Wednesday, August 23, 2017
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Pezzi di Sicilia, ovvero una Sicilia a pezzi con una voglia matta di essere una rete di servizi e relazioni. Lo slogan è chiaro, segno di un tempo ingeneroso e buio per l’occupazione giovanile, ma non per menti svegli e capaci che hanno voglia di lavorare, mettersi in gioco e far ripartire ques’isola in mezzo al mare.

Stiamo parlando di Passatempo infopoint, una vera e propria start up nata a Scicli per volontà di quattro ragazzi, con la finalità di creare un circuito di associazioni operanti nel settore del turismo e soggiorno. Più di un anno fa il progetto è approdato alla creazione di una Jam di progettazione integrata e partecipata, sostenuta da operatori culturali e turistici. Un Laboratorio di Formazione sul Design di servizi turistici, che tende alla creazione di una reale rete sostenibile, votata alla promozione turistica in tutta la Sicilia partendo dalla Sicilia sud orientale (Scicli, Punta Secca, Marzamemi, Ragusa Ibla).

Passatempo che con i suoi circa trenta operatori si occupa di gestione dei siti monumentali e di promozione di eventi culturali ha incrementato esperienza di sviluppo sostenibile nel turismo ed è forte dell’appoggio di tre aziende, punta a creare una rete di infopoint decentrate, offrendo sostegno, formazione e consulenza e formulando un cammino comune di sviluppo con la realizzazione, in prima istanza, di una Carta dei Sapori di ogni città e la creazione di guide delle micro aree, un Social Team diffuso, e la rete di eventi nell’area della Sicilia Sud Orientale, sotto forma di App.

Passatempo è dunque una impresa che concretizza sviluppo turistico nel segno di una forte identità isolana, utilizzando al meglio competenze, tecnologie ed eccellenze locali, avvalendosi di figure professionali come architetti, designer e aziende o botteghe di prodotti tipici. Ulteriore progetto di Passatempo ha coinvolto i creativi per la selezione e premiazione dell’oggetto siciliano che meglio incarna la modernità della Trinacria, da proporre ai turisti nei vari Passatempo infopoint.

L’acqua, riconosciuta come fonte di vita, l’acqua, come elemento di base, di bellezza. Anche nelle tracce del suo passaggio, l’acqua quando sgorga diventa un punto di sviluppo. Torna a grande richiesta domenica 6 marzo “L’Oasi di Maredolce”, la passeggiata organizzata dall’associazione culturale Terre di mare in collaborazione con l’associazione Maredolce. Per l’occasione i partecipanti verranno, in via straordinaria, guidati dal presidente che ci porterà alla scoperta di ciò che un tempo fu una vera e propria oasi creata dalle acque della Fawwarah, la sorgente che sgorgava dal monte Grifone e da splendidi giardini che facevano parte del “Parcus Vetus” islamico.

Fawwarah da due mari, tu contenti ogni brama di vita dilettosa e di magnifica apparenza Le tue acque diramansi in nove ruscelli: oh bello il corso delle acque così spartito! Là dove si congiungono i due mari, là s’affollano le delizie E sul canal maggiore s’accampa l’ardente desiderio

Questi alcuni versi che il poeta trapanese Abd arRahman, segretario di Trapani, vissuto sotto Ruggero II, dedicò al paesaggio estatico regalato dal Castello di Maredolce.
L’itinerario partirà alle dieci di domenica, punto di incontro saranno le mura del castello. Durante il percorso oltre alla visita del castello e attraversando idealmente il mare degli Emiri si farà tappa alla chiesa di San Ciro costruita sulla sulla riva dell’ormai inesistente lago della Favara (detto anche  Maredolce) aperta in esclusiva per questa passeggiata, anche qui non mancheranno i misteri da scoprire, per questo luogo adesso sconsacrato.
Contributo € 5 a persona per Adulti e bambini gratis
Prenotazione obbligatoria al +39 3283120974  o scrivendo a terredimare@hotmail.it.

Don Pinuzzo, il rosso, il formaggiaro, la panettiera dei colombi, l’olivaro, l’erbolaria, il verduriere, questi sono i miei luoghi di affezione, negozi e bancarelle dove compro da mangiare.
Io faccio la cuoca in un piccolo circolo, nzocchè, mi sono auto eletta cuoca di dio, e il broccolo deve essere solo quello di don Pinuzzo che monta ogni mattina tranne la domenica e il lunedì il suo banco al mercato del Capo, da don Pinuzzo non trovi tutto, trovi le verdure che non passano dallo scaro, i mercati generali, gli sparacelli sono quelli nostrani tutti foglie e col fiore piccolo, le patate di giardino, le melenzane lunghe le trovi il 13 giugno per sant’Antonino – il suo santo – dice, indicando il picciotto che sarà più anziano di lui, eletto per una volta l’anno ancella della melenzana, lo so, si dice melanzana, ma proprio non ci riesco, l’anno scorso gli chiesi come mai non aveva peperoni – non mi piacciono – fu la risposta.

