riflessi dorati sulla piazza storica e la chiesa parrocchiale.

Take the layout of a former local railway, the so-called Ciccio Pecora, which crossed Chiaramonte, Monterosso and Pantalica, passing through the provinces of Ragusa, Siracusa and Vizzini and revitalise it by promoting it as a tourist destination, even more so as a bicycle tourism spot, and the ball will have started rolling.

This project, which goes by the name of the Baroque Circuit, an integrated scheme for mobile tourism and recreation in the Iblei mountains, is in fact an interesting proposal for a cultural tourism itinerary presented by the former Regional Province’s Special Commissioner, Dario Cartabellotta, and backed by Aurelio Angelini, director of UNESCO’s Heritage Foundation for Sicily.

The idea is to take advantage of the old train track, where the rails have left space for a closed-in pathway, taking into consideration that the old route from Palazzo Acreide, for example, goes through the Pantalica Nature Reserve, with the UNESCO necropolis and its 5000 tombs dating from the XIII to the VII B.C., considered the greatest of their kind in Europe. To be continued on TimeofSicily.

In Sicilia, dobbiamo ammetterlo, ogni tanto fa freddo. Quando un siciliano si sposta in un a città più a Nord non fa che sentirselo dire “eh, ma voi avete un mare, eh, ma voi avete un sole”. Esiste anche un entroterra, affascinante, fatto di alture e promontori, dove tira vento e nevica, persino. Un lato più freddo, come nell’anima delle persone.

Anche nel pieno dell’inverno, una sera puoi mettere il naso fuori dalla finestra e sentire odore di primavera, scriveva Truman Capote “Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori. Quindi non mi fa paura l’arrivo dell’inverno: quale migliore prospettiva che quella di sedere davanti al fuoco ad aspettare la primavera?”

Se per la sua natura mediterranea il clima di quest’isola si caratterizza per estati torridi e inverni miti, basta guardare una foto del vulcano Etna per rendersi conto che la Sicilia riassume tutti i climi e tutte le latitudini. Lo scrive anche Marilena Monti ne l’Isola signora edito dal compianto Coppola, un siciliano può fare mille cose in poche ore: passare da una sciata a Piano Battaglia e poco dopo scendere al mare, fino a togliersi la giacca e sedersi sulla riva, e accorgersi, una volta tornato a casa, che ha il volto abbronzato di sole.

Capita raramente che nevichi in città, a Palermo è successo l’anno scorso ed è stata una festa da segnare nei calendari e ricordare per sempre.

Le foto della nostre spiagge, in inverno, baciate dal sole, fanno il giro dei social media. Ci vantiamo del caldo, salvo lamentarci quando infuria lo scirocco, in estate e supera i 40 gradi.

Come vestirsi dunque se si approda sull’Isola?

  • Un giubbotto caldo ma leggero che non impicci i movimenti è d’obbligo
  • Un maglioncino più pesante da ripiegare in borsa o nello zaino.
  • Un burrocacao per creare un film protettivo sulle labbra.
  • Un tocco di crema solare d alta protezione, si per escursioni in montagna che al mare.
  • Abbigliamento traspirante.
  • Scarpe comode, perché la Sicilia è bella tutta e vale la pena attraversala a piedi.
  • Per i più piccoli consigliamo ai genitori di portare un cambio. Perché siano liberi di scorrazzare sulla sabbia come sulla neve, senza preoccuparsi troppo di bagnarsi i piedi sulla riva del mare.