Tuesday, September 17, 2019
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Santa Eustochia, modella per l’Annunciata di Antonello da Messina

a leggenda racconta di un famoso pittore suo coetaneo e vicino di casa. I due avevano vissuto insieme giochi per le strade e scorribande d’infanzia.

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Vale la pena allora, rispolverare una delle leggende/storie che riguardano più da vicino Antonello da Messina, che svelano una parte meno conosciuta della sua vita d’artista, che ci accompagnano come novelle che rendono entrambe, le vite dei Santi e quelle degli artisti, più reali.

Di Santa Eustochia potete ammirare ancora adesso il suo corpo incorrotto, tanto ben conservato, risparmiato miracolosamente, è il caso di dire, dall’usura del tempo da potersi reggere appoggiato alle palme dei piedi. Viene chiamata “la santa in piedi” infatti, e i messinesi sono certi che li abbia protetti dai terremoti. La si può visitare nell’abside della Chiesa di Montevergine, esposta alla venerazione della folla che la visita soprattutto il 20 gennaio, giorno in cui i martirologi francescani la ricordano. La santa, che all’anagrafe venne registrata con un nome luminoso come Smeralda, entrò nel convento delle Clarisse di Santa Maria Basicò a soli 15 anni. Contro il volere dei fratelli che a lungo minacciarono di dar fuoco al sacro luogo se l’avesse accolta. Ma la giovane null’altro desiderava al mondo.

Alcuni scritti addebitano la forte vocazione della Santa alla perdita dell’uomo che amava, che morì d’improvviso facendole comprendere la caducità del corpo umano, altri documenti riportano invece di una vocazione sempre in fieri, che anima Smeralda fin da bambina quando s’impegna a seguire i precetti della madre fervente cristiana e si riempie di una tale pena alla vista del crocifisso da decidere di prendere i voti. Essendo discendente di una famiglia agiata, come si conveniva a quel tempo, venne affidata a un convento che si concedeva parecchi strappi alla regola e tentava di alleggerirsi la clausura. Smeralda, che da suora aveva preso il nome di Eustochia, deplorava questa condotta, lei dormiva in un sottoscala, per poche ore, sulla nuda terra e si martirizzava col cilicio e la flagellazione, seguendo le orme di San Francesco, per questo, nauseata, tentò una riforma trasferendosi nel nuovo convento di Santa Maria Accomandata. Nonostante le difficoltà la riforma fu accettata e le Clarisse vissero un gran rifiorire di vocazioni, perché la Santa insegnava con la “parola e con l’esempio”, la sua vita stessa era autorevole, non aveva bisogno di imporre discipline. Secondo la leggenda la sua vita così irreprensibile, sincera e profondamente cristiana, ha vissuto un momento di pura gioia estetica, un istante di abbandono a una richiesta, e ambì all’eternità. Adesso il suo volto immacolato, oltre al suo corpo, “supera gli oceani del tempo” e condivide con noi la gioia dell’arte, la sua forza accentratrice. La leggenda racconta di un famoso pittore suo coetaneo e vicino di casa. I due avevano vissuto insieme giochi per le strade e scorribande d’infanzia. Si dice, anche, che il pittore ne fosse innamorato, e le avesse chiesto, innanzi tempo, di calarsi nei panni sacri della Madonna. Richiesta al quale lei acconsentì. Quel pittore era Antonello da Messina appena tornato in Sicilia, nel 1497. Nel quadro, l’Annunciata, secondo la leggenda, potete vedere una Eustochia ragazzina in queste vesti immortali, ritratta con una dolce fermezza nello sguardo colta nell’attimo in cui l’angelo se n’è appena andato, il manto azzurro a coprirle il capo, forse già consapevole di essere santa.

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