Accanto a don Pinuzzo ogni tanto, non si sa mai quando, c’è una lapa, cardi carciofi finocchietti di montagna verdure selvatiche, quando lo trovo gli chiedo invano da anni: ma lei quando c’è? Per rispondere risponde ma non mantiene mai le promesse, un dramma se ho organizzato di fare i cardi per un giorno x, ma le verdure le raccoglie lui e sono le più buone.
Sempre al Capo c’è il mio olivaro, olive verdi olive nere, quelle di Castelvetrano, quelle al fiore, capperi, acciughe, origano e il migliore baccalà, è quello che si trova all’incrocio fra via Cappucinelle e via Porta Carini, prima di addentrarsi in via Bandiera, di fronte a lui la signora delle erbe, con lei ci baciamo e abbracciamo, sedano prezzemolo basilico menta, mi chiede sempre come sta il serpente che ho tatuato nel braccio.

I formaggi li compro in corso Olivuzza, c’è una piccola bottega con le pareti rivestite di caciocavallo, in ogni forma c’è la data, stagionato semi, stagionato fresco, primosale, pecorino primintio, scamorza affumicata, caciotte, ricotta quando è stagione, è tutto formaggio della zona e il profumo si sente già dall’isolato precedente, lui è sempre allegro e chiacchiera con tutti e tutti chiacchierano fra di loro, devi avere tempo perché lì dentro gli orologi si fermano, saranno gli effluvi di formaggio che rendono tutti socievoli e pazienti.
La mia panettiera è rimasta vedova da poco, lui stava sempre a sonnecchiare su una sedia davanti la porta, dentro i piccioni tubavano sulle tavole dove stava il pane, poco igienico ma tanto poetico, i migliori sempre freschi di Palermo, pane non ne compro quasi più ma ci compro l’acqua per affezione, se voglio sapere novità sul quartiere vado a trovarla.
E poi il rosso, il mio pescivendolo, a mezzogiorno non ha più niente, ogni volta che passo lì davanti mi sento chiamare per offrirmi un paio di gamberi crudi, sbuccio il corpo succhio la testa butto i resti sotto la balata di marmo dove sono esposti pesci vivi e profumati, ringrazio e vado via.

Questi sono alcuni dei miei luoghi di affetto e bontà, rapporti fatti di sorrisi, mezze parole, gentilezze, non li cambierei per nulla al mondo, eppure il mercato sta morendo, ogni volta un’altra saracinesca abbassata, il posto di una bancarella vuoto, e gli ipermercati crescono in una spersonalizzazione dei rapporti, in prodotti dozzinali etichettati, sterilizzati, io vado a piedi a fare la spesa, mi carico di sacchetti, che lascio strada facendo per poi recuperarli sulla via del ritorno, sarebbe più facile andare in un ipermercato una volta a settimana e caricare la macchina, io non ho macchina, io vado a piedi e mi metto la sveglia perché a mezzogiorno don Pinuzzo sbaracca, perché mi piace la sua faccia antica, perché mi piace la signora delle erbe che mi chiede del serpente, perché mi piace camminare sulle balate in mezzo alle bancarelle profumate di frutta di stagione, perché mi piace sentirmi chiamare, salutare, perché comprare il formaggio è come fare visita a un amico, perché il baccalà dell’olivaro lo faccio mangiare anche a chi non mangia baccalà, perché la cucina è cultura, conoscenza, ricerca, pazienza e affezione, se chiudono le botteghe i piccoli negozi le bancarelle i banchi del Capo, chiude un po’ pure la nostra cultura, cultura materiale, storia di noi.

Qual è l’origine di molti piatti che vediamo ogni giorno sulle nostre tavole? Come fare educazione alimentare, unirla alle tradizioni e appassionare i più giovani alle nostre radici?

La cucina del Sud poi, è legata a doppio filo alla storia, ad eventi che hanno cambiato il corso del tempo. Se sappiamo che la pizza deve il suo nome a una regina, sapete perché il ragù è legato alla regina Maria Carolina, la storia del Sud, in questo volume scritto da una palermitana, Lietta Valvo Grimaldi, insegnante e scrittrice, che diverte e intrattiene i ragazzi dando anche moltissime notizie  succulente nel volume  il Favoloso ricettario del Regno delle Due Sicilie per ragazzi molto golosi, pubblicato da Pietro Vittorietti editore. Da menzionare  le illustrazioni ironiche e colorate di Bianca Martorana Tusa, al fianco della scrittrice come nelle guide precedenti.

