Monday, September 16, 2019
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Lo squalo dello Stretto: intervista a Vincenzo Nibali

Basta aprire wikipedia per saperlo, Nibali è un fenomeno, è siciliano, è cresciuto con l’aria dello Stretto, in una città che è un porto, da dove salpare verso “Il Continente”.

Vincenzo_Nibali

Vincenzo Nibali, all’anagrafe messinese; 31 anni a novembre, detto lo squalo dello Stretto, o anche Can-Nibale, per la capacità di divorare chilometri, sulla bici è una scheggia. Da ciclista urbana e donna, certe volte, mentre affronto una pendenza, una qualsiasi, e comincio a fischiettare fra me e me, mi chiedo ma come fanno i ciclisti? Quando vedi infiniti cordoni nelle riprese aeree, durante le gare, affrontare le salite.

Basta aprire wikipedia per saperlo, Nibali è un fenomeno, è siciliano, è cresciuto con l’aria dello Stretto, in una città che è un porto, da dove salpare verso “Il Continente”, il sesto ciclista nella storia ad aver vinto tutte le tre grandi corse a tappe europee, il Tour, la Vuelta spagnola e il Giro d’Italia. Come lui soltanto un’altra stella, Felice Gimondi.

Vincenzo Nibali è un ragazzino quando scopre di non essere un asso col pallone e esce fuori dal perimetro di un campo di calcio e comincia a correre in bici. La bici, ognuna ne ha una, ricevuta in regalo, magari confinata in una cantina, la bici è un sogno a portata di mano e Vincenzo lo afferra, ostinato, ostinatissimo, “la bici ti porta ovunque e ti dà un senso di libertà” ha dichiarato durante un’intervista al talk show Che tempo che fa?

Oltre le tempeste del doping, Nibali ha l’ossessione della pulizia da farmaci, in una tappa della Vuelta ha addirittura rinunciato al cortisone per calmare il gonfiore provocato dalla puntura di un’ape, tanto che ha dichiarato pubblicamente “Essere superati da qualcuno dopato dà fastidio, non mi piace. È sleale è come se ti rubassero qualcosa”.

Nella faccia di Nibali, nel suo sorriso aperto, c’è il sacrificio, c’è la dieta programmata, c’è l’allenamento intenso e l’impegno, in ogni angolo, di questo viso, c’è il sacrificio, quello che si evince, che perfino io riconosco da ciclista urbana, nelle salite, nel rimanere sui pedali, del cordone di uomini che salgono, facendo solo e unico riferimento alla forza delle gambe, al ritmico contrarsi dei loro muscoli. E quando lui vince, vinciamo un po’ anche tutti noi.

Cosa pensa Nibali quando pesta sui pedali?

Dipende dalle circostanze. Se sto bene sono concentrato sull’obiettivo e l’asfalto sotto di te scorre veloce. Non pensi ad altro che non sia come riuscire a sbarazzarsi degli avversari e a vincere. Se non sei al meglio, invece, non vedi l’ora di arrivare e ti guardi attorno sperando che finisca presto. In allenamento, invece, affronti la fatica contro te stesso per sapere come stai.

Da ragazzino, a Messina, cosa sognavi? Avresti mai pensato di diventare uno dei più forti ciclisti al mondo?

Lo sognavo, da quando ho iniziato a pedalare a 8-9 anni.

Quando torni a casa, a Messina, come vieni accolto, frequenti i tuoi amici?

Quando vado a casa, trascorro il mio tempo con la mia famiglia e i miei genitori. Quando mi vedono di solito dicono “come sei sciupato, mangia…”. Sul versante delle amicizie, sono andato via presto dalla Sicilia – avevo 16 anni – e quindi gli amici si contano sulle dita di una mano. Tuttavia, cerco sempre d’incontrarli e di andare a mangiare con loro un pezzo di focaccia classica o fare una pizzata; un qualcosa per ritrovarci.

Dove pedali quando ti trovi in Sicilia, esci insieme alla tua famiglia?
Scelgo le strade dove pedalavo anche da ragazzo. Mi piace andare in riviera sia in direzione Taormina e Catania sia verso Palermo. Da giovane mi seguiva mio padre e anche adesso capita di uscire con lui e con mio fratello Antonio, anche lui corridore professionista nella Vini Fantini Nippo.

Come molti giovani siciliani per esprimere al meglio il tuo potenziale, passare allo sport professionistico, e inseguire il tuo sogno, ha dovuto abbandonare la sua terra, ti è pesato farlo?

Non mi è pesato farlo, perché era quello che volevo.

Sappiamo che in quanto atleta, segui un regime alimentare, ma c’è una ricetta o una specialità isolana cui sei rimasto affezionato?

Con gli arancini è amore a prima vista. Ma ci sono altre specialità che mi piacciono: dalla parmigiana alle granite. I dolci, cannoli e cassate su tutti, mi appassionano meno perché non ne sono goloso.

Consigli a un giovane che non è portato per il calcio, ma vuole provare a correre in bici?

Di solito, ti senti dentro la voglia di pedalare e quindi gli direi solo di assecondare la sua passione e i suoi desideri. Più prosaicamente, in questo momento in Sicilia il ciclismo è da rilanciare, mancano le società sportive e quindi non è facile fare del ciclismo.

Secondo te, cosa c’è da fare in Sicilia?

Io ci vado per rilassarmi e per andare al mare. Ma dovessi consigliare un amico gli direi di visitare tutta l’isola per ammirare i suoi tanti gioielli: dalle chiese e cattedrali al teatro antico di Taormina passando per la valle dei Templi di Agrigento. Adoro andare sull’Etna; è un luogo unico al mondo dove d’inverno, per esempio, si scia guardando il mare.

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