Wednesday, September 18, 2019
Home / #cosedafare  / Tram a Palermo, viaggiare nella pancia di una balena bianca

Tram a Palermo, viaggiare nella pancia di una balena bianca

Il tram riesce a fare cose che gli autobus, enormi e spesso incagliati nel traffico, non sono riusciti a fare, manco fosse una politica semplice ed efficace di integrazione: il tram scivola sui binari e

tram9

Prendere il tram, adesso, a Palermo, è possibile. Puoi salire e accomodarti nella pancia di una di queste balene bianche e attraversare la città. Nel capoluogo è infuriata un’infinita polemica riguardo l’attivazione di questo servizio, sono state avanzate moltissime riserve: l’asse tranviario è stato considerato obsoleto, una specie di mezzo di trasporto ormai in disuso che noi, panormosauri, avremmo accettato supinamente, in quanto incapaci di misurarci con le grandi Capitali europee, ma è davvero così?

Io sperimento il servizio e prendo il tram insieme al mio nipote quattordicenne che stringe un paio di biglietti con le sue unghie rosicchiate. Gli dico “ho bisogno del tuo punto di vista”, è un adolescente, lui è il futuro. Io sono una zia con i tablet che chiede informazioni a un autista. Accanto a me ci sono una coppia di nonni e una bambina, anche loro, mi dicono “viaggiamo in tram per la prima volta”. La nostra è a tutti gli effetti una gita, anche perché il mondo che andremo a visitare è una fetta di Palermo che non visito facilmente.

La balena bianca e scintillante – il tram numero 2 – mette in comunicazione due mondi: la stazione Notarbartolo, una zona di vetrine, di passeggio, diremmo una zona bene, attraversando Uditore, quello che i palermitani chiamano “via Leonardo da Vinci alta” e arriva fino a piazza Santa Cristina, e piazza San Paolo. Il tram riesce a fare cose che gli autobus, enormi e spesso incagliati nel traffico, non sono riusciti a fare, manco fosse una politica semplice ed efficace di integrazione: il tram scivola sui binari e senza colpo ferire ci mostra una parte di città che non conosciamo, con le sue casette basse, i piccoli alberi di mandarini sui terrazzi, i portoncini, tutto curato. Chi l’avrebbe mai detto? Il tram arriva qui. Strappa dall’isolamento, dal confino, anche mentale, dal retaggio culturale del panormosauro che è in noi, che sale obliterando il suo biglietto, il quartiere Borgo Nuovo. In un colpo, su un binario, crea il filo e lega, con sobrietà ed eleganza i due mondi.

 

I giardini davanti alle case, ecco l’estrema periferia ovest della città, ai piedi della Conca d’Oro, casette di edilizia popolare che gli abitanti, malgrado fossero prodotte in serie,  col tempo hanno personalizzato. Il tram sarà obsoleto, ma introduce una novità assoluta: è comodo, impiega poco tempo, serve a zone che altrimenti rischiano di essere fuori dai circuiti ufficiali.

La balena bianca è una visione. Percorre l’impercorribile: la distanza mentale. Ci mancava, era dovuto.

 

 

Comments

comments

Review overview
NO COMMENTS

POST A COMMENT