Dal ricettario prende le mosse un laboratorio presso la libreria palermitana Modusvivendi (prenotazioni 091323493), l’iscrizione comprende l’acquisto del libro. Si terrà il 17 marzo.

ricettario

Il gioco consiste in una gara di velocità a squadre, vince chi risponde per primo a quesiti riguardanti le favole delle ricette descritte nel libro. Per ogni risposta corretta alla squadra del bambino partecipante sarà data una suppellettile con cui apparecchiare la tavola del re Ferdinando I alla fine del gioco la tavola risulterà perfettamente imbandita. Il gioco si rivolge a ragazzi dagli 8 ai 12 anni per un numero minimo di 15 partecipanti ed un massimo di 24.

Si sta perdendo il piacere del piatto e della sua preparazione, il gusto e il sapore della terra sono spazzati via da una vita sempre più frenetica. Lietta Valvo Grimaldi è invece convinta che sia possibile ancora educare i più giovani ad una cucina sana e legata al territorio. Se poi questa passa anche dalla storia del sud Italia, dall’antichità ai nostri giorni, attraverso favole storiche che riguardano i piatti della tradizione, meglio ancora. La guida è rappresentata da un godurioso e ben pasciuto Monsù che racconta piatti, storie e combinazioni alimentari.

Lietta Valvo Grimaldi insegna Lettere presso il Liceo Artistico Catalano di Palermo. Ha lavorato come storico dell’arte presso il Department des Arts Graphique del Louvre e ha collaborato con il Museo della Ceramica di Caltagirone. Si occupa, per l’Associazione Amici dei Musei Siciliani, di progetti di didattica museale.

Bianca Martorana Tusa si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e si occupa di decorazione d’interni e restauro di pitture murali. Ha insegnato Tecniche Pittoriche e Storia dell’Arte presso la scuola di restauro “Res Aurea” di Palermo.

Insieme hanno già pubblicato alcune guide per ragazzi, tutte edite da Flaccovio.

Sambuca di Sicilia ci prova. Quest’anno vuol vincerlo lei il titolo de il Borgo dei Borghi tra i borghi più belli d’Italia. Sarebbe per la Sicilia, volendola ragionare in termini calcistici, un bel triplete, dopo Gangi e Montalbano Elicona. Anche perchè Sambuca, bellissimo borgo in provincia di Agrigento le carte in regola le possiede tutte.

Nell’antica Zabut, questo il suo antico nome arabo riferito all’omonimo castello, non solo si respira aria buona, ma c’è davvero un bel concentrato di bellezze naturalistiche e architettoniche. Oltre lo splendore di numerosi palazzi d’epoca, è possibile visitare un interessante museo delle sculture tessili e una ricca pinacoteca.  Tra tutti, però, spicca Palazzo Panitteri, sede del Museo Archeologico.

Fiore all’occhiello di questa splendida cittadina è il fortino Mazzallakkar che si erge placido con i suoi torrioni oltre le acque chete del Lago Arancio. Qui lo sguardo si perde tra il verde degli alberi e il turchino del cielo mediterraneo.

Il paese è meta di turisti tutto l’anno, grazie alla sua vocazione ricettiva sia in ambito alberghiero che in ambito enogastronomico con cantine e caseifici. Qui poila regina di tutte le pasticcerie è Pendola, che delizia i visitatori con il suo dolce tipico locale. Le Minne di vergine, di denominazione comunale, le cassatelle e cucciddati.

Se vi capita di passare da Sambuca, ricordate cheil 23 aprile è San Giorgio, patrono del paese, qui festeggiato in grande pompa.Il 5 agosto  la festa della Vergine dei Vassalli in cui si distribuisce la pasta con le fave secche e il 13 e 21 settembre la fiera del bestiame

Che aspettate a votarla? Si può fare fino a domenica 13 marzo, attraverso la trasmissione di Rai3 «Alle falde del Kilimangiaro», basta collegarsi al sito della trasmissione e seguire le istruzioni. Si può esprimere la propria preferenza tra i 20 comuni italiani in lizza. Il vincitore sarà incoronato  il 27 marzo, domenica di Pasqua.

A sostenere la candidatura di Sambuca di Sicilia, anche la Confcommercio di Agrigento.

 

Vi piace camminare nella natura, sapete che cosedafareinsicilia appena può condivide notizie di viaggi a piedi, escursioni e passeggiate? Camminare fa bene alla salute e all’anima. Camminare è un modo per entrare a contatto con l’ambiente circostante e con se stesi. Quando si cammina, anche di buon passo, si vedono molte più cose, si osserva meglio.

Domenica 28 febbraio riprendono le camminate per il 2016 all’interno del progetto escursionistico  “Cammino Ibleo”, si chiama così, forte dell’intesa raggiunta, tra varie associazioni ambientaliste del comprensorio ibleo (il territorio che comprende Siracusa, Ragusa e Catania). Ogni anno si programmano una serie di escursioni per rendere nota e far conoscere meglio la zona ai camminatori, ai curiosi e agli appassionati con percorsi che uniscono la storia, le tradizioni, con il movimento. Si creano esperienze da vivere immersi in prati, sentieri e boschi, prendensodi la soddisfazioni di raggiungere luoghi e panorami spostandosi sulle proprie gambe. “Anello di Sortino” è il primo appuntamento del 2016 dedicato a Giuseppe Silluzio, pensato per promuovere e valorizzare le bellezze paesaggistiche del Comune di Sortino, cittadina barocca, nota per la produzione di miele e i suoi resti medievali.
A condurre lungo il sentiero n°921, saranno gli amici del CAI. Alla fine dell’escursione si terrà una presentazione di prodotti tipici nel centro storico del paese.

L’anello di Sortino è un percorso per camminatori abituali della lunghezza di circa 7 Km con dislivelli che non superano i 100 mt. e che si sviluppa su, trazzera, mulattiera sentiero e asfalto.

Si consigliano: Scarponi da trekking a collo alto, zaino piccolo da escursione giornaliera(capacità max consigliata 30 lt), mantellina per la pioggia o giacca impermeabile, pile o felpa, berretto di lana, acqua e pranzo a sacco…

Appuntamento per la partenza alle 7,30 in Piazza Libertà a Ragusa oppure a Sortino presso Largo Peppino Impastato (sotto la villa comunale) alle ore
8.30.
Occorre prenotare e specificare da quale dei due punti di incontro si desidera partire. Per ulteriori info: segreteria Kalura tel 327.0069217 – email: mailto:info@kalura.org

Le associaizomi promotrici del Cmamino Ibleo sono: Ass. ne Kalura (Ragusa) – CAI Ragusa – Ass. ne Upedincaminu-Ailantos – Scordia(CT) – Acquanuvena Avola(SR) – Natura Sicula (Siracusa) – CAI Siracusa – Il Ramarro Caltagirone (CT)

Clara e i suoi cannoli, s’intitola questo breve e tenero video, che racconta la ricetta dei cannoli secondo nonna Clara di Favignana. Inviato e segnalato da Davide Tortorici per la regia di Don Pasta Artusi remix. Condividete con Clara questa magnifica e dolce esperienza. Il desiderio di Clara è questo, semplice e delicato come le sue mani che impastano: tramandare la sua sublime arte pasticcera siciliana.

Per caso giungo a Santa Venerina da Belpasso, dove sono stata a presentare il mio libro 101 storie sulla Sicilia che non ti hanno mai raccontato, sono in auto con il mio compagno, pensiamo di raggiungere Taormina, il mare. La bottega e officina di Alfio Fichera la incontriamo proprio così: per caso, e accostiamo, fuori le creazioni di Arredilferro, ci danno il benvenuto, ci attirano.

Siamo ai piedi dell’Etna ed il mito di Efesto che vive nella pancia del Vulcano, qui sembra prendere vita. Alfio Fichera, disponibile e gentile, ci mostra il suo mondo, fatto di ferro e fuoco. Noi, tablet e cellulari in mano, fermiamo ogni attimo, è tutto sorprendente, il grande tavolo, gli attrezzi disposti in ordine, il calore incandescente che proviene dalla fornaci. La forza del fuoco viene piegata davanti ai nostri occhi fino a mostrare il suo cuore rosso. Un regalo, quel cuore realizzato in pochi istanti, “e che ci vuole?”, accendendo la fucina in nostro onore. Alfio Fichera, che ci mostra il suo primo lavoro, la tela di un ragno, realizzata a 5 anni, ci racconta la sua vita attraverso le sue opere, le sue impressioni, la sapienza manuale e umana eredità dal padre Nino. Un lavoro artigianale e appassionato, fisico, faticoso e ingegnoso, un continuo battere del martello sull’incudine. Incontri che capitano in Sicilia.

Alla fine noi andiamo via con un cuore conservato nel cruscotto nell’auto, forgiato sotto il nostro sguardo. Per conoscere Alfio e la sua arte dovete recarvi in via Mazzini, a  Santa Venerina, alle pendici dell’Etna.

 

 

Il finger food, letteralmente cibo da dita, non fa solo figo ma è trendy. Diciamo la verità, mangiare con le mani è un piacere, perfino ecologico, altro che posate di plastica. Ne sanno qualcosa Francesco Perez e Floriana Roccasalva, rispettivamente pizzaiolo siracusano e architetto modicana, che hanno creato “Stuzzicadenti Street food, cibo per le menti“, fondendo i loro rispettivi punti di vista sul mondo: perché il cibo non riempie solo le pance, ma diventa un’esperienza e un’occasione di conoscenza. Invita alla socialità e crea un circuito di condivisione culturale. Il vituperato stuzzicadenti poi, compare spesso al lato della bocca sicula, come ci insegna pure Johnny Stecchino, ma acquista importanza quando si devono afferrare tartine, olive e piccole delizie.

I due, armati di simpatica creatività,  si sono inventati una cucina itinerante, che viene direttamente da te, proprio come ci hanno abituato le lape della tradizione sicula, e preparano pietanze sublimi. Hanno allestito un camioncino di seconda mano, con cui vanno per feste e manifestazioni e allietano eventi con cucina a domicilio.

Nella cucina mobile ce n’è per tutti i gusti, per vegani, vegetariani e onnivori (a pensare alla friggitoria isolana, cosa c’è di più veg delle panelle? Neanche l’ombra dello sfruttamento animale). Si concedono tappe stimolanti dal punto di vista culturale, un esempio? Qualche estate fa hanno partecipato e cucinato al Borgo degli artisti di Modica, alla festa della musica di Enna e al Farm Cultural Park di Favara. Fra le specialità più rinomate A puppetta, ovvero la polpetta a base di patate e scamorza. Il duo molto affiatato ha attitudini molto social, li trovate in rete con tanto di foto su Instagram e Pinterest, dove raccontano la loro avventura attraverso una bella galleria di immagini.

Alle ricette, all’amore per gli stuzzichini da aperitivi (esiste momento più rilassante della giornata?) Floriana e Francesco aggiungono il gusto estetico, per piatti belli da vedere e da gustare.

Per info: 3667796932, stuzzicadentistreetfood@gmail.com

Siete amanti dello street food siciliano e volete essere aggiornati su tutto ciò che ruota intorno all’universo del cibo da strada? Bene, c’è la app “Appanelle”, che non è altro che una guida digitale al cibo da strada e cultura siciliana, per chi ha voglia di mangiare bene, sano e in maniera economica.

L’app “Appanelle”, presentata il 16 maggio scorso al Cluster bio-mediterraneo di Expo 2015, si fa portabandiera della cultura gastronomica isolana e ha come  finalità quella di  volere offrire maggiore approfondimento e conoscenza in merito alla varietà  dello street food che, come molti già sanno, è depositaria di  una tradizione storica millenaria e che, specie negli ultimi tempi, ha visto crescere le fila dei suoi estimatori.

“Appanelle” è dunque un vademecum per chi ha tutta la voglia di addentrarsi in un succulento territorio di delizie culinarie. Di conoscere perfino la differenza che passa tra una semplice pizza rustica e uno sfincione, tuffarsi tra gli immaginari effluvi di una gustosa caponata, fino alle stuzzicherie più estreme come panini con la milza, stigghiole, caldume e frittola. All’interno della app come dichiarato dalla Appanelle Team c’è: una Mappa del Gusto, in cui èpossibile selezionare la provincia desiderata, navigare attraverso le aree dedicate : dai locali, ai cibi tipici e ai mercati tradizionali.

Vi è anche la possibilità di creare un profilo personale e partecipare alla community del social street food, indicando I Megghiu, ossia i locali e gli ambulanti più apprezzati, caricando le vostre Ricette,commentando quelle di altri utenti e consultando la Versione dello Chef: “una chicca” che mostrerà il lato gourmet dello street food!

Nell’area Social Street Food potrete proporre discussioni o partecipare a topic di altri utenti, offrire i vostri consigli e lanciare iniziative, in una logica di allegra e colorata contaminazione tipica dei mercati storici siciliani.

Scoprite tutte le Ricette ed il vasto elenco di pietanze tipiche del cibo da strada siciliano, visualizzandone ingredienti e metodo di preparazione, la storia, la relativa tabella nutrizionale e l’abbinamento a vino e/o birra consigliato.

Un utile strumento per immergersi anche tra i goduriosi peccati di gola che profumano di vicoli e di stradine del capoluogo siciliano, decretato quinta capitale al mondo dello street food. E scusate se è poco.